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Luca Zennaro

«Javaskara»

Caligola 2237

notizie aggiuntive

Luca Zennaro (electric guitar), Nicola Caminiti (alto sax), Nicolò Masetto (double bass),
Marco Soldà (drums). Special guest: Federico Pierantoni (trombone), on tracks n. 5 & 6.

1) Tema di Baker Street; 2) Can’t wait for Enrico; 3) Nora;
4) If I could, why not?; 5) Sounds like a lie; 6) Giochi di luci (Marco Tamburini);
7) Don’t trust your classmates; 8) Ritorno a Baker Street.
All tunes composed by Luca Zennaro except where indicated.

Recorded on 9th and 10th August 2017 by Mario Marcassa at Cat Sound Studio, Badia
Polesine (Rovigo); mixed and mastered in November 2017 by Stefano Onorati.

Ha da poco compiuto ventuno anni Luca Zennaro, di Chioggia, e sta ancora frequentando il Dipartimento Jazz del Conservatorio F.Venezze di Rovigo, dove ha avuto modo di farsi apprezzare nel suo ultimo anno di insegnamento da Marco Tamburini. Che sia così giovane non si direbbe. Il suo primo disco da leader sembra fotografare un musicista già maturo, forte di una precisa idea musicale.
Molti i riconoscimenti sin qui ottenuti: Zennaro è secondo nel 2017 al concorso Jazz Stage di Riga, dove ha occasione di suonare con uno dei suoi idoli, Kurt Rosenwinkel, ma nello stesso anno è anche tra i finalisti del premio Massimo Urbani. Il trio ritmico veneto, completato dai solidi Nicolò Masetto e Marco Soldà, ha incontrato il sassofonista siciliano Nicola Caminiti – ora brillante studente della Manhattan School – nei seminari estivi di Siena Jazz 2016, e l’empatia nata in breve tempo tra i quattro musicisti è parsa così naturale da convincere Luca a formare il suo primo gruppo stabile.
I brani, composti dal chitarrista in questi ultimi due anni, alternano episodi dal forte impatto ritmico ad altri più eterei e riflessivi, ma colpiscono tutti per la loro freschezza e capacità di catturare l’attenzione sin dal primo ascolto. Oltre a sette riuscite composizioni originali – fra cui ci piace ricordare Ritorno a Baker Street ma anche le più movimentate Can’t wait for Enrico e Sounds like a lie – Zennaro propone un’accorata rilettura di Giochi di luci, dolcissima ballad di Marco Tamburini, indimenticato maestro che aveva subito intuito il suo talento. In questo, così come nel brano che lo precede, si aggiunge con efficacia al quartetto il ventottenne trombonista bolognese Federico Pierantoni, cui va dato merito di essere entrato senza problemi nello spirito del disco.
Una curiosità, legittima, viene suscitata dal titolo prescelto, che ricorda le lingue dell’Europa orientale ma che non è altro invece che una versione “esotica” di giavascara, parola che nel dialetto dei nonni polesani di Luca significa scapigliato. Anche questa è una scelta che la dice lunga su come questo lavoro sia il frutto di una ricerca, non solo musicale, che ha che fare con le sue origini.

Massimo De Mattia Suonomadre 

«Ethnoshock!»

Caligola 2236

notizie aggiuntive

Massimo De Mattia (piccolo, flute, alto & bass flute),
Luigi Vitale (vibes, balafon, electronics), Giorgio Pacorig (Fender Rhodes, keyboards),
Zlatko Kaučič (drums, percussion, electronics).

1) Appropriation art; 2) Suono rosso; 3) What music do pets like?;
4) Giapeto; 5) Suburbs; 6) Ethnoshock!.
All tunes composed by M.De Mattia/L.Vitale/G.Pacorig/Z.Kaučič.

Live recorded by Iztok Zupan on 4h July 2017, in Udine (Udin&Jazz festival);
mixed and mastered by Claudio Zambenedetti, in September 2017,
at Imput Level Studios, San Biagio di Callalta (Treviso).

Il quarto disco pubblicato per Caligola dal flautista friulano, protagonista ormai consolidato del jazz contemporaneo europeo, proviene, come il precedente («Il sogno di una cosa», 2016), da una riuscita registrazione “live”, a dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che talvolta i concerti sono i migliori studi di registrazione per un gruppo, se affiatato e con un forte progetto alle spalle.
In questo caso il disco è l’integrale riproposizione di una riuscita performance tenutasi al festival “Udin&Jazz 2017”, di cui si era già parlato un gran bene. Scrive di quel concerto il critico Gerlando Gatto su “A proposito di jazz”:  «… quella di Massimo e compagni è stata una delle performance più riuscite dell’intero festival: la musica scorre fluida, senza un attimo di stanca, con tutti e quattro i musicisti con le orecchie e la mente bene aperte per individuare, magari in anticipo, la strada che il compagno intende seguire. È uno spettacolo vedere come nessuna sollecitazione rimanga senza risposta, come l’improvvisazione totale non significhi caos ma costruzione di un discorso con una sua precisa motivazione».
Era presente a quell’esibizione anche Neri Pollastri, che commenta su “All About Jazz”: «… De Mattia è uno dei più validi e intransigenti improvvisatori radicali del nostro paese, e il quartetto da lui assemblato vedeva un altro improvvisatore senza compromessi come Zlatko Kaucic, quindi Giorgio Pacorig – altro artista che non si tira indietro di fronte alle situazioni estreme – e Luigi Vitale al vibrafono… Complice forse proprio la situazione ambientale non ideale, che ha spinto i quattro ad alzare volumi e dinamica, il concerto è risultato non solo bellissimo ma anche talmente coinvolgente che il pubblico – anche quello meno abituato al genere – se ne è restato al suo posto, attento e partecipe, sino al termine. Certo, lo spettacolo non è mancato neppure dal punto di vista scenico … il tutto con esiti ovviamente mai lineari o lirici, ma turbolenti e coinvolgenti, dal grande potere attrattivo e comunicativo».

