Avanti ->

Francesco D’Auria

«Lunatics»

Caligola 2305

notizie aggiuntive

Tino Tracanna (soprano sax) out on 4/9/10, Umberto Petrini (piano) out on 2/9/10,
Roberto Cecchetto (guitars, electronics) out on 2/4/9,
Francesco D’Auria (drums, handpan, percussion).

1) Monetina; 2) Meeting’s Dance (D’Auria, Tracanna); 3) I sogni di Pietro; 4) A Little Story
(D’Auria, Petrin); 5) I Found You; 6) We Just Want to Be Free (D’Auria, Petrin, Cecchetto,
Tracanna); 7) Princess Linde (Michel Godard); 8) Soft Wind (Cecchetto);
9) It’s Time to Get Up; 10) I’m Lost (D’Auria, Cecchetto); 11) Il cielo.
All tunes, except where indicated, composed by Francesco D’Auria.

Recorded on 25th and 26th February 2020 at RSI, Studio 2, Lugano Besso, Switzerland, by
Lara Persia; mixed by Francesco D’Auria and Lara Persia.

Il batterista Francesco D’Auria ha finalmente deciso, a 65 anni, di registrare il suo primo disco da leader unico, dopo aver suonato per decenni nei più diversi contesti. Gli studi classici, che ha completato al Conservatorio di Milano, dove dal 2016 insegna percussioni e batteria jazz, e la contemporanea frequentazione della musica afroamericana, sia legata al mainstream che all’avanguardia, hanno di certo contribuito a renderlo batterista duttile ed aperto come pochi oggi in circolazione.
Influenzato fra gli altri dal tedesco Günter Sommer, che ha frequentato con continuità dal 1985, anche come componente del Percussion Staff, quintetto di soli strumenti a percussione, D’Auria ha privilegiato nel suo percorso artistico alcune collaborazioni durature, fra cui sono da ricordare quelle con il chitarrista Maurizio Aliffi, documentata da ben tre album, con il trombonista Beppe Caruso, con cui ha a lungo condiviso un duo, ma anche con Gabriele Mirabassi e Michel Godard, di cui è qui presente un brano, il rarefatto Princess Linde.
Scrive Livio Testa nelle note di copertina: “Anche questa volta a Francesco piace principalmente instaurare un rapporto dialogante; predilige stimolare i componenti del quartetto a compartecipare sul piano espressivo alle idee che ha voluto mettere in campo; preferisce essere parte di un progetto condiviso piuttosto che “rubare la scena” per rimarcarne la leadership…”. Testa aggiunge ancora: “Benché l’organico muti in continuazione, passando dal solo al duo ed infine al quartetto, è sempre il batterista a dettare i tempi ed a fornire stimoli e suggestioni per gli interventi di Roberto Cecchetto, Umberto Petrin e Tino Tracanna…”.
«Lunatics» si presenta come un disco articolato eppure coerente dove D’Auria, pur lasciando molta libertà ai suoi partner (soprattutto in We Just Want to Be Free e nei tre brani in duo), afferma con discrezione ma autorevolezza la sua funzione baricentrica e catalizzante, anche firmando gran parte degli undici brani presenti.

additional news

Tino Tracanna (soprano sax) out on 4/9/10, Umberto Petrini (piano) out on 2/9/10,
Roberto Cecchetto (guitars, electronics) out on 2/4/9,
Francesco D’Auria (drums, handpan, percussion).

1) Monetina; 2) Meeting’s Dance (D’Auria, Tracanna); 3) I sogni di Pietro; 4) A Little Story
(D’Auria, Petrin); 5) I Found You; 6) We Just Want to Be Free (D’Auria, Petrin, Cecchetto,
Tracanna); 7) Princess Linde (Michel Godard); 8) Soft Wind (Cecchetto);
9) It’s Time to Get Up; 10) I’m Lost (D’Auria, Cecchetto); 11) Il cielo.
All tunes, except where indicated, composed by Francesco D’Auria.

