Avanti ->

Loris Deval & Bruno Martinetti

«Passi»

Caligola 2286

notizie aggiuntive

Bruno Martinetti (trumpet, flugelhorn), Loris Deval (classical guitar),
Maurizio Brunod (electric guitar, live sampling), out non tracks 3/7,
Sabrina Oggero Viale (vocals), out on tracks 2/5.

1) Aleppo’s Dream (L.Deval, S.Oggero Viale); 2) L’indeciso (B.Martinetti); 3) Waltz for
Joe (M.Brunod); 4) Katcharpari (traditional); 5) Two Weeks (B.Martinetti); 6) Aran #
(L.Deval, S.Oggero Viale); 7) Passi (B.Martinetti, S.Oggero Viale); 8) Andaluna (L.Deval).
Arrangements by Andrea Paganetto and Maurizio Brunod.

Recorded at Il Pollaio Recording Studio, Ronco Biellese (Biella), in July 2020, by
Piergiorgio Miotto; mixed and mastered at Vercelli, in August 2020, by Enrico Caruso.

Nasce come duo la formazione di «Passi», che vede affiancati il chitarrista Loris Deval – fra i pochi jazzisti italiani ad usare la chitarra classica – ed il trombettista Bruno Martinetti, crocevia musicale il loro fra Piemonte e Valle d’Aosta. Ma il duo diventa per metà disco quartetto e per l’altra metà trio grazie ai preziosi innesti della chitarra elettrica di Maurizio Brunod (qui anche all’elettronica) – autore con Martinetti di tutti gli arrangiamenti – così come della voce giovane ma già matura di Sabrina Oggero Viale.
Deval aveva firmato qualche anno or sono un album per Dodicilune come leader del Lorelei Quartet («Seta»), arrivando a quest’importante tappa del suo percorso artistico con molte nuove idee e grande ispirazione, che hanno trovato nel trombettista valdostano un partner ideale ed in Brunod un rifinitore esperto quanto inventivo. “La combinazione timbrica del quartetto è suggestiva, due strumenti a corda, uno acustico ed uno elettrico, e due voci, una naturale ed un ottone, che si intrecciano, dando la sensazione del librarsi nell’aria, avvolgenti”, scrive nelle note di copertina Daniela Floris.
Ed ancora la critica e blogger romana poco dopo aggiunge: “È una sensazione di moto (a luogo? a suono? a non luogo?) che non viene interrotto mai, nemmeno dai momenti inaspettati: un unisono inaspettato fra tromba e voce (Aleppo’s Dream), il diffondersi di effetti elettronici lunari dalla chitarra di Brunod (Andaluna), i giochi divertiti della voce che provoca la tromba (o il contrario? Ascoltate Waltz for Joe), o quel momento iniziale struggente, in modo minore, della chitarra di Deval che si scioglie poi in una bossa leggera e allegra, come in L’indeciso, in cui la tromba di Martinetti è in perfetto equilibrio fra lo struggimento e l’allegria”.
Merita infine una citazione l’originale ripresa di Katcharpari – qui c’è anche il canto di
Sabrina Oggero Viale – dolce melodia della tradizione inca–peruviana già utilizzata da Enrico Rava e che dà il titolo ad un suo storico album del 1973. Doveroso e toccante tributo ad un Maestro del jazz, non solo italiano.

additional news

Bruno Martinetti (trumpet, flugelhorn), Loris Deval (classical guitar),
Maurizio Brunod (electric guitar, live sampling), out non tracks 3/7,
Sabrina Oggero Viale (vocals), out on tracks 2/5.

1) Aleppo’s Dream (L.Deval, S.Oggero Viale); 2) L’indeciso (B.Martinetti); 3) Waltz for
Joe (M.Brunod); 4) Katcharpari (traditional); 5) Two Weeks (B.Martinetti); 6) Aran #
(L.Deval, S.Oggero Viale); 7) Passi (B.Martinetti, S.Oggero Viale); 8) Andaluna (L.Deval).
Arrangements by Andrea Paganetto and Maurizio Brunod.

Recorded at Il Pollaio Recording Studio, Ronco Biellese (Biella), in July 2020, by
Piergiorgio Miotto; mixed and mastered at Vercelli, in August 2020, by Enrico Caruso.

The line-up of «Passi» is originally a duo and sees, side by side, guitarist Loris Deval – he’s one of the few Italian jazzmen to use classical guitar – and trumpeter Bruno Martinetti creating a musical crossroads between Piedmont and Valle d’Aosta. And yet the duo becomes a quartet for half the album and a trio in the other half thanks to the priceless electric guitar of Maurizio Brunod (who also deals with electronics) – who arranged all the songs with Martinetti – and to Sabrina Oggero Viale’s young yet mature voice.
A few years ago Deval recorded an album for Dodicilune label as leader of Lorelei Quartet («Seta») and reached that important stage of his artistic career with plenty of ideas and much inspiration, which found an ideal partner in the trumpeter from Valle d’Aosta and expert as much as inventive finishing touches by Brunod. “The timbre combination of the quartet is suggestive: two string instruments, one acoustic and one electric, and two voices, one natural and a brass which intertwine as if they were hovering in the sky”, Daniela Floris writes in the liner notes.
The Roman critic and blogger then adds:“it is a sense of movement (towards a place? a sound? a non–place?) which is never interrupted, not even by unpredictable moments: an unexpected unison between trumpet and voice (Aleppo’s Dream), the propagation of electronic, almost lunar, effects on Brunod’s guitar (Andaluna), the funny games played by the voice while teasing the trumpet (or is it the other way around? Listen to Waltz for Joe), or that poignant initial moment, played in minor key by Deval’s guitar, which then melts into a light, cheerful bossa nova, like Indeciso, where Martinetti’s trumpet maintains perfect balance between yearning and happiness”.
Finally, what deserves a mention is the original interpretation of Katcharpari – with Sabrina Oggero Viale’s voice added – a sweet melody of the Inca–Peruvian tradition already played by Enrico Rava and title of his historic album of 1973. It is a fitting and moving tribute to a Master of Jazz, not only Italian.

Massimo Donà

«Magister Puck»

Caligola 2285

notizie aggiuntive

Massimo Donà (trumpet, guitar, voice) and Davide Ragazzoni (drums) in all tracks;
Michel Polga (tenor and soprano sax) out on 8; Stefano Olivato (electric bass, harmonica,
clavinet), Maurizio Trionfo (guitar) on 1/2/3/4/5/6; Bebo Baldan (synth) on 1/2/6/7; Marco
Ponchiroli (Rhodes) on 2/4; Paola Donà (vocals), Enrico Arduin (guitar), Lello Gnesutta
(electric bass) on 4/5; Guests: Aldo Donà (vocals), Antonio Gnoli (voice) on track 5; David
Riondino (voice), Francesco Bearzatti (tenor sax), Lele Rodighiero (keyboards), Massimo
Semenzato (vocals) on track 7; Alberto Negroni (guitar), Daniele Cimitan (keyboards),
Andrea Braido (electric bass), Sbibu Sgazzabia (percussion) on track 8.

