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Juan Esteban Cuacci, Mariel Martinez

& La Maquina del Tango

«Aca Lejos»

Caligola 2308

notizie aggiuntive

Mariel Martínez (vocals) out on 1/4/6/8/10, Juan Esteban Cuacci (piano, Hammond),
Silvina Álvarez (viola) out on 12/13, Laura Asensio López (double bass) out on 12/13,
Lauren Stradmann (drums, percussion) out on 12/13.

1) Loquedia I; 2) Melodía de Arrabal (C.Gardel, A.Le Pera, M.Battistella); 3) Lluvia fue
(R.Calvo, G.Kehoe); 4) Urgente urgente; 5) Maquillaje (V.Expósito, H.Expósito);
6) Sudestada tonal; 7) Pena mulata (S.Piana, H.Manzi); 8) Loquedia cero; 9) De Buenos
Aires morena (C.Guzmán, H.Negro); 10) Acá lejos; 11) Solo se trata de vivir (L.Nebbia);
12) Golondrinas (C.Gardel, A.Le Pera); 13) Toda mi vida (A.Troilo, J.M.Contursi).
All tunes, except where indicated, composed by Juan Esteban Cuacci;
direction and arrangements by Juan Esteban Cuacci.

Recorded in September and mixed in December 2021 at Art Music Recording
Studio, Bassano del Grappa (Vicenza), by Diego Piotto.

La Máquina del Tango, quintetto guidato dal pianista Juan Esteban Cuacci e dalla cantante Mariel Martínez, entrambi di Buenos Aires, ha pubblicato il suo primo album, «Acá Lejos», interamente registrato e mixato in Italia, a Bassano del Grappa. Il lavoro è volto alla ricerca di un nuovo suono, dentro e fuori il tango, risultato che viene raggiunto dal gruppo quando affronta sia il repertorio più classico, di cui è protagonista la voce della Martínez, che le nuove composizioni, tutte strumentali, firmate da Cuacci. L’obiettivo è quello di rinnovare il genere e renderlo più attrattivo per le giovani generazioni.
Il quintetto agisce in modo molto diverso da quello del tango tradizionale – fra l’altro qui manca il bandoneon – riuscendo a costruire una sonorità personale senza per questo perdere la più pura essenza porteña. «Acá Lejos» contiene tredici brani, cinque strumentali e otto cantati dalla Martínez che, benché sia considerata un’interprete di tango, riesce a liberarsi dai più inflazionati cliché del genere. Lo stesso vale per Cuacci, che con i suoi originali arrangiamenti dà un contributo importante alla costruzione di un nuovo suono per il tango contemporaneo.
Il gruppo è completato da musicisti virtuosi come la violista Silvina Alvarez, anche lei argentina, il batterista Lauren Stradmann e la contrabbassista Laura Asensio López, questi ultimi due invece spagnoli. Nel disco si ascoltano classici del tango come Melodía de Arrabal di Carlos Gardel, ma anche canzoni tradizionali come Maquillaje o Pena mulata, qui completamente rivitalizzate. Meritano una menzione particolare anche i brani solo strumentali, fra cui val la pena di ricordare almeno Urgente urgente, Loquedia I e Acá lejos, che dà il titolo all’album.

additional news

Mariel Martínez (vocals) out on 1/4/6/8/10, Juan Esteban Cuacci (piano, Hammond),
Silvina Álvarez (viola) out on 12/13, Laura Asensio López (double bass) out on 12/13,
Lauren Stradmann (drums, percussion) out on 12/13.

1) Loquedia I; 2) Melodía de Arrabal (C.Gardel, A.Le Pera, M.Battistella); 3) Lluvia fue
(R.Calvo, G.Kehoe); 4) Urgente urgente; 5) Maquillaje (V.Expósito, H.Expósito);
6) Sudestada tonal; 7) Pena mulata (S.Piana, H.Manzi); 8) Loquedia cero; 9) De Buenos
Aires morena (C.Guzmán, H.Negro); 10) Acá lejos; 11) Solo se trata de vivir (L.Nebbia);
12) Golondrinas (C.Gardel, A.Le Pera); 13) Toda mi vida (A.Troilo, J.M.Contursi).
All tunes, except where indicated, composed by Juan Esteban Cuacci;
direction and arrangements by Juan Esteban Cuacci.

Recorded in September and mixed in December 2021 at Art Music Recording
Studio, Bassano del Grappa (Vicenza), by Diego Piotto.

La Máquina del Tango, a quintet led by pianist Juan Esteban Cuacci and singer Mariel Martínez, both from Buenos Aires, have released their first album, «Acá Lejos», recorded and mixed in Bassano del Grappa, Italy. All the work is aimed at finding a new sound, both inside and outside the tango, a result that is achieved by the group both when it plays the most classic repertoire, starring Martínez’s voice, as well as for the new instrumental compositions by Cuacci.
The band’s goal is to renew the genre and make it more attractive to new generations. To do that, they bet on an unusual sound in which the five musicians work in a different way than usual in traditional tango – among other things the bandoneon is missing – thus generating a truly new sonority, but without leaving aside its purest porteño essence. «Acá Lejos» has thirteen tracks, five of them instrumental and eight sung by Mariel Martínez who, although she could be considered a tango singer, is totally out of the known clichés of the genre. For his part, Juan Esteban Cuacci is in charge of making his original arrangements to carry out these new sonorities.
The quintet, based in Madrid, is completed with virtuosos such as violist Silvina Alvarez, also from Argentina, drummer Lauren Stradmann and double bass player Laura Asensio López, who are Spanish. In this record you can listen to versions of tango classics such as Melodía de Arrabal, by Carlos Gardel, as well as Maquillaje or Pena mulata, two traditional songs, but which carry the signature of a new sound. The instrumental proposals, composed by Cuacci such as Urgente urgente, Loquedia I and Acá lejos, the title track of the album, also stand out.