Recorded on 25th and 26th February 2020 at RSI, Studio 2, Lugano Besso, Switzerland, by
Lara Persia; mixed by Francesco D’Auria and Lara Persia.

At 65 drummer Francesco D’Auria has finally made up in mind to record his first album as leader after playing in the most diverse contexts for decades. The classical studies he completed at the Milan Conservatory, where he’s been teaching jazz percussion and drums since 2016, and the knowledge of contemporary African American music, both mainstream and avant–garde, have certainly made him a drummer as versatile and open–minded as few others today.
Influenced among others by German drummer Günter Sommer, whom he has consistently hang around with since 1985, even as a member of Percussion Staff, a percussion instrument–only quintet, in the course of his music career D’Auria has privileged long–lasting collaborations among which we must remember those with guitarist Maurizio Aliffi, recorded on three albums, with trombonist Beppe Caruso, with whom he shared a duo for a long time, but also with Gabriele Mirabassi and Michel Godard, whose rarefied Princess Linde was recorded for this album.
Livio Testa wrote in the liner notes: “Even this time Francesco mainly likes to build a relationship based on dialogue; he prefers encouraging the quartet’s members to take part in the ideas he put in place; he chooses to be part of a group rather than ’steal the scene’ in order to state his leadership… “. Testa went on to say: “Even though the line–up constantly changes from solo to duo and finally quartet, it’s always the drummer the one who dictates the timing and provides the motivation and suggestion for the actions of Roberto Cecchetto, Umberto Petrin and Tino Tracanna…”.
«Lunatics» sounds like an album articulated yet coherent where D’Auria, despite allowing much freedom to his partners (especially in We Just Want to Be Free and the three other songs played in duo), affirms his focal, catalyzing role even by composing most of the eleven tunes recorded.

Flaviano Braga & Simone Mauri

«Ma però»

Caligola 2304

notizie aggiuntive

Flaviano Braga (accordion), Simone Mauri (bass clarinet).

1) Lucignolo; 2) In quota; 3) Alturas (Horacio Salinas); 4) Ma però; 5) Interlagos;
6) Ma però (reprise); 7) Gajeco (F.Braga); 8) Cinquemmezza; 9) Medley:
a) Material Girl (Peter Brown, Robert Rans); b) Beat It (Michael Jackson).
All tunes, except where indicated, composed by Simone Mauri.

Recorded at Auditorium Candiani, Mestre (Venezia), on March 2, 2021 by Luigi and Giulio
Rossi; tracks 2 & 7 at L’Arte del Suono, Cantù (Como), on April 27, 2021 by Andrea
Trapasso; track 9 live at Teatro Carducci, Como, on December 5, 2017 by Sergio Seregni;
mixed by Andrea Trapasso and Simone Mauri in August 2021; analog remastering at
Digitalsound Studio, Vedelago (Treviso) in November 2021 by Walter Bertolo.

Esce, a cinque anni da «Speck & Zola», il secondo atteso disco dell’originale duo formato dal fisarmonicista Flaviano Braga e dal clarinettista Simone Mauri. Se il pensiero non può che tornare, inevitabilmente, alle più celebri coppie Michel Portal–Richard Galliano e Gianluigi Trovesi–Gianni Coscia, i due jazzisti comaschi si distinguono dai loro illustri modelli sia per l’utilizzo esclusivo da parte di Mauri del clarinetto basso, sia per un impasto timbrico ancora più ricco e suggestivo, che li consente di spaziare fra i generi più diversi, anche rock e folk, pur rimanendo l’improvvisazione jazzistica il collante irrinunciabile del loro dialogo.
Cresciuto ulteriormente l’affiatamento e messo a punto un repertorio costituito soprattutto da brani originali, Braga e Mauri sembrano compiere con «Ma però» un importante passo in avanti. L’occasione è stata fornita dalla registrazione di uno streaming a Mestre durante il lockdown del 2021, una giornata in cui i due musicisti hanno avuto il tempo per provare i nuovi brani e suonarli quindi in condizioni ideali.
Alle sei tracce del Candiani ne sono state poi aggiunte due registrate in studio ed una, la coinvolgente riuscita medley che unisce a sorpresa Madonna e Michael Jackson, proveniente da un concerto di qualche anno prima. Non ci sono mai cadute di tensione e l’interplay fra fisarmonica e clarinetto basso a tratti è magico. Dall’ipnotico, prima sospeso e poi incalzante brano che apre il disco, Lucignolo, si passa senza scossoni alla più tenera e meditativa In quota, quasi una ballad, mentre la tensione sale ancora con Alturas, vecchio successo degli Inti–Illimani.
I toni della danza innervata di folk si ritrovano sia in Interlagos che in Gajeco, unica composizione di Braga, ma sono forse il brano che dà il titolo all’album, diviso in due parti, e l’articolata Cinquemmezza, che parte con un largo quasi classico per poi crescere progressivamente d’intensità, a rappresentare nel migliore dei modi l’invidiabile e sottile equilibrio raggiunto da un duo davvero paritetico.