1) Topi in terrazza; 2) Cuor contento, gran talento; 3) Tagology; 4) I’m in Love; 5) Magister
Puck’s Theory; 6) Fiorentino, signor vino; 7) E chi no; 8) Irrisoluzione cromatica.
All tunes composed by Massimo Donà.

Track 1–7 recorded in 2019/2020, mixed and mastered in September 2020, at Blue
Train’s Recording Studio, Mira (Venezia), by Antonio Morgante and Giorgio Spolaor;
track 8 recorded in 1989, at Diamine Studio, Mestre (Venezia), by Daniele Cimitan.

A solo un anno da «Iperboliche distanze», il filosofo–trombettista Massimo Donà (qui anche chitarrista e rapper) pubblica un nuovo album, molto diverso, apparentemente meno organico, di certo più eterogeneo e scanzonato, ed invece come tutti i suoi lavori estremamente coerente ed omogeneo.
«Magister Puck» riesce ad unire mirabilmente l’amore per il “divino” Miles (evidente in Cuor contento, gran talento ed in Fiorentino, signor vino) con quello per i Fab Four (cui ha dedicato un recente breve saggio, «La filosofia dei Beatles») – cui danno sostanza sia I’m in Love, con la voce di Paola Donà in primo piano, sia l’introduzione di Magister Puck’s Theory, che diventa presto, a sorpresa, un incalzante rap con lo stesso leader a scandire l’ironico testo – ma anche per il soul e funk più neri, alla James Brown, come dimostrano le incalzanti Topi in terrazza e Tagology. Tornano ancora, benché in un solo brano (E chi no) le parole di Andrea Emo e la voce di David Riondino, protagonisti del già citato «Iperboliche distanze».
Sorprende infine la presenza di una registrazione del 1989, Irrisoluzione cromatica, con un sorprendente Andrea Braido al basso, che aumenta il rammarico per l’assenza di testimonianze ufficiali di un gruppo elettrico tanto davisiano quanto decisamente originale nel panorama del jazz italiano degli anni ’80. A dare sostanza e continuità alla poetica musicale del trombettista provvedono ancora una volta, in mezzo a molti ospiti, partner ormai storici ed affidabili come Michele Polga e Davide Ragazzoni, quest’ultimo unico musicista presente, insieme al leader, in ogni traccia del disco.

additional news

Massimo Donà (trumpet, guitar, voice) and Davide Ragazzoni (drums) in all tracks;
Michel Polga (tenor and soprano sax) out on 8; Stefano Olivato (electric bass, harmonica,
clavinet), Maurizio Trionfo (guitar) on 1/2/3/4/5/6; Bebo Baldan (synth) on 1/2/6/7; Marco
Ponchiroli (Rhodes) on 2/4; Paola Donà (vocals), Enrico Arduin (guitar), Lello Gnesutta
(electric bass) on 4/5; Guests: Aldo Donà (vocals), Antonio Gnoli (voice) on track 5; David
Riondino (voice), Francesco Bearzatti (tenor sax), Lele Rodighiero (keyboards), Massimo
Semenzato (vocals) on track 7; Alberto Negroni (guitar), Daniele Cimitan (keyboards),
Andrea Braido (electric bass), Sbibu Sgazzabia (percussion) on track 8.

1) Topi in terrazza; 2) Cuor contento, gran talento; 3) Tagology; 4) I’m in Love; 5) Magister
Puck’s Theory; 6) Fiorentino, signor vino; 7) E chi no; 8) Irrisoluzione cromatica.
All tunes composed by Massimo Donà.

Track 1–7 recorded in 2019/2020, mixed and mastered in September 2020, at Blue
Train’s Recording Studio, Mira (Venezia), by Antonio Morgante and Giorgio Spolaor;
track 8 recorded in 1989, at Diamine Studio, Mestre (Venezia), by Daniele Cimitan.

Just one year after «Iperboliche distanze», philosopher–trumpeter Massimo Donà has released a new album which apparently is much different, less organic, certainly more heterogeneous and light hearted; instead it sounds extremely coherent and homogeneous, like his previous projects.
«Magister Puck» manages to wonderfully combine his love for the “divine” Miles, which is clear in Cuor contento, gran talento and Fiorentino, signor vino, with his admiration for the Fab Four (to whom he dedicated the essay «La filosofia dei Beatles»).
This record is enriched by I’m in Love, where Paola Donà’s voice is in the foreground, and the introduction to Magister Puck’s Theory, a track which surprisingly turns into a frenzied rap where the leader himself articulates the ironic lyrics; «Magister Puck» also expresses his love for soul–funk à la James Brown, as proven by pressing Topi in Terrazza and Tagology. Andrea Emo’s words and David Riondino’s voice, the protagonists of the aforementioned «Iperboliche Distanze», are back even if they are featured in one track only (E chi no).
Finally, what surprises is the discovery of a 1989 recording, Irrisoluzione cromatica (with an amazing Andrea Braido on bass) which intensifies the regret for the lack of official testimonies of an electronic band as overtly inspired by Davis as decidedly original in Italian jazz of the Eighties. Once again, among various guests, those who give substance and consistency to the trumpeter’s musical poetic are old and trustworthy partners like Michele Polga and Davide Ragazzoni, the latter the only musician who, like the leader, plays on every track of the album

Francesco Chiapperini

«On the Bare Rocks and Glaciers»

Caligola 2284

notizie aggiuntive

Francesco Chiapperini (clarinets, arrangements), Virginia Sutera (violin), Vito Emanuele
Galante (trumpet), Mario Mariotti (cornet), Roger Rota (bassoo), Andrea Ferrari
(baritone sax). Special guest: Maurizio Arena (voice) on tracks n° 18.

1) Signore delle cime (B.De Marzi); 2) Stabat Mater (G.B.Pergolesi); 3) Le voci di
Nikolajewka (B.De Marzi); 4) La battaglia di Nikolajewka; 5) Nikolajewka’s Lament;
6) Montagne addio (G.Bregani); 7) Perati Bridge; 8) Sul ponte di Perati (traditional);
9)The Green Mountains (S.Swallow); 10) Su in montagna (G.Malatesta);
11) Lo sguardo da lassù; 12) Su in montagna (reprise); 13) Prendi e perdi;
14) Il Golico (B.De Marzi); 15) Prima di entrare nell’antro; 16) I Dovregubbens hall
E.Grieg); 17) Prima di pregare; 18) Preghiera degli alpini (G.Veneri).
All compositions, unless otherwise noted, by Francesco Chiapperini.

Recorded on 3/4 July at Chiesa S.S. Trinità, Parre (Bergamo); mixed and mastered in
September 2020 at Reparto Elettroacustica, Ardesio (Bergamo), by Diego Bergamini.

