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Daniele di Bonaventura & Michele Di Toro

«Vola Vola»

Caligola 2266

notizie aggiuntive

Daniele di Bonaventura (bandoneon), Miche Di Toro (piano).

1) Ninna nanna (M.Di Toro); 2) One Day I’ll Fly Away (J.Sample, W.Jennings);
3) Jeanne y Paul (A.Piazzolla); 4) Corale (M.Di Toro); 5) Blossom (K.Jarrett);
6) Sus ojos se cerraron (C.Gardel, A.La Pera); 7) Sogno di Primavera (D.di
Bonaventura); 8) Touche Her Soft Lips and Part (W.Turner Walton); 9) Vola vola vola
(G.Albanese, L.Dommarco); 10) Soledad (C.Gardel, A.La Pera).

Recorded and mixed on 27th and 28th March 2019, at Nufabric Studio,
Fermo, Italy, by Daniele “Jack” Rossi.

La ricerca, anche nell’improvvisazione, di linee melodiche incisive e senza fronzoli sembra caratterizzare il linguaggio musicale di Daniele di Bonaventura, specie quando imbraccia il bandoneon. Non è un caso che la sua poetica intima e raffinata trovi alcune delle sue migliori espressioni nella formazione del duo. Oltre a quello storico e collaudato che lo lega a Paolo Fresu, vanno ricordati, fra i più recenti, quelli con i pianisti Giovanni Ceccarelli e Giovanni Guidi, ma anche il duo con il chitarrista polacco Maciek Pysz in «Coming Home», dove peraltro può mettere in mostra anche il suo notevole quanto sottovalutato talento pianistico.
In questa nuova e recente registrazione ad esser chiamato in causa è ancora il pianoforte, suonato dall’amico Michele Di Toro. Una spiccata e naturale sensibilità melodica accomuna i due musicisti, che han trovato nelle comuni radici abruzzesi (più lontane per Daniele, nato e residente nelle Marche) il filo conduttore per coronare con un disco una collaborazione che ha già qualche anno di vita, evidente nella scelta del brano che gli dà il titolo (con l’elisione di un “vola”), raro esempio di canzone popolare italiana dialettale non napoletana di successo internazionale.
È un interplay magico e sottile, frutto di reciproca conoscenza e rispetto, quello che si instaura sin dalle prime note della sognante Ninna nanna, eseguita in apertura, e che accompagna il duo anche nelle esecuzioni degli altri nove brani, solo in parte originali. Se Carlos Gardel ed Astor Piazzolla sono da sempre fra gli autori più frequentati da di Bonaventura (una menzione speciale va in ogni caso alla toccante esecuzione di Soledad), hanno rappresentato invece una vera e propria scoperta le suadenti e nostalgiche melodie dell’inglese William Turner Walton (Touche Her Soft Lips and Part, dalla colonna sonora del film “Enrico V”, di Laurence Olivier) e di Joe Sample (One Day I’ll Fly Away), qui ripresa da una bella versione del trombonista–cantante svedese Nils Landgren. Un lirismo che a tratti sa essere struggente, senza apparire per questo mai banale o caramelloso.

Maciek Pysz

«A View»

Caligola 2265

notizie aggiuntive

Maciek Pysz (acoustic, classical, electric and 12 string guitar).

1) Sketch #1: A Glimpse; 2) Trieste; 3) Coastline; 4) The Outsider; 5) Reflections;
6) Sous le ciel de Paris (Hubert Giraud); 7) Sketch #2: Sun on Water;
8) Cinema Paradiso – Love Theme (Andrea Morricone); 9) Sketch #3: Sea Blues;
10) Seagull; 11) Drifting; 12) Sketch #4: Under Water.
All tunes, except where indicated, composed by Maciek Pysz.

Recorded, mixed and mastered on May 8/9/10, 2017, at Artesuono
Recording Studios, Cavalicco (Udine), by Stefano Amerio.