additional news

Flaviano Braga (accordion), Simone Mauri (bass clarinet).

1) Lucignolo; 2) In quota; 3) Alturas (Horacio Salinas); 4) Ma però; 5) Interlagos;
6) Ma però (reprise); 7) Gajeco (F.Braga); 8) Cinquemmezza; 9) Medley:
a) Material Girl (Peter Brown, Robert Rans); b) Beat It (Michael Jackson).
All tunes, except where indicated, composed by Simone Mauri.

Recorded at Auditorium Candiani, Mestre (Venezia), on March 2, 2021 by Luigi and Giulio
Rossi; tracks 2 & 7 at L’Arte del Suono, Cantù (Como), on April 27, 2021 by Andrea
Trapasso; track 9 live at Teatro Carducci, Como, on December 5, 2017 by Sergio Seregni;
mixed by Andrea Trapasso and Simone Mauri in August 2021; analog remastering at
Digitalsound Studio, Vedelago (Treviso) in November 2021 by Walter Bertolo.

Five years after «Speck & Zola», the long–awaited second album by the original duo consisting of accordionist Flaviano Braga and clarinetist Simone Mauri is out. If one cannot help thinking of the well–known duos Michel Portal–Richard Galliano and Gianluigi Trovesi–Gianni Coscia, the two jazz musicians from Como stand out from their distinguished colleagues because of Mauri’s exclusively playing bass clarinet and a richer, more evocative timber which allows them to encompass different genres, even rock and folk music, despite jazz improvisation remaining the base of their dialogue.
Their bond having intensified and their repertoire, consisting mostly of original songs, being perfected, Braga and Mauri made an important step forward with «Ma Però». The opportunity arose from a live streaming in Mestre during lockdown last year, a day when the two musicians had time to rehearse the new compositions and play them in ideal conditions. To the six tracks played at Candiani and two songs recorded in studio were added as well as an involving medley, which surprisingly combined Madonna and Michael Jackson, recorded live a few years earlier.
There’s never a drop in tension and the interplay between accordion and bass clarinet is magical at times. From the hypnotic, discontinued first and then pressing opening track Lucignolo we move smoothly to the tenderer, pensive In quota, almost a ballad, while tension rises again with Alturas, an old hit by Inti–Illimani. The tone of a dance imbued with folk can be found in Interlagos and Gajeco, the latter the only composition by Braga, but perhaps the title–track, which is divided in two parts, and the complex Cinquemmezza, which starts with a classical largo and then grows in intensity, are the tunes which best represent the enviable, subtle balance achieved by a duo whose members are definitely on the same level.

Marco Castelli & New Organ Trio

«Space Age»

Caligola 2303

notizie aggiuntive

Marco Castelli (tenor and soprano sax), Matteo Alfonso (Hammond organ),
Marco Vattovani (drums, percussion).