Mshakht & New Landscapes 

«Walking sounds»

Caligola 2235

notizie aggiuntive

Luca Chiavinato (oud, lute), Silvia Rinaldi (violin), Francesco Ganassin (clarinets), Dario
Bano (percussion) plus Ensemble Mshakht with, among others, Abdullah Mohammed
Amin Tamo (vocals), Niwar Ismat Issa (qanon), Saman Fakhradin Abdulkareem (oud,
violin), Hoshyar Karim Rashid (oud). Special guests : Sergio Marchesini (accordion) on
tracks n.2/6, Aisha Ruggieri (piano, hammond) on tracks n. 2/6/7.

1) Domiz Camp soundscape 1; 2) Garam Masala (F.Ganassin); 3) Faraway so close
(N.Ismat Issa/F.Ganassin); 4) Rojava (A.M.Amin Tamo); 5) Domiz Camp soundscape 2;
6) Walking sounds (S.Marchesini); 7) Comunication breakdown (H.Karim Rashid
/A.Ruggieri); 8) Domiz Camp soundscape 3; 9) Reya kobare (traditional);
10) Walqissat (L.Chiavinato); 11) Domiz Camp soundscape 4.

Domiz Camp soundscapes (tracks n. 1, 5, 8, 11) and other tunes live recorded by Luca
Chiavinato at Domiz Refugee Camp, Iraq/Kurdistan, in July 2017; studio recording, mixing
and post–production at Franz[.]Suono Studio, Cadoneghe (Padova), in October 2017.

Beatles vs. Stones”: una rivalità che per molti è stata costruita ad arte. La storia delle due rock band inglesi ha percorso di fatto tutti gli anni ’60 lasciando tracce indelebili in una miriade di splendide canzoni che sono entrate di diritto nel Gotha della musica popolare del ‘900. Più che la rivalità fra i due gruppi, al trio protagonista di «Oxymoron» interessa proprio quello sterminato repertorio, ancora lontano dall’esser stato totalmente esplorato, e che lascia quindi ampi margini per nuove originali interpretazioni.
Kathya West, Valerio Scrignoli e Danilo Gallo affrontano sedici brani di Beatles e Rolling Stones – per almeno metà non fra i loro più famosi successi – con lo spirito libero, creativo e sfidante del jazz, ma senza per questo snaturare la melodia delle canzoni che hanno scelto di re–inventare, rallentandone non poco i ritmi. Va posta grande attenzione alle sfumature, al “non detto”, al solo accennato, al sottile gioco fra le due chitarre, quasi una sfida per la voce, spesso un sussurro, straniante e personale della West, che ha comunque il merito di saper rimanere sempre perfettamente “dentro” la canzone, anche quando sembra volerla completamente trasformare.
La partenza, onirica e malinconica con, nell’ordine, Paint it black e Lucy in the sky with diamonds colpisce nel segno e fa entrare subito l’ascoltatore nello spirito del disco. Si arriva così, quasi senza accorgersene, dopo la sedicesima brevissima traccia, Sympathy for the Devil, sorta di prova, alla “ghost track” dell’album, che è invece la ripresa di Wild horses. Una considerazione finale: c’era, eccome, anche George Harrison nei Fab Four, e le sue due gemme scelte per «Oxymoron» (While my guitar gently weeps e Here comes the sun) lo testimoniano nel migliore dei modi.

additional news

Luca Chiavinato (oud, lute), Silvia Rinaldi (violin), Francesco Ganassin (clarinets), Dario
Bano (percussion) plus Ensemble Mshakht with, among others, Abdullah Mohammed
Amin Tamo (vocals), Niwar Ismat Issa (qanon), Saman Fakhradin Abdulkareem (oud,
violin), Hoshyar Karim Rashid (oud). Special guests : Sergio Marchesini (accordion) on
tracks n.2/6, Aisha Ruggieri (piano, hammond) on tracks n. 2/6/7.

1) Domiz Camp soundscape 1; 2) Garam Masala (F.Ganassin); 3) Faraway so close
(N.Ismat Issa/F.Ganassin); 4) Rojava (A.M.Amin Tamo); 5) Domiz Camp soundscape 2;
6) Walking sounds (S.Marchesini); 7) Comunication breakdown (H.Karim Rashid
/A.Ruggieri); 8) Domiz Camp soundscape 3; 9) Reya kobare (traditional);
10) Walqissat (L.Chiavinato); 11) Domiz Camp soundscape 4.

