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Alberto Vianello

«From Different Views»

Caligola 2300

notizie aggiuntive

Alberto Vianello (tenor, alto and soprano sax), Paolo Vianello (piano, Fender Rhodes),
Mattia Magatelli (double bass), Max Trabucco (drums).

1) From Different Views; 2) Monk Atmosphere; 3) 20 Minutes to the Lydian Mode;
4) Billy’s Mood; 5) Journey into the Mind; 6) Nairobi;
7) Behind the Corner; 8) Funky Heads.
All tunes composed and arranged by Alberto Vianello.

Recorded on 17th and 18th April, mixed and mastered on 1st June 2021 at
Art Music Recording Studio, Bassano del Grappa (Vicenza), by Diego Piotto.

C’è chi giovanissimo, appena uscito dal conservatorio, pensa già al primo disco e chi, come il sassofonista veneziano Alberto Vianello, classe 1975, vi arriva invece dopo un lungo apprendistato ed oltre vent’anni di proficua e costante crescita artistica, maturata sia all’interno di orchestre – importante il lavoro decennale svolto nella Thelonious Monk Big Band di Marcello Tonolo – che di piccoli gruppi (con Marco Ponchiroli in «Tammitu» e Tommaso Genovesi in «Open Spaces», entrambi per Caligola). Ma sono da ricordare ancora la sua partecipazione al progetto «Glauco Venier Plays Zappa» e la sua esperienza come solista classico nell’ensemble di sassofoni del Conservatorio di Castelfranco Veneto. E trascuriamo di citare le masterclass, i seminari, le borse di studio, gli studi in conservatorio, i molti premi e riconoscimenti ottenuti.
I tempi erano insomma più che maturi per il suo primo album da leader, composto esclusivamente da composizioni originali scritte nel corso degli ultimi anni, che sembrano filtrare stili diversi, benché fortemente caratterizzate dalla piena adesione al linguaggio jazzistico contemporaneo, partendo da Wayne Shorter per arrivare sino a Chris Potter. Vianello è giunto alla registrazione di «From Different Views» forte del lavoro svolto in quasi due anni con un quartetto solido ed affiatato, completato da musicisti – in primis il fratello Paolo, pianista eccellente quanto sottovalutato, che ha qualche anno più di lui e l’ha indirizzato verso il jazz – legati fra loro da un’alchimia a tratti magica. L’esemplare propulsione ritmica offerta da Mattia Magatelli e Max Trabucco consente al sassofonista – che qui non suona solo il tenore, suo strumento preferito, ma anche il soprano e l’alto – di affrontare con disinvoltura i passaggi melodico–armonici più tortuosi e complessi e di superare ogni ostacolo sempre nel migliore di modi.
Gli otto brani proposti, molto diversi fra loro, hanno tutti più di un motivo d’interesse e vanno perciò ascoltati con la massima attenzione. Qui nulla, nemmeno le improvvisazioni più ardite, sembra affidato al caso. Un disco del debutto tardivo forse, ma riuscito e pregnante come raramente capita di ascoltare.

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Alberto Vianello (tenor, alto and soprano sax), Paolo Vianello (piano, Fender Rhodes),
Mattia Magatelli (double bass), Max Trabucco (drums).

1) From Different Views; 2) Monk Atmosphere; 3) 20 Minutes to the Lydian Mode;
4) Billy’s Mood; 5) Journey into the Mind; 6) Nairobi;
7) Behind the Corner; 8) Funky Heads.
All tunes composed and arranged by Alberto Vianello.

Recorded on 17th and 18th April, mixed and mastered on 1st June 2021 at
Art Music Recording Studio, Bassano del Grappa (Vicenza), by Diego Piotto.

There are those who, very young and fresh out of Conservatory, already think about their first album and those who, like Venetian saxophonist Alberto Vianello, born in 1975, get there after a long apprenticeship and more than twenty years of fruitful, consistent artistic growth developed playing both in orchestras – the decade–long work with Marcello Tonolo’s Thelonious Monk Big Band is significant – and small combos (with pianists Marco Ponchiroli in «Tammitu» and Tommaso Genovesi in «Open Spaces», both released through Caligola). We should also remember his involvement in the «Glauco Venier Plays Zappa» project and his experience as classical soloist in the saxophone ensemble of the Castelfranco Veneto Conservatory. And we omit mentioning the masterclasses, seminars, scholarships as well as his degrees and the many awards earned.
In other words, the time was ripe to record his first album as leader that includes all original tunes composed over the last few years, which seem to filter out different styles, even though those songs strongly adhere to contemporary jazz, from Wayne Shorter to Chris Potter. Vianello recorded «From Different Views» after playing for two years with a solid and close–knit quartet, made of musicians – above all, his brother Paolo, a pianist as excellent as he is underrated, who is slightly older and introduced him to jazz – who are bound by chemistry. The impressive rhythmic drive played by Mattia Magatelli and Max Trabucco helps the saxophonist – who plays not only tenor, his favorite instrument, but also soprano and alto saxophones on this record – face even the trickiest, hardest melodies and harmonies with ease and always overcome obstacles in the best possible way, really.
The eight tracks, each one of which is different from the other, all have more than one draw and should be listened to with the utmost attention. Here nothing, not even the boldest improvisations, is left to chance. It might be considered a late bloomer’s debut album, but one as well–done and meaningful as few others.

Angela Milanese

«Racconto italiano»

Caligola 2299

notizie aggiuntive

Angela Milanese (vocals), Paolo Vianello (piano, keyboards),
Alvise Seggi (double bass), Luca Colussi (drums).

Un’estate fa (M.Fugain, F.Califano); 2) Ma che freddo fa (C.Mattone, F.Migliacci);
3) Domani è un altro giorno (J.Chesnut, G.Calabrese); Medley: 4) Ma le gambe (G.D’Anzi,
A.Bracchi), 5) Bellezze in bicicletta (G.D’Anzi, M.Marchesi), 6) Ba ba baciami piccina
(L.Astore, R.Morbelli); 7) Io che amo solo te (S.Endrigo); 8) La bicicletta (A.Milanese);
9) Rosalina (F.Concato); 10) La musica che gira intorno (I.Fossati).
All tunes arranged by Paolo Vianello except Ma che freddo fa by Edu Hebling
and La bicicletta by Maurizio Nizzetto.

Live recorded on 23th May 2019 at Auditorium Candiani, Mestre) Venezia,
by Tiziano Barattin; mixed and mastered in Spring 2021 at Magister Recording Area,
Preganzion (Treviso), by Tiziano Barattin and Andrea Valfré.

