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Maurizio Brunod

«Ensemble»

Caligola 2275

notizie aggiuntive

Maurizio Brunod (electric, acoustic & classic guitars, live sampling), Emanuele Sartoris
(piano), Marco Bellafiore (double bass). Special guests: Daniele di Bonaventura
(bandoneon) on tracks 2/3/7/10, Gianluigi Trovesi (alto sax, clarinet) on tracks 4/5.

1) Teseo; 2) Stinko Tango; 3) Didime; 4) Urban Squad; 5) Neve; 6) Hypnotic Sad Loop;
7) Bad Epoque; 8) Sequences; 9) Milonga del Nord; 10) Tutankamon (Cd only).
All compositions by Maurizio Brunod.

Recorded at Pollaio Studio, Ronco Biellese (Biella), Italy, in October 2019,
by Piergiorgio Miotto; analog mixing at Reparto Elettroacustica,
Ardesio (Bergamo), Italy, in December 2019, by Diego Bergamini.
Available in both Cd and Lp format

Non è un album antologico quello con cui Maurizio Brunod ha voluto festeggiare i trent’anni di attività artistica. Se non lo è nel senso tradizionale del termine, lo è invece nella scelta del repertorio, che offre dieci preziose ed originali riletture di suoi vecchi brani, non composti per l’occasione quindi. È invece del tutto nuovo il gruppo scelto per questa celebrazione, un ensemble dal sapore cameristico che ha tutta l’aria di diventare stabile, e lo vede affiancato a due giovani talentuosi musicisti come il pianista Emanuele Sartoris ed il contrabbassista Marco Bellafiore.
All’abbondanza di “corde” (che ha anche il pianoforte) Maurizio Brunod è abituato, vista la sua antica collaborazione con Claudio Lodati in una storica band come Enter Eller, ma non solo. Ad un trio essenziale, compatto ed affiatato, già autosufficiente – come dimostrano compiutamente i quattro brani senza ospiti dell’album, Milonga del Nord su tutti –  ed alla variegata tavolozza di colori fornitagli dalle chitarre acustiche ed elettriche, così come dall’elettronica, Brunod ha voluto aggiungere due preziosi ospiti ed amici, protagonisti storici come lui del jazz italiano, in rappresentanza sia della sua generazione (Daniele di Bonaventura) che di quella immediatamente precedente (Gianluigi Trovesi).
Quest’ultimo suona magistralmente il sax alto in Urban Squad ed il clarinetto in Neve, brani molto cari al leader se è vero che raggiungono con questa rispettivamente cinque e quattro versioni ufficiali su disco. Dopo l’ottima partenza con l’ipnotico ed avvincente incedere di Teseo, che vede all’opera il solo trio, appare particolarmente riuscita la sognante e riflessiva Didime, illuminata dall’essenziale lirismo del bandoneonista marchigiano, convincente sia nella tormentata Bad Epoque che in una Tutankamon quasi danzante, ideale chiusura di un album da gustare tutto d’un fiato, ma che si potrà ancor più apprezzare dopo ripetuti ascolti, anche grazie ad una qualità sonora oggi davvero rara (il disco, registrato e mixato in analogico, è disponibile sia nel formato Cd che Lp, qui senza l’ultimo brano).

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Maurizio Brunod (electric, acoustic & classic guitars, live sampling), Emanuele Sartoris
(piano), Marco Bellafiore (double bass). Special guests: Daniele di Bonaventura
(bandoneon) on tracks 2/3/7/10, Gianluigi Trovesi (alto sax, clarinet) on tracks 4/5.

1) Teseo; 2) Stinko Tango; 3) Didime; 4) Urban Squad; 5) Neve; 6) Hypnotic Sad Loop;
7) Bad Epoque; 8) Sequences; 9) Milonga del Nord; 10) Tutankamon (Cd only).
All compositions by Maurizio Brunod.

