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Maurizio Brunod

«African Scream»

Caligola 2248

notizie aggiuntive

Maurizio Brunod (electric and archtop guitars, live sampling, loop, effects).

1) Ayleristic (Garrison Fewell); 2) I remember Clifford (Benny Golson);
3) African scream; 4) Waltz per Dany (Aldo Mella); 5) Child’s smiles;
6) Dekadenz; 7) Tiresia; 8) Hypnotic sad loop; 9) 900.

All tunes, except where indicated, composed by Maurizio Brunod.
Recorded, mixed and mastered in January and February 2017
at Home Studio, Vercelli, by Enrico Caruso.

Maurizio Brunod ha pubblicato il primo disco con Caligola una decina di anni or sono, nel 2009. «Northern lights», così come il recentissimo «African Scream», era un album di sola chitarra, quindi fortemente introspettivo, specchio fedele della sua personalità. Ma non era quello il primo lavoro solitario di uno dei più chitarristi più duttili e prolifici della scena jazzistica italiana, balzato agli onori delle cronache musicali, prima torinesi, poi nazionali, a metà degli anni ’80 come componente del gruppo Enter Eller. In mezzo ai due dischi appena citati ve ne sono altri cinque usciti con la nostra etichetta, in cui spesso Brunod è co–leader, come nell’ultimo in ordine di tempo, «Nostalgia progressiva», realizzato in trio con Boris Savoldelli e Giorgio Li Calzi. Della breve ma importante esperienza con Garrison Fewell, interrotta purtroppo dalla prematura scomparsa del chitarrista americano, rimane traccia nel brano che apre quest’ultimo lavoro, l’onirica e suggestiva Ayleristic, che nell’album del duo Brunod–Fewell, «Unbroken circuit» (2015), conta ben due versioni. Proprio da quest’esperienza è nato probabilmente il desiderio di tornare a mettersi in gioco affrontando ancora una volta la difficile e sfidante formula del solo. Qui il Nostro arricchisce la sua già ricca tavolozza musicale con l’elettronica, utilizzata però in modo quasi artigianale, senza dover per questo mai snaturale il ruolo della chitarra. Lo testimoniano brillantemente sia la riuscita versione di un arcinoto standard come I remember Clifford, che il sognante e meditativo brano originale che dà il titolo al disco, forte di una melodia dolcemente ipnotica e di un uso semplice quanto efficace di alcuni loop. Si potrebbe forse parlare con maggiore pertinenza in questo caso di musica “elettro–acustica”. Ma di questo coraggioso, originale e sincero «African Scream» ci piace ricordare ancora il country–western onirico e sognante di Child’s smiles, il vibrato caldo ed avvolgente di Dekadenz, la colemaniana e nostalgica Tiresia, così come l’ostinato arpeggio di Hypnotic sad loop, che sicuramente ha qualcosa a che vedere con le sue giovanili passioni “prog”, ed in particolare con i King Crimson.

Claudio Cojaniz Coj & Second Time

«Molineddu»

Caligola 2247

notizie aggiuntive

Claudio Cojaniz (piano), Alessandro Turchet (double bass), Luca Grizzo
(percussion, vocals), Luca Colussi (drums). Added: Carmela Arghittu (voice) on tune n. 7.

1)
Aleppo; 2) For my friends; 3) Fandango de la malasuerte; 4) Line up to sea;
5) Chanson (pour Toni); 6) Requiem; 7) Molineddu – Girasoles suta sa luna (*).
All tunes composed by Claudio Cojaniz; (*) poem by Istevene Stefano Flore.

Recorded in November 2016 and February 2017, mixed in June 2017, at Imput Level
Recording Studio, San Biagio di Callalta (Treviso), by Claudio Zambenedetti.

Registrato appena qualche mese prima di «Sound of Africa», nello stesso studio d’incisione e con i medesimi musicisti, quelli del Coj & Second Time, questo nuovo lavoro di Claudio Cojaniz fotografa il suo lato più intimo e riflessivo, e va ad arricchire la già variegata tavolozza di colori di un gruppo affiatato, allo stesso tempo libero e coeso, capace di respirare all’unisono con il suo leader. «Molineddu» sta a «Sound of Africa» come l’Ellington neo–impressionista di Mood Indigo sta a quello festosamente ritmico di Rockin’n Rhythm. Sembrano distanti ed antitetici, ed invece sono perfettamente complementari: due lati della stessa medaglia. Il pianoforte di Cojaniz è qui più distante del solito da certo panafricanismo modale, così come dalle spigolosità monkiane; c’è piuttosto la ricerca di una linea melodica essenziale e pura, effettuata con meticolosa perizia e grande cantabilità, senza inutili fronzoli. È un viaggio, quello del quartetto, che sorvola a bassa quota ed in commosso silenzio le rovine di Aleppo, che rende omaggio con struggente lirismo agli amici (For my friends) all’amata compagna Antonella (Chanson), per volare quindi in Sardegna, con la poesia dei Girasoli sotto la luna, nello splendido parco artistico–naturale di Molineddu, che dà il titolo all’album. L’ispirato pianoforte di Cojaniz viene ancora una volta splendidamente assecondato dalla cavata nitida e profonda del contrabbasso di Alessandro Turchet, davvero sontuoso in Chanson (pour Toni), e dal drumming fantasioso ed efficace di Luca Colussi. Alla solida e collaudata coppia ritmica si affianca stabilmente da un paio d’anni il percussionista Luca Grizzo (non nuovo a collaborazioni con il pianista friulano), sapiente e prezioso nell’arricchire il dialogo del trio senza mai romperne il delicato equilibrio, e fornendo un’esauriente prova della sua fervida fantasia percussiva in Line up to sea. Da segnalare infine la felice ripresa di quel Requiem ch’era un movimento della suite «Si Song», eseguita alla testa di un ottetto, con la stessa sezione ritmica ed ospite Alexander Balanescu, al festival “Rumori Mediterranei 2016”, e presente nell’omonimo Dvd pubblicato l’anno dopo.