«Racconto italiano» è un affascinante viaggio tra alcune perle della canzone italiana rivisitate in chiave jazzistica. Le melodie di brani più e meno noti ritrovano la loro forza emotiva e rivelano, grazie ai ricercati arrangiamenti, nuove ed inaspettate possibilità interpretative. Dietro a quelle canzoni scopriamo storie da raccontare, in un vibrante concerto che ripercorre la storia dell’Italia del Novecento.
È da qualche anno che Angela Milanese lavora su questo repertorio con gli stessi musicisti, e le loro esibizioni riscuotono sempre gli ampi consensi di un pubblico che non è formato soltanto da appassionati di jazz. «Racconto italiano» rivolge sì uno sguardo al nostro passato (Ma le gambe è del 1938, Rosalina del 1984) ma con la prospettiva stilistica della contemporaneità, nella consapevolezza che le canzoni, con la loro capacità di rivelare i sentimenti umani, possono spesso raccontare più dei libri di storia. La buona qualità della registrazione di un riuscito concerto del 2019 ha convinto la cantante veneziana a pubblicare quest’album “live”, rinunciando alla già programmata registrazione in studio, che mai avrebbe potuto restituire l’immediatezza e l’emozione di una performance da ascoltare tutta d’un fiato, dall’inizio alla fine.
Sono forse le canzoni che non ti aspetteresti – da Un’estate fa, opportunamente scelta come tema d’apertura, passando attraverso Bellezze in bicicletta per arrivare a Fabio Concato e Ivano Fossati – a mettere maggiormente in risalto l’avvolgente e densa  “leggerezza” della vocalità della Milanese, qui accompagnata da uno splendido trio jazz, ed in particolare dalle tastiere sempre lucide e pertinenti di Paolo Vianello, da tempo figura di primo piano del panorama jazzistico veneto, qui responsabile di quasi tutti gli arrangiamenti.

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Angela Milanese (vocals), Paolo Vianello (piano, keyboards),
Alvise Seggi (double bass), Luca Colussi (drums).

Un’estate fa (M.Fugain, F.Califano); 2) Ma che freddo fa (C.Mattone, F.Migliacci);
3) Domani è un altro giorno (J.Chesnut, G.Calabrese); Medley: 4) Ma le gambe (G.D’Anzi,
A.Bracchi), 5) Bellezze in bicicletta (G.D’Anzi, M.Marchesi), 6) Ba ba baciami piccina
(L.Astore, R.Morbelli); 7) Io che amo solo te (S.Endrigo); 8) La bicicletta (A.Milanese);
9) Rosalina (F.Concato); 10) La musica che gira intorno (I.Fossati).
All tunes arranged by Paolo Vianello except Ma che freddo fa by Edu Hebling
and La bicicletta by Maurizio Nizzetto.

Live recorded on 23th May 2019 at Auditorium Candiani, Mestre) Venezia,
by Tiziano Barattin; mixed and mastered in Spring 2021 at Magister Recording Area,
Preganzion (Treviso), by Tiziano Barattin and Andrea Valfré.

«Racconto italiano» is a fascinating journey through some gems of the Italian song in jazz. The melodies of more and less popular tunes rediscover their emotional strength and disclose new and unexpected interpretations thanks to their refined arrangements. Behind those songs we discover stories to tell in a vibrant concert which retraces the history of Twentieth Century Italy. It’s been a few years since Angela Milanese started working on this repertoire with the same musicians and their performances are always received with critical acclaim by an audience which is not made by jazz fans only.
«Racconto Italiano» does takes a look at our past (Ma le gambe is a 1938 song, Rosalina is a 1984 song) but with a contemporary stylistic perspective and the awareness that songs, with their ability to unveil human feelings, can often tell more than history textbooks. The good quality of a successful 2019 concert’s recording tape pushed the Venetian singer to release this “live” album and turn down the already scheduled studio session, which never could have restored the spontaneity and emotion of a performance to listen to in one breath, from beginning to end.
Are maybe the songs you wouldn’t expect – from Un’estate fa, properly chosen as opening theme, passing through Bellezze in bicicletta to get to Fabio Concato and Ivano Fossati – that bring out the enchanting, dense “lightness” of Milanese’s vocals. She’s accompanied by a marvelous jazz trio, especially by the ever polished, distinctive keyboards of Paolo Vianello, a long–time prominent figure of the Venetian jazz scene and here the one responsible for almost all the arrangements.

Alberto Zanini

«Thinking Sketches»

Caligola 2298

notizie aggiuntive

Gabriele Rubino (clarinets), Marco Lorenzi (viola), Alberto Zanini
(electric guitar, electronics), Leonardo Gatti (cello), Luca Mazzola (drums).

1) Sketches; 2) 1967; 3) The Boots Are Not in the Cellar; 4) Three Dead Kittens;
5) He Has Never Been Spoiled; 6) Talking Sketches; 7) Bricks Fall;
8) Are Happy Seasons; 9) Bodies like Rag Dolls; 10) You’re Not a Real Man;
11) Horse Poop Dreams; 12) Horse Poop Reminds; 13) Memory Sketches;
14) Old Healthy Habits; 15) Heroes (David Bowie).

All compositions, unless otherwise noted, by Alberto Zanini.
Recorded, mixed and mastered in September 2020, at Elettroacustica
Recording Studio, Ardesio (Bergamo), by Diego Bergamini.

Attivo sia nel jazz d’avanguardia che nel rock sperimentale, Alberto Zanini ha perfezionato la sua tecnica gipsy una decina d’anni fa in Francia. Chi l’avrebbe detto? Eppure, a pensarci bene, le improvvisazioni dei grandi chitarristi manouche, Django Reinhardt in primis, assomigliano a dei racconti, non sono soltanto prove muscolari di virtuosismo strumentale. Il chitarrista bergamasco si è quindi perfezionato al Conservatorio di Milano con Bebo Ferra e Massimo Colombo. In questo melting pot di influenze emerge la sua attitudine per il racconto musicale. Lavora per il teatro e registra colonne sonore per film muti e soprattutto per corti. Né si possono dimenticare le sue recenti collaborazioni con Graziano Gatti, Andrea Ferrari, Francesco Chiapperini e, su tutti, con Roger Rota, così come la sua esperienza da leader di un trio completato da Danilo Gallo e Filippo Sala, di cui rimane soltanto «Empty Yellow Thoughts», album del 2017.
Il progetto «Thinking Skteches» nasce per raccontare attraverso i suoni un racconto di Giuseppe Goisis, «Alfor, una vita a caso» – lo si può leggere nel corposo booklet del disco – il cui protagonista è costantemente in bilico tra casualità e scelte razionali. Un uomo come tanti, eroe per un giorno, forse, come canta David Bowie in Heroes, che qui viene proposta con un personalissimo arrangiamento. Gli Sketches sono frammenti di melodia, cellule ritmiche che vanno e vengono durante tutto l’album e ne costruiscono la struttura, tra casualità, improvvisazione e forma.
La chitarra e l’elettronica di Zanini, autore degli altri 14 brani, trovano in Gabriele Rubino, clarinetti, Marco Lorenzi, viola, Leonardo Gatti, violoncello, e Luca Mazzola, batteria, dei partner ideali, sensibili ed ispirati. Ne è un illuminante esempio il primo brano, sorta di pagina iniziale di appunti. Da ognuno di questi frammenti nascono gli altri brani del disco, in un processo compositivo che è un gioco di alterazione dei diversi parametri musicali: tempo, altezza, intervalli, dinamica e timbro.