Recorded at Pollaio Studio, Ronco Biellese (Biella), Italy, in October 2019,
by Piergiorgio Miotto; analog mixing at Reparto Elettroacustica,
Ardesio (Bergamo), Italy, in December 2019, by Diego Bergamini.
Available in both Cd and Lp format

Maurizio Brunod decided to celebrate his 30–year artistic career with an album that cannot be defined an anthology. It isn’t so according to the ordinary meaning of the word, while it is so in the choice of the repertoire which is made of ten precious new interpretations of some of his classics, therefore no new tunes were composed for the special occasion. What is actually brand new is the group chosen for the celebration, a chamber ensemble which is likely to become permanent and consists of the leader and two young musicians, Emanuele Sartoris and Marco Bellafiore.
Maurizio Brunod is used to the abundance of strings (which the piano has as well) because he has collaborated with Claudio Lodati in an historical band like Enter Eller, but not only. Besides an essential and close–knit trio, which is also independent as proven by the four tracks with no guests in the album, especially Milonga del Nord – and the multicolored palette given by both acoustic and electric guitars, as well as by the electronics, Brunod decided to add two priceless guests and friends, just like him legendary masters of Italian jazz, who represent both his generation (Daniele di Bonaventura) and the one immediately before (Gianluigi Trovesi).
The latter plays the alto sax masterly in Urban Squad and the clarinet in Neve, two tracks which are clearly dear to the leader since they have been published on album five and four times respectively, including these versions. After kicking off great with the hypnotic and compelling pace of Teseo, which is played by the trio only, what sounds especially good is the dreamy and pensive Didime, a track lightened by the essential lyricism of the bandoneon player from Marche. He is equally convincing in both the tormented Bad Epoque and the rather danceable Tutankamon, this latter ideal closing tune of an album to enjoy in one breath, even though it will be more appreciated after repeated listens thanks to a sound quality which is pretty rare today (the album, recorded and mixed analogically, is available both as Cd and Lp, the latter not featuring the last track).

Luca Zennaro

«When Nobody Is Listening»

Caligola 2274

notizie aggiuntive

Jacopo Fagioli (trumpet), Nicola Caminiti (alto sax), Luca Zennario (guitars),
Michelangelo Scandroglio (double bass), Mattia Galeotti (drums). Guests: Alessandro
Lanzoni (piano) on tracks 1/4/5/6, Nico Tangherlini (piano) on tracks 7/8/9.

1) When Nobody Is Listening; 2) Heritage; 3) Camporovere; 4) Simala; 5) If I Could, Why
Not? (reprise); 6) How Time Flies; 7) Giochi di Luca; 8) Same Genes; 9) Recitativo.
All tunes composed by Luca Zennaro.

Recorded on June 17/18/19, 2019, by Mario Marcassa, at Cat Sound Studio, Badia
Polesine (Rovigo), Italy; mastered in December 2019 by Stefano Onorati.

Già l’album del debutto, «Javaskara» (2018), aveva favorevolmente colpito gli addetti ai lavori. Non si può parlare quindi di una vera e propria sorpresa ma certamente – Luca Zennaro, nato a Chioggia nel 1997, è ancora studente del Conservatorio di Rovigo – di una straordinaria e precoce maturità. È il disco della conferma «When Nobody Is Listening», forte di un jazz quasi sussurrato, introspettivo, ma capace di accendersi improvvisamente, forte di un’energia che nei giovani appare spesso sopita, come succede nell’avvincente incipit iniziale del brano che gli dà il titolo.
Sono interessanti i raddoppi operati sia nella front line dei fiati – al siciliano Nicola Caminiti, già ammirato in «Javaskara», si aggiunge l’ottimo Jacopo Fagioli – che nell’accompagnamento armonico, con la stimolante ricerca di nuovi equilibri grazie alle sempre diverse combinazioni timbriche offerte da piano e chitarra. Il sestetto del nuovo disco si avvale, rispetto al quartetto del primo, di una sonorità più piena e rotonda, avvolgente, ricca di sempre nuove sfumature.
Non ci si deve far distrarre dalla presenza di due giovani talenti, a loro volta leader, come Michelangelo Scandroglio ed Alessandro Lanzoni. Qui il loro talento viene messo a disposizione del leader e della sua sapiente chitarra, in grado di sussurrare più che di gridare linee melodiche sempre chiare, eloquenti e sincretiche ancorché meditative, come nel breve ma pregnante solo di Heritage.
L’improvvisazione di Zennaro s’intreccia mirabilmente con quella del piano di Lanzoni prima, di tromba e sax poi, in How Time Flies, con un crescendo di tensione che ne fa uno dei brani più riusciti dell’album. Altrettanto sincretica nel suo rimando al tamburiniano Giochi di luci, presente nel vecchio lavoro, è la cantabile Giochi di Luca, mentre il piano di Tangherlini sostiene con efficacia la tromba di Fagioli in Recitativo che, partendo con andamento lento e riflessivo, quasi come un “largo” della musica classica, cresce gradualmente d’intensità, risultando forse la sintesi finale di un lavoro originale e riuscito, che fotografa nel migliore dei modi i passi da gigante compiuti in soli due anni dal giovanissimo chitarrista veneto.