Enrico Terragnoli ERZ Trio

«Minesweeper»

Caligola 2246

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Enrico Terragnoli (guitars, keyboards, podophone, banjo, sampling), Rosa Brunello
(double bass), Zeno De Rossi (drums).

Subway flower; 2) Mamba; 3) Il blues della notte bianca in cucina; 4) Even;
5) Monica; 6) Banjo e shopping; 7) Sand flower.
All tunes composed by Enrico Terragnoli.

Recorded on January 8 and 9, 2018, at Ritmo&Blue Studio, Pozzolengo (Brescia),
by Stefano Castagna; mixed and mastered in February 2018 at
Greedy Little Sisters Studio, Verona, by Enrico Terragnoli.

Attivo sulla scena del jazz italiano sin dalla metà degli anni ’80, il chitarrista veronese Enrico Terragnoli ha partecipato come strumentista, leader o co–leader, ad oltre settanta produzioni discografiche, ma era da tempo che non spendeva così apertamente il proprio nome come fa in questo «Minesweeper», anche se lo affianca a quello del gruppo, ovvero E·R·Z, che sono poi le iniziali dei nomi dei suoi tre componenti.
Se si dovesse dividere il suo intenso e proficuo percorso artistico in due parti, della prima, molto legata all’area territoriale di provenienza, meritano di venire ricordate almeno le esperienze del Tu Whit Ti Whoo Trio (con Stefano Benini e Sbibu Sguazzabia) e del Kaiser Lupowitz (con Francesco Bearzatti e Zeno De Rossi), della seconda invece il determinante apporto dato come fondatore e socio al collettivo–etichetta El Gallo Rojo, con cui condividerà un esaltante percorso artistico per circa un decennio.
In questo nuovo trio Terragnoli è affiancato da un “vecchio” compagno di musica come Zeno De Rossi e da uno dei più originali, autorevoli e convincenti nuovi talenti del jazz italiano, la giovane contrabbassista Rosa Brunello, anche lei veneta. Il lavoro prende il nome da un vecchio gioco per Pc, Minesweeper, che in italiano era stato tradotto dapprima in “Campo minato” e poi, per rovesciarne il significato minaccioso, in… “Prato fiorito”. I sette brani, pur chiaramente distinti, non sono separati tra loro da pause e vanno quindi ascoltati come parti di un’unica lunga suite.
Se alcune ambientazioni rumoristiche possono sorprendere, non lo fanno i sette brani proposti, tutti di Terragnoli, apparentemente spiazzanti (Mamba) ma in verità uniti in un solido progetto, che ha nell’omogeneità il suo punto di forza. Terragnoli si alterna alla chitarra, banjo (Banjo e shopping), podophone, ed utilizza spesso anche le tastiere, riuscendo a passare con disarmante facilità dall’incalzante Il blues della notte bianca in cucina alla più rarefatta Even, da una sognante Monica ai due “fiori” diversi, ma uniti da reminiscenze del primo Frisell, che aprono e chiudono il disco.

Roberto Martinelli – Ermanno Maria Signorelli

«Pater»

Caligola 2245

notizie aggiuntive

Roberto Martinelli (soprano sax), Ermanno Maria Signorelli (classic guitar).

1) La cattedrale; 2) Danza pagana; 3) Bombo; 4) Samademi; 5) Come una mamma;
6) Omaggio a H.Villa Lobos; 7) My favourite things (Rodgers/Hammerstein); 8) Nebbia.
Tunes n. 1/3/5/6 composed by E.M.Signorelli; tunes n. 2/4/8 composed by R.Martinelli.