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Gabriele Rubino (clarinets), Marco Lorenzi (viola), Alberto Zanini
(electric guitar, electronics), Leonardo Gatti (cello), Luca Mazzola (drums).

1) Sketches; 2) 1967; 3) The Boots Are Not in the Cellar; 4) Three Dead Kittens;
5) He Has Never Been Spoiled; 6) Talking Sketches; 7) Bricks Fall;
8) Are Happy Seasons; 9) Bodies like Rag Dolls; 10) You’re Not a Real Man;
11) Horse Poop Dreams; 12) Horse Poop Reminds; 13) Memory Sketches;
14) Old Healthy Habits; 15) Heroes (David Bowie).

All compositions, unless otherwise noted, by Alberto Zanini.
Recorded, mixed and mastered in September 2020, at Elettroacustica
Recording Studio, Ardesio (Bergamo), by Diego Bergamini.

A musician working in avant–garde jazz and experimental rock, Alberto Zanini improved his gypsy technique in France about ten years ago. Who would have thought it? And yet, come to think of it, the improvisation of the great manouche guitarists, Django Reinhardt in the first place, resemble stories, they are not just proofs of musical virtuosity. The guitarist from Bergamo improved his skills at the Milan Conservatory with Bebo Ferra and Massimo Colombo. In such a melting pot of influences his attitude to musical storytelling arose. He worked in the theater industry and recorded soundtracks for silent movies, especially short ones. We can’t forget his recent collaborations with Graziano Gatti, Andrea Ferrari, Francesco Chiapperini and, above all, Roger Rota, as well as his experience as leader of a trio completed by Danilo Gallo and Filippo Sala, of which only the 2017 album «Empty Yellow Thoughts» remains.
The «Thinking Sketches» project was created to tell through sounds a story by Giuseppe Goisis, «Alfor, una vita a caso» – you can read about it in the thick album booklet – whose main character constantly keeps a balance between chance and rational choices. An ordinary man, a hero for a day, like David Bowie sings in Heroes, a song here interpreted with a much personal arrangement. Sketches are melodic fragments, rhythmic cells that come and go throughout the entire album and mold it between chance, improvisation and shape.
The guitar and electronics of Zanini, the author of the fourteen other songs, find sensitive and fitting partners in Gabriele Rubino, clarinets, Marco Lorenzi, viola, Leonardo Gatti, cello, and Luca Mazzola, drums. The first track is a clear example, a sort of first page of notes. From each one of these fragments the other songs of the album are created in a process which is a play of alteration of the various musical parameters: tempo, pitch, intervals, dynamic and tone.

 

GR.Cecchetto/A.Fabbri/D.Grechi Espinoza/S.Onorati

«Are You Standard?»

Caligola 2297

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Dimitri Grechi Espinoza (alto sax), Roberto Cecchetto (electric guitar),
Stefano Onorati (piano), Alessandro Fabbri (drums).

1) My Romance (R. Rodgers); 2) All the Things You Are (J. Kern); 3) Solitude (D.
Ellington); 4) Here’s That Rainy Day (J. Van Heusen); 5) Body and Soul (J. Green);
6) Days of Wine and Roses (H. Mancini); 7) In Your Solitude (D. Grechi Espinoza).

Recorded on 23rd June 2004 at Teatro dei Differenti, Barga (Lucca),
by Francesco Ciarfuglia and Cristiano Toroioli; analog mastering in May 2021
at Digitalsound Studio, Vedelago (Treviso), by Walter Bertolo.

La prima mail che l’amico Dimitri Grechi Espinoza ha inviato per proporci l’ascolto di questa registrazione risale al novembre del 2012. Quell’improvvisato quartetto senza contrabbasso ci era subito piaciuto moltissimo; abbiamo ascoltato quel disco masterizzato un sacco di volte, ma ce lo siamo poi dimenticato in un cassetto. Ci è ricapitato tra le mani, quasi per caso, durante il recente lockdown e, rimesso nel lettore Cd, ci è sembrato ancor più bello di allora, fresco ed avvincente come la prima volta. Sette brani in tutto: cinque standard rivisitati da un quartetto ed uno dal solo sassofono, oltre ad una lunga improvvisazione solitaria, ancora di Dimitri.
In quel teatro vuoto, senza pubblico, si è realizzata una magia che solo poco prima sarebbe stato impossibile prevedere. Merito della creatività di quattro jazzisti che, pur con diversi percorsi artistici alle spalle, erano amici e componenti dell’orchestra jazz di Barga diretta da Bruno Tommaso. Il già citato Grechi Espinoza, sax alto, Stefano Onorati, pianoforte, Roberto Cecchetto, chitarra, e Alessandro Fabbri, batteria, avevano provato quello stesso giorno sotto la ferrea direzione di Tommaso con la big band.
Sottolinea bene Giancarlo Rizzardi, anima e cuore del Barga Jazz Festival (unico concorso italiano dedicato agli arrangiamenti orchestrali), nelle belle note di copertina scritte poco prima di lasciarci: “viene da pensare che questo lavoro sia anche in parte il frutto della reazione alla ferrea disciplina imposta dall’orchestra durante le prove”. Di quell’improvvisata session, nata durante una delle pause della big band, Rizzardi scrive ancora: “quello che colpisce in questa registrazione è l’impressione di totale libertà in cui agiscono i quattro musicisti che, pur muovendosi fantasiosamente e, apparentemente, senza niente di preordinato, ottengono anche un interessante lavoro d’insieme”.
Il comune terreno d’azione non poteva che esser costituito da degli standard, eseguiti tutti con grande sensibilità e sempre lucida fantasia improvvisativa: appaiono per questo, dopo quasi vent’anni, ancora estremamente godibili, gemme preziose che soltanto l’inesauribile miniera del jazz può regalarci.