Chiara Pelloni

«Eve»

Caligola 2307

notizie aggiuntive

Chiara Pelloni (vocals), Matteo Pontegavelli (trumpet), Alvaro Zarzuela (trombone),
Francesco Salmaso (tenor sax), Lorenzo Mazzocchetti (piano),
Francesco Zaccanti (double bass), Riccardo Cocetti (drums).

1) Eve; 2) Please Love Me Too; 3) Rebirth; 4) Blue Colored Streets; 5) Vega; 6) First
Peace; 7) Memories of You; 8) Quello che conta.
All songs (lyrics and music) by Chiara Pelloni.

Recorded, mixed and mastered at Digitubestudio, Mantova, Italy,
by Carlo Cantini, on 19th and 20th June 2021.

L’album del debutto da leader di Chiara Pelloni arriva al termine di un proficuo percorso didattico e professionale, ma è anche il primo importante passo verso la conquista di un’originale dimensione artistica, in un panorama, quello delle vocalist jazz, quantomai ricco e concorrenziale. Dopo aver studiato al Conservatorio di Bologna sotto la guida di Diana Torto, con cui ha anche collaborato artisticamente, la giovane cantante di Vignola (Modena) si è perfezionata con Deborah Carter nei Paesi Baschi, dove si è fermata per quasi due anni. Proprio durante il lungo soggiorno spagnolo ha scritto le canzoni di «Eve», che ha registrato subito dopo il ritorno in patria.
Spiega bene nelle note di copertina: “Eve è una donna che intraprende un viaggio e ogni canzone rappresenta una tappa di esso.  Un viaggio dall’Italia alla Spagna, dalla nostalgia al desiderio, dall’isolamento alla libertà, dal caos alla pace, alla continua e personale ricerca di ciò che conta veramente. Eve può anche essere letto al plurale e così “Eve” sono tutte le donne della nostra vita (mamme, nonne, amiche, figlie) e tutte quelle “donne” che ciascuna di noi ha dentro di sé”.
Mai sopra le righe, Chiara Pelloni ha una voce calda ed avvolgente, molto naturale, e ricorda più una songwriter come Joni Mitchell che non le grandi voci della tradizione jazzistica. Non utilizza mai vocalizzi ad effetto, ma ci colpisce soprattutto la sua capacità di guidare con autorevolezza un settetto comprendente tre strumenti a fiato, con cui la sua voce riesce a dialogare nel migliore dei modi grazie ad arrangiamenti suggestivi e raffinati, sempre pertinenti.
È un viaggio davvero dolce e confortevole quello che ci accompagna dalla nostalgica Eve all’eterea e sognante Rebirth, dal lirismo senza parole di First Peace, con il trombone in primo piano – la tromba è invece protagonista di Memories of You – fino all’unico canzone con testo in italiano, l’introspettiva Quello che conta, che canta accompagnata dal solo pianoforte. Un plauso meritano tutti i giovani musicisti che suonano nel disco: non solo non le rubano spazio, anzi, l’assecondano con una sensibilità ed una delicatezza di questi tempi davvero rare.

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Chiara Pelloni (vocals), Matteo Pontegavelli (trumpet), Alvaro Zarzuela (trombone),
Francesco Salmaso (tenor sax), Lorenzo Mazzocchetti (piano),
Francesco Zaccanti (double bass), Riccardo Cocetti (drums).

1) Eve; 2) Please Love Me Too; 3) Rebirth; 4) Blue Colored Streets; 5) Vega; 6) First
Peace; 7) Memories of You; 8) Quello che conta.
All songs (lyrics and music) by Chiara Pelloni.

Recorded, mixed and mastered at Digitubestudio, Mantova, Italy,
by Carlo Cantini, on 19th and 20th June 2021.

Chiara Pelloni’s debut album as leader comes at the end of a fruitful didactic and career path, but it’s also the first important step in conquering an original artistic dimension in a scene, the one of jazz vocalists, which is definitely rich and competitive. After studying at the Bologna Conservatory under the guidance of Diana Torto, with whom she has also collaborated, the young singer from Vignola (Modena) honed her skills with Deborah Carter in the Basque Country, where she spent almost two years. It is precisely during her long Spanish stay that she wrote the songs for «Eve», which she recorded right after returning to her homeland.
She explains well in the liner notes: “Eve is a woman who embarks on a journey and each song represents a stage of it. A journey from Italy to Spain, from nostalgia to desire, from isolation to freedom, from chaos to peace, in the incessant and personal search of what really matters. Eve can even be read as a plural in Italian so that ‘Eve’ are all the women in our life (mothers, grandmothers, friends, daughters) and all those ‘women’ that every one of us has within”. Never over the top, Chiara Pelloni has a warm, enveloping, natural voice which reminds more of a songwriter like Joni Mitchell than the great voices of the jazz tradition.
She never uses captivating vocalizations, but what marvels is mainly her ability to lead assuredly a septet which includes three wind instruments, with which her voice can converse in the best possible way thanks to refined and charming, always relevant arrangements. It’s truly a sweet, cozy journey the one that accompanies us from the nostalgic Eve to the ethereal and dreamy Rebirth, from the wordless lyricism of First Peace with the trombone in the foreground – while the trumpet takes the lead in Memories of You – to the only track in Italian, the introspective Quello che conta, which she sings while accompanied on the piano. All the young musicians who play in this album deserve a praise: they don’t upstage her, but actually please her with sensitivity and gentleness so rare to find nowadays.