Domiz Camp soundscapes (tracks n. 1, 5, 8, 11) and other tunes live recorded by Luca
Chiavinato at Domiz Refugee Camp, Iraq/Kurdistan, in July 2017; studio recording, mixing
and post–production at Franz[.]Suono Studio, Cadoneghe (Padova), in October 2017.

Just one year after «Rumors» (Caligola 2224), debut album that has drawn a lot of attention in different musical areas due to its fresh transversality, the New Landscapes trio is protagonist of a new exciting project, that looks to the Arabic music world, and especially the Middle-East. It all started from the experience lived by Luca Chiavinato and percussionist Dario Bano in the summer of 2017 at the Domiz Camp, in Iraqi Kurdistan, which has gathered over 30,000 Syrian refugees. A strong experience, as they say, but at the same time very stimulating artistically.
Working day after day with young musicians at the Camp, but also with professionals, singers and oud players in primis, has been so productive to convince Bano and Chiavinato to record as much material as possible, asking, once back home, to the members of New Landscape and other musicians friends, to enrich it with a patient work in the recording studio, which ended only in October 2017.
This original work, «Waking sounds», is born from an unpredictable and highly creative sum of energy, which will capture the attention of fans of ethnic and jazz, but not only. The qanon (Arabian 78-stringed zither) by Niwar Ismat Issa (Faraway so close), the suggestive voice of Amin Tamo (Rojava), the oud by Karim Rashid (Communication breakdown) and Saman Abdulkareem – coordinator of the Middle Eastern part of the project – but also the keyboards by Aisha Ruggieri, the percussion by Dario Bano, the accordion by Sergio Marchesini (the singable and danceable title track is his), the bass clarinet by Francesco Ganassin, the violin by Silvia Rinaldi, the lute and the oud by Luca Chiavinato, who resumed his Walkissat here (from «Rumors»), each have for their part made an important contribution to the success of the operation.
But the fascinating musical outcome is the result of a collective work, a patient craftsmanship that recalls the workshops of the great masters of the Italian Renaissance. This is confirmed by the only traditional song on the album, Reya kobare, and the four short Soundscapes, important links between the songs, not simple fillers of the Cd.

Roberta Brighi L.W. 6tet 

«Lonely woman»

Caligola 2234

notizie aggiuntive

Giorgia Sallustio (vocals), Gianluca Zanello (alto sax), Natan Sinigaglia (tenor sax),
Lorenzo Blardone (piano), Roberta Brighi (electric bass), Andrea Bruzzone (drums).

1) Una muy bonita; 2) Lorraine; 3) W.R.U.; 4) Peace (H.Silver/O.Coleman);
5) Ramblin’; 6) Chronology; 7) Lonely woman (H.Silver/O.Coleman); 8) Congeniality.
All tunes, except where indicated,  composed by Ornette Coleman;
all arrangements by Roberta Brighi.

Recorded by Stefano Spina on 14th /15th March 2017, mixed and mastered
by Roberto Cecchetto and Stefano Spina, at Orlando Music Studio, Milano.

Stupisce non poco che una ragazza di non ancora 24 anni (ci riferiamo ai giorni della registrazione), già eccellente specialista del basso elettrico, scelga di omaggiare per il suo album del debutto da leader (precoce) Ornette Coleman. Sorprende ma colpisce nel segno Roberta Brighi, affascinata dalle teorie armolodiche del maestro del free, linguaggio che non ha certo imparato al Conservatorio di Como, dove ha da poco completato gli studi sotto la guida di Marco Micheli.
La bassista lombarda é qui alla testa di un sestetto giovanissimo e d’inusuale composizione, almeno in relazione ai brani scelti, provenienti da quattro album del  primo quartetto con Don Cherry, registrati fra 1959 e 1961. La formazione rimanda piuttosto al Coleman che suonava con Dewey Redman, forse per l’accostamento sax contralto–sax tenore; sono invece del tutto inediti sia l’inserimento  della voce, quella di Giorgia Sallustio, la più nota fra i componenti del gruppo (ha pubblicato due anni or sono per Caligola «Around Evans»), che quello del pianoforte di Lorenzo Blardone (splendido il suo solo nella finale Congeniality). Rimane da menzionare il batterista Andrea Bruzzone, che forma con la leader una coppia ritmica pulsante ed affiatata, in grado – scusate se è poco – di far rivivere senza snaturare la musica di Ornette, ancora attualissima.
E’ proprio sul ritmo che viene compiuta l’operazione forse più originale (divertente il battito delle mani a tempo dei musicisti in Lorraine). Il basso elettrico sembra cadenzare in modo più serrato quei tempi che il contrabbasso invece talvolta dilata (illuminante a questo proposito l’incipit quasi ossessivo di Ramblin’, fra gli episodi più convincenti del disco), ed il pianoforte – usato peraltro da Coleman solo nel disco del debutto ed a fine carriera con Geri Allen – non appare mai invadente, centellinando con intelligenza i suoi interventi, alla stregua della voce.
Bella infine l’idea di accostare Ornette Coleman ad Horace Silver unendo due loro brani che portano lo stesso titolo (Peace, Lonely woman) e che vengono accostati come in una sorta di medley: quella che poteva sembrare una forzatura artificiosa si rivela invece un esperimento felicemente riuscito.

additional news

Giorgia Sallustio (vocals), Gianluca Zanello (alto sax), Natan Sinigaglia (tenor sax),
Lorenzo Blardone (piano), Roberta Brighi (electric bass), Andrea Bruzzone (drums).