Registrare un disco in completa solitudine è impresa ardua per qualsiasi chitarrista, anche per il più virtuoso. Avevamo ammirato la classe cristallina di Maciek Pysz in un album del 2017, «Coming Home», realizzato sempre per Caligola in duo con Daniele di Bonaventura, il suo quarto da leader. Proprio a quella registrazione dobbiamo rifarci per introdurre questo suo splendido disco di sola chitarra, realizzato nello stesso studio, l’Artesuono di Stefano Amerio, proprio nei giorni precedenti la seduta di «Coming Home». Dovendo rimanere di fatto una settimana a “casa Amerio”, il chitarrista polacco ha quindi deciso di affittare, per comporre dei nuovi brani e trovare la giusta ispirazione, un appartamento vista mare a Trieste.
Come spiega bene nelle note di copertina, proprio nella città giuliana Maciek Pysz ha preso la decisione che covava da tempo: era finalmente giunta l’ora di realizzare il suo tanto desiderato primo lavoro in solo e, alla luce dei risultati ottenuti, possiamo affermare che la quiete ed il mare di Trieste lo hanno decisamente ispirato. Tutti i brani scelti per questo album sono di sua composizione ad eccezione di due dolci ed avvincenti melodie tratte da altrettante colonne sonore cinematografiche, una da «Cinema Paradiso», il Love Theme di Andrea Morricone, l’altra da un film del 1951 che ha il suo stesso titolo, Sous le ciel de Paris, diventata in breve tempo il simbolo della capitale francese, grazie soprattutto alle storiche interpretazioni di Juliette Greco, Edith Piaf e Yves Montand.
Ma sembrano particolarmente belle e suggestive anche le composizioni del chitarrista, a partire dai quattro variegati episodi di Sketch – interessante soprattutto il terzo, Sea Blues – passando per l’ipnotica e nostalgica Trieste, dedicata alla città che l’ha ospitato, ma senza trascurare Reflections, più movimentata ed altrettanto riuscita. Il magico intreccio delle corde delle quattro chitarre utilizzate in questa registrazione è stato ulteriormente valorizzato dalla tecnica della sovraincisione, che Maciek Pysz dimostra di saper usare in modo efficace e sopraffino.

Massimo De Mattia Suonomadre

«Riot»

Caligola 2264

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Massimo De Mattia (piccolo, flute, alto flute, bass flute), Giorgio Pacorig
(Fender Rhodes, Korg MS20), Zlatko Kaučič (drums, percussion, electronics),
Luigi Vitale (vibes, balafon, electronics) on tracks 1/2/3/4.

Ordos; 2) Cafarnaon; 3) Riot; 4) Unhomed;
5) Complex–City; 6) Beyond the Anthropocene.
All compositions by M.De Mattia, G.Pacorig, Z.Kaučič  and L.Vitale (on 1/2/3/4).

Live recorded on 10th September 2018 at Klub Gromka, Ljubljana, by Iztok Zupan
(tunes 1/2/3/4), and on 26th July 2018 at Revine Lago (Treviso) by Michele Minniti
(tunes 5/6); mixed and mastered in January 2019, at Imputlevel Studios,
San Biagio di Callalta (Treviso), by Claudio Zambenedetti.