Recorded in 2017 at Urban Recording Studio, Trieste, by Fulvio Zafret; mixed and
mastered in 2018 at Black Sun Studio, Padova, by Umberto Furlan

«Pater» è il primo disco del duo formato da Ermanno Maria Signorelli e Roberto Martinelli, ma non appare tale, poiché la felice sintesi musicale cui i due musicisti sono qui arrivati è il frutto di una lunga collaborazione e di una comune sensibilità artistica, ma anche di uno stretto e profondo legame umano, rinforzato purtroppo da due tristi eventi, capitati casualmente in un breve arco di tempo, ovvero la scomparsa dei rispettivi padri, cui il lavoro è esplicitamente dedicato.
Il sassofonista toscano è presente sia nell’album in cui Signorelli debutta come leader, «Ad occhi chiusi» (1997), che nel successivo «Attesa» (2000), pubblicati entrambi da Caligola. Ma i due, pur procedendo su percorsi artistici autonomi e paralleli, hanno avuto altre occasioni di incontrarsi, con risultati sempre stimolanti, tanto da rendere urgente e necessaria la documentazione del proficuo lavoro sin qui svolto.
Il loro solido e comune background musicale, sia classico che jazzistico, affiora in ogni brano, così come il mirabile interplay e la predilezione per un suono acustico, pulito e naturale. Forme complesse si stemperano nella più totale libertà improvvisativa, ed intuizioni estemporanee vengono elaborate in strutture che rimandano a certa tradizione colta europea. Ci sono rigore, libertà e molta emozione in una musica che sa rispettare il silenzio, spesso assente nel confuso ed assordante ronzio sonoro dei nostri giorni, sottofondo sempre più uniforme, impersonale, alienante, ma soprattutto privo di qualsiasi delicata sfumatura.
Sembrano inevitabili i riferimenti al primo Garbarek per Martinelli, ed a Towner per Signorelli, ma vogliamo citare anche Egberto Gismonti, gli Oregon, e quindi Paul McCandless, senza trascurare per questo il loro personale gusto melodico, fortemente radicato nella tradizione italiana, che rende questa musica godibile ed originale. Signorelli è fra i pochi jazzisti ad aver scelto di dedicarsi esclusivamente alla chitarra classica, ed i risultati gli danno pienamente ragione. Da ricordare, insieme alle sette convincenti composizioni originali presenti nel disco, una versione quasi classica, estremamente raffinata e suggestiva, di uno degli standard in tre quarti più eseguiti dai jazzisti, My favourite things.

Domenico Caliri Cal Trio

«Aria mossa»

Caligola 2244

notizie aggiuntive

Domenico Caliri (electric guitar), Stefano Senni (double bass), Marco Frattini (drums).

1) Misguided way; 2) Nettarina; 3) Aria mossa; 4) M’usciau;
5) O.T.: dal buio in poi; 6) Tales from Afar; 7) Nini G.; 8) Serpe; 9) Rugeth’s dew;
10) Nuove luci; 11) My mind on a surf; 12) Res.
All compositions by Domenico Caliri.

Recorded on 24th and 25th February 2018, mixed and mastered on 13th and 16th
March 2018, at Jambona Lab Studios, Cascina (Pisa), by Antonio Castiello.

Tra i più importanti chitarristi jazz italiani degli ultimi vent’anni, Domenico Caliri non è, contrariamente a molti suoi colleghi, musicista discograficamente prolifico, soprattutto come leader. Proprio per questo ogni suo nuovo lavoro, sempre lungamente meditato, risulta pregnante di contenuti e non delude quasi mai i suoi numerosi estimatori.
In questo suo quarto disco per Caligola il chitarrista siciliano, ormai bolognese d’adozione, rispolvera quel Cal Trio che tanto aveva fatto parlare di sé nello scorso decennio, quando al suo fianco c’erano Antonio Borghini e Cristiano Calcagnile, poi sostituito da Federico Scettri. Da un paio d’anni – dopo la faticosa ma esaltante esperienza con l’ensemble allargato di «Camera lirica» (2014) – Caliri è tornato a frequentare la formazione a lui molto congeniale del trio, trovandosi a suonare abbastanza regolarmente con il contrabbassista Stefano Senni ed il batterista Marco Frattini.
Concerto dopo concerto è così rinato, dopo qualche anno di pausa, il Cal Trio, delineando un’identità sempre più precisa ed originale, tanto da spingere il suo leader a scrivere nuova musica e quindi a registrarla. Con l’unica eccezione rappresentata da My mind on a surf, composta nel 2013 per «Dialoghi a corde», disco registrato in duo con Ares Tavolazzi e pubblicato nel 2015 dall’Onyx Club di Matera, tutte le altre composizioni sono state scritte fra il 2015 ed il 2018; Nini G. proprio a ridosso della registrazione.
Sia i brani più impegnativi, come Aria mossa e Serpe, caratterizzati da arpeggi veloci e continui cambi di tempo, che quelli apparentemente più “leggeri” e scanzonati, come la già citata My mind on a surf o la latineggiante M’usciau, hanno in comune la ricerca di una cantabilità melodica ed allo stesso tempo l’irregolarità, spesso imprevedibile, della struttura ritmica. Tutti i brani del chitarrista sono infatti allo stesso tempo melodici e “storti”, una caratteristica consolidata del suo stile compositivo, ed il lavoro svolto dalla solida coppia ritmica formata da Senni e Frattini per cercare di smussare degli angoli spesso molto spigolosi, risulta a tal fine encomiabile e prezioso.