Ha scritto Monica Carretta recensendo «Paradigm Shift» (2016): “All’interno del panorama jazzistico di oggi, Francesco Chiapperini si contraddistingue per la capacità camaleontica di uniformarsi ai colori degli ambienti sonori dei suoi diversi progetti, pur mantenendone la forma originale”. Lo confermano sia «The Big Earth» (2018), registrato alla testa del nutrito Extemporary Vision Ensemble, che questo suo nuovo originale lavoro, dove la musica, benché suonata da un sestetto d’impronta cameristica, privo di strumenti ritmici ed armonici, ha un impatto emotivo estremamente coinvolgente.
I diciassette brani di «On the Bare Rocks and Glaciers» (titolo tratto dalle parole iniziali della Preghiera degli alpini) appaiano come parti di un’unica lunga suite e sono tutti ispirati al mondo alpino e delle montagne, della guerra e della speranza di ritornare ai propri cari sani e salvi. Quasi nulla viene lasciato all’improvvisazione. Precisa il leader: “Il sestetto spazia fra brani originali e rielaborazioni di composizioni che fanno della montagna la protagonista delle note. La musica che ne deriva si prefigge di ricreare l’organicità di un coro, quello degli alpini appunto”.
Oltre che eccellente clarinettista, il barese Chiapperini, classe 1978, ormai lombardo d’adozione, si conferma compositore ispirato e raffinato arrangiatore, capace di conferire ad un organico così ridotto e particolare un respiro corale, familiare e avvolgente, sia quando vengono eseguite sue composizioni che rielaborati brani del repertorio dei cori di montagna (De Marzi, Veneri), ma anche di quello classico (Pergolesi, Grieg) e jazzistico (Steve Swallow). Conferisce valore aggiunto alla registrazione l’acustica della chiesa barocca di S.S. Trinità di Parre, che si erge sulla sommità del monte Cusen, in Val Seriana, a 762 metri d’altezza.

additional news

Francesco Chiapperini (clarinets, arrangements), Virginia Sutera (violin), Vito Emanuele
Galante (trumpet), Mario Mariotti (cornet), Roger Rota (bassoo), Andrea Ferrari
(baritone sax). Special guest: Maurizio Arena (voice) on tracks n° 18.

1) Signore delle cime (B.De Marzi); 2) Stabat Mater (G.B.Pergolesi); 3) Le voci di
Nikolajewka (B.De Marzi); 4) La battaglia di Nikolajewka; 5) Nikolajewka’s Lament;
6) Montagne addio (G.Bregani); 7) Perati Bridge; 8) Sul ponte di Perati (traditional);
9)The Green Mountains (S.Swallow); 10) Su in montagna (G.Malatesta);
11) Lo sguardo da lassù; 12) Su in montagna (reprise); 13) Prendi e perdi;
14) Il Golico (B.De Marzi); 15) Prima di entrare nell’antro; 16) I Dovregubbens hall
E.Grieg); 17) Prima di pregare; 18) Preghiera degli alpini (G.Veneri).
All compositions, unless otherwise noted, by Francesco Chiapperini.

Recorded on 3/4 July at Chiesa S.S. Trinità, Parre (Bergamo); mixed and mastered in
September 2020 at Reparto Elettroacustica, Ardesio (Bergamo), by Diego Bergamini.

Monica Carretta reviewed «Paradigm Shift» (2016) and wrote: “In today’s Italian jazz scene, Francesco Chiapperini stands out for his chameleon–like ability to conform to the colors of the sound of his various projects, despite keeping their original shape”. That is confirmed by «The Big Earth» (2018), recorded leading the large Extemporary Vision Ensemble, and by this new album where music, despite being played by a chamber sextet with no harmonic and rhythmic instruments, has a profound impact.
The seventeen tracks of «On the Bare Rocks and Glaciers» sound like parts of one long suite and are all inspired by the alpine world and the mountains, by war and the hope of going back to one’s loved ones safe and sound. Almost nothing is left to chance. The leader points out that “the sextet ranges from original songs to reinterpretations of compositions which turn the mountain into the real protagonist of the notes. The resultant music aims at recreating the harmony of a choir, the alpine choir indeed”.
Besides being an excellent clarinetist Chiapperini, who was born in Bari in 1978 and is now a Lombard by choice, proves to be an inspired composer and refined arranger; he is able to give a choral feeling, familiar and involving, to such an uncommon, small group when they play his compositions as well as reinterpretations of the alpine (De Marzi, Veneri), classical (Pergolesi, Grieg) and jazz (Steve Swallow) repertoires. The wonderful acoustics of S. S. Trinità di Parre baroque church, perched high on Mount Cusen, in Val Seriana (Bergamo), are a plus in this recording session.

Vincenzo Corrao

«Friends»

Caligola 2283

notizie aggiuntive

Vincenzo Corrao (piano), Roberto Bartoli (double bass), Massimo Manzi (drums).
Special guest: Fabio Petretti (tenor and soprano sax) on tracks 2/4/5/8/9.

1) A Child Is Born (Thad Jones); 2) Ode to Thelo (V.Corrao); 3) Autumn Leaves (Joseph
Kosma, Jacques Prevert); 4) Cristy (Vincenzo Corrao); 5) Fab’s Tune (V.Corrao);
6) Chelsea Bridge (Billy Strayhorn); 7) Smoke Gets in Your Eyes (Jerome Kern,
Otto Harbach); 8) Everything Happens to Me (Matt Dennis, Tom Adair);
9)The Song Is You (Jerome Kern, Oscar Hammerstein II).
Arrangements by Vincenzo Corrao.

Recorded on 26th and 27th February, mixed and mastered in July and August 2020,
at Marzi Recording Studio, Riccione (Forlì Cesena), by Daniele Marzi.

Vincenzo Corrao, che pur è stato molto attivo sulla scena jazzistica bolognese a cavallo fra gli anni ’70 ed ’80, è un nome che suona oggi poco familiare agli appassionati italiani di jazz. L’augurio è che questo suo nuovo album da leader, che arriva ben sedici anni dopo «My Favourite Songs», registrato in trio con Riccardo Luppi ed Attilio Zanchi, riassegni al veterano pianista e compositore nato a Tunisi quell’attenzione che sicuramente merita. Seppur non molto prolifico discograficamente, Corrao, già docente al Conservatorio felsineo – dal 2001 nell’allora appena nato Dipartimento Jazz – ha composto fra il 2005 e 2007 due brani sacri. Non si è insomma occupato solo di jazz; ha diretto spesso larghi ensemble in cui la parte vocale ha sempre rivestito un ruolo molto importante, tentando di gettare un ponte fra musica classica e afroamericana.
Non è però questo il caso di «Friends», che è invece espressione fedele e sincera del suo credo jazzistico, del suo forte legame con la tradizione post–boppistica, Thelonious Monk “in primis”. Lo confermano senza timor di smentita due delle sue tre composizioni presenti nel disco, più apertamente Ode to Thelo, in modo meno esplicito Fab’s Tune, entrambe arricchite dal sax tenore lirico e profondo di Fabio Petretti, particolarmente ispirato anche nell’altro brano di Corrao, Cristy, una delicata ballad in cui suona invece il soprano. Sia quando viene eseguita in trio che in quartetto la musica scorre via fluida, mai banale, grazie anche al prezioso sostegno dell’efficace coppia ritmica formata dal pulsante contrabbasso di Roberto Bartoli – sontuoso il suo solo in Everything Happens to Me – e dalla batteria solida ed allo stesso tempo inventiva di Massimo Manzi.
Se si esclude il piano solo di Chelsea Bridge, piacevole quanto inaspettato, «Friends» colpisce per il grande interplay, il senso di coesione ed una gioiosa scorrevolezza che possono nascere, come ci ricorda il titolo, soltanto da un’amicizia profonda e sincera.

additional news

Vincenzo Corrao (piano), Roberto Bartoli (double bass), Massimo Manzi (drums).
Special guest: Fabio Petretti (tenor and soprano sax) on tracks 2/4/5/8/9.