Il quinto disco Caligola di Massimo De Mattia, da tempo fra i più stimati protagonisti dell’avanguardia jazzistica italiana, proviene, come i due precedenti, da esibizioni “live”. Proprio il concerto, più che lo studio di registrazione, sembra oggi in grado di rappresentare meglio tutta la forza e il dinamismo di una musica che ha nell’interplay e nell’improvvisazione i suoi punti di forza.
Il gruppo del flautista friulano (Suonomadre) è ancora quello di «Ethnoshock!», registrato nel 2017 a Udine, ma i concerti da cui sono tratte le sei tracce di «Riot» sono due, ed in quello italiano manca il brillante vibrafono di Luigi Vitale, qui anche al balafon ed all’elettronica. Il filo conduttore della musica è però sempre lo stesso, a tal punto che i brani, ascoltati uno dopo l’altro, sembrano parti di un’unica suite.
Il senso di grande omogeneità e coerenza del disco viene ancor più messo in risalto dal booklet che lo contiene, post–apocalittico sia nelle belle illustrazioni in bianco e nero di Romeo Toffanetti, che nella breve storia raccontata da Stefano Raspa. Anche gli altri due compagni di viaggio di questa nuova affascinante avventura, Giorgio Pacorig, tastiere, e Zlatko Kaučič, batteria ed elettronica – che con autorevolezza detta le trame di Cafarnaon – dimostrano di trovarsi perfettamente a loro agio con De Mattia – straordinario il suo flauto soprattutto in Complex–City – uno dei più importanti ed intransigenti improvvisatori del nostro paese.
Nemmeno quando il quartetto diventa trio l’energia sembra scemare; anzi nelle ultime due tracce l’elettronica diventa essa stessa strumento, non solo tappeto sonoro (Beyond the Anthropocene), e le strutture musicali appaiono, se possibile, ancora più aperte. È un viaggio suggestivo quello proposto da «Riot» che, seppur non scevro da passaggi spigolosi, va affrontato senza remore e preclusioni, lasciandosi trasportare dalla musica.

Dario Piccioni

«Līmĕsnauta»

Caligola 2263

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Vittorio Solimene (piano), Dario Piccioni (double bass and acoustic bass),
Ivan Liuzzo (drums). Special guests: Stefano Saletti (oud) on tracks 2/9,
Veronica Marini (vocals) on track 2/9, Eugenio Colombo (soprano sax) and
Daniele Di Pentima (tabla) on tracks 9.

1) Aldebaran; 2) Road to Edessa; 3) Carrer del Mediterrani # 1;
4) Sueño de Hadas; 5) Carrer del Mediterrani # 2; 6) Mal de Amura;
7) Motherland; 8) Carrer del Mediterrani # 3; 9) Indo Europa Express.
All compositions and arrangements by Dario Piccioni.

Recorded on October 1, 2018, at Groovefarm Studio, Roma, by Davide Abruzzese;
mixed and mastered in July 2019, at E 45 Studio, Roma, by Eugenio Vatta.

È il primo album da leader di Dario Piccioni, classe 1975, che in verità aveva condiviso con il trio Jimbo Tribe la paternità di due ottimi lavori pubblicati da AlfaMusic, «Jimbology» (2016) e «Rite of Passage» (2018), dov’era presente uno dei brani più suggestivi di «Limesnauta», Road to Edessa.
“Navigatore di confine” (ovvero “Limesnauta”, neologismo formato da parole appartenenti a due fra le più antiche lingue del mondo, latino e greco), interamente composto da composizioni originali, è un lavoro decisamente autobiografico, sintesi di un periodo ricco di esperienze di studio, di ricerca e di vita. È anche, secondo il suo autore – che è anche scrittore, avendo pubblicato quest’anno un romanzo, «Tunz» – il primo capitolo di una trilogia, un’indagine sul concetto di confine che il “Limesnauta”, si tratti di confine fisico od interiore, reale od astratto, ci aiuta ad attraversare e superare.
Un lungo soggiorno in Spagna lo ha sicuramente ispirato, come qualcuno dei titoli scelti lascia immaginare. C’è in più, molto forte, l’influenza del Mediterraneo, che è poi il luogo dove la musica di Piccioni sapientemente naviga, con l’importante contributo dell’ispirato pianista Vittorio Solimene, ventun anni appena ma già un talento cristallino il suo.
Se il virtuosismo strumentale del contrabbassista romano trova nei tre episodi di Carrer del Mediterrani la sua più efficace espressione, la raggiunta piena maturità di compositore e leader traspare in tutte le altre tracce dell’album, dall’ipnotica Aldebaran a Sueño de Hadas, suadente nelle sue improvvise aperture liriche, dall’incedere fortemente ritmico di Mal de Amura alla riflessiva e nostalgica Motherland. Il brano conclusivo, Indo Europa Express, foriero dei possibili sviluppi futuri del jazz sempre più latino e mediterraneo di Piccioni, è anche l’unico in cui sono presenti tutti e quattro i preziosi ospiti di un disco profondo ed allo stesso tempo estremamente godibile.