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Jacopo Fagioli (trumpet), Nicola Caminiti (alto sax), Luca Zennario (guitars),
Michelangelo Scandroglio (double bass), Mattia Galeotti (drums). Guests: Alessandro
Lanzoni (piano) on tracks 1/4/5/6, Nico Tangherlini (piano) on tracks 7/8/9.

1) When Nobody Is Listening; 2) Heritage; 3) Camporovere; 4) Simala; 5) If I Could, Why
Not? (reprise); 6) How Time Flies; 7) Giochi di Luca; 8) Same Genes; 9) Recitativo.
All tunes composed by Luca Zennaro.

Recorded on June 17/18/19, 2019, by Mario Marcassa, at Cat Sound Studio, Badia
Polesine (Rovigo), Italy; mastered in December 2019 by Stefano Onorati.

His debut album «Javaskara» already impressed the insiders, therefore we shouldn’t talk about an actual surprise but rather – Luca Zennaro, born in Chioggia (Venezia) in 1997, still studies at the Rovigo Conservatory – an extraordinary, precocious maturity. «When Nobody Is Listening» is his sophomore album featuring introspective, whispered jazz, even though a music able to light up all of a sudden and spread energy which often seems dormant in the youth, as proven by the compelling incipit of the title track.
What stands out are the doublings played by both the wind section – the great Jacopo Fagioli joins the Sicilian saxophonist Nicola Caminiti, whom we already admired in «Javaskara» – and the harmonic accompaniment, with the stimulating research for new balance thanks to the ever–different timbre combination offered by piano and guitar.
Unlike the quartet that played in the first album, the sextet performing in the new one resorts to a fuller and rounder sound, one which is also wrapping and rich in ever–changing nuances. We mustn’t be distracted by two young talents, leaders as well, like Michelangelo Scandroglio and Alessandro Lanzoni. They share their skill with the leader and his clever guitar which whispers rather than shouts melodic lines that are always clear, eloquent and syncretic although meditative, as exemplified by the short and pregnant solo of Heritage.
Zennaro’s improvisation supports incredibly well first Lanzoni on the piano, then the trumpet and alto sax, in How Time Flies, whose building up tension makes it one of the most accomplished tunes on the album. The cantabile Giochi di Luca is just as syncretic in its reference to Giochi di Luci, by Marco Tamburini (featured in the previous work), while Tangherlini’s piano supports efficiently Fagioli’s trumpet in Recitativo. That track, which starts slowly and reflectively, almost like a “largo” in classical music and gradually grows in intensity, represents perhaps the synthesis of a work much original and accomplished which proves how the young guitarist from Veneto area has made big strides in just two years.

Black Coffee & Martine Thomas

«Once Upon a Time»

Caligola 2273

notizie aggiuntive

Martine Thomas (vocals), Ivan Ivić (acoustic and electric piano),
Renato Švorinić (acoustic bass guitar), Jadran Dučić (drums).
Special guests: Massimo Donà (trumpet) on tracks 2/3/8/11,
Daniele di Bonaventura (bandoneon) on track 7.

1) Feel Like Makin’ Love (E.McDaniels); 2) Butterfly  (H.Hancock); 3) Love Is Stronger than Pride (S.Adu, A.Hale); 4) I Can’t Help It (S.Wonder, S.Green); 5) My Favorite Things (R.Rodgers, O.Hammerstein); 6) End of Chapter One (I.Ivić, R.Švorinić, J.Dučić);
7) Et maintenant (G.Bécaud, P.Delanoë); 8) Ne me quitte pas (J.Brel); 9) L’hymne à l’amour (M.Monnot, E.Piaf); 10) La Bohème (C.Aznavour, J.Plante); 11) End of Chapter Two (I.Ivić, R.Švorinić, J.Dučić); 12) The Island (I.Lins, A. e M. Bergman).

Recorded at RSL Production Studio, Novo Mesto (Slovenia),
in April 2019, by Matej Pecaver; mixed and mastered at Taurus Novi Link Studio,
Zadar (Croatia), in October 2019, by Rino Dunić.