Massimo Donà

«Frammentità»

Caligola 2306

notizie aggiuntive

Massimo Donà (trumpet, flute, Rhodes), Carlo Invernizzi (voice), Mauro Ottolini (trombone)
out on 6, Michele Polga (tenor and soprano sax) out on 4/8/10, Stefano Olivato (bass) out
on 4/8/10, Davide Ragazzoni (drums, percussion). Guests: Pasquale Mirra (vibes) on 5/6,
Paolo Damiani (cello) on 4, Francesco Bearzatti (tenor sax), Lele Rodighiero (keyboards),
Nicola Sorato (bass), Bebo Baldan (synth) and Max Ambassador (vocals) on 10.

“Frammentità Suite” (from 1 to 8): 1) Secretizie lucinanti; 2) S’abbatte il vento sui collivi; 3)
Nel vortice senza fine; 4) In annichilo; 5) Dove sorge il canto; 6) Turbolenze torrentizie; 7)
Picchiluce; 8) L’usto inesausto del niente; 9) Pitù; 10) L’erta sempre nuda.
All compositions by Massimo Donà; lyrics by Carlo Invernizzi.

Recorded between 2019 and 2020 at Blue Train’s Recording Studio, Mira (Venezia), by
Antonio Morgante and Giorgio Spolaor; mixed in Fall 2021 by Antonio Morgante.

Ultimo episodio di un trittico iniziato nel 2020 con «Iperboliche distanze» (voce recitante di David Riondino e testi di Andrea Emo), proseguito nel 2021 con «Magister Puck», divertissement che gira intorno alla “forma canzone”, «Frammentità» sembra dei tre l’album più convintamente jazzistico. Al trio di Massimo Donà, completato da Michele Polga e Davide Ragazzoni, che nel 2016 aveva registrato «Il Santo che vola», si sono aggiunti prima il basso di Stefano Olivato, ed ora il fantasioso eppur solido trombone di Mauro Ottolini.
Anche in «Frammentità» la parola svolge un ruolo importante, tanto più se è quella di Carlo Invernizzi, uno dei grandi poeti italiani del ‘900. Donà conosceva bene il letterato milanese, ed ha avuto la brillante idea di registrarlo prima che nel 2018 ci lasciasse. Ha quindi deciso, a distanza di tre anni, di aggiungere a quella lettura così partecipata ed emozionante la sua musica. Un’operazione costruita a tavolino ma calzante e rispettosa, che non toglie ma anzi aggiunge valore alla poesia di Invernizzi, al suo geniale tentativo di de–costruire e di rinnovare il significato delle parole, operazione analoga a quella compiuta negli anni ’60 dal free–jazz nei confronti della tradizione jazzistica.
Il pensiero quindi è più rivolto a Roswell Rudd, Archie Shepp o Don Cherry che non alle mai nascoste ascendenze davisiane del trombettista veneziano. Tutto appare ancor più chiaro nell’unico brano che lascia parlare soltanto la musica, Pitù, lirico e nostalgico allo stesso tempo. Viene anche ripescata una vecchia registrazione del gruppo di Donà con Francesco Bearzatti, che fa da sfondo alla poesia finale, L’erta sempre nuda, mentre nelle precedenti tracce si ascoltano, tra i vari ospiti, Pasquale Mirra, vibrafono, e Paolo Damiani, violoncello. Un disco da ascoltare ma anche, perché no, da leggere con attenzione (tutte le poesie sono contenute nel booklet).

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Massimo Donà (trumpet, flute, Rhodes), Carlo Invernizzi (voice), Mauro Ottolini (trombone)
out on 6, Michele Polga (tenor and soprano sax) out on 4/8/10, Stefano Olivato (bass) out
on 4/8/10, Davide Ragazzoni (drums, percussion). Guests: Pasquale Mirra (vibes) on 5/6,
Paolo Damiani (cello) on 4, Francesco Bearzatti (tenor sax), Lele Rodighiero (keyboards),
Nicola Sorato (bass), Bebo Baldan (synth) and Max Ambassador (vocals) on 10.

“Frammentità Suite” (from 1 to 8): 1) Secretizie lucinanti; 2) S’abbatte il vento sui collivi; 3)
Nel vortice senza fine; 4) In annichilo; 5) Dove sorge il canto; 6) Turbolenze torrentizie; 7)
Picchiluce; 8) L’usto inesausto del niente; 9) Pitù; 10) L’erta sempre nuda.
All compositions by Massimo Donà; lyrics by Carlo Invernizzi.

Recorded between 2019 and 2020 at Blue Train’s Recording Studio, Mira (Venezia), by
Antonio Morgante and Giorgio Spolaor; mixed in Fall 2021 by Antonio Morgante.

 The last installment of a triptych which started in 2020 with «Iperboliche Distanze» (reading by David Riondino on texts by Andrea Emo) and went on the following year with «Magister Puck», a divertissement around the “song form”, «Frammentità» seems the most convincingly jazz album among the three. Massimo Donà’s trio, which comprises Michele Polga and Davide Ragazzoni and released «Il Santo che vola» in 2016, was enriched by Stefano Olivato’s bass first, and then by the creative, yet solid trombone of Mauro Ottolini.
In «Frammentità», too, words play a significant role, even more so as they belong to Carlo Invernizzi, one of the great Italian poets of the Twentieth Century. Donà knew the Milanese intellectual well and came up with the brilliant idea of recording him before he passed away in 2018. Three years later he decided to add his music to such an emotional, heartfelt recital. It’s a carefully planned, yet appropriate and respectful project which does not undervalue, but actually highlights Invernizzi’s poetry and his ingenious effort to deconstruct and update the meaning of words, something similar was done by free–jazz against jazz conventions in the Sixties.
Therefore, the inspiration comes more from Roswell Rudd, Archie Shepp or Don Cherry rather than Miles Davis, a clear influence on the Venetian trumpeter. Everything becomes increasingly clearer in the only track where music alone is left to speak, Pitù, which sounds lyrical and nostalgic at the same time. An old recording by Donà’s band with Francesco Bearzatti, which acts as a backdrop to the final poetry L’erta sempre nuda, is dug out while in the previous tracks one can hear, among the others, Pasquale Mirra on the vibraphone and Paolo Damiani on the cello. That’s definitely an album to listen to but also, why not, to read with care (all the poems are in the booklet).