Mariangela Cagnetta

«E-Motion»

Caligola 2262

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Mariangela Cagnetta (vocals, flute), Viz Maurogiovanni (electric bass),
Pierluigi Villani (drums).

1) Things Ain’t What They Used to Be (M.Ellington, T.Person); 2) Afro Blue
(M.Santamaria); 3) Nature Boy (E.Ahbez); 4) Lawns (C.Bley); 5) Caravan (D.Ellington,
J.Tizol, I.Mills); 6) Lazy Afternoon Phunk (V.Maurogiovanni, P.Villani); 7) And I Love Him
(J.Lennon, P.McCartney); 8) Speak Low (K.Weill, O.Nash); 9) Blue in Green (M.Davis,
C.Wilson); 10) Giant Steps (J.Coltrane, B.Neals); 11) Moon River (H.Mancini, J.Mercer).
All arrangements by Viz Maurogiovanni and Pierluigi Villani.

Recorded in August 2018 at Four Elements Studio, Bari; mixed and mastered in May
2019, at Bess Recording Studio, Montesilvano (Pescara), by Claudio Esposito.

Siamo di fronte, anche se non si direbbe, al debutto discografico da leader di Mariangela Cagnetta, vocalist barese ancor poco nota del panorama jazzistico italiano, ma che lo diventerà presto dopo un album dal grande impatto emotivo ed a dir poco sorprendente come «E–motion». Già dopo l’ascolto del brano d’apertura, Things Ain’t What They Used to Be, si rimane piacevolmente stupiti.
Questo registrato dalla Cagnetta, è proprio – non sembra esagerato affermarlo – il disco che non ti aspetti. Non ti aspetti innanzitutto una simile formazione. Accompagnano infatti la voce di Mariangela il pulsante, vulcanico basso elettrico a sei corde di Viz Maurogiovanni e l’incalzante, precisa batteria di Pieluigi Villani, ovvero due fra i più brillanti ed originali esponenti della vivacissima scena musicale pugliese degli ultimi anni. Siamo quindi in presenza di un trio davvero scarno ed essenziale, che forse non ha precedenti nel jazz moderno. La mancanza di uno strumento armonico non solo non si fa sentire, ma esalta ancor di più le dinamiche, l’interplay, i sorprendenti cambi di ritmo del gruppo, così come il coraggioso e funambolico talento della voce della Cagnetta, che qui non sembra porsi limiti o confini.
Il trio dimostra di saper dare nuova vita a brani tanto celebri da apparire quasi ingombranti. Ma più che un completo stravolgimento del materiale originale, così bello ed importante, è un modo il loro, personalissimo, per rivitalizzarlo e renderlo ancora attuale, grazie ad una prospettiva moderna ed innovativa. Difficile stilare una graduatoria fra gli undici brani, di cui solo uno è originale. Dall’ipnotica sospensione ritmica che introduce il classico beatlesiano And I Love Him ai funambolici vocalizzi di Giant Steps, dalla raffinata rilettura della modale Blue in Green all’incalzante introduzione di Caravan, gli spunti, i motivi di riflessione, ma soprattutto le prelibatezze che ci vengono offerti sono molteplici.

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Roberto De Nittis

«Dada»

Caligola 2261

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Roberto De Nittis (toy piano, mini hammond, melody horn), Zoe Pia (piccolo clarinet,
sweet flute, saxoflute), Sebastian Mannutza (miniature violin), Davide Tardozzi
(kids electric guitar, tenor ukulele), Glauco Benedetti (sousaphone, baritone horn),
Marcello Benetti (baby drums, toy percussion), Vincenzo Vasi (vocals, theremin, toys).
Special guest: Ada Montellanico (vocals).