Questo disco è dedicato agli anni in cui la musica era musica e le parole erano parole … vuole celebrare un periodo in cui la musica arrivava direttamente dal cuore e dall’anima, non dalle macchine…”.  Le brevi notes di copertina di Renato Švorinić, bassista e leader del Black Coffee, dicono già molto del piacevole viaggio che ci apprestiamo a compiere, avvolti nel confortevole abbraccio della melodia.
L’affiatato trio croato, completato dal pianista Ivan Ivić e dal batterista Jadran Dučić, si avvale in quest’occasione dell’apporto di Martine Thomas, cantante americana di origini haitiane che, come gli altri musicisti, vive ora a Zara. D’altra parte chi conosce gli altri due album Caligola di Black Coffee («Dall’altra parte dell’Adriatico», 2009, e «Adagio», 2012), in cui al posto di Ivić c’era Daniele di Bonaventura, nella doppia veste di bandoneonista e pianista, sa che la ricerca della cantabilità, anche nell’improvvisazione, è una delle sue caratteristiche peculiari.
Qui però, rispetto ai due lavori precedenti, grazie alla voce calda e duttile della Thomas, a far da padrone è la canzone a tutto tondo, sia quella dei grandi autori (My Favorite Things) sia quella ricca di venature blues (Butterfly di Hancock o I Can’t Help It di Wonder), con una corposa sezione di quattro brani dedicata alla grande canzone francese. Se si escludono i brevi intermezzi strumentali dei due End of Chapter, quasi tutta l’attenzione cade inevitabilmente su Martine Thomas, già presente in un brano di «Adagio», ma indovinati appaiono anche gli interventi dei due ospiti di «Once Upon a Time», ovvero Daniele di Bonaventura, bandoneon, presente solo in Et maintenant, e Massimo Donà, la cui tromba è stata aggiunta in ben quattro tracce.

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Martine Thomas (vocals), Ivan Ivić (acoustic and electric piano),
Renato Švorinić (acoustic bass guitar), Jadran Dučić (drums).
Special guests: Massimo Donà (trumpet) on tracks 2/3/8/11,
Daniele di Bonaventura (bandoneon) on track 7.

1) Feel Like Makin’ Love (E.McDaniels); 2) Butterfly  (H.Hancock); 3) Love Is Stronger than Pride (S.Adu, A.Hale); 4) I Can’t Help It (S.Wonder, S.Green); 5) My Favorite Things (R.Rodgers, O.Hammerstein); 6) End of Chapter One (I.Ivić, R.Švorinić, J.Dučić);
7) Et maintenant (G.Bécaud, P.Delanoë); 8) Ne me quitte pas (J.Brel); 9) L’hymne à l’amour (M.Monnot, E.Piaf); 10) La Bohème (C.Aznavour, J.Plante); 11) End of Chapter Two (I.Ivić, R.Švorinić, J.Dučić); 12) The Island (I.Lins, A. e M. Bergman).

Recorded at RSL Production Studio, Novo Mesto (Slovenia),
in April 2019, by Matej Pecaver; mixed and mastered at Taurus Novi Link Studio,
Zadar (Croatia), in October 2019, by Rino Dunić.

This album is dedicated to the period when music was music and lyrics were lyrics… it celebrates a history of music from a period when music arrived from the heart and soul, not from the machines…”. The short liner notes by Renato Ŝvorinić, bassist and leader of Black Coffee, reveal much about the pleasant journey we’re about to make while locked in the comforting embrace of the melody.
This time the close–knit Croatian trio, whose other members are the pianist Ivan Ivić and the drummer Jadran Dučić, relies on the contribution of Martine Thomas, an American singer of Haitian origin now living in Zara like them. After all, those who know Black Coffee’s two Caligola albums («Dall’altra parte dell’Adriatico», 2009, and «Adagio», 2012), where Daniele di Bonaventura played the bandoneon and piano instead of Ivić, also know that the quest for singability, even in improvisation, is one of their main traits.
Differently from the previous works though, in «Once Upon a Time» Thomas’s warm and flexible voice makes sure that the actual song is the focus, by saying song we mean both the one composed by great authors (My Favorite Things) and the one steeped in the blues (Hancock’s Butterfly or Wonder’s I Can’t Help It), without leaving out the four tracks dedicated to the great French song. If we exclude the two brief instrumental interludes of End of Chapter, the emphasis is inevitably placed on Martine Thomas – she was already featured in «Adagio»’s one tune – but the contributions of two guests are equally spot on: Daniele di Bonaventura, who plays the bandoneon in Et Maintenant only, and Massimo Donà, whose trumpet was added in four tracks.