Francesco D’Auria

«Lunatics»

Caligola 2305

notizie aggiuntive

Tino Tracanna (soprano sax) out on 4/9/10, Umberto Petrini (piano) out on 2/9/10,
Roberto Cecchetto (guitars, electronics) out on 2/4/9,
Francesco D’Auria (drums, handpan, percussion).

1) Monetina; 2) Meeting’s Dance (D’Auria, Tracanna); 3) I sogni di Pietro; 4) A Little Story
(D’Auria, Petrin); 5) I Found You; 6) We Just Want to Be Free (D’Auria, Petrin, Cecchetto,
Tracanna); 7) Princess Linde (Michel Godard); 8) Soft Wind (Cecchetto);
9) It’s Time to Get Up; 10) I’m Lost (D’Auria, Cecchetto); 11) Il cielo.
All tunes, except where indicated, composed by Francesco D’Auria.

Recorded on 25th and 26th February 2020 at RSI, Studio 2, Lugano Besso, Switzerland, by
Lara Persia; mixed by Francesco D’Auria and Lara Persia.

Il batterista Francesco D’Auria ha finalmente deciso, a 65 anni, di registrare il suo primo disco da leader unico, dopo aver suonato per decenni nei più diversi contesti. Gli studi classici, che ha completato al Conservatorio di Milano, dove dal 2016 insegna percussioni e batteria jazz, e la contemporanea frequentazione della musica afroamericana, sia legata al mainstream che all’avanguardia, hanno di certo contribuito a renderlo batterista duttile ed aperto come pochi oggi in circolazione.
Influenzato fra gli altri dal tedesco Günter Sommer, che ha frequentato con continuità dal 1985, anche come componente del Percussion Staff, quintetto di soli strumenti a percussione, D’Auria ha privilegiato nel suo percorso artistico alcune collaborazioni durature, fra cui sono da ricordare quelle con il chitarrista Maurizio Aliffi, documentata da ben tre album, con il trombonista Beppe Caruso, con cui ha a lungo condiviso un duo, ma anche con Gabriele Mirabassi e Michel Godard, di cui è qui presente un brano, il rarefatto Princess Linde.
Scrive Livio Testa nelle note di copertina: “Anche questa volta a Francesco piace principalmente instaurare un rapporto dialogante; predilige stimolare i componenti del quartetto a compartecipare sul piano espressivo alle idee che ha voluto mettere in campo; preferisce essere parte di un progetto condiviso piuttosto che “rubare la scena” per rimarcarne la leadership…”. Testa aggiunge ancora: “Benché l’organico muti in continuazione, passando dal solo al duo ed infine al quartetto, è sempre il batterista a dettare i tempi ed a fornire stimoli e suggestioni per gli interventi di Roberto Cecchetto, Umberto Petrin e Tino Tracanna…”.
«Lunatics» si presenta come un disco articolato eppure coerente dove D’Auria, pur lasciando molta libertà ai suoi partner (soprattutto in We Just Want to Be Free e nei tre brani in duo), afferma con discrezione ma autorevolezza la sua funzione baricentrica e catalizzante, anche firmando gran parte degli undici brani presenti.

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Tino Tracanna (soprano sax) out on 4/9/10, Umberto Petrini (piano) out on 2/9/10,
Roberto Cecchetto (guitars, electronics) out on 2/4/9,
Francesco D’Auria (drums, handpan, percussion).

1) Monetina; 2) Meeting’s Dance (D’Auria, Tracanna); 3) I sogni di Pietro; 4) A Little Story
(D’Auria, Petrin); 5) I Found You; 6) We Just Want to Be Free (D’Auria, Petrin, Cecchetto,
Tracanna); 7) Princess Linde (Michel Godard); 8) Soft Wind (Cecchetto);
9) It’s Time to Get Up; 10) I’m Lost (D’Auria, Cecchetto); 11) Il cielo.
All tunes, except where indicated, composed by Francesco D’Auria.

Recorded on 25th and 26th February 2020 at RSI, Studio 2, Lugano Besso, Switzerland, by
Lara Persia; mixed by Francesco D’Auria and Lara Persia.

At 65 drummer Francesco D’Auria has finally made up in mind to record his first album as leader after playing in the most diverse contexts for decades. The classical studies he completed at the Milan Conservatory, where he’s been teaching jazz percussion and drums since 2016, and the knowledge of contemporary African American music, both mainstream and avant–garde, have certainly made him a drummer as versatile and open–minded as few others today.
Influenced among others by German drummer Günter Sommer, whom he has consistently hang around with since 1985, even as a member of Percussion Staff, a percussion instrument–only quintet, in the course of his music career D’Auria has privileged long–lasting collaborations among which we must remember those with guitarist Maurizio Aliffi, recorded on three albums, with trombonist Beppe Caruso, with whom he shared a duo for a long time, but also with Gabriele Mirabassi and Michel Godard, whose rarefied Princess Linde was recorded for this album.
Livio Testa wrote in the liner notes: “Even this time Francesco mainly likes to build a relationship based on dialogue; he prefers encouraging the quartet’s members to take part in the ideas he put in place; he chooses to be part of a group rather than ’steal the scene’ in order to state his leadership… “. Testa went on to say: “Even though the line–up constantly changes from solo to duo and finally quartet, it’s always the drummer the one who dictates the timing and provides the motivation and suggestion for the actions of Roberto Cecchetto, Umberto Petrin and Tino Tracanna…”.
«Lunatics» sounds like an album articulated yet coherent where D’Auria, despite allowing much freedom to his partners (especially in We Just Want to Be Free and the three other songs played in duo), affirms his focal, catalyzing role even by composing most of the eleven tunes recorded.