1) Una muy bonita; 2) Lorraine; 3) W.R.U.; 4) Peace (H.Silver/O.Coleman);
5) Ramblin’; 6) Chronology; 7) Lonely woman (H.Silver/O.Coleman); 8) Congeniality.
All tunes, except where indicated,  composed by Ornette Coleman;
all arrangements by Roberta Brighi.

Recorded by Stefano Spina on 14th /15th March 2017, mixed and mastered
by Roberto Cecchetto and Stefano Spina, at Orlando Music Studio, Milano

It is astonishing how a not yet 24 years old girl, already an excellent electric bass player, chooses to pay homage to Ornette Coleman in her (early) debut album as a leader. Roberta Brighi amazes, but hits the spot, fascinated by the theories of the master of free jazz, language that she has certainly not learned at the Conservatory of Como, where she has recently completed her studies under the guidance of Marco Micheli.
The Lombard bassist is here at the head of a very young and unusually assorted sextet, at least in relation to the chosen pieces, coming from four albums of the first quartet with Don Cherry, recorded between 1959 and 1961. The line-up refers rather to the Coleman who played with Dewey Redman, perhaps because of the combination of alto-sax – tenor-sax; instead, the inclusion of vocals, by Gioria Sallustio, the most renowned member of the band (she published «Around Evans» two years ago for Caligola), and that of the piano by Lorenzo Blardone (his solo in the finale of Congeniality is excellent), are completely new elements. We need to mention the drummer Andrea Bruzzone, who forms with the leader a pulsating and tight-knit rhythmic pair, able to revive whithout distorting Ornette’s still very current music, no less.
It is precisely on the rhythm that the most original operation is performed (the beat of the hands in time to the musicians in Lorraine is fun). The electric bass seems to tighten those tempos that the double bass sometimes instead dilates (the almost obsessive incipit of Ramblin’, among the most convincing episodes of the record, is illuminating in this regard), and the piano – that Coleman only used in his debut album and at the end of his career with Geri Allen – is never intrusive, and its interventions are intelligently sited, as well as the vocals.
Finally, juxtaposing Ornette Coleman to Horace Silver by combining two of their tracks that bear the same title (Peace, Lonely Woman) in a sort of medley is a good idea: what might seem an artificial forcing turns out to be a happily successful experiment.

Di Vi KAPPA 3

«Oxymoron»

Caligola 2233

notizie aggiuntive

Kathya West (vocals, ‘mbira, harmonica, percussion, kavall flute),
Valerio Scrignoli (acoustic guitar; left), Danilo Gallo (acoustic guitar; right).

1) Paint it black (M.Jagger/K.Richards); 2) Lucy in the sky with diamonds (J.Lennon/
P.McCartney); 3) Wild horses (M.Jagger/K.Richards); 4) Blackbird (J.Lennon/
P.McCartney); 5) Love is strong (M.Jagger/K.Richards); 6) While my guitar gently
weeps (G.Harrison); 7) Lady Jane (M.Jagger/K.Richards); 8) Get back (J.Lennon/
P.McCartney); 9) And I love her (J.Lennon/P.McCartney); 10) Honky tonk women
(M.Jagger/K.Richards); 11) She’s leaving home (J.Lennon/P.McCartney);
12) (I can’t get no) Satisfaction (M.Jagger/K.Richards); 13) Here comes the sun
(G.Harrison); 14) Brown sugar (M.Jagger/K.Richards); 15) Across the Universe
(J.Lennon/P.McCartney); 16) Sympathy for the Devil (M.Jagger/K.Richards).

Recorded, mixed and mastered at Crossroad Recording Studio,
Cologno Monzese (Milano), by Vins De Leo, in March 2017.

Beatles vs. Stones”: una rivalità che per molti è stata costruita ad arte. La storia delle due rock band inglesi ha percorso di fatto tutti gli anni ’60 lasciando tracce indelebili in una miriade di splendide canzoni che sono entrate di diritto nel Gotha della musica popolare del ‘900. Più che la rivalità fra i due gruppi, al trio protagonista di «Oxymoron» interessa proprio quello sterminato repertorio, ancora lontano dall’esser stato totalmente esplorato, e che lascia quindi ampi margini per nuove originali interpretazioni.
Kathya West, Valerio Scrignoli e Danilo Gallo affrontano sedici brani di Beatles e Rolling Stones – per almeno metà non fra i loro più famosi successi – con lo spirito libero, creativo e sfidante del jazz, ma senza per questo snaturare la melodia delle canzoni che hanno scelto di re–inventare, rallentandone non poco i ritmi. Va posta grande attenzione alle sfumature, al “non detto”, al solo accennato, al sottile gioco fra le due chitarre, quasi una sfida per la voce, spesso un sussurro, straniante e personale della West, che ha comunque il merito di saper rimanere sempre perfettamente “dentro” la canzone, anche quando sembra volerla completamente trasformare.
La partenza, onirica e malinconica con, nell’ordine, Paint it black e Lucy in the sky with diamonds colpisce nel segno e fa entrare subito l’ascoltatore nello spirito del disco. Si arriva così, quasi senza accorgersene, dopo la sedicesima brevissima traccia, Sympathy for the Devil, sorta di prova, alla “ghost track” dell’album, che è invece la ripresa di Wild horses. Una considerazione finale: c’era, eccome, anche George Harrison nei Fab Four, e le sue due gemme scelte per «Oxymoron» (While my guitar gently weeps e Here comes the sun) lo testimoniano nel migliore dei modi.

additional news

Kathya West (vocals, ‘mbira, harmonica, percussion, kavall flute),
Valerio Scrignoli (acoustic guitar; left), Danilo Gallo (acoustic guitar; right).