Djime Sissoko

«Kabako»

Caligola 2272

notizie aggiuntive

Djime Sissoko (lead ngoni, tama), Aichata Bah (vocals, tchekeré), Moukoutar Sissoko
(tama, doundoun, bara), Boubacar M.père Diabate (rhythmic ngoni, tama, calebasse),
Sidi Bah (bass ngoni, tama). Guests: Baba Sissoko, Sadibuou Kanté, Samba Touré,
Zoumana Terata, Gaussou Sissoko, Babile Sissoko, Abdoulaye Sissoko,
Fodé Kouyaté, Boua Camara, Shaka Koné, Abdoulaye Koussoubé.

1) Nama; 2) Bazani; 3) Djine; 4) Be Tiew; 5) Dja Ka Djime; 6) Gala Fa; 7) Ma Kono
Djarabi; 8) Djuku Ya Magnie; 9) Anka Miri; 10) Djumara Djeli; 11) Tama Solo.
All tunes composed by Djime Sissoko.

Recorded in Summer 2019 at Bogolan Studio, Bamako, Mali;
mixed and mastered in September 2019 at Kaya Recording Studio,
Cosenza, Italy, by Francesco Malizia and Baba Sissoko.

Quando l’amico e grande musicista Baba Sissoko ci ha fatto avere questa registrazione di suo nipote Djime, che vive a Bamako, in Mali, siamo rimasti subito colpiti dalla freschezza e bellezza della musica. Se l’Africa di Baba è contaminata con blues e jazz, qui ci troviamo di fronte alla più pura musica maliana, suonata con gli strumenti della tradizione. Oltretutto Djieme è, come lo zio, specialista sia del ngoni che del tama (tamburo parlante). Il nipote però, a differenza di Baba, non canta; lo fa però, e molto bene in vece sua, la moglie Aichata Bah. Sono molto belli anche gli unici due brani strumentali del disco, sia Dja Ka Djime, sia la conclusiva Tama Solo che, come dice il titolo, è un solo al tama del leader, che qui conferma il suo non comune virtuosismo.
Rappresentante della nuova generazione dei Griot, oltreché discendente della grande famiglia dei Griot Sissoko – in particolare dei maestri Djeli Maka, Djeli Djatourou e Djeli Baba Sissoko – Djime fa cantare con i suoi musicisti gli strumenti per un viaggio nel cuore della tradizione musicale del Mali. Ma nel disco non c’è solo la voce della moglie, ci sono anche quella di Baba, presente sia in Ma Kono Djarabi che in Djumara Djeli, così come le voci di Sadibuou Kanté in Djuku Ya Magnie e di Samba Tourè, che si aggiunge ad Aichata in Anka Miri.
Djime ha accompagnato sin da piccolo i nonni Djeli Madou Sissoko e Djeli Mah Damba Koroba, ed ancora i genitori e gli zii. Ha quindi avuto un’educazione musicale familiare, propria della tradizione Griot. Baba Sissoko lo ha spesso coinvolto nei suoi progetti musicali, portandolo con sé in tournée, e lo stesso ha fatto Samba Touré, con cui Djime collabora da molti anni (non è un caso che entrambi siano presenti in «Kabako»). Grazie a queste esperienze è riuscito a coniugare nel suo primo disco da leader la grande tradizione del Mali con la musica dei nostri tempi.

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Djime Sissoko (lead ngoni, tama), Aichata Bah (vocals, tchekeré), Moukoutar Sissoko
(tama, doundoun, bara), Boubacar M.père Diabate (rhythmic ngoni, tama, calebasse),
Sidi Bah (bass ngoni, tama). Guests: Baba Sissoko, Sadibuou Kanté, Samba Touré,
Zoumana Terata, Gaussou Sissoko, Babile Sissoko, Abdoulaye Sissoko,
Fodé Kouyaté, Boua Camara, Shaka Koné, Abdoulaye Koussoubé.

1) Nama; 2) Bazani; 3) Djine; 4) Be Tiew; 5) Dja Ka Djime; 6) Gala Fa; 7) Ma Kono
Djarabi; 8) Djuku Ya Magnie; 9) Anka Miri; 10) Djumara Djeli; 11) Tama Solo.
All tunes composed by Djime Sissoko.