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Dimitri Grechi Espinoza (alto sax), Roberto Cecchetto (electric guitar),
Stefano Onorati (piano), Alessandro Fabbri (drums).

1) My Romance (R. Rodgers); 2) All the Things You Are (J. Kern); 3) Solitude (D.
Ellington); 4) Here’s That Rainy Day (J. Van Heusen); 5) Body and Soul (J. Green);
6) Days of Wine and Roses (H. Mancini); 7) In Your Solitude (D. Grechi Espinoza).

Recorded on 23rd June 2004 at Teatro dei Differenti, Barga (Lucca),
by Francesco Ciarfuglia and Cristiano Toroioli; analog mastering in May 2021
at Digitalsound Studio, Vedelago (Treviso), by Walter Bertolo.

The first email our friend Dimitri Grechi Espinoza sent inviting us to listen to this recording tapes dates back to November 2012. That improvised quartet with no double bass enthused us straight away: we listened to that master Cd plenty of times, but we forgot it in a drawer. We stumbled upon it almost by chance during the recent lockdown and, when we played it, it sounded even more beautiful than it did back then, as fresh and fascinating as the first time. Seven tracks in all: five standards reinterpreted by a quartet and one played by the saxophone only, plus a long, solitary improvisation by Dimitri.
In that empty theater, with no audience, a kind of magic began that would have been difficult to foresee just little earlier. It was because of the creativity of these four musicians that, despite having different artistic backgrounds, were friends and members of the Barga Jazz Orchestra conducted by Bruno Tommaso. The already mentioned Grechi Espinoza on alto sax, Stefano Onorati on piano, Roberto Cecchetto on electric guitar and Alessandro Fabbri on drums rehearsed that very day with the big band under the strict conduction of Tommaso.
Giancarlo Rizzardi, heart and soul of Barga Jazz Festival (the only contest in Italy dedicated to orchestral arrangements) underlined well the following in the liner notes written shortly before his passing: “one may think that this work is, apart from anything else, partly the result of the reaction to the strict discipline established by the orchestra during the rehearsals”. He goes on to write more about that impromptu session that started during one of the breaks of the big band: “what is striking in this record is the feeling of total freedom conveyed by the four musicians who, despite acting imaginatively and, apparently, with nothing premeditated, achieve successful teamwork”.
The common ground could not but be built of standards, all played with much sensitivity and constant fantasy while improvising: that is the reason why, almost twenty years later, they still sound extremely enjoyable, precious gems that only the inexhaustible mine of jazz can give us.

Giovanni Masiero

«Round 6»

Caligola 2296

notizie aggiuntive

Giovanni Masiero (tenor sax), Dario Zennaro (guitars),
Nicola Dal Bo (hammond organ), Marco Carlesso (drums). Special guests: Francesca
ertazzo Hart (vocals) on tune n. 6; Francesco Minutello (trumpet) on tune n. 7.

1) Major Funk; 2) Frank’s Bike; 3) Round 6; 4) Rusty Saxophone
5) Black Hole Sun (Chris Cornell); 6) Maybe the Last Time (G.Masiero, F.Bertazzo Hart);
7) Blue Note on My Mind; 8) My Delight (N.Dal Bo); 9) U.K. (D.Zennaro).
All tunes, unless otherwise noted, composed by Giovanni Masiero.

Recorded on 13th and 14th February, mixed and mastered in March 2021 at Imput
Level Recording Studio, S.Biagio di Callalta (Treviso), by Claudio Zambenedetti.

Non tutti i musicisti pubblicano il loro primo disco poco più che ventenni e freschi di studi al conservatorio. C’è chi arriva al debutto discografico dopo anni di gavetta e sacrifici, che gli hanno fatto guadagnare la stima dei colleghi. È questo il caso del sassofonista veneziano Giovanni Masiero, che ha finalmente inciso a 42 anni il suo primo album da leader. Ha compiuto studi classici e quindi jazzistici nei conservatori di Venezia e Castelfranco, per poi svolgere un proficuo lavoro come sideman soprattutto in larghi ensemble (Orchestra Jazz del Veneto, ma anche con Maurizio Giammarco e Tommaso Cappellato), dove ha suonato per necessità anche il baritono.
Masiero nutre inoltre un’antica e genuina passione per la boxe, come lascia chiaramente intendere il titolo del disco, dedicato ad un pugilatore degli anni ’80, Marvin Hagler. «Round 6» trova proprio nel brano che gli dà il titolo il suo momento più intenso e significativo, grazie alla rutilante batteria di Marco Carlesso ma anche agli ostinati i riff della chitarra di Dario Zennaro e dell’organo di Nicola Dal Bo.
Il quartetto ha alle spalle cinque anni di attività e si rifà apertamente alle sonorità dell’Organ Trio portato in auge da Jimmy Smith, ma riesce allo stesso tempo a distaccarsene, suonando un post–bop sincero e viscerale, carico di groove e blues (Rusty Saxophone). Sia che vengano rilette armonie boppistiche (Frank’s Bike) che rivisitate le atmosfere ipnotiche e sognanti dei Soundgarden (Black Hole Sun), il lavoro di Masiero si fa apprezzare per coerenza ed omogeneità, cui danno un parziale ma prezioso contributo anche la solida tromba di Francesco Minutello (quanto hard–bop anni ’60 in Blue Note on My Mind, ed anche in questo caso il titolo è più che programmatico) e la calda voce di  Francesca Bertazzo Hart nella carezzevole bossa di Maybe the Last Time.
Da sottolineare infine i contributi compositivi forniti da Dal Bo con My Delight e Zennaro con U.K., brano sospeso tra Scofield ed Hendrix. «Round 6» conferma infine, se mai ce ne fosse bisogno, la mai sopita vitalità del jazz veneto.

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Giovanni Masiero (tenor sax), Dario Zennaro (guitars),
Nicola Dal Bo (hammond organ), Marco Carlesso (drums). Special guests: Francesca
ertazzo Hart (vocals) on tune n. 6; Francesco Minutello (trumpet) on tune n. 7.

1) Major Funk; 2) Frank’s Bike; 3) Round 6; 4) Rusty Saxophone
5) Black Hole Sun (Chris Cornell); 6) Maybe the Last Time (G.Masiero, F.Bertazzo Hart);
7) Blue Note on My Mind; 8) My Delight (N.Dal Bo); 9) U.K. (D.Zennaro).
All tunes, unless otherwise noted, composed by Giovanni Masiero.