1) Paint it black (M.Jagger/K.Richards); 2) Lucy in the sky with diamonds (J.Lennon/
P.McCartney); 3) Wild horses (M.Jagger/K.Richards); 4) Blackbird (J.Lennon/
P.McCartney); 5) Love is strong (M.Jagger/K.Richards); 6) While my guitar gently
weeps (G.Harrison); 7) Lady Jane (M.Jagger/K.Richards); 8) Get back (J.Lennon/
P.McCartney); 9) And I love her (J.Lennon/P.McCartney); 10) Honky tonk women
(M.Jagger/K.Richards); 11) She’s leaving home (J.Lennon/P.McCartney);
12) (I can’t get no) Satisfaction (M.Jagger/K.Richards); 13) Here comes the sun
(G.Harrison); 14) Brown sugar (M.Jagger/K.Richards); 15) Across the Universe
(J.Lennon/P.McCartney); 16) Sympathy for the Devil (M.Jagger/K.Richards).

Recorded, mixed and mastered at Crossroad Recording Studio,
Cologno Monzese (Milano), by Vins De Leo, in March 2017.

Beatles vs. Stones”: una rivalità che per molti è stata costruita ad arte. La storia delle due rock band inglesi ha percorso di fatto tutti gli anni ’60 lasciando tracce indelebili in una miriade di splendide canzoni che sono entrate di diritto nel Gotha della musica popolare del ‘900. Più che la rivalità fra i due gruppi, al trio protagonista di «Oxymoron» interessa proprio quello sterminato repertorio, ancora lontano dall’esser stato totalmente esplorato, e che lascia quindi ampi margini per nuove originali interpretazioni.
Kathya West, Valerio Scrignoli e Danilo Gallo affrontano sedici brani di Beatles e Rolling Stones – per almeno metà non fra i loro più famosi successi – con lo spirito libero, creativo e sfidante del jazz, ma senza per questo snaturare la melodia delle canzoni che hanno scelto di re–inventare, rallentandone non poco i ritmi. Va posta grande attenzione alle sfumature, al “non detto”, al solo accennato, al sottile gioco fra le due chitarre, quasi una sfida per la voce, spesso un sussurro, straniante e personale della West, che ha comunque il merito di saper rimanere sempre perfettamente “dentro” la canzone, anche quando sembra volerla completamente trasformare.
La partenza, onirica e malinconica con, nell’ordine, Paint it black e Lucy in the sky with diamonds colpisce nel segno e fa entrare subito l’ascoltatore nello spirito del disco. Si arriva così, quasi senza accorgersene, dopo la sedicesima brevissima traccia, Sympathy for the Devil, sorta di prova, alla “ghost track” dell’album, che è invece la ripresa di Wild horses. Una considerazione finale: c’era, eccome, anche George Harrison nei Fab Four, e le sue due gemme scelte per «Oxymoron» (While my guitar gently weeps e Here comes the sun) lo testimoniano nel migliore dei modi.

MACIEK PYSZ

& DANIELE DI BONAVENTURA

«Coming Home»

Caligola 2232

notizie aggiuntive

Maciek Pysz (acoustic and electric guitar), Daniele di Bonaventura (piano, bandoneon).

1) Lights (M.Pysz); 2) Blue tango (M.Pysz); 3) Nadir (D.di Bonaventura);
4) Streets (M.Pysz); 5) Intro (Pysz/di Bonaventura); 6) Tango (D.di Bonaventura);
7) Paquito (D.di Bonaventura); 8) Tree (M.Pysz); 9) I gazzillori (D.di Bonaventura);
10) More & more (M.Pysz); 11) Coming home (M.Pysz).

Recorded, mixed and mastered on 11th, 12th and 13th May 2017,
at Artesuono Recording Studios, Cavalicco (Udine), by Stefano Amerio.