1) Space Age; 2) Good Weather; 3) Zanzibar; 4) Morrò, ma prima in grazia (G. Verdi);
5) Tu vuò fa l’americano (R. Carosone); 6) Bandando; 7) Farvuoto;
8) African Marketplace (A. Ibrahim); 9) In a Sentimental Mood (D. Ellington).
All tunes, except where indicated, composed by Marco Castelli.

Recorded and mixed at Bunker Studio, Trieste, between 2020 and 2021,
by Marco Vattovani; mastered in Trieste by Nicola Ardessi in Summer 2021.

Marco Castelli, in questo suo ventesimo album da leader (terzo per Caligola), si presenta alla testa di un classico Hammond trio, una formazione che, seppur abbastanza comune nel jazz moderno, appare in questo caso decisamente originale e innovativa: è stata infatti denominata New Organ Trio. Qui il jazz di Castelli, intriso di aromi speziati, che vanno dallo ska al reggae, dall’afro–jazz al latin, non esita a utilizzare, quando serve, anche l’elettronica. Un mix suggestivo che rende la musica del sassofonista veneziano ancora più energica e coinvolgente, senza farle perdere per questo la consueta eleganza.
Un’energia contagiosa che ci travolge sin da Space Age, esplosivo brano d’apertura che dà il titolo al disco. Nello stesso sono contenute sia composizioni del leader – alcune presenti in precedenti incisioni, come Zanzibar e Bandando – che di altri autori, peraltro molto diversi fra loro. Si passa infatti da Duke Ellington e Abdullah Ibrahim al messicano Armando Manzanero, per giungere ai nostri Renato Carosone e Giuseppe Verdi, di cui viene proposta l’aria di Morrò, ma prima in grazia, tratta dall’opera “Un ballo in maschera”, arrangiata in stile reggae.
Marco Castelli, il cui profondo tenore è fra i pochi oggi a ricordarci quello ruggente di Gato Barbieri, viene supportato nel migliore dei modi da due partner più giovani ma già personali come Matteo Alfonso, anche lui veneziano – il cui talento di organista ci era sconosciuto – e il triestino Marco Vattovani, dal drumming incalzante e preciso, decisamente a suo agio in questo gruppo privo del basso. L’album è stato registrato durante la pandemia, in gran parte a distanza quindi, ma la coesione e l’interplay messi in mostra dal trio non lo farebbero pensare.
Scrive il leader nelle note di copertina che “in fondo è sempre l’era spaziale.  Da Galileo a Salgari, dall’Apollo 11 a Perseverance, la pulsione ad immaginare od esplorare nella realtà altri luoghi è sempre stata un’esigenza…”. Lo stesso principio vale anche per la musica, e «Space Age» è qui puntualmente a dimostrarlo.

additional news

Marco Castelli (tenor and soprano sax), Matteo Alfonso (Hammond organ),
Marco Vattovani (drums, percussion).

1) Space Age; 2) Good Weather; 3) Zanzibar; 4) Morrò, ma prima in grazia (G. Verdi);
5) Tu vuò fa l’americano (R. Carosone); 6) Bandando; 7) Farvuoto;
8) African Marketplace (A. Ibrahim); 9) In a Sentimental Mood (D. Ellington).
All tunes, except where indicated, composed by Marco Castelli.

Recorded and mixed at Bunker Studio, Trieste, between 2020 and 2021,
by Marco Vattovani; mastered in Trieste by Nicola Ardessi in Summer 2021.