Flaviano Braga & Simone Mauri

«Ma però»

Caligola 2304

notizie aggiuntive

Flaviano Braga (accordion), Simone Mauri (bass clarinet).

1) Lucignolo; 2) In quota; 3) Alturas (Horacio Salinas); 4) Ma però; 5) Interlagos;
6) Ma però (reprise); 7) Gajeco (F.Braga); 8) Cinquemmezza; 9) Medley:
a) Material Girl (Peter Brown, Robert Rans); b) Beat It (Michael Jackson).
All tunes, except where indicated, composed by Simone Mauri.

Recorded at Auditorium Candiani, Mestre (Venezia), on March 2, 2021 by Luigi and Giulio
Rossi; tracks 2 & 7 at L’Arte del Suono, Cantù (Como), on April 27, 2021 by Andrea
Trapasso; track 9 live at Teatro Carducci, Como, on December 5, 2017 by Sergio Seregni;
mixed by Andrea Trapasso and Simone Mauri in August 2021; analog remastering at
Digitalsound Studio, Vedelago (Treviso) in November 2021 by Walter Bertolo.

Esce, a cinque anni da «Speck & Zola», il secondo atteso disco dell’originale duo formato dal fisarmonicista Flaviano Braga e dal clarinettista Simone Mauri. Se il pensiero non può che tornare, inevitabilmente, alle più celebri coppie Michel Portal–Richard Galliano e Gianluigi Trovesi–Gianni Coscia, i due jazzisti comaschi si distinguono dai loro illustri modelli sia per l’utilizzo esclusivo da parte di Mauri del clarinetto basso, sia per un impasto timbrico ancora più ricco e suggestivo, che li consente di spaziare fra i generi più diversi, anche rock e folk, pur rimanendo l’improvvisazione jazzistica il collante irrinunciabile del loro dialogo.
Cresciuto ulteriormente l’affiatamento e messo a punto un repertorio costituito soprattutto da brani originali, Braga e Mauri sembrano compiere con «Ma però» un importante passo in avanti. L’occasione è stata fornita dalla registrazione di uno streaming a Mestre durante il lockdown del 2021, una giornata in cui i due musicisti hanno avuto il tempo per provare i nuovi brani e suonarli quindi in condizioni ideali.
Alle sei tracce del Candiani ne sono state poi aggiunte due registrate in studio ed una, la coinvolgente riuscita medley che unisce a sorpresa Madonna e Michael Jackson, proveniente da un concerto di qualche anno prima. Non ci sono mai cadute di tensione e l’interplay fra fisarmonica e clarinetto basso a tratti è magico. Dall’ipnotico, prima sospeso e poi incalzante brano che apre il disco, Lucignolo, si passa senza scossoni alla più tenera e meditativa In quota, quasi una ballad, mentre la tensione sale ancora con Alturas, vecchio successo degli Inti–Illimani.
I toni della danza innervata di folk si ritrovano sia in Interlagos che in Gajeco, unica composizione di Braga, ma sono forse il brano che dà il titolo all’album, diviso in due parti, e l’articolata Cinquemmezza, che parte con un largo quasi classico per poi crescere progressivamente d’intensità, a rappresentare nel migliore dei modi l’invidiabile e sottile equilibrio raggiunto da un duo davvero paritetico.

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Flaviano Braga (accordion), Simone Mauri (bass clarinet).

1) Lucignolo; 2) In quota; 3) Alturas (Horacio Salinas); 4) Ma però; 5) Interlagos;
6) Ma però (reprise); 7) Gajeco (F.Braga); 8) Cinquemmezza; 9) Medley:
a) Material Girl (Peter Brown, Robert Rans); b) Beat It (Michael Jackson).
All tunes, except where indicated, composed by Simone Mauri.

Recorded at Auditorium Candiani, Mestre (Venezia), on March 2, 2021 by Luigi and Giulio
Rossi; tracks 2 & 7 at L’Arte del Suono, Cantù (Como), on April 27, 2021 by Andrea
Trapasso; track 9 live at Teatro Carducci, Como, on December 5, 2017 by Sergio Seregni;
mixed by Andrea Trapasso and Simone Mauri in August 2021; analog remastering at
Digitalsound Studio, Vedelago (Treviso) in November 2021 by Walter Bertolo.