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Domenico Caliri (electric guitar), Stefano Senni (double bass), Marco Fratttini (drums).
1) Misguided way; 2) Nettarina; 3) Aria mossa; 4) M’usciau;
5) O.T.: dal buio in poi; 6) Tales from Afar; 7) Nini G.; 8) Serpe; 9) Rugeth’s dew;
10) Nuove luci; 11) My mind on a surf; 12) Res.
All compositions by Domenico Caliri.

Recorded on 24th and 25th February 2018, mixed and mastered on 13th and 16th
March 2018, at Jambona Lab Studios, Cascina (Pisa), by Antonio Castiello

Among the most important Italian jazz guitarists of the last twenty years, Domenico Caliri, unlike many of his colleagues, is not a very prolific musician in terms of records, especially as a leader. Therefore every new work of his, always long meditated, is rich in content and almost never disappoints his many admirers. In this fourth record for Caligola, the Sicilian guitarist, now almost Bolognese by adoption, dusts off that Cal Trio that made the news in the last decade, when he had Antonio Borghini and Cristiano Calcagnile (then replaced by Federico Scettri) by his side. In the last couple of years – after the tiring, but exciting experience with the expanded ensemble «Camera lirica» (2014) – Caliri is back with the trio, a line-up that he especially feels comfortable with, as he often plays with bass player Stefano Senni and drummer Marco Frattini. Concert after concert, following a few years off, the Cal Trio is now reborn, delineating an increasingly precise and original identity, enough to push its leader to write new music and then record it. All the compositions were written between 2015 and 2018 – Nini G. just before the recording – with the sole exception of My mind on a surf, composed in 2013 for «Dialoghi a corde», album recorded in duo with Ares Tavolazzi (double bass) and published in 2015 by the Onyx Club of Matera. Both the most challenging songs, such as Aria mossa and Serpe, characterized by fast arpeggios and continual changes in tempo, and those seemingly lighter and easygoing, such as the aforementioned My mind on a surf or the latin M ‘usciau’, have in common the search for a melodic cantability and at the same time the irregularity, often unpredictable, of the rhythmic structure. All the songs by the guitarist are at the same time melodic and “crooked”, a well–established feature of his style, and the work done by the solid rhythmic couple formed by Senni and Frattini is especially commendable and precious in the aim of smoothing corners that are often very sharp.

 

Deep Art Men

«Deep Art Men»

Caligola 2243

notizie aggiuntive

Pietro Tonolo (tenor and soprano sax), Michele Calgaro (electric guitar), Paolo Birro
(piano and Fender Rhodes), Salvatore Maiore (double bass), Mauro Beggio (drums).

1) In su mare (S.Maiore); 2) Progression (M.Calgaro); 3) Ammentos (S.Maiore);
4) Bluerik (P.Tonolo);  5) Spampanà (P.Birro); 6) Deep Art Men (M.Calgaro);
7) Airport (P.Tonolo); 8) Dettato (P.Tonolo); 9) Porto franco (M.Calgaro);
10) Tonolulu (Federico Benedetti).

Recorded on 27th April 2017 at Cat Sound Studio, Badia Polesine (Rovigo),
by Mario Marcassa; mixed and mastered on 31st October 2017 at Art Music Studio,
Bassano del Grappa (Vicenza), by Diego Piotto.

Da qualche anno ormai il jazz è diventato corso di laurea nei Conservatori italiani. Il rischio, per una musica che si è sempre distinta per l’esuberante vitalità e la sincera voglia di suonare dei musicisti, è quello di sedersi sugli allori passati, accontentandosi di un banale déjà vu.
Ciò non è successo a Vicenza, dove cinque talentuosi ed affermati jazzisti si sono incontrati fra le mura di un conservatorio ed hanno deciso oltre che di insegnarvi, di suonare insieme facendolo nella maniera più naturale possibile: un repertorio di brani originali, alcuni concerti per rodarlo, e poi tutti in studio di registrazione per cementare il gruppo intorno ad un prodotto comune. Anche il titolo dato al disco dell’inedito quintetto lo conferma, visto che «Deep Art Men» ci ricorda chiaramente che si tratta degli insegnanti del Dipartimento Jazz del Conservatorio A.Pedrollo di Vicenza.
Tornano utili al proposito le note di copertina scritte da Federico Benedetti, sassofonista, già allievo di Pietro Tonolo, che al suo maestro ha dedicato la traccia conclusiva dell’album, Tonolulu. Creatività ed entusiasmo traspaiono infatti “… nella solare serenità di Airport, con Birro sorprendente al piano elettrico; in Dettato, brano tranquillo ma allo stesso tempo deciso ed incalzante; negli shorteriani Progression e Porto Franco, dove Calgaro si mostra particolarmente eloquente, ma anche nella magia notturna di Bluerik, geniale omaggio postmoderno a Satie, che Tonolo colora delle numerose sorprese che riesce ad estrarre dal suo sax tenore …”.
Merita ancora di venire ricordata “… tra le altre numerose perle, Ammentos, una vera festa, che evoca la ricchezza di tutti i sud del mondo, in cui Maiore e Beggio tessono con efficacia un caleidoscopio poliritmico in cui tutti si gettano a capofitto in un gioco scoppiettante di idee sonore …”. Un disco da ascoltare con la massima attenzione, perché in grado di riservare nuove e belle sorprese ad ogni successivo ascolto.