In his twentieth album as leader (the third one through Caligola) Marco Castelli leads a classic Hammond trio, a group that, despite being quite common in modern jazz, sounds definitely original and innovative: in fact, it was named New Organ Trio. Here Castelli’s jazz, infused with spicy aromas that go from ska to reggae, from afro–jazz to Latin music, doesn’t hesitate to use electronics when it’s needed.
It is a fascinating mix which makes the Venetian saxophonist’s music even more energetic and captivating, without taking away its elegance; a contagious energy that carries us away ever since Space Age, the explosive, opening title-track. The album has compositions by the leader – some of which can be found in previous records, like Zanzibar and Bandando – and other authors much different from each other. We go from Duke Ellington and Abdullah Ibrahim to the Mexican composer Armando Manzanero or to our Renato Carosone and Giuseppe Verdi, whose aria Morrò, ma prima in grazia, taken from the opera «Un ballo in maschera», is reinterpreted in a reggae style.
Marco Castelli, whose deep saxophone is among the few reminding us of Gato Barbieri’s roaring one nowadays, is backed in the best possible way by two partners who are younger, but gifted with much personality: Matteo Alfonso, a Venetian too – whose talent as organist was unknown to us – and Marco Vattovani from Trieste, whose drumming is throbbing, precise, definitely at ease in this bass–less group.
The album was recorded during the pandemic, therefore long–distance, but the unity and interplay showed by the trio doesn’t suggest it. The leader wrote in the liner notes that “it’s always the Space Age in the end. From Galileo to Salgari, from Apollo 11 to Perseverance, the drive to imagine or explore other places within reality has always been a necessity...”. The same principle applies to music and «Space Age» is here to prove it.

 

Mazza/Bergin/D’Agaro/Marini/Avenel/Everett

«Celebrating the Music of Mal Waldron»

Caligola 2302

notizie aggiuntive

Cristina Mazza (alto sax), Sean Bergin (tenor sax, voice*),
Daniele D’Agaro (clarinet, tenor sax**), Bruno Marini (baritone sax),
Jean–Jacques Avenel (double bass), Sangoma Everett (drums).

Hurray for Herbie; 2) Snake Out; 3) What It Is; 4) Our Colline’s a Treasure;
5) Status Seeking; 6) Medley: a] Soul Eyes, b] Changachangachanga;
7) Dig It Deep Down Baby**; 8) Left Alone*.
All compositions by Mal Waldron (* lyrics by Billie Holiday).
Recorded and mixed in Verona, on 22nd and 23rd February 2007.

Mal Waldron (1925 – 2002), uno dei più importanti pianisti della scena post–boppistica, è stato dimenticato forse troppo in fretta. Eppure l’Europa, sua seconda patria, gli deve molto. Dopo aver suonato con alcuni giganti del jazz moderno, da Charles Mingus a Billie Holiday, da Eric Dolphy a Max Roach, il pianista si è trasferito nel 1967 Monaco di Baviera e negli anni ‘90 a Bruxelles. Fra i jazzisti europei che hanno avuto il privilegio di suonare con Waldron c’è anche Cristina Mazza che, dopo averlo conosciuto ai seminari tenuti da Giorgio Gaslini in Liguria negli anni Ottanta, ha registrato con lui e Reggie Workman nel 1991 l’album «Where Are You?».
A cinque anni dalla morte del pianista neroamericano, l’altosassofonista nata a Milano, ma veronese d’adozione, ha pensato bene di organizzare una seduta di registrazione affiancando ai tre membri del suo ultimo quartetto europeo – Sean Bergin residente in Olanda, Jean–Jacques Avenel e Sangoma Everett residenti in Francia – altrettanti jazzisti italiani. Oltre a lei ci sono infatti Bruno Marini e Daniele D’Agaro – formando così un atipico sestetto con quattro ance e senza strumento armonico, che ha reso omaggio a Waldron eseguendo con trasporto e freschezza creativa otto sue composizioni, alcune poco note, cui hanno dato nuovo smalto riusciti ed originali arrangiamenti.
Quando abbiamo ascoltato questa registrazione ne siamo rimasti subito folgorati. Non era semplice resistere alla tentazione di pubblicarla, per far sì che tutti gli appassionati possano gustare, pur dopo molti anni, una musica più che mai viva ed attuale. Non è solo l’impatto dei quattro fiati a colpire: ogni brano ha un qualche motivo di interesse. Quello che si ascolta in «Celebrating the Music of Mal Waldron» è jazz profondo e viscerale, com’è sempre più raro sentire oggi. Una menzione speciale spetta a Sean Bergin, che in Left Alone, dopo un toccante prologo di Bruno Marini al sax baritono, recita come un rapper con grande emozione i versi di Billie Holiday, trasformando questa celebre canzone in un’accorata preghiera.

additional news

Cristina Mazza (alto sax), Sean Bergin (tenor sax, voice*),
Daniele D’Agaro (clarinet, tenor sax**), Bruno Marini (baritone sax),
Jean–Jacques Avenel (double bass), Sangoma Everett (drums).