Recorded in Summer 2019 at Bogolan Studio, Bamako, Mali;
mixed and mastered in September 2019 at Kaya Recording Studio,
Cosenza, Italy, by Francesco Malizia and Baba Sissoko.

When our friend and great musician Baba Sissoko sent us this tape made by his nephew Djime, who lives in Bamako (Mali), we were immediately impressed by the freshness and beauty of the music. If Baba’s Africa is infused with jazz and blues, here we are before the purest Malian music played with traditional instruments. Besides, Djime is a master of both ngoni and tama (talking drum) like his uncle. And yet, unlike Baba, he doesn’t sing: his wife Aichata Bah does, and very well. The instrumental tracks of the album are great as well, both Dja Ka Djime and the final Tama Solo which, as the title clearly says, is a tama solo played by the leader and the proof of his remarkable virtuosity.
A member of the new generation of Griots, as well as a descendant of the talented Griot family Sissoko – especially the masters Djeli Maka, Djeli Djatourou and Djeli Baba Sissoko – Djime and his musicians make their instruments sing and take us through a journey to the heart of Malian music. The album features not only the voice of Djime’s wife, but also those of Baba in Ma Kono Djarabi and Djumara Djeli, Sadibuou Kanté in Djuku Ya Magnie and Samba Touré, the latter performing Anka Miri with Aichata.
Since he was a young boy, Djime has accompanied his grandparents Djeli Madou Sissoko and Djeli Mah Damba Koroba, as well as his parents and uncles. He thus received a music education from his family, as the Griot tradition entails. Baba Sissoko has often included Djime in his musical projects by taking him on tour, ditto Samba Tourè with whom Djime has collaborated for many years (not surprisingly, both are featured on «Kabako»). Thanks to such important experiences, Djime managed to combine the great Malian tradition and contemporary music in his first album as leader.

 

Marco Ponchiroli

«Solo Live»

Caligola 2271

notizie aggiuntive

Marco Ponchiroli (piano).

1) Misty Morning; 2) Hercules; 3) Quiet Place; 4) Inverno;
5) Senza fine (G.Paoli); 6) Body and Soul (J.Green, E.Heyman, R.Sour, F.Eyton);
7) Retrato em branco e preto (T.Jobim, C.Buarque).
All tunes, except where indicated, composed by Marco Ponchiroli.

Recorded on 25th July 2018 at Arena del Parco Azzurro, Passons (Udine), by Bruno Di
Gleria; mixed by Antonio Morgante at Blue Train’s Recording Studio, Mira (Venezia);
mastered by Walter Bertolo at Digitalsound Recording Studio, Vedelago (Treviso)

A più di sette anni da «Solo», Marco Ponchiroli affronta per la seconda volta la difficile sfida del piano solo e la supera ancora nel migliore dei modi, confermandosi improvvisatore di grande spessore e personalità. La registrazione effettuata in studio nel 2012 comprendeva soltanto brani originali composti per l’occasione, mentre il nuovo album, Caligola come il precedente, proviene da un’esibizione live tenuta vicino ad Udine nell’estate del 2018.
Siamo quindi in presenza di situazioni molto diverse ma allo stesso tempo complementari. Perché se l’incisione in studio, a lungo preparata, era un’introspezione nell’io più profondo, questa è la fotografia fedele e riuscita di quello che è oggi un suo concerto di piano solo, in cui i brani originali vengono sempre affiancati a riletture di standard. Ponchiroli non cade nei tranelli che spesso tende la “bella melodia”, né c’è mai autocompiacimento nell’esposizione di un motivo conosciuto e cantabile; al contrario, il pianista veneziano sa trarre dalla linea melodica dei temi l’ispirazione per lunghi e brillanti voli solistici.
La sua profonda e personale sensibilità interpretativa emerge anche quando ad essere affrontati sono due brani inflazionati come Senza fine e Body and Soul. Dal piano solo di sette anni fa provengono sia una Misty Morning dolcemente nostalgica – che apre quasi in punta di piedi il concerto – sia la più movimentata ma sottilmente ipnotica Hercules; Quiet Place è invece presente in «Tammitu», album Caligola registrato nel 2016 in quartetto con Alberto e Daniele Vianello, mentre Inverno è una nuova composizione, che appare per la prima volta su disco e fa parte di una suite scritta per l’amico e pianista Michele Francesconi.
«Solo Live» si chiude, dopo una Body and Soul a tratti sorprendente per fantasia ritmica e gusto melodico, con uno dei brani più amati da Ponchiroli, anche se fra i meno eseguiti di Tom Jobim, Retrato em branco e preto, ideale banco di prova per un tocco pianistico, una solidità ritmica ed una sapienza improvvisativa che meriterebbero ben maggiore considerazione.