1) A Child Is Born (Thad Jones); 2) Ode to Thelo (V.Corrao); 3) Autumn Leaves (Joseph
Kosma, Jacques Prevert); 4) Cristy (Vincenzo Corrao); 5) Fab’s Tune (V.Corrao);
6) Chelsea Bridge (Billy Strayhorn); 7) Smoke Gets in Your Eyes (Jerome Kern,
Otto Harbach); 8) Everything Happens to Me (Matt Dennis, Tom Adair);
9)The Song Is You (Jerome Kern, Oscar Hammerstein II).
Arrangements by Vincenzo Corrao.

Recorded on 26th and 27th February, mixed and mastered in July and August 2020,
at Marzi Recording Studio, Riccione (Forlì Cesena), by Daniele Marzi

Despite being a constant presence in Bologna’s jazz scene between the 1970s and 1980s, Vincenzo Corrao is a name which doesn’t ring a bell with today’s Italian jazz fans. The wish is that his new album as leader, released sixteen years after «My Favourite Songs», recorded in trio with Riccardo Luppi and Attilio Zanchi, calls the overdue attention to the veteran pianist and composer born in Tunis.
Even though he hasn’t made many records Corrao, who taught at the Bologna Conservatory of Music – starting in 2001 in the newly formed Jazz Department – composed two sacred songs between 2005 and 2007. In short, he didn’t deal just with jazz; he often conducted large ensembles where vocals have always played a key role in bridging the gap between classical and African American music.
That is not the case with «Friends», which is actually the faithful, honest expression of his love for jazz and strong bond with the post–bop tradition, Thelonious Monk above all. That is confirmed without fear of contradiction by two out of his three compositions in the album, pretty overtly Ode to Thelo and less so Fab’s Tune; both of them are enriched by the lyrical, deep tenor sax of Fabio Petretti who sounds particularly inspired even in the other composition by Corrao, Cristy, a tender ballad where he plays soprano sax.
The music flows smoothly and is never banal when it is played both by a trio and a quartet; that result is attained thanks to the precious support of the efficient rhythmic structure made of Roberto Bartoli’s throbbing double bass – his solo in Everything Happens to Me is magnificent – and Massimo Manzi’s solid as well as inventive drums. If one doesn’t take into account the piano solo of Chelsea Bridge, which is as pleasant as it is unexpected, «Friends» impresses with its interplay, its cohesion and a joyful smoothness which can only originate in a deep, sincere friendship as reminded by the title.

Andrea Paganetto

«Liverno»

Caligola 2282

notizie aggiuntive

Andrea Paganetto (trumpet), Maurizio Brunod (electric guitar, live sampling),
Aldo Mella (double bass, electric bass), Daniele Paoletti (drums). Special guests: Mauro
Negri (clarinet) on tracks 4/7; Antonio Marangolo (tenor sax) on tracks 1/2/3.

1) Rigel; 2) Snake River; 3) Gennaio; 4) Liverno;
5) The Cage II; 6) A Blues; 7) L’uomo con la maglia a scacchi.
All compositions by Andrea Paganetto.
Arrangements by Andrea Paganetto and Maurizio Brunod.

Recorded at Il Pollaio Recording Studio, Ronco Biellese (Biella), on 13/14th
February 2020, by Piergiorgio Miotto; mixed and mastered by Diego Bergamini.

A tre anni da «Nove», Andrea Paganetto, trombettista genovese ma spezzino di adozione, pubblica il suo secondo disco da leader, dal curioso ed enigmatico titolo di «Liverno», parola senza significato ma che riesce ad evocare le particolari atmosfere di questo progetto. Come nell’album del debutto ritroviamo l’inventiva e personale chitarra di Maurizio Brunod, qui anche co-arrangiatore, ma soprattutto presente in tutte le tracce, che sono altrettante composizioni originali del trombettista, abbastanza diverse fra loro ma legate da un’atmosfera sospesa, qualcosa che non si appoggia mai e che per questo è imprevedibile, soggetta a continui cambi di direzione.
Concetto che appare chiaro già nei primi tre brani del disco, arricchiti dalla presenza dell’ispirato sax tenore di Antonio Marangolo, che sa essere tanto dolce e lirico nell’iniziale Rigel, quanto aspro e tagliente nell’ostinato ritmico di Snake River o nel suggestivo e variegato Gennaio, dove si raggiunge un climax intenso, a tratti dal sapore free. Mauro Negri, da tempo fra i più autorevoli jazzisti della scena italiana, è l’altro ospite illustre della registrazione. Il suo inconfondibile clarinetto, pur presente in sole due tracce, si dimostra un prezioso valore aggiunto, soprattutto in Liverno. Nei due brani senza ospiti, sia The Cage II che A Blues, troviamo sapori forti, capaci di mescolare certo rock progressivo all’avanguardia contemporanea.
Il tutto è tenuto mirabilmente insieme dalla tromba evocativa, quasi “narrante” del leader e da una coppia ritmica solida quanto raffinata, con Aldo Mella davvero impeccabile sia al contrabbasso che al basso elettrico. Un sostegno ritmico, cui dà un importante contributo anche la batteria di Daniele Paoletti, che non manca mai di supportare nel migliore dei modi il solista di turno, ma che si fa sentire (ed apprezzare) anche nei non rari momenti collettivi di un lavoro magicamente sospeso fra innovazione e tradizione ma allo stesso tempo unitario e coerente, a tal punto da far apparire le sette composizioni di Paganetto come episodi di un’unica lunga suite.

additional news

Andrea Paganetto (trumpet), Maurizio Brunod (electric guitar, live sampling),
Aldo Mella (double bass, electric bass), Daniele Paoletti (drums). Special guests: Mauro
Negri (clarinet) on tracks 4/7; Antonio Marangolo (tenor sax) on tracks 1/2/3.

1) Rigel; 2) Snake River; 3) Gennaio; 4) Liverno;
5) The Cage II; 6) A Blues; 7) L’uomo con la maglia a scacchi.
All compositions by Andrea Paganetto.
Arrangements by Andrea Paganetto and Maurizio Brunod.

Recorded at Il Pollaio Recording Studio, Ronco Biellese (Biella), on 13/14th
February 2020, by Piergiorgio Miotto; mixed and mastered by Diego Bergamini.