Recorded on 13th and 14th February, mixed and mastered in March 2021 at Imput
Level Recording Studio, S.Biagio di Callalta (Treviso), by Claudio Zambenedetti.

Not every musician releases their first album at twenty–something and fresh out of conservatory. Some people make their debut album after years of paying their dues and sacrifices, all of which earned them the respect of their colleagues. That’s the case with Venetian saxophonist Giovanni Masiero, who finally recorded his first album as leader at 42. He was classically–trained and went on to study jazz at the conservatories of Venice and Castelfranco, then he did an excellent job as a sideman, especially in large ensembles (Orchestra Jazz del Veneto, but also with Maurizio Giammarco and Tommaso Cappellato), where he also played baritone sax by necessity.
Besides, Masiero cultivates a genuine, long standing passion for boxing as the album title, dedicated to the 80s boxer Marvin Hagler, clearly suggests. «Round 6»’s most intense and meaningful moment is its title–track thanks to Marco Carlesso’s passionate drums, but also to the obstinate riffs of Dario Zennaro’s electric guitar and Nicola Dal Bo’s Hammond organ. The quartet has five years of experience and openly takes inspiration from the sounds of Organ Trio, made popular by Jimmy Smith, but can detach from it by playing sincere, visceral post–bop full of groove and blues (Rusty Saxophone).
Both when bop melodies are reinterpreted (Frank’s Bike) and the hypnotic, dreamy atmosphere of Soundgarden is revisited (Black Hole Sun), Masiero’s album is appreciated for its consistency and homogeneity, to which Francesco Minutello’s solid trumpet (there’s much 60s hard–bop in Blue Note on My Mind, and in this case too the title is more than programmatic) and Francesca Bertazzo Hart’s warm voice in the gentle bossa nova Maybe the Last Time make a partial, yet precious contribution.
Finally, we must stress the important role played in composition by Nicola Dal Bo in My Delight and Dario Zennaro in U.K., a track suspended between John Scofield and Jimi Hendrix. «Round 6» is the proof, as though we needed any more, of the never–dormant vitality of Venetian jazz scene.

Baba Sissoko

«Griot Jazz»

Caligola 2295

notizie aggiuntive

Baba Sissoko (ngoni, tama, vocals), Jean–Philippe Rykiel (piano, keyboards),
Madou Sidiki Diabate (kora), Lansiné Kouyaté (balafon).

1) Sini Ka Dja; 2) Griot Jazz; 3) Dala Manka; 4) Angafoli; 5) Abderrahmane;
6) Griot Groove; 7) Fatoumata; 8) Gherena; 9) Kamissoko; 10) Uyaye;
11) Thierno; 12) Mamela; 13) Dorcy; 14) Nour; 15) Castella.
All tunes composed by Baba Sissoko; tunes n. 11/12/13/14 with Jean–Philippe Rykiel
and n. 4/6/8/10 with J.–P.Rykiel, Madou Sidiki Diabate, Lansiné Kouyaté.

Recorded at Jean–Philippe Rykiel Studio, Paris, in September 2020; mixed and
mastered at KayaStudio, Quattromiglia (Cosenza), in April 2021 by Francesco Malizia.

Il progetto «Griot Jazz» nasce durante la residenza per l’allestimento dell’opera musicale «Le Vol du Boli» al Teatro di Châtelet di Parigi, in cui sono coinvolti tre musicisti maliani, Baba Sissoko e Lansiné Kouyaté, già noti in Europa (il primo vive in Italia, il secondo in Francia) ed il più giovane Madou Sidiki Diabate, che risiede ancora in Mali. I tre suonano sempre insieme, tutti i giorni, sia prima delle prove che durante le pause dello spettacolo, e dopo un mese Sissoko ha già scritto abbastanza materiale da sentire l’esigenza di registrarlo prima che ciascuno torni a casa propria.
Lansiné Kouyaté, che vive a Parigi, prenota quindi lo studio di registrazione di un amico musicista francese, il tastierista Jean–Philippe Rykiel, classe 1961, cieco dalla nascita, che, ascoltandoli provare, sente subito il desiderio di sedersi al piano e suonare con loro. Le sue tastiere sembrano integrarsi alla perfezione con la musica del trio, tanto che gli viene chiesto di aggiungersi al gruppo. La grande libertà mostrata nell’interpretare la musica africana da parte del trio, le tastiere creative di Rykiel, così come il grande spazio lasciato all’improvvisazione, sembrano avvicinare molto la musica del Mali al jazz, e non è caso che il brano che dà il titolo al disco, Griot Jazz, sia forse il più riuscito esempio di questa fusione.
Seppur nato fortuitamente, il progetto non sembra poi così casuale. Rykiel, pregevole pianista ma anche stimato arrangiatore e produttore, ha collaborato con Jon Hassell e Leonard Cohen ma soprattutto con Salif Keita e Youssou N’Dour, con cui ha co–prodotto tre album. Aveva inoltre già registrato in duo con Kouyaté, che a sua volta ha suonato con Keita e Dee Dee Bridgewater. Esperienze analoghe a quelle di Baba Sissoko, che al jazz è sempre stato molto vicino, sin dalle prime esperienze con l’Art Ensemble of Chicago. Fra le sue molte recenti produzioni questa sembra essere la più riuscita ed equilibrata. I quindici brani che la compongono scorrono via fluidi, senza intoppi, e gli strumenti tradizionali africani sanno ricercare con le tastiere di Rykiel sonorità nuove ed originali, riuscendo spesso a trovarle.

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Baba Sissoko (ngoni, tama, vocals), Jean–Philippe Rykiel (piano, keyboards),
Madou Sidiki Diabate (kora), Lansiné Kouyaté (balafon).

1) Sini Ka Dja; 2) Griot Jazz; 3) Dala Manka; 4) Angafoli; 5) Abderrahmane;
6) Griot Groove; 7) Fatoumata; 8) Gherena; 9) Kamissoko; 10) Uyaye;
11) Thierno; 12) Mamela; 13) Dorcy; 14) Nour; 15) Castella.
All tunes composed by Baba Sissoko; tunes n. 11/12/13/14 with Jean–Philippe Rykiel
and n. 4/6/8/10 with J.–P.Rykiel, Madou Sidiki Diabate, Lansiné Kouyaté.