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Pietro Tonolo (tenor and soprano sax), Michele Calgaro (electric guitar), Paolo Birro
(piano and Fender Rhodes), Salvatore Maiore (double bass), Mauro Beggio (drums).

1) In su mare (S.Maiore); 2) Progression (M.Calgaro); 3) Ammentos (S.Maiore);
4) Bluerik (P.Tonolo);  5) Spampanà (P.Birro); 6) Deep Art Men (M.Calgaro);
7) Airport (P.Tonolo); 8) Dettato (P.Tonolo); 9) Porto franco (M.Calgaro);
10) Tonolulu (Federico Benedetti).

Recorded on 27th April 2017 at Cat Sound Studio, Badia Polesine (Rovigo),
by Mario Marcassa; mixed and mastered on 31st October 2017 at Art Music Studio, Bassano del Grappa (Vicenza), by Diego Piotto.

For a few years now jazz has become a major in Italian Conservatoires. The risk, for a type of music that always stood out for its exuberant vitality and the sincere desire to be played by the musicians, is to rest on past laurels and to settle for a banal déjà vu. This was not the case in Vicenza, where five talented and renowned musicians have met between the walls of the Conservatoire and have decided to not only teach there, but also to play together in the most natural way: a repertoire of original songs, some concerts, in order to give it a run out, and then everybody in the recording studio, to cement the band around a common product. The title of this new quintet’s record itself confirms it, as «Deep Art Men» clearly reminds us that these are professors of the Jazz Department of Arrigo Pedrollo conservatory in Vicenza. The cover notes written by Federico Benedetti, saxophonist and former student of Pietro Tonolo, who dedicated to his master the final track of the album, Tonolulu, are useful in this regard. Creativity and enthusiasm transpire indeed “…in the sunny serenity of Airport, with a surprising Birro on Fender Rhodes, in Dettato, a quiet but at the same time decisive and rapid song; in Progression and Porto Franco, both inspired by Shorter, where Calgaro is particularly eloquent, but also in the nocturnal magic of Bluerik, a brilliant postmodern tribute to Satie, that Tonolo colors of the many surprises that he extracts from his tenor sax…“. To be still mentioned “… among the many other pearls, Ammentos, a real celebration, that evokes the richness of all the southern parts of the world, where Maiore and Beggio effectively weave a polyrhythmic kaleidoscope in which everyone throws themselves headlong into a crackling game of sound ideas… “.  A record to be listened with the utmost attention, as it is able to give new and beautiful surprises at each listening.

 

Mara De Mutiis

«Out of Tempo»

Caligola 2242

notizie aggiuntive

Mara De Mutiis (vocals), Marco Contardi (piano), Giorgio Vendola (double bass), Pierluigi
Villani (drums). Added: Antonio Tosques (guitar) on tracks 1/2/3/4; Antonio Piacentino
(trumpet) & Franco Cirillo (tenor sax) on tracks 3/5; Michele Carrabba (tenor sax) on tracks
8/9; Antonio Del Sonno (trombone), Luigi Acquaro (alto sax) & Marco Destino (baritone
sax) on track 5; Gianni Iorio (bandoneon) on track 6; Alkemia Quartet on tracks 5/7.

1) Ciak (Gaetano Pistillo); 2) Go! (Felice Lionetti); 3) Out of tempo (Bruno Tommaso);
4) Paradiso perduto (F.Lionetti);  5) My land (F.Cirillo);
6) Sacada (M.Contardi); 7) Un nuovo sole (Silvano Mastromatteo);
8) The smile of a tear (M.De Mutiis); 9) Bebop for two (M.Contardi).
All music composed as above indicated; all lyrics by M.De Mutiis, except n° 7.

Recorded on 7th and 8th November 2015 at Clab Studios, Foggia, by Angelo De Cosimo;
mixed and mastered on 30th June 2016 at BoBo Studios, Bari, by Massimo Stano.

Secondo disco da leader della cantante Mara De Mutiis, «Out of tempo» si discosta non poco da quello del debutto, «The men I love», registrato con il gruppo americano di Antonio Ciacca e pubblicato nel 2016 da Dodicilune. Lì a farla da padrone erano otto noti standard, ciascuno legato al ricordo di un maestro della storia del jazz; qui invece la vocalist foggiana affronta una sfida ben più impegnativa, presentando nove canzoni nuove ed originali, nelle parole (in italiano) e nelle musiche, che ne conferma la raggiunta piena maturità artistica.
E come succede ormai sempre più raramente nell’epoca del “fai da te”, la De Mutiis, ad eccezione di The smile of a tear, interamente sua, per musicare i suoi testi si è avvalsa del prezioso aiuto di amici compositori – solo in due casi, Marco Contardi e Franco Cirillo, anche musicisti del disco – che hanno raccolto con entusiasmo l’invito.
Silvano Mastromatteo le ha regalato sia la musica che le parole della raffinata Un nuovo sole, dove al trio si aggiungono gli archi dell’Alkemia Quartet. È di Bruno Tommaso, nella cui orchestra fra l’altro qualche anno fa Mara aveva cantato, il brano scelto come titolo del disco, Out of tempo, certamente tra i più interessanti ed articolati, delicato ed allo stesso tempo ricco di variazioni ritmico–armoniche, una prova ardua per qualsiasi voce che la cantante pugliese, forte anche di studi classici, supera brillantemente. Dall’iniziale Ciak, sognante e lirica, con la chitarra di Antonio Tosques in evidenza, all’incalzante Bebop for two, intrisa di uno swing contagioso, l’album scorre via senza incertezze, frutto di un meticoloso lavoro di squadra, attento ad ogni dettaglio, e per questo decisamente riuscito.