Three years after «Nove», Ligurian trumpeter Andrea Paganetto has released his second album as leader and chosen a rather curious and cryptic title: «Liverno», a meaningless word which manages to evoke the original atmosphere of such project. Like in «Nove» we find the creative and personal guitar of Maurizio Brunod, who is not only the co–arranger, but also plays in all the tracks.
The songs are all original compositions by the trumpeter and each one of them is pretty different from the other, even though they are united by an unfinished atmosphere, something which never rests and therefore is unpredictable and likely to change direction many times. Such concept is manifest in the first three tracks, all enriched by Antonio Marangolo’s inspired tenor sax, which can be as much sweet and lyrical in the opening track Rigel as bitter and sharp in the obstinate rhythm of Snake River or in the evocative and varied Gennaio, where an intense peak recalling free jazz is reached. Mauro Negri, who has been one of the most prominent Italian jazzmen for a long time, is another distinguished guest of the album. Despite playing in only two tunes, his unmistakable clarinet proves to be of great value, especially in Liverno. In the songs with no guests, both The Cage II and A Blues, we find strong tastes which mix certain progressive rock with contemporary avantgarde.
Everything is held together marvelously by the leader’s evocative, almost “narrative” trumpet and a solid as much as refined rhythmic section, where Aldo Mella sounds flawless on both the double bass and the electric bass. A significant rhythmic contribution comes from Daniele Paoletti’s drums too; he never fails to support the musician of the moment in the best possible way, but he also makes himself heard (and appreciate) in the frequent collective moments of an album which is magically suspended between innovation and tradition, while also sounding uniform and coherent, so much so that Paganetto’s seven compositions sound like episodes of one long suite.

Matteo Mosolo

«Isolation»

Caligola 2281

notizie aggiuntive

Matteo Mosolo (double bass, vocals).

1) Freedom (Charles Mingus); 2) Uprising Dance; 3) Desolation; 4) So Wait;
5) Free Society Blues; 6) Mud Mood; 7) Spiritual [for Charlie Haden];
8) Ghosts (Albert Ayler); 9) Oh Lord Save Mother Earth.

All tunes, except where indicated, composed by Matteo Mosolo.
Recorded, mixed and mastered on March 3, 4 and 9, 2020,
at Mobile Recording Studios, Tricesimo (Udine), by Franco Feruglio.

Registrare un disco in completa solitudine è impresa ardua per qualsiasi musicista, tanto più per un contrabbassista, anche se virtuoso. La sfida non ha spaventato Matteo Mosolo, 35 anni, allievo di Franco Feruglio, che in questo caso lo ha anche registrato. Avevamo già avuto occasione di apprezzare il talento del jazzista udinese in «Synchoronicities», album dell’Humpty Duo, progetto che Mosolo condivide da circa un decennio con il chitarrista Luca Dal Sacco.
Tutti i brani scelti per questo lavoro sono di sua composizione, ad eccezione di Freedom, toccante omaggio a Charles Mingus, e della suggestiva Ghosts di Albert Ayler, dove il Nostro sfoggia una grande padronanza nell’uso dell’archetto. Disco registrato e missato all’inizio di marzo, «Isolation» sembra presagire quello che sarebbe successo di lì a poco in Italia prima, e poi nel mondo. Ma non era questo il suo intento. Il filo conduttore che lega i brani dell’album è la contrapposizione fra la ricerca della libertà da parte dell’uomo e la libertà che invece viene concessa nella cosiddetta “società libera” occidentale. Il legittimo desiderio di libertà, le lotte e le sofferenze vissute per ottenerla (non a caso in tutto l’album è molto forte il richiamo alla musica afroamericana degli albori, sia a quella religiosa che al blues rurale) sembra andar di pari passo con la critica alla libertà che si è preso l’uomo di distruggere il pianeta che lo ospita, schiavo com’è sempre stato di inguaribili egoismo ed individualismo.
Il disco si presenta come una sorta di suite, e riesce ad ammorbidire, grazie ad uno squisito gusto musicale, questi contrasti servendosi, ove necessario, anche della voce. Matteo Mosolo non è un cantante, ma lancia il suo grido di dolore e recita la sua preghiera in tre brani molto importanti, quello di apertura (Freedom), quello centrale (Free Society Blues) e Oh Lord Save Mother Earth, che chiude l’album, quasi i vertici di un ideale triangolo equilatero i cui lati offrono comunque preziose gemme, dalla danzante Uprising Dance all’accorato quanto esplicito omaggio a Charlie Haden (Spiritual), che insieme a Mingus sembra essere il principale punto di riferimento artistico del contrabbassista friulano.

additional news

Matteo Mosolo (double bass, vocals).

1) Freedom (Charles Mingus); 2) Uprising Dance; 3) Desolation; 4) So Wait;
5) Free Society Blues; 6) Mud Mood; 7) Spiritual [for Charlie Haden];
8) Ghosts (Albert Ayler); 9) Oh Lord Save Mother Earth.

All tunes, except where indicated, composed by Matteo Mosolo.
Recorded, mixed and mastered on March 3, 4 and 9, 2020,
at Mobile Recording Studios, Tricesimo (Udine), by Franco Feruglio.

Recording a solo album is a hard task for any musician, more so for a double bass player, even a virtuoso. The challenge didn’t scare 35–year–old Matteo Mosolo, pupil of Franco Feruglio who also recorded «Isolation». We already had the chance to appreciate the talent of the jazz musician from Udine in «Synchoronicities», a record of the Humpty Duo, a project that he has shared for a dozen years with guitarist Luca Dal Sacco.
All the tracks selected for this record were composed by Mosolo, except Freedom, a touching tribute to Charles Mingus, and the evocative Ghosts, by Albert Ayler, where the double bass player displays his mastery of the bow. Recorded and mixed at the beginning of March 2020, «Isolation» seems to presage what would soon happen in Italy first, then all over the world. It was not his intention, though. The main theme which links the album tracks is the juxtaposition between the quest for freedom by humankind and the actual freedom allowed in the so called “free Western society”. The rightful desire for freedom, the fights and pain endured to earn it (it is no coincidence that the early stages of African–American music, both religious music and rural blues, are strongly evoked throughout «Isolation») seem to go hand in hand with his criticizing humankind for taking the liberty of destroying the planet hosting it, thus revealing its being slave to incurable individualism and selfishness.
The album sounds like a sort of suite and, thanks to an excellent musical taste, it manages to soften the above mentioned contrasts by using the voice when necessary. Matteo Mosolo isn’t a singer, but he lets out a scream of pain and says his prayers in three relevant songs, the opening track (Freedom), the central one (Free Society Blues) and Oh Lord Save Mother Earth which ends the record. The three songs represent the vertices of an ideal equilateral triangle, whose sides offer other precious gems, from the danceable Uprising Dance to the heartfelt as well as explicit tribute to Charlie Haden (Spiritual) who, together with Mingus, seems to be the main artistic influence on the double bass player from Friuli.

Tommaso Genovesi

«Open Spaces»

Caligola 2280

notizie aggiuntive

Alberto Vianello (tenor and soprano sax), Tommaso Genovesi (piano),
Marco Privato (double bass), Emanuel Donadelli (drums).