Five years after «Speck & Zola», the long–awaited second album by the original duo consisting of accordionist Flaviano Braga and clarinetist Simone Mauri is out. If one cannot help thinking of the well–known duos Michel Portal–Richard Galliano and Gianluigi Trovesi–Gianni Coscia, the two jazz musicians from Como stand out from their distinguished colleagues because of Mauri’s exclusively playing bass clarinet and a richer, more evocative timber which allows them to encompass different genres, even rock and folk music, despite jazz improvisation remaining the base of their dialogue.
Their bond having intensified and their repertoire, consisting mostly of original songs, being perfected, Braga and Mauri made an important step forward with «Ma Però». The opportunity arose from a live streaming in Mestre during lockdown last year, a day when the two musicians had time to rehearse the new compositions and play them in ideal conditions. To the six tracks played at Candiani and two songs recorded in studio were added as well as an involving medley, which surprisingly combined Madonna and Michael Jackson, recorded live a few years earlier.
There’s never a drop in tension and the interplay between accordion and bass clarinet is magical at times. From the hypnotic, discontinued first and then pressing opening track Lucignolo we move smoothly to the tenderer, pensive In quota, almost a ballad, while tension rises again with Alturas, an old hit by Inti–Illimani. The tone of a dance imbued with folk can be found in Interlagos and Gajeco, the latter the only composition by Braga, but perhaps the title–track, which is divided in two parts, and the complex Cinquemmezza, which starts with a classical largo and then grows in intensity, are the tunes which best represent the enviable, subtle balance achieved by a duo whose members are definitely on the same level.

Marco Castelli & New Organ Trio

«Space Age»

Caligola 2303

notizie aggiuntive

Marco Castelli (tenor and soprano sax), Matteo Alfonso (Hammond organ),
Marco Vattovani (drums, percussion).

1) Space Age; 2) Good Weather; 3) Zanzibar; 4) Morrò, ma prima in grazia (G. Verdi);
5) Tu vuò fa l’americano (R. Carosone); 6) Bandando; 7) Farvuoto;
8) African Marketplace (A. Ibrahim); 9) In a Sentimental Mood (D. Ellington).
All tunes, except where indicated, composed by Marco Castelli.

Recorded and mixed at Bunker Studio, Trieste, between 2020 and 2021,
by Marco Vattovani; mastered in Trieste by Nicola Ardessi in Summer 2021.

Marco Castelli, in questo suo ventesimo album da leader (terzo per Caligola), si presenta alla testa di un classico Hammond trio, una formazione che, seppur abbastanza comune nel jazz moderno, appare in questo caso decisamente originale e innovativa: è stata infatti denominata New Organ Trio. Qui il jazz di Castelli, intriso di aromi speziati, che vanno dallo ska al reggae, dall’afro–jazz al latin, non esita a utilizzare, quando serve, anche l’elettronica. Un mix suggestivo che rende la musica del sassofonista veneziano ancora più energica e coinvolgente, senza farle perdere per questo la consueta eleganza.
Un’energia contagiosa che ci travolge sin da Space Age, esplosivo brano d’apertura che dà il titolo al disco. Nello stesso sono contenute sia composizioni del leader – alcune presenti in precedenti incisioni, come Zanzibar e Bandando – che di altri autori, peraltro molto diversi fra loro. Si passa infatti da Duke Ellington e Abdullah Ibrahim al messicano Armando Manzanero, per giungere ai nostri Renato Carosone e Giuseppe Verdi, di cui viene proposta l’aria di Morrò, ma prima in grazia, tratta dall’opera “Un ballo in maschera”, arrangiata in stile reggae.
Marco Castelli, il cui profondo tenore è fra i pochi oggi a ricordarci quello ruggente di Gato Barbieri, viene supportato nel migliore dei modi da due partner più giovani ma già personali come Matteo Alfonso, anche lui veneziano – il cui talento di organista ci era sconosciuto – e il triestino Marco Vattovani, dal drumming incalzante e preciso, decisamente a suo agio in questo gruppo privo del basso. L’album è stato registrato durante la pandemia, in gran parte a distanza quindi, ma la coesione e l’interplay messi in mostra dal trio non lo farebbero pensare.
Scrive il leader nelle note di copertina che “in fondo è sempre l’era spaziale.  Da Galileo a Salgari, dall’Apollo 11 a Perseverance, la pulsione ad immaginare od esplorare nella realtà altri luoghi è sempre stata un’esigenza…”. Lo stesso principio vale anche per la musica, e «Space Age» è qui puntualmente a dimostrarlo.

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Marco Castelli (tenor and soprano sax), Matteo Alfonso (Hammond organ),
Marco Vattovani (drums, percussion).

1) Space Age; 2) Good Weather; 3) Zanzibar; 4) Morrò, ma prima in grazia (G. Verdi);
5) Tu vuò fa l’americano (R. Carosone); 6) Bandando; 7) Farvuoto;
8) African Marketplace (A. Ibrahim); 9) In a Sentimental Mood (D. Ellington).
All tunes, except where indicated, composed by Marco Castelli.

Recorded and mixed at Bunker Studio, Trieste, between 2020 and 2021,
by Marco Vattovani; mastered in Trieste by Nicola Ardessi in Summer 2021.

In his twentieth album as leader (the third one through Caligola) Marco Castelli leads a classic Hammond trio, a group that, despite being quite common in modern jazz, sounds definitely original and innovative: in fact, it was named New Organ Trio. Here Castelli’s jazz, infused with spicy aromas that go from ska to reggae, from afro–jazz to Latin music, doesn’t hesitate to use electronics when it’s needed.
It is a fascinating mix which makes the Venetian saxophonist’s music even more energetic and captivating, without taking away its elegance; a contagious energy that carries us away ever since Space Age, the explosive, opening title-track. The album has compositions by the leader – some of which can be found in previous records, like Zanzibar and Bandando – and other authors much different from each other. We go from Duke Ellington and Abdullah Ibrahim to the Mexican composer Armando Manzanero or to our Renato Carosone and Giuseppe Verdi, whose aria Morrò, ma prima in grazia, taken from the opera «Un ballo in maschera», is reinterpreted in a reggae style.
Marco Castelli, whose deep saxophone is among the few reminding us of Gato Barbieri’s roaring one nowadays, is backed in the best possible way by two partners who are younger, but gifted with much personality: Matteo Alfonso, a Venetian too – whose talent as organist was unknown to us – and Marco Vattovani from Trieste, whose drumming is throbbing, precise, definitely at ease in this bass–less group.
The album was recorded during the pandemic, therefore long–distance, but the unity and interplay showed by the trio doesn’t suggest it. The leader wrote in the liner notes that “it’s always the Space Age in the end. From Galileo to Salgari, from Apollo 11 to Perseverance, the drive to imagine or explore other places within reality has always been a necessity...”. The same principle applies to music and «Space Age» is here to prove it.