Hurray for Herbie; 2) Snake Out; 3) What It Is; 4) Our Colline’s a Treasure;
5) Status Seeking; 6) Medley: a] Soul Eyes, b] Changachangachanga;
7) Dig It Deep Down Baby**; 8) Left Alone*.
All compositions by Mal Waldron (* lyrics by Billie Holiday).
Recorded and mixed in Verona, on 22nd and 23rd February 2007.

Mal Waldron (1925 – 2002), one of the greatest pianists of the post–bop scene, has maybe been forgotten too quickly. And yet Europe, his second home, owes him a great deal. After playing with some of modern jazz giants, from Charles Mingus to Billie Holiday, from Eric Dolphy to Max Roach, the pianist moved to Munich in 1967 and Brussels in the ‘90s. Among the European jazz musicians that had the privilege to play with Waldron there’s Cristina Mazza who, after meeting him at the seminars held by Giorgio Gaslini in Liguria in the ‘90s, recorded the album «Where Are You?» in 1991 with him and Reggie Workman.
Five years after the African–American pianist’s passing, the alto sax player born in Milan, but Veronese by choice, made up her mind to organize a recording session where the three members of Waldron’s last European quartet – Sean Bergin from Holland, Jean–Jacques Avenel and Sangoma Everett from France – were joined by as many Italian jazz musicians: besides her there were Bruno Marini and Daniele D’Agaro. She created an unusual four–reeds sextet without harmonic instruments which paid a tribute to Waldron by playing with enthusiasm eight of his compositions, some of them not well–known, to which original arrangements gave luster.
When we listened to this recording we were immediately impressed. It was not easy to resist the temptation of releasing it, so that all the aficionados could appreciate, even after many years, a music more alive and contemporary than ever. What strikes is not just the impact of the four wind instruments: each track has a certain appeal. What you listen to in «Celebrating the Music of Mal Waldron» is deep, visceral jazz as it’s increasingly rare to listen to nowadays. An honorable mention must be given to Sean Bergin who in Left Alone, after a touching prologue by Bruno Marini on baritone sax, recites Billie Holiday’s verses like a rapper with deep emotion, and turns this well–known song into a heartfelt prayer.

Claudio Cojaniz

«Orfani»

Caligola 2301

notizie aggiuntive

Claudio Cojaniz (piano), Alessandro Turchet (double bass),
Luca Colussi (drums), Luca Grizzo (percussion).

Bozo; 2) Blues dans la nuit; 3) Mokoba; 4) Winter;
5) Orphans; 6) Fumoir; 7) Papaveri gialli.
All compositions by Claudio Cojaniz.

Recorded at Digitalsound Studio, Vedelago (Treviso), on 10th Aprile 2021 by Walter
ertolo; mixed and mastered in Udine by Franco Feruglio, in Summer 2021;
analog remastering by Walter Bertolo in October 2021.