1) Waves and Light; 2) Mediterraneo; 3) Still Life; 4) Moon on Venice;
5) Open Spaces; 6) Waiting; 7) Monastiraki; 8) April Blues.
All tunes composed by Tommaso Genovesi.

Recorded, mixed and mastered at ArteSuono Recording Studios,
Cavalicco (Udine), on 20th and 31st January 2020 by Stefano Amerio.

Son passati ben dodici anni da «Never Knows», suo secondo album da leader, ma di certo non invano perché «Open Spaces» non delude una così lunga attesa. Fedele alla formula del quartetto – ma completamente nuovo, visto il tempo passato – questa volta senza ospiti, Tommaso Genovesi, siciliano ma ormai veneto d’adozione, conferma di aver trovato la piena maturità artistica, non solo come pianista ma soprattutto come compositore e leader. Ciò grazie anche all’empatia che è riuscito a stabilire con i componenti della nuova formazione, Alberto Vianello su tutti, che si conferma sassofonista di grande talento quanto sottovalutato.
Il suo è un quartetto che al momento della registrazione aveva già due anni di proficua attività concertistica alle spalle, forte quindi di un “interplay” e di una coesione palpabili in tutti gli otto brani del disco. La solidità della coppia ritmica formata dal contrabbassista Marco Privato e dal batterista Emanuel Donadelli consente a Genovesi e Vianello di sviluppare ciascun tema mediando l’uso delle strutture ritmico–armoniche con un’improvvisazione a tratti molto libera. Waves and Light, il brano d’apertura è un medium swing intimo e riflessivo che convince sin dalle prime note, con echi shorteriani che ritroviamo poi in Waiting, ballad dolce quanto nostalgica. Ricordi del mare che circonda l’isola in cui il pianista è nato si ritrovano sia nel tema largo di Mediterraneo che nell’orientaleggiante Monastiraki. Non è un caso che proprio in questi due brani emerga il personale sax soprano di Vianello, che convince anche nell’esposizione del tema di Open Spaces, brano che dà il titolo al disco.
Sia nella sognante e meditativa Moon on Venice che nel più solare e sanguigno April Blues, blues davvero poco convenzionale per la sua struttura tematica irregolare, il pianista sembra volersi allontanare dagli schemi collaudati ma sin troppo convenzionali di certo modern bop, portando acqua, se mai ce ne fosse ancora bisogno, al mulino di un jazz italiano ormai sempre più autorevole ed originale, e di cui «Open Spaces» è frutto maturo e saporito.

additional news

Alberto Vianello (tenor and soprano sax), Tommaso Genovesi (piano),
Marco Privato (double bass), Emanuel Donadelli (drums).

1) Waves and Light; 2) Mediterraneo; 3) Still Life; 4) Moon on Venice;
5) Open Spaces; 6) Waiting; 7) Monastiraki; 8) April Blues.
All tunes composed by Tommaso Genovesi.

Recorded, mixed and mastered at ArteSuono Recording Studios,
Cavalicco (Udine), on 20th and 31st January 2020 by Stefano Amerio.

Twelve years have passed since «Never Knows», Genovesi’s second album as leader, but not in vain because «Open Spaces» was well worth waiting for. True to the structure of the quartet – despite making it new, since much time has gone by – this time with no guests, Sicilian–born, Venetian by choice Tommaso Genovesi proves he attained full artistic maturity not only as pianist, but as composer and leader most of all. He achieved that thanks to the empathy he successfully built with the new line–up, saxophonist Alberto Vianello above all, who proves to have a huge, and yet underrated talent.
When Genovesi’s quartet recorded these eight tunes it had been playing gigs intensely for two years, therefore its interplay and cohesion are palpable in each of the eight tracks of the record. The solidity of the rhythmic section made by double bass player Marco Privato and drummer Emanuel Donadelli allows Genovesi and Vianello to develop each theme by playing rhythmic and harmonic structures with a sometimes free improvisation. The opening tune, Waves and Light, is an intimate, pensive medium swing tempo song which impresses from the very first notes and echoes Wayne Shorter’s style, whose influence we can hear in Waiting as well, a ballad which is as sweet as it is nostalgic. Memories of the sea surrounding the island where the pianist was born can be found both in the largo theme of Mediterraneo and in the oriental style of Monastiraki. It is no coincidence that in the latter songs Vianello’s personal soprano sax stands out, convincing us in the album title track theme too.
Both in the dreamy and pensive Moon on Venice and in the sunnier, passionate April Blues, a rather unconventional blues for its irregular thematic structure, the pianist seems to depart from some tested, yet too traditional schemes of modern bop; if any were needed, he brings gist to the mill of an Italian jazz which is getting more and more authoritative and original, «Open Spaces» being one of its tasty and ripe fruit.

Baba Sissoko

«Mali Music Has No Borders»

Caligola 2279

notizie aggiuntive

Baba Sissoko (vocal, ngoni, tama), Alessandro de Marino (clarinet, keyboards,
live electronics), Domenico Canale (harmonica, violin), Angelo Napoli (electric guitar),
Erick Jano (electric bass, vocals), Kalifa Kone (drums, percussion).
Guest: Tiger Aka Roberto Madou Sissoko (vocals) on track n° 5.
1) Ayewili; 2) Oluyafara; 3) Mali Unite; 4) Bakadaji; 5) Comunication;
6) Dongoma; 7) Tungaranke; 8) 8 March; 9) Djoronako; 10) Ne Be Sewa Bi;
11) Aye Soli; 12) Angabara; 13) Tungaranke (remix); 14) 8 March (remix).
All tunes composed by Baba Sissoko

Recorded at KayaStudio, Quattromiglia (Cosenza), by Francesco Malizia, and at Lula Zen
Studio, Baronissi (Salerno), by Angelo Napoli; mixed and mastered by Francesco Malizia
and Baba Sissoko; remix on tracks n° 13/14 by Green Prophet Aka Alessandro de Marino.

Mediterranean Blues è diventato, tre anni dopo l’omonimo disco “live”, il nome del gruppo che ne fu protagonista ed anche un progetto stabile, fra i molti portati avanti da Baba Sissoko. L’attivissimo griot del Mali, ma ormai italiano d’adozione, anzi “afro–calabrese”, come ama definirsi, prosegue nel riuscito tentativo di fondere l’amadran – genere musicale che può considerarsi all’origine del blues – con le diverse musiche popolari afro–americane, blues in primis.
Dopo aver composto dodici nuovi brani, Sissoko ha riunito in studio di registrazione gli stessi musicisti di «Mediterranean Blues» (2017), con l’aggiunta dell’armonicista Domenico Canale, promosso da ospite a membro stabile della formazione. «Mali Music Has No Borders»” è il titolo del nuovo album (cui sono stati aggiunti due remix) che ci accompagna in un viaggio che attraversa tutte le frontiere e non ha paura di confrontarsi con i generi e gli stili più diversi. Ritroviamo qui le radici africane di Sissoko e le melodie tipiche della sua tradizione di griot, ma viene lasciato molto spazio anche al blues, al reggae, al rock ed all’elettronica.
Fondamentale punto d’incontro fra le diverse culture è il mare Mediterraneo, che qui assume un significato altamente simbolico, perché se oggi è luogo di morte e contrasti, nel passato ha sempre favorito l’incontro fra popoli e tradizioni diverse. In tutti i brani i testi assumono una certa importanza – per questo motivo, pur venendo cantati in lingua bambara, vengono riproposti nel booklet del disco in inglese e francese – sia quando rendono omaggio alle donne nel giorno della loro festa (8 March) che quando affrontano i temi politici del suo paese e dell’Africa più in generale (Ayewili, Oluyafara, Mali Unite), sia quando parlano della vita di tutti i giorni (Ne Be Sewa Bi, Aye Soli) che quando affrontano il difficile e complesso tema sociale dell’emigrazione (Tungaranke).