 

Mazza/Bergin/D’Agaro/Marini/Avenel/Everett

«Celebrating the Music of Mal Waldron»

Caligola 2302

notizie aggiuntive

Cristina Mazza (alto sax), Sean Bergin (tenor sax, voice*),
Daniele D’Agaro (clarinet, tenor sax**), Bruno Marini (baritone sax),
Jean–Jacques Avenel (double bass), Sangoma Everett (drums).

Hurray for Herbie; 2) Snake Out; 3) What It Is; 4) Our Colline’s a Treasure;
5) Status Seeking; 6) Medley: a] Soul Eyes, b] Changachangachanga;
7) Dig It Deep Down Baby**; 8) Left Alone*.
All compositions by Mal Waldron (* lyrics by Billie Holiday).
Recorded and mixed in Verona, on 22nd and 23rd February 2007.

Mal Waldron (1925 – 2002), uno dei più importanti pianisti della scena post–boppistica, è stato dimenticato forse troppo in fretta. Eppure l’Europa, sua seconda patria, gli deve molto. Dopo aver suonato con alcuni giganti del jazz moderno, da Charles Mingus a Billie Holiday, da Eric Dolphy a Max Roach, il pianista si è trasferito nel 1967 Monaco di Baviera e negli anni ‘90 a Bruxelles. Fra i jazzisti europei che hanno avuto il privilegio di suonare con Waldron c’è anche Cristina Mazza che, dopo averlo conosciuto ai seminari tenuti da Giorgio Gaslini in Liguria negli anni Ottanta, ha registrato con lui e Reggie Workman nel 1991 l’album «Where Are You?».
A cinque anni dalla morte del pianista neroamericano, l’altosassofonista nata a Milano, ma veronese d’adozione, ha pensato bene di organizzare una seduta di registrazione affiancando ai tre membri del suo ultimo quartetto europeo – Sean Bergin residente in Olanda, Jean–Jacques Avenel e Sangoma Everett residenti in Francia – altrettanti jazzisti italiani. Oltre a lei ci sono infatti Bruno Marini e Daniele D’Agaro – formando così un atipico sestetto con quattro ance e senza strumento armonico, che ha reso omaggio a Waldron eseguendo con trasporto e freschezza creativa otto sue composizioni, alcune poco note, cui hanno dato nuovo smalto riusciti ed originali arrangiamenti.
Quando abbiamo ascoltato questa registrazione ne siamo rimasti subito folgorati. Non era semplice resistere alla tentazione di pubblicarla, per far sì che tutti gli appassionati possano gustare, pur dopo molti anni, una musica più che mai viva ed attuale. Non è solo l’impatto dei quattro fiati a colpire: ogni brano ha un qualche motivo di interesse. Quello che si ascolta in «Celebrating the Music of Mal Waldron» è jazz profondo e viscerale, com’è sempre più raro sentire oggi. Una menzione speciale spetta a Sean Bergin, che in Left Alone, dopo un toccante prologo di Bruno Marini al sax baritono, recita come un rapper con grande emozione i versi di Billie Holiday, trasformando questa celebre canzone in un’accorata preghiera.

additional news

Cristina Mazza (alto sax), Sean Bergin (tenor sax, voice*),
Daniele D’Agaro (clarinet, tenor sax**), Bruno Marini (baritone sax),
Jean–Jacques Avenel (double bass), Sangoma Everett (drums).

Hurray for Herbie; 2) Snake Out; 3) What It Is; 4) Our Colline’s a Treasure;
5) Status Seeking; 6) Medley: a] Soul Eyes, b] Changachangachanga;
7) Dig It Deep Down Baby**; 8) Left Alone*.
All compositions by Mal Waldron (* lyrics by Billie Holiday).
Recorded and mixed in Verona, on 22nd and 23rd February 2007.

Mal Waldron (1925 – 2002), one of the greatest pianists of the post–bop scene, has maybe been forgotten too quickly. And yet Europe, his second home, owes him a great deal. After playing with some of modern jazz giants, from Charles Mingus to Billie Holiday, from Eric Dolphy to Max Roach, the pianist moved to Munich in 1967 and Brussels in the ‘90s. Among the European jazz musicians that had the privilege to play with Waldron there’s Cristina Mazza who, after meeting him at the seminars held by Giorgio Gaslini in Liguria in the ‘90s, recorded the album «Where Are You?» in 1991 with him and Reggie Workman.
Five years after the African–American pianist’s passing, the alto sax player born in Milan, but Veronese by choice, made up her mind to organize a recording session where the three members of Waldron’s last European quartet – Sean Bergin from Holland, Jean–Jacques Avenel and Sangoma Everett from France – were joined by as many Italian jazz musicians: besides her there were Bruno Marini and Daniele D’Agaro. She created an unusual four–reeds sextet without harmonic instruments which paid a tribute to Waldron by playing with enthusiasm eight of his compositions, some of them not well–known, to which original arrangements gave luster.
When we listened to this recording we were immediately impressed. It was not easy to resist the temptation of releasing it, so that all the aficionados could appreciate, even after many years, a music more alive and contemporary than ever. What strikes is not just the impact of the four wind instruments: each track has a certain appeal. What you listen to in «Celebrating the Music of Mal Waldron» is deep, visceral jazz as it’s increasingly rare to listen to nowadays. An honorable mention must be given to Sean Bergin who in Left Alone, after a touching prologue by Bruno Marini on baritone sax, recites Billie Holiday’s verses like a rapper with deep emotion, and turns this well–known song into a heartfelt prayer.