1) L’alchimista; 2) Jinrikisha (Z.Pia); 3) Tartaruga (G.Cossu); 4) Lingua di Menelik;
5) Dada; 6) Oneiroi; 7) Always True to You in My Fashion (C.Porter);
8) Istanbul not Constantinople (N.Simon, J.Kennedy); 9) Ambaradan (Z.Pia);
10) La Menade danzante; Suite for Jazz Orchestra n. 1 (D.Shostakovich): 11) Waltz;
12) Polka: 13) Foxtrot; 14) ghost track: Tomfoolery (D.Snell).
All tunes, except where indicated, composed by Roberto De Nittis;
lyrics by Ada Montellanico on tune n. 5 (Dada).

Recorded in June 2018, mixed and mastered in January 2019,
at Artesuono Recording Studios, Cavalicco (Udine), by Stefano Amerio.

«Dada» è un disco che non ti aspetti. La musica ha sempre guardato al divertimento, al gioco, alla dimensione onirica e ludica della vita, al sogno. Lo hanno fatto Vivaldi e Prokofiev, Mozart e Rota. Nel jazz troviamo spesso ironia, scherzo, provocazione. Ma forse nessuno – aspettiamo smentite – aveva prima d’ora utilizzato soltanto strumenti giocattolo in un progetto musicale non indirizzato in via esclusiva ai bambini (che non sono comunque esclusi da «Dada», anzi).
Stupire di questi tempi non è facile. Il disco del debutto del pianista foggiano Roberto De Nittis, già noto agli addetti ai lavori per far parte delle formazioni di Mauro Ottolini e Roy Paci, colpisce e stupisce. Già dal primo brano, L’alchimista, il leader riesce a catturarci e farci entrare nel mondo magico e fiabesco che ha saputo creare; ed è facile lasciarsi trascinare, come Alice, in quel fantastico paese delle meraviglie. Con la ripresa della poco nota ma qui pertinente Tartaruga, canzone dei Nasodoble, e soprattutto con Dada, il paradosso ed il “nonsense” raggiungono i più alti livelli.
Sono al suo fianco i fedeli Glauco Benedetti, Sebastian Mannutza e Zoe Pia, che un anno fa gli ha regalato una splendida bimba (presente nel disco) – questo è anche il quartetto della clarinettista sarda che ha pubblicato con Caligola «Shardana» – ed ancora lo specialista del therenim Vincenzo Vasi, Davide Tardozzi, Marcello Benetti, che porta un gusto ed un groove affinati nell’ormai lungo esilio a New Orleans. C’è infine, come ospite speciale, Ada Montellanico, che con classe ed intelligenza è stata al gioco, fornendo un importante contributo alla riuscita del lavoro.
Non resta ora che sfogliare gli altri dieci (anzi undici, con la ghost–track) petali che compongono «Dada», margherita che ha tutti i colori dell’arcobaleno. Scrive Steven Bernstein nelle brevi ma pregnanti note di copertina del disco: “Ascoltare «Dada» mi porta gioia. Amo gli arrangiamenti incredibili, e questa musica è piena di sorprese, grande cuore e grande intelligenza. Mi viene in mente uno dei miei arrangiatori preferiti, il grande Jean Claude Vannier, ma è del tutto originale. E questi musicisti possono davvero suonare un valzer! … ”. Parole che sono anche un certificato di garanzia, bastano e avanzano: altro non serve aggiungere.

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Roberto De Nittis (toy piano, mini hammond, melody horn), Zoe Pia (piccolo clarinet,
sweet flute, saxoflute), Sebastian Mannutza (miniature violin), Davide Tardozzi
(kids electric guitar, tenor ukulele), Glauco Benedetti (sousaphone, baritone horn),
Marcello Benetti (baby drums, toy percussion), Vincenzo Vasi (vocals, theremin, toys).
Special guest: Ada Montellanico (vocals).

1) L’alchimista; 2) Jinrikisha (Z.Pia); 3) Tartaruga (G.Cossu); 4) Lingua di Menelik;
5) Dada; 6) Oneiroi; 7) Always True to You in My Fashion (C.Porter);
8) Istanbul not Constantinople (N.Simon, J.Kennedy); 9) Ambaradan (Z.Pia);
10) La Menade danzante; Suite for Jazz Orchestra n. 1 (D.Shostakovich): 11) Waltz;
12) Polka: 13) Foxtrot; 14) ghost track: Tomfoolery (D.Snell).
All tunes, except where indicated, composed by Roberto De Nittis;
lyrics by Ada Montellanico on tune n. 5 (Dada).