additional news

Baba Sissoko (vocal, ngoni, tama), Alessandro de Marino (clarinet, keyboards,
live electronics), Domenico Canale (harmonica, violin), Angelo Napoli (electric guitar),
Erick Jano (electric bass, vocals), Kalifa Kone (drums, percussion).
Guest: Tiger Aka Roberto Madou Sissoko (vocals) on track n° 5.
1) Ayewili; 2) Oluyafara; 3) Mali Unite; 4) Bakadaji; 5) Comunication;
6) Dongoma; 7) Tungaranke; 8) 8 March; 9) Djoronako; 10) Ne Be Sewa Bi;
11) Aye Soli; 12) Angabara; 13) Tungaranke (remix); 14) 8 March (remix).
All tunes composed by Baba Sissoko
Recorded at KayaStudio, Quattromiglia (Cosenza), by Francesco Malizia, and at Lula Zen
Studio, Baronissi (Salerno), by Angelo Napoli; mixed and mastered by Francesco Malizia
and Baba Sissoko; remix on tracks n° 13/14 by Green Prophet Aka Alessandro de Marino.

Three years after the eponymous “live” album, Mediterranean Blues has become the name of the band that recorded it and also a permanent project, one of many, by Baba Sissoko. The much active Malian griot, by now Italian, or better “Afro–Calabrese”, as he loves to define himself, continues his successful effort to blend amadran – which could be considered the source of the blues – with African–American popular music, the blues in the first place.
After composing twelve new songs, Sissoko gathered in the studio the same musicians who played on «Mediterranean Blues» (2017) and also included the harmonica player Domenico Canale, who was promoted from guest to permanent member of the band. «Mali Music Has No Borders» is the title of the new album (two remixes were then added to it) which accompanies us on a journey through all the borders, a journey which is not afraid of the comparison with different genres and styles. Here we can find Sissoko’s African roots and the melodies typical of his Griot tradition, but much space is left for the blues, reggae, rock and electronic music as well.
The Mediterranean Sea is an essential meeting place among different cultures and takes on a highly symbolic meaning; if today it is a place of death and conflict, it used to foster the meeting among different peoples and traditions. The lyrics play an important role – that is the reason why, even though they are sung in the bambara language, they are translated into English and French in the album booklet – both when they pay a tribute to women on their international day (8 March) and when they tackle political issues about Sissoko’s country and Africa more generally (Ayewili, Oluyafara, Mali Unite), both when they talk about everyday life (Ne Be Sewa Bi, Aye Soli) and when they deal with a tough and complex social issue like emigration (Tungaranke).

Ermanno Maria Signorelli

«Silence»

Caligola 2278

notizie aggiuntive

Ermanno Maria Signorelli (classic guitar),
Ares Tavolazzi (double bass), Lele Barbieri (drums).
1) La ballade des chats; 2) Il sonno è bambino; 3) Silence;
4) Stop on Time; 5) Come una mamma; 6) Nardis (Miles Davis);
7) Arietta (Edvard Grieg); 8) Parole lontane; 9) Via libera.
All compositions, unless otherwise noted, by Ermanno Maria Signorelli.

Recorded, mixed and mastered at Basement Recording Studio,
Vicenza, Italy, in 2019, by Federico Pelle (Enrico Pavan, assistant).

«Silence», secondo album di un trio nato nel 2004, esce ben sei anni dopo «3» (Blue Serge) e raccoglie sette composizioni originali del leader, uno standard e la rivisitazione di un celebre brano pianistico di Edvard Grieg. A dominare il disco è una forte sensazione d’intimità e di nitidezza, frutto della scelta dei tre musicisti di suonare rigorosamente in acustico. L’intreccio fra le corde della chitarra di Signorelli e quelle del contrabbasso di Ares Tavolazzi, mirabilmente sostenuti dal sapiente drumming di Lele Barbieri, dà vita ad una musica che sfugge a qualsiasi tipo di classificazione – l’accorata interpretazione dell’Arietta di Grieg ne è un esempio illuminante – dal sapore antico ed allo stesso tempo estremamente moderna. Impegnato da tempo nell’encomiabile tentativo di valorizzare il ruolo della chitarra classica nel jazz.
Ermanno Maria Signorelli è padrone di casa autorevole ma allo stesso tempo affabile e discreto, convinto della forza persuasiva delle idee, che non hanno bisogno di essere urlate per risultare convincenti. “Dove tutti urlano non c’è voce che basti per farsi sentire; nella valle solitaria un usignolo è concerto”, scrive nelle note di copertina il chitarrista napoletano, ormai padovano d’adozione, e queste parole suonano anche come una presa di posizione contro la dilagante incapacità di ascoltare di questi anni. Sottrarre può risultare spesso più efficace che aggiungere: le pause, così come il silenzio, sono determinanti nella costruzione dell’atto musicale.

Silence
, brano che dà il titolo all’album, è il manifesto della concezione musicale di Signorelli, un silenzio inteso non come assenza ma come modo utile a catturare ogni respiro, anche il più lontano, della vita. L’intensa e rarefatta Come una mamma è una felice ripresa di una composizione già presente in quattro precedenti lavori del chitarrista, fra cui il recente «Pater», realizzato in duo con Roberto Martinelli sempre per Caligola. La davisiana Nardis è uno splendido trampolino di lancio per il contrabbasso di Tavolazzi, mentre Stop on Time ha un’apertura ed una cantabilità che profumano d’America. Musica quasi sussurrata quella del trio, ma non per questo meno convincente.

additional news

Ermanno Maria Signorelli (classic guitar),
Ares Tavolazzi (double bass), Lele Barbieri (drums).
1) La ballade des chats; 2) Il sonno è bambino; 3) Silence;
4) Stop on Time; 5) Come una mamma; 6) Nardis (Miles Davis);
7) Arietta (Edvard Grieg); 8) Parole lontane; 9) Via libera.
All compositions, unless otherwise noted, by Ermanno Maria Signorelli.
Recorded, mixed and mastered at Basement Recording Studio,
Vicenza, Italy, in 2019, by Federico Pelle (Enrico Pavan, assistant).