«Coming home» è il quarto album da leader del musicista polacco Maciek Pysz, classe 1982, che fa seguito, nell’ordine, a «Insight» (2013), in trio con Yuri Goloubev e Asaf Sirkis, «A journey» (2015), dove il trio diventa quartetto grazie all’innesto di Daniele di Bonaventura, ed al più recente «London stories», realizzato in duo con il chitarrista Gianluca Corona. Pysz predilige le chitarre acustiche, con cui ha ormai maturato uno stile estremamente personale, lirico e scorrevole,  che gli consente di affrontare con grande fluidità e  naturalezza anche i passaggi più difficili.
Trasferitosi poco più che ventenne a Londra, dove si è presto messo in luce per la rara facilità nel riuscire ad unire virtuosismo strumentale e fantasia melodica, il chitarrista polacco si è già esibito in molti importanti festival (nel 2013 e nel 2017 anche in quello, assai prestigioso, di Londra).  Musicista sensibile e raffinato, oltre che pregevole compositore, ha quindi avuto occasione di rincontrare Daniele di Bonaventura, costituendo con lui un duo che, dopo una serie di concerti in Italia e Polonia, ma soprattutto dopo questa riuscita incisione, realizzata da Stefano Amerio, ha tutte le carte in regola per poter diventare stabile.
Di Bonaventura, fra i più apprezzati bandoneonisti italiani, soprattutto grazie all’ormai lunga collaborazione con Paolo Fresu, che ha contribuito ad aumentarne la popolarità, è anche uno splendido compositore e pianista – si ascoltino a tal proposito More & more e Blue tango di Pysz, ma anche il suo Tango, con relativa breve introduzione improvvisata – anche se in questa veste assai meno apprezzato di quanto meriterebbe.
Album crepuscolare, come il titolo lascia chiaramente intendere, «Coming home» è giocato su sottili sfumature e melodie intense ma appena sussurrate, capaci di dilatarsi oltre ogni aspettativa. Pysz riesce a farlo per esempio, grazie al sapiente uso della chitarra elettrica, nel brano che dà il titolo all’album, e di cui costituisce un’ideale chiusura. Non manca qualche episodio più disteso e movimentato – Nadir, Paquito e I gazzillori su tutti –  ma alla fine è sempre la malinconia del tango a plasmare gran parte del lavoro.  E’, in definitiva, un “ritorno a casa”, quello del duo Pysz–di Bonaventura, che unisce la gioia nel ritrovare gli affetti più cari alla nostalgia di quello che ci si è appena lasciati alle spalle.

additional news

Maciek Pysz (acoustic and electric guitar), Daniele di Bonaventura (piano, bandoneon).

1) Lights (M.Pysz); 2) Blue tango (M.Pysz); 3) Nadir (D.di Bonaventura);
4) Streets (M.Pysz); 5) Intro (Pysz/di Bonaventura); 6) Tango (D.di Bonaventura);
7) Paquito (D.di Bonaventura); 8) Tree (M.Pysz); 9) I gazzillori (D.di Bonaventura);
10) More & more (M.Pysz); 11) Coming home (M.Pysz).

Recorded, mixed and mastered on 11th, 12th and 13th May 2017,
at Artesuono Recording Studios, Cavalicco (Udine), by Stefano Amerio.

«Coming home» is the fourth album as a leader by the Polish musician Maciek Pysz, born in 1982, which follows «Insight» (2013), recorded in trio with Yuri Goloubev and Asaf Sirkis, «A journey» (2015), where the trio becomes quartet thanks to the engagement of Daniele di Bonaventura, and «London stories», carried out in duo with the Italian guitarist Gianluca Corona. Pysz favors acoustic guitars, with which he has developed an extremely personal, lyrical and smooth style that allows him to deal even with the most difficult passages with great fluidity and naturalness.
He was barely twenty years old when he moved to London, where he soon got noticed thanks to his rare ease in merging instrumental virtuosity and melodic fantasy, and as of now the guitarist has already performed in many important venues. A sensible and sophisticated musician and a distinguished composer, he then had the chance to meet again Daniele di Bonaventura, forming with him a duo that, after a series of concerts in Italy and Poland, but especially after this successful recording made by Stefano Amerio, seems to have become a stable band.
Di Bonaventura, among the most appreciated bandoneonists in Europe, especially thanks to the long collaboration with Paolo Fresu, which has helped increase his popularity, is also a wonderful composer and pianist – listen, in this regard, to Maciek Pysz’s More & more and Blue tango, but also to Daniele di Bonaventura’s Tango, together with its short improvised introduction – although in this role he is less appreciated than he deserves.
A crepuscular album, as its title clearly suggests, «Coming home» is played with subtle nuances and intense, but barely whispered, melodies, able of dilate beyond every expectation.
The guitarist succeeds in doing so, for example, thanks to the wise use of the electric guitar, in the song that gives the title to the album, and of which is an ideal closure. There are also some more relaxed and lively episodes – Nadir, Paquito and I gazzillori above all – but in the end it is always tango’s melancholy to dominate most of the work. It is in short a “homecoming”, which combines the joy of regaining the dearest ones with the nostalgia of what’s just been left behind.

CLAUDIO COJANIZ & ALEXANDER BALANESCU

«Si Song»

Caligola 2231 DVD

notizie aggiuntive

Claudio Cojaniz (piano, conduction), Mirko Cisilino (trumpet, flugelhorn),
Gabriele Cancelli (trumpet, cornet), Toni Costantini, Leo Virgili (trombone),
Alessandro Turchet (electric & double bass), Luca Colussi (drums),
Luca Grizzo (percussion, vocals). Special guest: Alexander Balanescu (violin).

1) African market; 2) Wa blues; 3) Blue dance; 4) Spirit of shadows;
5) Requiem; 6) Emisphere; 7) Grand Bazar.
All tunes composed and arranged by Claudio Cojaniz.

Produced by Municipality of Roccella Jonica (Reggio Calabria), Italy; live filmed on August
20, 2016, at Teatro al Castello, Roccella Jonica by Giuseppe Mazzaferro; edited and
mastered by Walter Bertolo, at Digitalsound Recording Studio, Vedelago (Treviso).