Recorded in June 2018, mixed and mastered in January 2019,
at Artesuono Recording Studios, Cavalicco (Udine), by Stefano Amerio.

«Dada» is a kind of album you don’t usually expect. Music has always looked for fun, amusement, life’s dreamlike and playful dimension, dreams. Vivaldi and Prokofiev, Mozart and Rota, all looked for them too. Perhaps never before has someone – we expect denials – used only toy instruments in a music not specifically conceived for children (who are not excluded from «Dada» in any case). Managing to amaze listeners today is not an easy task. The debut album by the pianist from Foggia Roberto De Nittis, who is already known by jazz lovers for being a member of Mauro Ottolini and Roy Paci’s bands, strikes and surprises.
From the very first track, L’alchimista, the leader manages to attract and lead us into the magic and fairy–like world which he created; like Alice, it is easy to let oneself be carried away by that fantastic wonderland. With the reinterpretation of Nasodoble’s Tartaruga, a little–known song which is relevant here, and especially with Dada, paradox and nonsense reach the highest peak. Besides him are the faithful Glauco Benedetti, Sebastian Mannutza and Zoe Pia, who gave him a wonderful baby girl last year (she is even on the album) – that is also the quartet of the Sardinian clarinetist who released «Shardana» for Caligola – and then theremin virtuoso Vincenzo Vasi, Davide Tardozzi, Marcello Benetti, who brings a taste and groove which he has refined in his rather long exile in New Orleans.Finally there is a special guest, Ada Montellanico, who sang along with class and cleverness, and contributed to the work’s success.
All is left to do is leaf through the other ten (actually eleven if we consider the ghost–track) petals which make up «Dada», a daisy that has all of the rainbow colors. Steven Bernstein writes in the short and yet weighty liner notes: “Listening to Roberto De Nittis ‘s new «Dada» project brings me joy. I love incredible arrangements, and this music is full of surprises, great heart and intelligence. It brings to mind one of my favourite arrangers, the legendary Jean Claude Vannier, but the it is wholly original. And these musicians can really swing a waltz! … ”. Such words are a certificate of guarantee, they are enough and there is no need to add anything else.

Claudio Cojaniz & Franco Feruglio

«Blue Question»

Caligola 2260

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Claudio Cojaniz (piano), Franco Feruglio (double bass).

1) Notre Maison Verte; 2) Amis (pour M & M); 3) Les Rois de la Nuit;
4) Cracking; 5) Insomnia; 6) Blue Question; 7) H Blues.
All tunes composed by Claudio Cojaniz.

Recorded, mixed and mastered on February 1 and 2, 2019,
at Artesuono Recording Studios, Cavalicco (Udine), by Stefano Amerio.