«Silence», the second album of a trio formed in 2004, has been released six years after «3» (Blue Serge) and includes seven original songs composed by the leader, one standard and the reinterpretation of a well–known short piano piece by Edvard Grieg. What stands out is a strong feeling of coziness and clarity, since the three musicians decided to play strictly unplugged. The interplay of Signorelli’s guitar and Ares Tavolazzi’s double bass, both wonderfully backed up by Lele Barbieri’s skillful drumming, creates a music that defies classification – the heartfelt interpretation of Grieg’s Arietta is a perfect example – and whose taste is both ancient and extremely modern.
Ermanno Maria Signorelli has been making an effort to have the role of classical guitar acknowledged in jazz and is an authoritative, yet affable and discreet master of the house, someone who believes that ideas don’t need to be yelled to be persuasive. “Where everyone yells, no voice can make itself heard; in the lonely valley, a nightingale sounds like a concert”, the Neapolitan guitarist, now based in Padova, writes in the liner notes, and his words sound like a stance against the contemporary, rampant unwillingness to listen. Less is often more: pauses, as well as silence, are crucial to create music.
The title track Silence is the statement of Signorelli’s musical thought and silence is not meant as absence, but rather as an effective way to catch each and every breath of life, even the farthest. The intense, rarefied Come una mamma is a well–made reinterpretation of a composition which has already been released in four of the guitarist’s previous albums, including the latest «Pater», released in duo with Roberto Martinelli, always through Caligola Records.
Miles Davis’ Nardis is a wonderful springboard for Tavolazzi’s double bass, while Stop on Time has an opening and singability which smell of America. It’s almost whispered the music played by the trio, but that doesn’t mean it is less convincing.

Giannicola Spezzigu

«Voices of the Stones»

Caligola 2277

notizie aggiuntive

Andrea Ferrario (tenor sax), Claudio Vignali (piano), Giannicola Spezzigu (double bass),
Marcello Molinari (drums). Special guest: Arne Hiorth (trumpet) on track 7.

1) Pensieri; 2) Voices of the Stones; 3) Souls Around (A.Ferrario);
4) A Short Story; 5) La danza dell’ibisco (A.Ferrario); 6) Small Little Bears;
7) Dimension of Emptiness; 8) Anglona Road.
All compositions, except where indicated, by Giannicola Spezzigu.

Recorded, mixed and mastered at Massimo Tagliata Recording Studio,
Casalecchio di Reno (Bologna), Italy, in August 2018, by Massimo Tagliata.

Il quartetto di Marcello Molinari, di cui fa parte il contrabbassista sardo, ma ormai bolognese d’adozione, Giannicola Spezzigu, sta proseguendo nell’ambizioso progetto di realizzare un disco a nome di ciascuno dei suoi componenti, che possono così trovar spazio a turno come leader e compositori, decidendone di volta in volta la direzione musicale. Dopo «The Mask», uscito nel 2011 a nome di Ferrario, ed «Il Viaggio di Neal», firmato nel 2014 da Molinari, «Voices of the Stones» è il terzo episodio di questo percorso, pubblicato come i precedenti da Caligola.
Il brano iniziale, Pensieri, intriso di un melanconico lirismo, sembra anticipare il pensiero musicale del leader, che traspare in ogni traccia, facendo di «Voices of the Stones» un lavoro organico e coerente, che conserva i suoi toni lirici e riflessivi anche quando il blues di Souls Around, di Andrea Ferrario, sembra voler alzare la temperatura della musica. Spezzigu – che firma sei delle otto tracce dell’album – è contrabbassista dal pregevole tocco, più attento alla ricerca della rotondità del suono che non al virtuosismo del fraseggio, che pur non gli difetta, ed egualmente abile nell’uso dell’archetto, come dimostra l’intensa A Short Story che, a dispetto del titolo, è il brano più lungo del disco. Un riferimento può forse esser trovato nel celebre quartetto europeo di Keith Jarrett, e quindi anche in Jan Garbarek, sia quando la musica si arricchisce di sapori country–gospel (Anglona Road), sia quando sembra trovare una più aurea e distesa classicità, ricca di riferimenti alla tradizione europea, come succede ne La danza dell’ibisco, l’altra composizione a firma del sassofonista.
 In Dimension of Emptiness è presente come ospite il trombettista norvegese Arne Hiorth, musicista di statura europea e di grande sensibilità, che contribuisce a rendere l’atmosfera, se mai fosse possibile, ancor più eterea e meditativa. Il brano è anche un perfetto trampolino di lancio per il sapiente pianismo di Claudio Vignali che, insieme al già citato Ferrario ed a Marcello Molinari, batterista dal drumming sensibile e raffinato, completano un quartetto che ha nella coesione ed in una forte empatia emozionale i suoi punti di forza.

additional news

Andrea Ferrario (tenor sax), Claudio Vignali (piano), Giannicola Spezzigu (double bass),
Marcello Molinari (drums). Special guest: Arne Hiorth (trumpet) on track 7.

1) Pensieri; 2) Voices of the Stones; 3) Souls Around (A.Ferrario);
4) A Short Story; 5) La danza dell’ibisco (A.Ferrario); 6) Small Little Bears;
7) Dimension of Emptiness; 8) Anglona Road.
All compositions, except where indicated, by Giannicola Spezzigu.
Recorded, mixed and mastered at Massimo Tagliata Recording Studio,
Casalecchio di Reno (Bologna), Italy, in August 2018, by Massimo Tagliata.

Marcello Molinari’s quartet, a member of which is Sardinian–born, by now Bolognese by choice double bass player Giannicola Spezzigu, is proceeding with its ambitious project of making an album in the name of each member; one at a time, they can find their space as leaders and composers and decide their own musical path. After «The Mask», recorded by Ferrario as leader in 2011, and «Il Viaggio di Neal», recorded by Molinari in 2014, «Voices of the Stones» is the third episode of such project and it has been released by Caligola like the previous albums.
The opening track, Pensieri, is infused with melancholic lyricism and anticipates the leader’s musical thought which transpires in every track, making «Voices of the Stones» an organic and coherent record; its lyric and thoughtful mood doesn’t vanish even when the blues of Souls Around, by Andrea Ferrario, apparently tries spicing up the music. Spezzigu, who composed six tunes out of eight, is a double bass player with an exquisite style and is more interested in the fullness of the sound than in the virtuosity of the phrasing and yet, he doesn’t lack the latter; he is equally skillful with the bow, as proven by the intense A Short Story, which is the longest track on the album despite the title. Perhaps the inspiration can be found in Keith Jarrett’s renowned European Quartet, therefore in Jan Garbarek as well, both when the music is enriched with country–gospel nuances (Anglona Road), and when it is likely to find a more relaxed and brighter classicism filled with references to the European tradition, that is the case with La danza dell’ibisco, the other tune composed by the saxophonist.
 In Dimension of Emptiness a very special guest is Norwegian trumpeter Arne Hiorth, a musician of European stature and great sensitivity, who helps make the atmosphere even more ethereal and meditative, if that’s possible. This tune is the perfect springboard for the skillful piano playing of Claudio Vignali as well: together with the aforementioned Ferrario and Marcello Molinari, the latter a musician having a sensitive and refined drumming, he complements a quartet whose strengths are cohesion and strong empathy.