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Marco Ponchiroli (piano).

1) Misty Morning; 2) Hercules; 3) Quiet Place; 4) Inverno;
5) Senza fine (G.Paoli); 6) Body and Soul (J.Green, E.Heyman, R.Sour, F.Eyton);
7) Retrato em branco e preto (T.Jobim, C.Buarque).
All tunes, except where indicated, composed by Marco Ponchiroli.

Recorded on 25th July 2018 at Arena del Parco Azzurro, Passons (Udine), by Bruno Di
Gleria; mixed by Antonio Morgante at Blue Train’s Recording Studio, Mira (Venezia);
mastered by Walter Bertolo at Digitalsound Recording Studio, Vedelago (Treviso)

More than seven years after «Solo», Marco Ponchiroli faces the challenge of piano solo for the second time and he overcomes it in the best way possible, proving to be an improviser with much personality and depth. The recording made in Artesuono Studios in 2012 included original tunes only, specially composed for the occasion, while the new album – always released by Caligola Records – is the result of a live performance held near Udine in the summer of 2018.
Therefore we are faced with contexts which are much different and complementary at the same time. If the studio recording was carefully prepared and was an introspection of the deepest ego, this one is a faithful and successful depiction of what his piano solo concerts mean today, that is live performances where original tunes are always sided by standard reinterpretations. Ponchiroli never falls into the trap which the “bella melodia” often sets, neither is there conceitedness while performing a popular, cantabile theme; on the contrary, the Venetian pianist knows how to be inspired by the melodic lines to create long and brilliant solo performances.
When it comes to interpretation, his personal and deep sensitivity emerges even when he plays two overplayed songs like Senza Fine and Body and Soul. From his piano solo released seven years ago come both a sweetly nostalgic Misty Morning – which introduces the concert delicately – and the slightly more animated and hypnotic Hercules; Quiet Place is featured in «Tammitu», a Caligola album released in 2016 with a quartet comprising Alberto and Daniele Vianello, while Inverno, a new composition present for the first time on a record, is part of a suite composed for the friend and pianist Michele Francesconi.
«Solo Live» ends, after Body and Soul which surprises for the fantasy in rhythm and taste in melody, with one of his favorite standards, Retrato em branco e preto, even if it is one of Jobim’s less played compositions. That track is a good test for a piano touch, a rhythmic solidity and a wise improvisation that deserve much more consideration.

Massimo Donà

«Iperboliche distanze» (Le parole di Andrea Emo)

Caligola 2270

notizie aggiuntive

Massimo Donà (trumpet, guitar, feet), Michele Polga (tenor and soprano sax), Bebo
Baldan (synth), Maurizio Trionfo (guitars), Marco Ponchiroli (Fender Rhodes),
Stefano Olivato (electric bass), Davide Ragazzoni (drums), David Riondino (voice).
Special guests: Paolo Damiani (cello) on 1/2/3/8, Claudio Fasoli (tenor and soprano sax)
on 3/6/7/8, Michele Calgaro (electric guitar) on 3/7/9, Pasquale Mirra (vibes) on 1/2/8,
Lello Gnesutta (electric bass) on 5, Enrico Rava (flugelhorn) on 2.

1) Come il diamante; 2) Dabadada; 3) Pensiero imperfetto; 4) Ai sciops;
5) Never Mind; 6) Sfere (C.Fasoli); 7) Bonum; 8) Trista luce;
9) Le scorribande di Ben; 10) Come il diamante. The end.
All tunes, except where indicated, composed by Massimo Donà.

Recorded, mixed and mastered between 2018 and 2019 at Blue Train’s Recording Studio,
Mira (Venezia), by Antonio Morgante and Giorgio Spolaor.