A sei anni da «Blue Africa», Claudio Cojaniz e Franco Feruglio sono tornati “sul luogo del delitto”, nello studio di Stefano Amerio, per registrare un nuovo album in duo. Più che il secondo episodio di un “sequel” di successo (li accomuna anche la foto del retrocopertina) «Blue Question» si presenta la logica evoluzione di quel lavoro, perché passare dall’Africa al blues è cosa assai naturale per il pianista friulano. Ma i sei anni trascorsi non son pochi: Cojaniz soprattutto, pur rimanendo fedele alla propria visione musicale, ha dato varie e convincenti prove della sua maturità artistica, sia al piano solo che con il quartetto Coj & Second Time.
Come scrive Vincenzo Fugaldi nelle note di copertina del disco, Franco Feruglio, oltre che contrabbassista sopraffino, è “… il compagno perfetto per un’avventura musicale che trascorre da intense melodie colme di passione e nostalgia (Notre Maison Verte, Amis) a brani caratterizzati da un’atmosfera crepuscolare (l’articolato Le Rois de la nuit, con l’archetto di Feruglio in primo piano), a “vamp” semi kentoniani di Cracking, a ballate dai toni blues (Insomnia, Blue Question, H Blues). Il blues, insomma, come tema di fondo di un disco, ancora una volta, bello e necessario.”.
Il blues e l’Africa, Thelonious Monk e Abdullah Ibrahim sono solo due facce della stessa medaglia, che una profonda cultura classica contribuisce a rendere gioiello prezioso e lucente. Ci serviamo ancora delle parole di Fugaldi per spiegare la ragione del sottotitolo (for M & M) dell’album. “La musica è, per alcuni artisti, oltre che una forma di espressione, uno strumento per creare legami. Legami con sé stessi, con il proprio vissuto, con la propria storia artistica e umana. E legami con chi li segue da ascoltatore, da critico o da organizzatore di concerti e festival. Questa tensione verso un rapporto con gli altri è sempre presente nella musica di Claudio Cojaniz, musicista che è solito, su disco e in concerto, donare di sé quanto più è possibile, consegnare agli altri la chiave del suo mondo interiore, profondamente lirico, aperto, empatico… Qui il pianista rende omaggio, con la schietta generosità del tratto umano che lo contraddistingue, a due cari amici scomparsi, Maurizio Calcaterra e Mario Multari, appassionati organizzatori di rassegne jazz in terra di Calabria in seno all’associazione Il Jazz. Ad essi dedica l’intero disco ed anche la composizione intitolata Amis (pour M&M)”.

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Claudio Cojaniz (piano), Franco Feruglio (double bass).

1) Notre Maison Verte; 2) Amis (pour M & M); 3) Les Rois de la Nuit;
4) Cracking; 5) Insomnia; 6) Blue Question; 7) H Blues.
All tunes composed by Claudio Cojaniz.

Recorded, mixed and mastered on February 1 and 2, 2019,
at Artesuono Recording Studios, Cavalicco (Udine), by Stefano Amerio.

Six years after «Blue Africa» Claudio Cojaniz and Franco Feruglio “returned to the crime scene”, in the Stefano Amerio’s Studios, in order to record a new duo album. Rather than being the second episode of a successful sequel (they also share the photo on the inlay), «Blue Question» seems the logical evolution of that work since moving from Africa to the Blues is natural for the pianist from Friuli. Nevertheless, six years gone by aren’t irrelevant: Cojaniz in particular proved his artistic maturity both on solo piano and with the quartet Coj & Second Time, despite remaining faithful to his musical vision.
As Vincenzo Fugaldi writes in the liner notes, Franco Feruglio, besides being an exquisitely double bass player, is also “the perfect mate for a musical adventure which goes from intense melodies replete with passion and nostalgia (Notre Maison Verte, Amis) to songs steeped in a shadowy atmosphere (Le Rois de la Nuit, with Feruglio’s bow in the foreground), vamps in the style of Kenton (Cracking) and ballads with blues tones (Insomnia, Blue Question, H Blues). In conclusion the blues, as background theme, is good and necessary once again”.
The Blues and Africa, Thelonious Monk and Abdullah Ibrahim are just two sides of the same coin which a deep classical culture helps turn into a shiny and precious jewel. One again, we use the Fugaldi’s words to explain the choice of the Cd’s subtitle (for M & M): “For some artists, music is a form of expression as well as a means to create bonds. Bonds with themselves and their past, with their own artistic and human history. Bonds, too, with those who follow them as listeners, reviewers or festival and concert promoters. This inclination towards bonds with other people can always be found in the music of Claudio Cojaniz, a musician who is in the habit of giving more than is possible, both on his albums and concerts. He is also willing to give other people the key to his inner world which is deeply lyrical, open and empathetic. This is what makes listening to his music a unique and enthralling experience which moves and fully involves those who have the right sensitivity. With the frank generosity that marks him, on this record Cojaniz pays tribute to two friends, now deceased, Maurizio Calcaterra and Mario Multari, both passionate and qualified promoters of jazz concerts in Calabria within the association Il Jazz. He dedicates the whole album to them, together with the composition called Amis (pour M&M)”.