Claudio Cojaniz

«Orfani»

Caligola 2301

notizie aggiuntive

Claudio Cojaniz (piano), Alessandro Turchet (double bass),
Luca Colussi (drums), Luca Grizzo (percussion).

Bozo; 2) Blues dans la nuit; 3) Mokoba; 4) Winter;
5) Orphans; 6) Fumoir; 7) Papaveri gialli.
All compositions by Claudio Cojaniz.

Recorded at Digitalsound Studio, Vedelago (Treviso), on 10th Aprile 2021 by Walter
ertolo; mixed and mastered in Udine by Franco Feruglio, in Summer 2021;
analog remastering by Walter Bertolo in October 2021.

La collaborazione di Claudio Cojaniz con Caligola è iniziata nel 2004 con «War Orphans», disco realizzato in duo con Giancarlo Schiaffini. Pianista già affermato della scena jazzistica nazionale, protagonista di alcuni importanti album per Splasc(H) Records, ma non solo, il Nostro ha poi continuato a pubblicare con la nostra etichetta, e questo riuscito «Orfani» è il sedicesimo titolo della serie. Un bel traguardo, non c’è che dire: record assoluto all’interno della pur nutrita scuderia di Caligola. La “chioccia” Cojaniz ha anche il merito di aver contribuito alla crescita di quelli che nel 2009 erano solo giovani promesse ed oggi sono invece splendide realtà del jazz italiano, ovvero il contrabbassista Alessandro Turchet ed il batterista Luca Colussi.
Quel trio ha registrato nel 2010 «The Heart of the Universe», e qualche anno dopo si è aggiunto a loro il percussionista, anche lui friulano, Luca Grizzo, arricchendo così quella già variegata tavolozza di nuovi e sorprendenti colori. Il quartetto, documentato discograficamente a partire dal 2016, raggiunge ora, con questo lavoro, il suo punto più alto, facendo sintesi dei precedenti «Sound of Africa» e «Molineddu», ma allo stesso tempo superandoli per equilibrio e disegno complessivo.
Rimangono echi africaneggianti in Bozo e Mokoba, ma sono più morbidi e attenuati; le melodie liriche e delicate di Blues dan la nuit e Winter li completano in modo magico. Ma anche il tema melanconico che dà il titolo all’album, tradotto in italiano, Orphans, così come il riflessivo Fumoir e l’ipnotico Papaveri gialli hanno un profondo, spesso fuggevole ma imprescindibile senso del blues, qui inteso più come stato dell’animo che struttura musicale, più lingua parlata che grammatica insomma. Affiancano mirabilmente il pianista friulano in questo suggestivo viaggio musicale il sontuoso e preciso contrabbasso di Alessandro Turchet, la creativa ed incalzante batteria di Luca Colussi e le fantasiose ma sempre pertinenti percussioni di Luca Grizzo. Un gruppo che può ben dire di aver raggiunto, dopo un decennio di attività, una compattezza ed una coerenza davvero esemplari.

additional news

Claudio Cojaniz (piano), Alessandro Turchet (double bass),
Luca Colussi (drums), Luca Grizzo (percussion).

Bozo; 2) Blues dans la nuit; 3) Mokoba; 4) Winter;
5) Orphans; 6) Fumoir; 7) Papaveri gialli.
All compositions by Claudio Cojaniz.

Recorded at Digitalsound Studio, Vedelago (Treviso), on 10th Aprile 2021 by Walter
ertolo; mixed and mastered in Udine by Franco Feruglio, in Summer 2021;
analog remastering by Walter Bertolo in October 2021.

The collaboration between Claudio Cojaniz and Caligola began in 2004 with «War Orphans», an album made as a duo with Giancarlo Schiaffini. An already established pianist of the national jazz scene and protagonist of a few important albums for Splasc(H) Records, but not only, Cojaniz has kept releasing his albums through our label and this wonderful «Orfani» is the sixteenth title of the series. There is no denying that’s quite an accomplishment: it’s an absolute record in the nonetheless large Caligola roster. The “protective father” Cojaniz is credited with helping the growth of those who were only young rising stars back in 2009 and now are wonderful players of Italian jazz, that is double bass player Alessandro Turchet and drummer Luca Colussi.
In 2010 that trio recorded «The Heart of the Universe» and a few years later percussionist Luca Grizzo, from Friuli too, joined in and enriched the already varied palette with new, stunning colors. The quartet, whose albums have been recorded since 2016, got to the top with this project by incorporating elements of the previous albums «Sound of Africa» and «Molineddu», but at the same time outdoing them in terms of cohesion and general design.
Some African echoes are left in Bozo and Mokoba, but they are softer and attenuated; the lyrical, tender melodies of Blues dans la nuit and Winter complete them in a magical way. When translated into Italian, even the title track’s melancholic theme, Orphans, the pensive Fumoir and the hypnotic Papaveri Gialli have a deep, often fleeting sense of the blues, here meant more as a state of the soul than musical structure, more spoken language than grammar in other words. In such evocative musical journey the pianist from Friuli is marvelously accompanied by the lavish, precise double bass of Alessandro Turchet, Luca Colussi’s creative, throbbing drums and the imaginative, yet always spot–on percussion of Luca Grizzo. That’s a group who can surely say to have achieved model cohesion after a decade–long activity.