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Mara De Mutiis (vocals), Marco Contardi (piano), Giorgio Vendola (double bass), Pierluigi
Villani (drums). Added: Antonio Tosques (guitar) on tracks 1/2/3/4; Antonio Piacentino
(trumpet) & Franco Cirillo (tenor sax) on tracks 3/5; Michele Carrabba (tenor sax) on tracks
8/9; Antonio Del Sonno (trombone), Luigi Acquaro (alto sax) & Marco Destino (baritone
sax) on track 5; Gianni Iorio (bandoneon) on track 6; Alkemia Quartet on tracks 5/7.
1) Ciak (Gaetano Pistillo); 2) Go! (Felice Lionetti); 3) Out of tempo (Bruno Tommaso);
4) Paradiso perduto (F.Lionetti);  5) My land (F.Cirillo);
6) Sacada (M.Contardi); 7) Un nuovo sole (Silvano Mastromatteo);
8) The smile of a tear (M.De Mutiis); 9) Bebop for two (M.Contardi).

All music composed as above indicated; all lyrics by M.De Mutiis, except n° 7.
Recorded on 7th and 8th November 2015 at Clab Studios, Foggia, by Angelo De Cosimo;
mixed and mastered on 30th June 2016 at BoBo Studios, Bari, by Massimo Stano.

This second album as a leader of singer Mara De Mutiis, «Out of tempo», is very far away from the debut «The men I love», recorded with Antonio Ciacca’s American band and published in 2016 by Dodicilune. There were eight well–known standards in that work, each linked to the memory of a master of jazz history; here instead the vocalist from Foggia faces a much more demanding challenge, presenting nine songs new and original, in the lyrics (in Italian) and in the music, confirming her reached full artistic maturity. And, as very rarely happens in the era of “do it yourself”, De Mutiis (with the only exception of The smile of a tear, written entirely by her), has availed herself of the precious help of some friends composers – only two of them, Marco Contardi and Franco Cirillo, are also musicians in this record – who enthusiastically collected the invitation. Silvano Mastromatteo gave her both the music and the lyrics of the refined Un nuovo sole, where the trio is joined by the strings of the Alkemia Quartet. The tune chosen as title for the record was composed by Bruno Tommaso, in whose orchestra Mara sang a few years ago: Out of Tempo is certainly one of the most interesting and articulated tracks, delicate and at the same time rich in rhythmic and harmonic variations, a difficult test for any voice, that the Apulian singer, also strong in classical studies, brilliantly exceeds. From the initial Ciak, dreamy and lyrical, with the highlight of the guitar by Antonio Tosques, to the incisive Bebop for two, imbued with a contagious swing, the album flows away without uncertainties, the result of meticulous teamwork, attentive to every detail, and thus definitely successful.

 

Brunod-Li Calzi-Savoldelli

«Nostalgia Progressiva»

Caligola 2241

notizie aggiuntive

Maurizio Brunod (acoustic and electric guitar, live sampling),Giorgio Li Calzi (trumpet,
flugelhorn, keyboards, electronics), Boris Savoldelli (voices, electronics, vocal synth).

1) Formentera lady (Fripp/Sinfield); 2) Matte kudusai (Belew/Fripp/Levin/Bruford);
3) Tomorrow never knows (Lennon/McCartney); 4) Shipbuilding (Costello/Langer);
5) Radio activity (Hütter/Schneider/Schult); 6) Medley: a] I talk to the wind (Fripp/Giles/
Lake/McDonald/Sinfield), b] Roots (Carr); 7) Starless (Fripp/Bruford/Cross/ Wetton);
8) Taranaki (Smith); 9) Moonchild (Fripp/Giles/Lake/McDonald/Sinfield);
10) Gioco di bimba (Reverberi/Tagliapietra/Pagliuca).

Recorded on 11th July 2017 at Il Pollaio Recording Studio, Ronco Biellese (Biella),
by Piergiorgio Miotto; mixed and mastered in 2018 by Giorgio Li Calzi.