A quattro anni da «Il Santo che vola», il filosofo–trombettista Massimo Donà torna a far parlare di sé con un disco, in mezzo ad innumerevoli libri, che appare forse la sua opera musicale sin qui più articolata e completa ed in cui, come nel lavoro precedente, è molto importante il rapporto fra parole e musica. Lì i testi erano di San Giuseppe da Copertino (il “Santo che vola” appunto, ma anche, in un brano, di Carmelo Bene) ed era sua la voce recitante; qui invece le parole, estratte dai quaderni del filosofo veneto Andrea Emo – che Donà ha il merito di aver portato all’attenzione del mondo filosofico ed a cui ha dedicato in trent’anni molte pubblicazioni – vengono lette con efficacia da David Riondino.
Siamo in presenza di un lavoro avvincente che è soprattutto – come scrive Donà nelle brevi note presenti nel disco – un “viaggio stellare, un’esperienza singolare” cui danno un importante contributo molti talentuosi musicisti, ospiti d’eccezione ma anche nomi meno noti, tutti amici coinvolti dal leader in un progetto che sino al missaggio ed all’editing finali era difficile soltanto immaginare.
Costruito completamente in studio di registrazione, ma  sopra la solida base costituita dal trio con cui Donà ha spesso suonato dal vivo negli ultimi anni, completato dai sassofoni di Michele Polga e dalla batteria di Davide Ragazzoni, «Iperboliche distanze» vede il gruppo acquisire un maggiore respiro con gli innesti di Stefano Olivato, Marco Ponchiroli e Maurizio Trionfo, oltre che di Bebo Baldan, e la musica arricchirsi dei preziosi interventi di Paolo Damiani, Claudio Fasoli, Michele Calgaro, Pasquale Mirra, ed in Dabadada del flicorno di Enrico Rava.
Un ultimo consiglio: leggete, mentre ascoltate la musica e le parole di Riondino, le acute riflessioni di Andrea Emo, il cui testo integrale potete trovare all’interno del booklet.

additional news

Massimo Donà (trumpet, guitar, feet), Michele Polga (tenor and soprano sax), Bebo
Baldan (synth), Maurizio Trionfo (guitars), Marco Ponchiroli (Fender Rhodes),
Stefano Olivato (electric bass), Davide Ragazzoni (drums), David Riondino (voice).
Special guests: Paolo Damiani (cello) on 1/2/3/8, Claudio Fasoli (tenor and soprano sax)
on 3/6/7/8, Michele Calgaro (electric guitar) on 3/7/9, Pasquale Mirra (vibes) on 1/2/8,
Lello Gnesutta (electric bass) on 5, Enrico Rava (flugelhorn) on 2.

1) Come il diamante; 2) Dabadada; 3) Pensiero imperfetto; 4) Ai sciops;
5) Never Mind; 6) Sfere (C.Fasoli); 7) Bonum; 8) Trista luce;
9) Le scorribande di Ben; 10) Come il diamante. The end.
All tunes, except where indicated, composed by Massimo Donà.

Recorded, mixed and mastered between 2018 and 2019 at Blue Train’s Recording Studio,
Mira (Venezia), by Antonio Morgante and Giorgio Spolaor.

While working on many books and four years after «Il Santo che vola», the philosopher and trumpeter Massimo Donà is back with an album which is perhaps his most articulated and complete musical work so far, and where, as in the previous record, the relationship between words and music is essential. «Il Santo che vola» featured his narration and St. Giuseppe of Copertino’s lyrics (in part of Carmelo Bene too), while in «Iperboliche Distanze» the words have been excerpted from Andrea Emo’s notebooks – whose work Donà had the merit of binging to the attention of philosophers and to which he dedicated plenty of publications in thirty years –  and read efficiently by David Riondino.
It’s a gripping work which is mostly – as Donà himself states in the liner notes – “an extraordinary journey, a singular experience” with contributions from many talented musicians, exceptional guests but less known people too. The leader involved all of them in a project whose development up to the final mixing and editing was difficult even to imagine.
«Iperboliche distanze» was entirely created in the recording studio by working with the trio Donà has been playing with in the last years, completed by Michele Polga on sax and Davide Ragazzoni on drums. The album helps the band broaden their scope with the addition of Stefano Olivato, Marco Ponchiroli and Maurizio Trionfo, besides Bebo Baldan. The music is also enriched by the precious contributions of Paolo Damiani, Claudio Fasoli, Michele Calgaro, Pasquale Mirra and Enrico Rava, whose flugelhorn can be heard in Dabadada. Just a piece of advice: while you’re listening to the music and Riondino’s voice, please read Andrea Emo’s sharp thoughts (you’ll find them inside the album booklet).