Recorded at Jean–Philippe Rykiel Studio, Paris, in September 2020; mixed and
mastered at KayaStudio, Quattromiglia (Cosenza), in April 2021 by Francesco Malizia.

The «Griot Jazz» project was born during the residency for the production of the opera «Le Vol du Boli» at the Théâtre du Châtelet in Paris, where three Malian musicians were involved, Baba Sissoko and Lansiné Kouyaté, already popular in Europe (the former lives in Italy, the latter in France) and the younger Madou Sidiki Diabate, who still dwells in Mali. The three of them always played together, every day, before rehearsing as well as during the intermissions, and a month later Sissoko had written material enough to feel the need to record it before everyone went back home.
Lansiné Kouyaté, who lives in Paris, booked the studio of a friend musician, Jean–Philippe Rykiel, a French keyboardist blind since his birth in 1961 who, listening to them rehearse, felt the desire to sit at the piano and play with them. His keyboard blended perfectly well with the trio’s music, so much so that he was asked to join the group. The great freedom at interpreting African music, Rykiel’s creative keyboard as well as the wide space left for improvisation link Mali’s music with jazz, and it’s not by chance that the title track, Griot Jazz, is perhaps the best example of that fusion.
Even though it was born by chance, the project doesn’t sound that casual. Rykiel, a wonderful pianist but also an esteemed arranger and producer, collaborated with Jon Hassell and Leonard Cohen but most of all with Salif Keita and Youssou N’Dour, with whom he co–produced three albums. Besides, he also recorded as a duo with Kouyaté, who in turn played with Keita and Dee Dee Bridgewater. Such experiences are analogous to the ones lived by Baba Sissoko, who has always been drawn to jazz, ever since his first experiences with the Art Ensemble of Chicago.

Three Lower Colours

«Red (Early Recordings)»

Caligola 2294

notizie aggiuntive

Marco Tamburini (trumpet, flugelhorn, live electronics), Stefano Onorati (keyboards, live electronics), Stefano Paolini (drums, live electronics).

1) Angolo (S.Onorati); 2) Blue in Green (Miles Davis, Bill Evans); 3) Gruvone
(M.Tamburini); 4) Knives Out (Johnny Greenwood, Thom Yorke); 5) Naima
(John Coltrane); 6) Relaxin’ at Home (S.Paolini); 7) Red Subway Sound
(M.Tamburini, S.Onorati, S.Paolini); 8) TLC (M.Tamburini, S.Onorati).

Recorded at Simple Sound Studio, Castelmaggiore (Bologna), in January 2009
by Marco Tamburini; mixed on 15th July 2009 by Gianluca Gadda;
mastered at SOP Studio on 14th December 2020 by Stefano Onorati.

Risulta preziosa questa “riscoperta” da parte di Stefano Onorati delle prime registrazioni dei Three Lower Colours, fatte subito dopo che Stefano Paolini era subentrato a Walter Paoli: qui termina il percorso del trio di Marco Tamburini ed inizia quello di un gruppo davvero paritetico. Incisioni per questo importanti, che precedono sia le colonne sonore del breve film muto di Georges Méliès, «Le voyage dans la lune», e del lungometraggio «Blood and Sand» di Fred Niblo – pubblicate entrambe soltanto su Dvd – che gli album «First Take» e «Contemporaneo immaginario» (quest’ultimo con Il Vertere String Quartet). «Red» testimonia la nascita di un trio che avrebbe presto dato prova di non comune coesione, originalità e fantasia, proiettato come poche altre formazioni italiane del periodo verso il futuro.
Così chiude le sue calzanti note di copertina il critico Guido Festinese “… In «Red» … trovate già una sintesi guizzante, movibile e intelligente dei molti stimoli che attraversavano menti, cuori e corpi di Tamburini, Onorati e Paolini. È una musica cresciuta sui dischi del primo e del secondo Miles Davis elettrico, ma con quel quid in più di spaziosa malinconia ed estrema raffinatezza che permea le incisioni di Arve Henriksen e di tanti ricercatori del suono nordici, e qualche ifa va anche a raggiungere le terre incognite di un Jon Hassell. O a sfiorare certe mappe frequentate da Ibrahim Maalouf. Il jazz di valore ascolta e si ascolta. E Marco Tamburini aveva i sensi allertati e la mente reattiva, sempre”.
Ogni brano meriterebbe un’attenta analisi, sia le composizioni originali che le personali riletture di vecchi e nuovi standard, ma ci preme almeno evidenziare il riuscito e suggestivo passaggio da Angolo a Blue in Green, esecuzioni accumunate da un’atmosfera estremamente ipnotica e sognante. Quel che stupisce è che la musica sin qui documentata dei Three Lower Colours, uno dei gruppi più importanti diretti da Tamburini, copra a malapena l’arco ristretto di due anni. L’augurio non può essere che quello di poter presto tornare a gustare “riscoperte” altrettanto emozionanti.

additional news

1) Angolo (S.Onorati); 2) Blue in Green (Miles Davis, Bill Evans); 3) Gruvone
(M.Tamburini); 4) Knives Out (Johnny Greenwood, Thom Yorke); 5) Naima
(John Coltrane); 6) Relaxin’ at Home (S.Paolini); 7) Red Subway Sound
(M.Tamburini, S.Onorati, S.Paolini); 8) TLC (M.Tamburini, S.Onorati).

Recorded at Simple Sound Studio, Castelmaggiore (Bologna), in January 2009
by Marco Tamburini; mixed on 15th July 2009 by Gianluca Gadda;
mastered at SOP Studio on 14th December 2020 by Stefano Onorati.

The “rediscovery” by Stefano Onorati of Three Lower Colours’ first recordings, made right after Stefano Paolini replaced Walter Paoli, is precious: here ends the path of Marco Tamburini’s Trio and there begins that of an equally talented group. Therefore they are important recordings that preceded both the soundtracks of Georges Méliès’ silent short film «Le Voyage dans la lune» and of Fred Niblo’s feature film «Blood and Sand» – both of them have been released only on Dvd – and the albums «First Take» and «Contemporaneo Immaginario» (the latest with Vertere String Quartet). «Red» attests the birth of a trio which quickly proved its uncommon unity, originality and fantasy, being projected into the future unlike most Italian groups of that time.
Here’s how critic Guido Festinese ends his fitting liner notes: “… In «Red» … you can already find a flickering, smart summary of the many impulses that were going through the minds, hearts and bodies of Tamburini, Onorati and Paolini. It is music inspired by the albums of the first and second electric Miles Davis, yet conveying that extra spacious melancholy and extreme elegance that Arve Henriksen and many Nordic sound researchers’ recordings are steeped in. A handful of hyphas even reach the unknown lands of a Jon Hassell, or brush some maps visited by Ibrahim Maalouf. Great jazz listens to and is listened to. And Marco Tamburini always had his senses on alert and a reactive mind”.
Each track would deserve a careful examination, both the original compositions and the personal interpretations of old and new standards, but what matters to us is at least highlight the excellent and evocative passage from Angolo to Blue in Green, two performances sharing an extremely hypnotic, dreamy atmosphere. What is amazing is that the music recorded until now by Three Lower Colours, one of the most important groups led by Tamburini, barely covers two years. The hope cannot be but enjoying equally emotional ”rediscoveries” again soon.