Il titolo potrebbe forse trarre in inganno. Non siamo di fronte ad un’operazione che guarda con nostalgia al passato, nella fattispecie alla stagione d’oro del rock progressivo. D’altro canto tre musicisti lucidi e creativi come Maurizio Brunod, Giorgio Li Calzi e Boris Savoldelli non potevano accontentarsi di toccare solo queste corde. I 10 brani selezionati vengono riletti con i mezzi offerti dalle nuove tecnologie ma soprattutto con la consapevolezza che i 40 anni (e più …) che ci separano da quelle storiche registrazioni non sono passati invano.
E’ l’improvvisazione jazzistica, condita da un sapiente uso dell’elettronica, a guidare il trio in questa personale rilettura di un repertorio che non è poi tutto e solo “progressivo”. C’è il jazz–rock dei Nucleus di Ian Carr e dei Soft Machine di Robert Wyatt, c’è Elvis Costello, ci sono i Beatles più onirici a rendere ancor più cangianti le atmosfere musicali. Se i King Crimson fanno la parte del leone, vanno ricordate anche le riletture dei Kraftwerk e delle italianissime (veneziane per la precisione) Orme.
Sottolinea nelle sue esaurienti note di copertina il critico John Ephland (DownBeat): “Non è un approccio tanto avanguardistico quanto riflessivo, quello che hanno avuto i tre straordinari musicisti, capace di scavare a fondo su canzoni ricche di spunti sia melodici che ritmici, forse prendendo in giro quello che loro stessi avevano più amato in ciascun brano. Non ci sono gli eccessi del prog rock più convenzionale, ed infatti il brano più lungo supera di poco i 10 minuti, mentre tutti gli altri durano fra i 4 ed i 6 minuti. In altre parole, non siamo di fronte ad un’operazione nostalgica, dove la musica è riproposta da chi si accontenta di rivivere il passato …”.
Va precisato infine che il progetto è stato realizzato in tempi davvero rapidi. Alcuni riusciti concerti hanno convinto il trio sulla necessità di registrare. Tutto è stato fatto in un sol giorno, quasi in presa diretta, alla vecchia maniera. L’alchimia è risultata magica, e l’album appare estremamente fresco, sincero e naturale.

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Maurizio Brunod (acoustic and electric guitar, live sampling),Giorgio Li Calzi (trumpet,
flugelhorn, keyboards, electronics), Boris Savoldelli (voices, electronics, vocal synth).

1) Formentera lady (Fripp/Sinfield); 2) Matte kudusai (Belew/Fripp/Levin/Bruford);
3) Tomorrow never knows (Lennon/McCartney); 4) Shipbuilding (Costello/Langer);
5) Radio activity (Hütter/Schneider/Schult); 6) Medley: a] I talk to the wind (Fripp/Giles/
Lake/McDonald/Sinfield), b] Roots (Carr); 7) Starless (Fripp/Bruford/Cross/ Wetton);
8) Taranaki (Smith); 9) Moonchild (Fripp/Giles/Lake/McDonald/Sinfield);
10) Gioco di bimba (Reverberi/Tagliapietra/Pagliuca).

Recorded on 11th July 2017 at Il Pollaio Recording Studio, Ronco Biellese (Biella),
by Piergiorgio Miotto; mixed and mastered in 2018 by Giorgio Li Calzi.

Though the title may be misleading; we are not staring at an operation which aims to gaze back nostalgically at the past. Particularly at the golden age of progressive rock. After all, it wouldn’t have been enough for brilliant creative musicians like Maurizio Brunod, Giorgio Li Calzi and Boris Savoldelli. With the help of new technologies, but above all, with the consciousness that these forty (and more…) years since those historical recordings have not passed in vain, the ten songs which have been picked for this project are given new life.
It’s jazz improvisation, sprinkled with a clever use of electronics that leads the trio into a personal interpretation of a repertoire which isn’t just and only “progressive”. There’s the jazz–rock of Ian Carr’s Nucleus and Robert Wyatt’s Soft Machine; there’s Elvis Costello, the more dreamlike Beatles, to make the musical atmosphere more iridescent. Even if King Crimson represent the lion’s share, it is worth remembering the reinterpretations of German Kraftwerk and Italian Le Orme.
In his exhaustive blurb, John Ephland from DownBeat says: “It’s not so much a vanguard approach these exceptional musicians take but, to generalize, more of a ruminative approach, delving into songs rich in melodic as well as rhythmic content, perhaps teasing out what they themselves have loved so much about each tune. The famed excesses of traditional prog rock are absent as well, the longest number here clocking in at just over ten minutes, the rest hovering between four to six minutes in length. In other words, this ain’t no oldies but goodies act, with music simply recreated for ears designed to go down Memory Lane (a dead end, anyway)…“.
We also feel the need to point out that this project was realized in a really short time. After a couple of great concerts, the trio was convinced that it was necessary to record this experience. Everything was recorded in one day, mostly live, like in the old days. The alchemy which resulted was magic, and the album appears extremely fresh, honest, and natural.

Soggetti-Corini-Maniscalco

«Something out of nothing»

Caligola 2240

notizie aggiuntive

Roberto Soggetti (piano),Giulio Corini (double bass), Emanuele Maniscalco (drums).

1) Naïri Mariame (G.Corini); 2) Dawkins theory (R.Soggetti);
3) Slow (E.Maniscalco); 4) Orcoman (R.Soggetti); 5) Kiki (R.Soggetti);
6) Dawk’s blues (E.Maniscalco); 7) Memi (R.Soggetti); 8) Stelle (R.Soggetti);
9) Eight tears ago (G.Corini); 10) Neuer mond (E.Maniscalco).