Un anno prima del suo esordio discografico («Sound of Africa», Cal 2228), il nuovo gruppo di Claudio Cojaniz, Coj & Second Time, quartetto che aggiunge alla collaudata coppia ritmica Turchet–Colussi le fantasiose percussioni di Luca Grizzo, aveva felicemente debuttato al festival di Roccella Jonica. Era stata commissionata al pianista friulano dal suo direttore artistico, Vincenzo Staiano,  una suite in memoria del senatore Sisinio Zito, fondatore del festival calabrese, da poco scomparso.
Cojaniz ha voluto schierare per l’occasione un ensemble ancor più ampio, che affiancava a Coj & Second Time due trombe (Mirko Cisilino, Gabriele Cancelli) e due tromboni (Toni Costantini, Leo Virgili). E’ stato inoltre chiamato, come ospite speciale, il violinista Alexander Balanescu, con cui aveva già collaborato in precedenti occasioni. Alla nuova suite é stata aggiunta una rilettura di African market (già presente in «Howl», inciso qualche anno fa per Caligola con la NION Orchestra), che ha preceduto l’esecuzione dei sei movimenti di «Si song».
Aveva scritto Vincenzo Fugaldi, sulla rivista web Jazzitalia: “… l’omaggio ha mostrato le grandi doti di compositore e arrangiatore di Cojaniz, uno dei jazzisti italiani che più riesce a toccare corde profonde nei cuori di chi ascolta. La sfida musicale raccolta era quella di contrapporre trombe e tromboni al suono del violino, operazione almeno sulla carta azzardata… ma il suono intenso di Balanescu si è integrato perfettamente nell’ensemble, con risultati esteticamente ineccepibili, amalgamando il suo peculiare timbro con il pianismo ricco di pathos del leader. Tutto l’ensemble ha suonato davvero bene, dalla front–line alla ritmica … Una suite che alterna sapientemente momenti raccolti e meditativi ad altri trascinanti e gioiosi, e merita di essere al più presto pubblicata.
Suggerimento che, grazie al fondamentale contributo del comune di Roccella Jonica ed al prezioso sostegno di Vicenzo Stajano è stato quindi raccolto, ed il concerto è così diventato questo Dvd, il primo, dopo 230 dischi e 23 anni, della nostra etichetta.

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Claudio Cojaniz (piano, conduction), Mirko Cisilino (trumpet, flugelhorn),
Gabriele Cancelli (trumpet, cornet), Toni Costantini, Leo Virgili (trombone),
Alessandro Turchet (electric & double bass), Luca Colussi (drums),
Luca Grizzo (percussion, vocals). Special guest: Alexander Balanescu (violin).

1) African market; 2) Wa blues; 3) Blue dance; 4) Spirit of shadows;
5) Requiem; 6) Emisphere; 7) Grand Bazar.
All tunes composed and arranged by Claudio Cojaniz.

Produced by Municipality of Roccella Jonica (Reggio Calabria), Italy; live filmed on August
20, 2016, at Teatro al Castello, Roccella Jonica by Giuseppe Mazzaferro; edited and
mastered by Walter Bertolo, at Digitalsound Recording Studio, Vedelago (Treviso).

 

A year prior to his debut album («Sound of Africa»), the new quartet of Claudio Cojaniz, Coj & Second Time, with the addition of Luca Grizzo’s percussion to the proven rhythmic pair of Alessandro Turchet and Luca Colussi, had successfully made its first appearance at Roccella Jazz Festival. The Friulian pianist was commissioned by its artistic director, Vincenzo Staiano, a suite in memory of senator Sisinio Zito, founder of the Calabrian festival, who had just passed away.
Cojaniz wanted to line–up an even larger ensemble, which added to Coj & Second Time two extra trumpets (Mirko Cisilino, Gabriele Cancelli) and trombones (Toni Costantini, Leo Virgili). The famous violinist Alexander Balanescu, with whom the pianist had already collaborated before, was also called as a guest. The new suite has been completed with a reinterpretation of African market (already present in «Howl», another Caligola album, recorded with the N.I.O.N. Orchestra), which preceded the performance of the six movements of «Si song».
Vincenzo Fugaldi wrote in the Jazzitalia web magazine: “…The tribute, sincere and dutiful, has shown the great talent as a composer and arranger of Claudio Cojaniz, one of the Italian musicians who can best tug at the heartstrings of those who listen. The musical challenge was to counterpose trumpets and trombones to the sound of the violin, an hazardous operation, at least on paper… But Balanescu’s intense sound has integrated  perfectly in the ensemble, with aesthetically flawless results, blending his special timbre with the pianism rich in pathos of the leader. The whole ensemble performed really well, from the front line to rhythm section… A suite that wisely alternates absorbed and meditative moments with others enthralling and joyful, and deserves to be published as soon as possible.
A suggestion that, thanks to the essential contribution of the Municipality of Roccella Jonica and the Vincenzo Staiano’ stubborn effort, has been welcomed, and the concert has thus become this Dvd, the first from our label, after 23 years and 230 records.

MARCELLO BENETTI

«Il vizio!»