Emanuele Sartoris & Daniele di Bonaventura

«Notturni»

Caligola 2293

notizie aggiuntive

Emanuele Sartoris (piano), Daniele di Bonaventura (bandoneon).

1)Notturno impromptu I (E.Sartoris, D.di Bonaventura); 2) La volta celeste; 3) Le terre
oniriche; 4) L’aurora; 5) Notturno d’inverno (D.di Bonaventura); 6) Il plenilunio; 7) Sancta
Sanctorum; 8) La fine dei tempi; 9) Notturno impromptu II (E.Sartoris, D.di Bonaventura).
All tunes, except where indicated, composed by Emanuele Sartoris.

Recorded on December 16 and 17, 2020, mixed and mastered in January 2021,
at Il Pollaio Studio, Ronco Biellese (Biella), by Piergiorgio Miotto.

Membro del gruppo di Maurizio Brunod che ha pubblicato nel 2020 per Caligola l’ottimo «Ensemble with Daniele di Bonaventura & Gianluigi Trovesi», il trentacinquenne pianista piemontese Emanuele Sartoris firma dopo un anno, questa volta come leader, un altro raffinato lavoro di sapore cameristico, in duo con Daniele di Bonaventura al bandoneon. «Notturni», come il titolo lascia chiaramente intendere, è un esplicito omaggio a Frèdéric Chopin e non a caso, insieme ai sette brani originali firmati da Sartoris e di Bonaventura, il disco si apre e si chiude con una rilettura assolutamente moderna e personale dei celebri notturni Op. 9 n° 1 e n° 2 del grande compositore polacco (qui ribattezzati Impromptu I e Impromptu II).
Impegnato su due fronti, quello della musica classica, con cui si è formato, e quello del jazz, che ha praticato sin da ragazzo, approfondendone lo studio – per cui non sarebbe fuori luogo parlare per lui di Third Stream (ma non è l’unico pianista italiano a praticare con disinvoltura entrambi i linguaggi, pensiamo per esempio a Danilo Rea) – Sartoris ha firmato di recente come co–leader sia «Woland», con il percussionista Massimo Barbiero e la violinista Eloisa Manera, che «Totentanz – Evocazioni Lisztiane», suonato a quattro mani con il pianista classico Massimiliano Gênot.
Forse per questo le note di copertina di «Notturni» portano la firma di un violoncellista del calibro di Mario Brunello, che sottolinea come “… la magia di questo canto sta proprio nell’attesa, nel tempo impiegato dalle vibrazioni di ogni nota per arrivare al silenzio. Note che in questo senso palpitano, si riaccendono, a ogni percussione del tasto risvegliando il desiderio di melodia, di canto appunto. Le melodie sono sostenute dal fiato, dalla tensione del mantice, dal suono prolungato del tasto, che arriva all’anima. Un viaggio slow, un cammino nel vissuto della musica, a cui si aggiungono le improvvisazioni e l’ispirazione di due formidabili e coraggiosi musicisti che hanno il talento sincero per avvicinarsi ed addentrarsi nella magica atmosfera dei Notturni.” Se si escludono le due già citate rivisitazioni chopiniane, è di Daniele di Bonaventura l’unico “notturno” originale del disco, Notturno d’inverno.

additional news

Emanuele Sartoris (piano), Daniele di Bonaventura (bandoneon).

1)Notturno impromptu I (E.Sartoris, D.di Bonaventura); 2) La volta celeste; 3) Le terre
oniriche; 4) L’aurora; 5) Notturno d’inverno (D.di Bonaventura); 6) Il plenilunio; 7) Sancta
Sanctorum; 8) La fine dei tempi; 9) Notturno impromptu II (E.Sartoris, D.di Bonaventura).
All tunes, except where indicated, composed by Emanuele Sartoris.

Recorded on December 16 and 17, 2020, mixed and mastered in January 2021,
at Il Pollaio Studio, Ronco Biellese (Biella), by Piergiorgio Miotto.

A member of Maurizio Brunod’s group, which released the excellent «Ensemble with Daniele di Bonaventura & Gianluigi Trovesi» through Caligola in 2020, thirty–five–year–old Piedmont pianist Emanuele Sartoris created one year later, this time as a leader, another refined album of chamber flavor together with Daniele di Bonaventura on bandoneon. «Notturni», as the title itself suggests, is a fitting tribute to Frédéric Chopin and not surprisingly, together with the seven original songs composed by Sartoris and di Bonaventura, the record opens and closes with a totally modern and personal interpretation of the well–known nocturnes Op. 9 n°1 and n°2 by the great Polish composer (on «Notturni», they are renamed Impromptu I and Impromptu II).
Showcasing his creativity on multiple fronts, he’s a classically–trained pianist and has been playing jazz since he was a youngster, studying it thoroughly – therefore it wouldn’t be inappropriate to talk about Third Stream for him (even though he’s not the only Italian pianist to play both styles with confidence, let’s think about Danilo Rea for example) – Sartori has recently released as co–leader both «Woland», with percussionist Massimo Barbiero and violinist Eloisa Manera, and «TotentanzEvocazioni Lisztiane», played four hands with classical pianist Massimiliano Génot.
Maybe that’s the reason why the liner notes for «Notturni» were written by a cello player of the likes of Mario Brunello, who underlined how “…the magic of this chant lies precisely in the wait and the time that the vibrations of each note take to reach the silence. Notes that throb, reignite at every touch of the keys and rekindle the desire for a melody, a chant indeed. The melodies are supported by the breath, the pressure of the bellows, the sustained sound of the key reaching into the soul. A slow journey, a way into the history of music joined by the improvisations and inspiration of two formidable, brave musicians having the genuine talent to get close to and enter the magical atmosphere of Notturni”. If we exclude the two Chopinian reinterpretations already mentioned, it’s precisely by Daniele di Bonaventura, Notturni d’inverno, the only original “nocturne” on the album.