Recorded on 18th and 19th December 2016, at Auditorium Cavalli,
Castrezzato (Brescia), and mixed in 2017 at Perpetuum Mobile, by Marco Tagliola;
mastered in 2018 by Giovanni Versari, at La Maestà Studio, Tredozio (Forlì–Cesena).

Siamo di fronte ad un trio davvero paritetico, perfettamente coeso ed equilibrato, anche se metà delle dieci composizioni originali sono del pianista e l’altra metà se la spartiscono Emanuele Maniscalco e Giulio Corini. Non è un caso che il gruppo bresciano, nato dalla combinazione di tre inclinazioni musicali simili ma allo stesso tempo personali, abbia preferito chiamarsi Soon anziché Roberto Soggetti Trio.
Le tre differenti personalità convergono in strutture compositive che confermano la comune passione per la ricerca nell’ambito della musica improvvisata, ma anche un profondo legame con la tradizione jazzistica. Il cuore e le orecchie ci indirizzano più verso la penisola scandinava che al di là dell’oceano. D’altra parte i percorsi musicali di Roberto Soggetti, partito come flautista classico e quindi convertitosi al piano jazz, e della più giovane coppia ritmica formata da Giulio Corini ed Emanuele Maniscalco, sembrano confluire quasi naturalmente in questo trio, che predilige un jazz quieto e riflessivo, ama le atmosfere sospese piuttosto che le improvvise accelerazioni ritmiche, è insomma più impressionista che espressionista.Il contrabbassista si è formato nei laboratori di Stefano Battaglia ed è stato tra i fondatori e principali esponenti del collettivo El Gallo Rojo, mentre il batterista – che con lo svizzero Nicolas Masson, sax, ha già inciso per Ecm – noto per aver suonato qualche anno fa con Enrico Rava, si è trasferito da qualche anno a Copenhagen, ed era partito come Soggetti da un altro strumento, il pianoforte, che però continua a praticare.
Difficile indicare delle preferenze fra dieci brani egualmente avvincenti e riusciti: il disco scorre via dall’inizio alla fine, senza mai accusare pause soporifere né cali di tensione. Scrive Pietro Tonolo nelle note di copertina: “… per produrre una musica così (fluida ma organica, complessa ma naturale, sorprendente ma logica) bisogna essere ben inseriti nel proprio tempo, aver interamente metabolizzato la modernità in tutti i suoi aspetti ed in tutte le conseguenze. Ed anche avere a voglia – e la capacità – di divertirsi e, di conseguenza, di divertire …”.

additional news

Roberto Soggetti (piano),Giulio Corini (double bass), Emanuele Maniscalco (drums).

1) Naïri Mariame (G.Corini); 2) Dawkins theory (R.Soggetti);
3) Slow (E.Maniscalco); 4) Orcoman (R.Soggetti); 5) Kiki (R.Soggetti);
6) Dawk’s blues (E.Maniscalco); 7) Memi (R.Soggetti); 8) Stelle (R.Soggetti);
9) Eight tears ago (G.Corini); 10) Neuer mond (E.Maniscalco).

Recorded on 18th and 19th December 2016, at Auditorium Cavalli,
Castrezzato (Brescia), and mixed in 2017 at Perpetuum Mobile, by Marco Tagliola;
mastered in 2018 by Giovanni Versari, at La Maestà Studio, Tredozio (Forlì–Cesena).

We are dealing here with a truly equal, perfectly cohesive and balanced trio, even though half of the ten original compositions are from the pianist and the other half are from by Emanuele Maniscalco and Giulio Corini. It is no coincidence that the band from Brescia, which originated from the combination of three similar but at the same time personal musical inclinations, has preferred to call itself “Soon” instead of Roberto Soggetti Trio. The three different personalities converge in compositional structures that confirm the common passion for research on improvisation, but also a deep connection with the jazz tradition. Our heart and ears address us to Scandinavia rather than overseas.
On the other hand the music paths of Roberto Soggetti, who started as a classical flutist and then converted to piano jazz, and the younger rhythmic couple formed by Giulio Corini and Emanuele Maniscalco, seem to almost naturally converge in this trio, which focuses on a quiet and thoughtful jazz, loves suspended atmospheres rather than sudden rhythmic accelerations, it is hence more impressionist than expressionist. The double bassist was trained in the workshops of Stefano Battaglia in Siena and was among the founders and main exponents of the collective El Gallo Rojo, while the drummer – who has already recorded for Ecm with the Swiss saxophonist Nicolas Masson – known for playing also with Enrico Rava, has moved to Copenhagen a few years ago; similarly to Soggetti, he started with another instrument, the piano, which he still continues to practice.
It is hard to give preferences among ten equally compelling and successful songs: the record runs from beginning to end, without ever falling into soporific pauses or drops in tension. Pietro Tonolo writes in the liner notes: “… to produce such music (fluid but organic, complex but natural, surprising but logical) it is necessary to be well integrated in one’s own time, to have completely metabolized modernity in all its aspects and consequences. And also to have the desire – and the ability – to be amused and, as a result, to amuse…. “.

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