La collaborazione di Claudio Cojaniz con Caligola è iniziata nel 2004 con «War Orphans», disco realizzato in duo con Giancarlo Schiaffini. Pianista già affermato della scena jazzistica nazionale, protagonista di alcuni importanti album per Splasc(H) Records, ma non solo, il Nostro ha poi continuato a pubblicare con la nostra etichetta, e questo riuscito «Orfani» è il sedicesimo titolo della serie. Un bel traguardo, non c’è che dire: record assoluto all’interno della pur nutrita scuderia di Caligola. La “chioccia” Cojaniz ha anche il merito di aver contribuito alla crescita di quelli che nel 2009 erano solo giovani promesse ed oggi sono invece splendide realtà del jazz italiano, ovvero il contrabbassista Alessandro Turchet ed il batterista Luca Colussi.
Quel trio ha registrato nel 2010 «The Heart of the Universe», e qualche anno dopo si è aggiunto a loro il percussionista, anche lui friulano, Luca Grizzo, arricchendo così quella già variegata tavolozza di nuovi e sorprendenti colori. Il quartetto, documentato discograficamente a partire dal 2016, raggiunge ora, con questo lavoro, il suo punto più alto, facendo sintesi dei precedenti «Sound of Africa» e «Molineddu», ma allo stesso tempo superandoli per equilibrio e disegno complessivo.
Rimangono echi africaneggianti in Bozo e Mokoba, ma sono più morbidi e attenuati; le melodie liriche e delicate di Blues dan la nuit e Winter li completano in modo magico. Ma anche il tema melanconico che dà il titolo all’album, tradotto in italiano, Orphans, così come il riflessivo Fumoir e l’ipnotico Papaveri gialli hanno un profondo, spesso fuggevole ma imprescindibile senso del blues, qui inteso più come stato dell’animo che struttura musicale, più lingua parlata che grammatica insomma. Affiancano mirabilmente il pianista friulano in questo suggestivo viaggio musicale il sontuoso e preciso contrabbasso di Alessandro Turchet, la creativa ed incalzante batteria di Luca Colussi e le fantasiose ma sempre pertinenti percussioni di Luca Grizzo. Un gruppo che può ben dire di aver raggiunto, dopo un decennio di attività, una compattezza ed una coerenza davvero esemplari.

additional news

Claudio Cojaniz (piano), Alessandro Turchet (double bass),
Luca Colussi (drums), Luca Grizzo (percussion).

Bozo; 2) Blues dans la nuit; 3) Mokoba; 4) Winter;
5) Orphans; 6) Fumoir; 7) Papaveri gialli.
All compositions by Claudio Cojaniz.

Recorded at Digitalsound Studio, Vedelago (Treviso), on 10th Aprile 2021 by Walter
ertolo; mixed and mastered in Udine by Franco Feruglio, in Summer 2021;
analog remastering by Walter Bertolo in October 2021.

The collaboration between Claudio Cojaniz and Caligola began in 2004 with «War Orphans», an album made as a duo with Giancarlo Schiaffini. An already established pianist of the national jazz scene and protagonist of a few important albums for Splasc(H) Records, but not only, Cojaniz has kept releasing his albums through our label and this wonderful «Orfani» is the sixteenth title of the series. There is no denying that’s quite an accomplishment: it’s an absolute record in the nonetheless large Caligola roster. The “protective father” Cojaniz is credited with helping the growth of those who were only young rising stars back in 2009 and now are wonderful players of Italian jazz, that is double bass player Alessandro Turchet and drummer Luca Colussi.
In 2010 that trio recorded «The Heart of the Universe» and a few years later percussionist Luca Grizzo, from Friuli too, joined in and enriched the already varied palette with new, stunning colors. The quartet, whose albums have been recorded since 2016, got to the top with this project by incorporating elements of the previous albums «Sound of Africa» and «Molineddu», but at the same time outdoing them in terms of cohesion and general design.
Some African echoes are left in Bozo and Mokoba, but they are softer and attenuated; the lyrical, tender melodies of Blues dans la nuit and Winter complete them in a magical way. When translated into Italian, even the title track’s melancholic theme, Orphans, the pensive Fumoir and the hypnotic Papaveri Gialli have a deep, often fleeting sense of the blues, here meant more as a state of the soul than musical structure, more spoken language than grammar in other words. In such evocative musical journey the pianist from Friuli is marvelously accompanied by the lavish, precise double bass of Alessandro Turchet, Luca Colussi’s creative, throbbing drums and the imaginative, yet always spot–on percussion of Luca Grizzo. That’s a group who can surely say to have achieved model cohesion after a decade–long activity.