Caligola 2230

notizie aggiuntive

Marcello Benetti (drums, percussion), Will Thomson (keyboards), Rex Gregory
(clarinet, bass clarinet, tenor sax, flute). Added : Jeff Albert (trombone), Helen
Gillet (cello) on all tracks except n. 2; Dave Easley (steel guitar) on all tracks
except n. 2/3; Mike Dillon (vibes, tablas, congas) on tracks n. 2/3/7.

1) Flight connection; 2) Il vizio!; 3) Quadroon girl;
4) The food room; 5) Manu; 6) Crawling; 7) Judy.
All tunes composed and arranged by Marcello Benetti

Recorded on 4th /5th January 2017; mixed and mastered on 25th / 26th January
at Esplanade Studios, New Orleans, by Misha Kachkachishvili

Quarto album Caligola per il batterista veneziano Marcello Benetti, da un quinquennio trasferitosi stabilmente a New Orleans ed ormai felicemente inserito nell’effervescente e creativo panorama musicale della città del Delta, che poco ha da spartire con quello newyorkese, a noi più noto. Primo disco tutto americano – registrato e prodotto per quel mercato, e solo in seguito diffuso in Europa dalla nostra etichetta – ma anche, forse, il lavoro sin qui più personale e maturo di Benetti, che si conferma non solo eccellente batterista ma anche originale compositore, molto interessato all’indagine in mondi musicali paralleli al jazz.
Lo fa talvolta con modalità orientaleggianti, condite di elettronica – come nella visionaria e quasi onirica Quadroon girl – così come quando si tuffa con intuizioni ardite ma sempre ben controllate nelle avvincenti trame di un’improvvisazione “free”. Benetti sa trovare un sapiente equilibrio fra l’ormai collaudata compattezza dello Shuffled Quartet (Rex Gregory, Jeff Albert e Helen Gillet), con cui ha firmato i due precedenti lavori, e l’imprevedibile creatività del tastierista Will Thomson – suo compagno d’avventure nel recente «Trapper keaper», progetto tutto americano di cui condivide la leadership – di Dave Easley, specialista della steel guitar, e del vibrafonista–percussionista Mike Dillon, la cui classe sopraffina impreziosisce tre brani del disco.
Il “quartetto–sestetto” acquisisce così una dimensione quasi orchestrale, che esalta le parti scritte, ma lascia anche preziosi momenti di libertà ai solisti di volta in volta coinvolti. La dialettica fra composizione ed improvvisazione trova un emozionante equilibrio nella finale Judy, evocativa e sognante, mentre Il vizio! – parola che qui va intesa come abitudine, priva quindi di connotati negativi – rimane un cameo difficile da dimenticare, sorta di sinuosa ed accattivante scala araba con il flauto di Gregory, le tastiere di Thomson, il vibrafono (e le tabla) di Dillon perfettamente sostenute dall’incalzante incedere ritmico delle percussioni del leader.

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Marcello Benetti (drums, percussion), Will Thomson (keyboards), Rex Gregory
(clarinet, bass clarinet, tenor sax, flute). Added : Jeff Albert (trombone), Helen
Gillet (cello) on all tracks except n. 2; Dave Easley (steel guitar) on all tracks
except n. 2/3; Mike Dillon (vibes, tablas, congas) on tracks n. 2/3/7.

1) Flight connection; 2) Il vizio!; 3) Quadroon girl;
4) The food room; 5) Manu; 6) Crawling; 7) Judy.
All tunes composed and arranged by Marcello Benetti

Recorded on 4th /5th January 2017; mixed and mastered on 25th / 26th January
at Esplanade Studios, New Orleans, by Misha Kachkachishvili

This is the fourth album with Caligola Records by Venetian drummer Marcello Benetti, who has moved to New Orleans five years ago and is now happily part of the delightful and creative music scene of  the Crescent City, which has little to do with the well–known scene of New York. This is Benetti’s first entirely American album – recorded and produced specifically for that market, and only later released in Europe by our label – but maybe, it is also his most personal and mature work so far: Benetti confirms not only to be an excellent drummer, but an original composer as well, deeply interested in the investigation of jazz–like music worlds.
Sometimes he does that in “oriental ways”, with a bit of electronic music – as in the visionary and almost dreamy Quadroon girl – or when he dives with bold but always well controlled intuitions in the fascinating plots of a free improvisation. Marcello Benetti finds a wise balance between the proven Shuffled Quartet (Rex Gregory, Jeff Albert and Helen Gillet), with which he released the two previous records, and the unpredictable creativity of the keyboard player Will Thomson – his mate and co–leader in the recent «Trapper keaper», an all American project – of Dave Easley, a steel guitar’ specialist, as well as of the vibraphonist and percussionist Mike Dillon, whose exceptional class embellishes three of the album tracks. The “quartet–sextet” thus acquires an almost orchestral dimension, which enhances the written parts, but also leaves precious moments of freedom to the soloists involved.
The dialectic between composition and improvisation finds an exciting balance in the final Judy, evocative and dreamy, while Il vizio! – a word that here means “habit”, without any negative connotation – remains a difficult cameo to forget, a kind of sinuous and captivating Arabic scale with Rex Gregory’s flute, Will Thomson’s keyboards, and Mike Dillon’s vibes (and tablas) perfectly supported by the rushing rhythm of the leader’s percussion and drums.

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