Ludovico Rinco

«No Strings Attached»

Caligola 2292

notizie aggiuntive

Ludovico Rinco (trumpet), Emanuele Ruggiero (electric guitar, out on 8),
Alberto Lincetto (piano, out on 7), Marco Storti (double bass), Stefano Cosi
(drums, out on 7). String Quartet (out on 5): Stefano Bellettato and
Mattia Salin (violin), Francesco Ferrarese (viola), Elisa Lazzarin (cello).

1) Mucho Mojo; 2) Solar Wind; 3) A Day in Tangier; 4) Waltz of the
Tea Leaves; 5) Shores (A.Lincetto) piano solo; 6) Le chat noir;
7) August Rain; 8) Sketches of MT; 9) Mowing the Purple Lawn.
Tunes n. 3/4/5/6 make up Mediterranean Suite
All tunes, except where indicated, composed by Ludovico Rinco.

Recorded, mixed and mastered at Pink Sound Studio, Padova, Italy,
from June to September 2020, by Luca Panebianco.

Ludovico Rinco, veronese, classe 1984, dopo gli studi di musicologia si dedica alla musica suonata, frequentando i conservatori di Padova e Rovigo, ma anche i seminari di Siena Jazz. Non si limita ad approfondire lo studio della tromba, ma dedica sempre più tempo alla composizione e all’arrangiamento. Gli è stato certamente d’aiuto nell’affinare questa sua passione l’aver studiato con Marcello Tonolo e Massimo Morganti, ma altrettanto importante per la sua crescita musicale è stato l’incontro e lo studio a Rovigo con Marco Tamburini, cui è dedicato il suggestivo e pregnante Sketches of MT.
«No Strings Attached», primo disco da leader di Ludovico Rinco, lo vede al fianco di un gruppo di amici cresciuti musicalmente con lui in questi ultimi anni, ma anche di un quartetto d’archi, con cui cerca di miniaturizzare un sound il più possibile orchestrale. Il trombettista veneto si dimostra attratto anche dalle commistioni musicali, e la composizione del quintetto, in cui non ha un ruolo secondario la chitarra elettrica, pur lasciando ampi margini di manovra alle improvvisazioni dei musicisti, sembra di tanto in tanto strizzare l’occhio al rock, ma sempre con intelligenza e senso della misura.
Se Mucho Mojo e August Rain, con gli archi in primo piano, si distinguono per un andamento lento e maestoso, la presenza della chitarra elettrica di Emanuele Ruggiero impreziosisce con sapori arabi e spagnoleggianti le quattro parti della Mediterranean Suite, al cui interno fa da collante un breve riuscito piano solo di Alberto Lincetto (Shores). Più ipnotiche e circolari, e per questo estremamente suggestive, sia Solar Wind che Mowing the Purple Lawn pagano il loro tributo al jazz più nervoso e contemporaneo di gruppi come Bad Plus o EST. Rinco è un eccellente trombettista, dotato di una sonorità personale, rotonda e piena, ma evita ogni concessione al virtuosismo strumentale. E di questo gli va dato merito.

additional news

Bruno Martinetti (trumpet, flugelhorn), Loris Deval (classical guitar),
Maurizio Brunod (electric guitar, live sampling), out non tracks 3/7,
Sabrina Oggero Viale (vocals), out on tracks 2/5.

1) Aleppo’s Dream (L.Deval, S.Oggero Viale); 2) L’indeciso (B.Martinetti); 3) Waltz for
Joe (M.Brunod); 4) Katcharpari (traditional); 5) Two Weeks (B.Martinetti); 6) Aran #
(L.Deval, S.Oggero Viale); 7) Passi (B.Martinetti, S.Oggero Viale); 8) Andaluna (L.Deval).
Arrangements by Andrea Paganetto and Maurizio Brunod.

Recorded at Il Pollaio Recording Studio, Ronco Biellese (Biella), in July 2020, by
Piergiorgio Miotto; mixed and mastered at Vercelli, in August 2020, by Enrico Caruso.

Ludovico Rinco, born in 1984 in Verona, after studying musicology devoted himself to instrumental music by attending Padua and Rovigo’s Conservatory, but also Siena Jazz workshops. He didn’t content himself with studying the trumpet, but dedicated more and more time to music composition and arrangement. Studying with Marcello Tonolo and Massimo Morganti has certainly helped hone his passion, but equally important for his musical growth was meeting and studying in Rovigo under Marco Tamburini, to whom he dedicated the evocative and intense Sketches of MT.
«No Strings Attached», Rinco’s first album as leader, sees him with a group of friends with whom he has musically grown over the past few years, but also with a string quartet, with which he tried to miniaturize a sound as closely orchestral as possible. The trumpeter from Verona proves his interest for musical combinations and the quintet’s structure, where the electric guitar doesn’t have a secondary role, seems to refer to rock from time to time, but always cleverly, with a sense of proportion and much space for the musicians’ improvisations.
If Mucho Mojo and August Rain, with the strings on the foreground, stand out for their slow and majestic spirit, Emanuele Ruggiero’s electric guitar embellishes with Arabian and Spanish flavors the four parts of the Mediterranean Suite, where an excellent, short piano solo by Alberto Lincetto (Shores) acts as a glue. More hypnotic and circular, and because of that extremely evocative, both Solar Wind and Mowing the Purple Lawn pay their tribute to a more nervous and contemporary jazz, like the one played by Bad Plus or EST. Rinco is an excellent trumpeter endowed with a personal sound, round and full, but avoids any concession to instrumental virtuosity. He must be given credit for that.

Kathya West / Alberto Dipace / Danilo Gallo

«The Last Coat of Pink»

Caligola 2291

notizie aggiuntive

Kathya West (vocals), Alberto Dipace (piano), Danilo Gallo (double bass).

Is There Anybody Out There? (Waters, Ezrin); 2) Nobody Home (Waters); 3) Wish
You Were Here (Gilmour, Waters); 4) Hey You (Waters); 5) Is There Anybody Out
There? (reprise 1); 6) Don’t Leave Me Now (Waters); 7) Mother (Waters); 8) On the
Turning Away (Gilmour, Moore); 9) Money (Waters); 10) Comfortably Numb
(Gilmour, Waters); 11) Is There Anybody Out There? (reprise 2); 12) Goodbye Blue
Sky (Waters); 13) Time (Gilmour, Waters, Mason, Wright); 14) The Show Must Go
On (Waters);15) Is There Anybody Out There? (reprise 3) – ghost track.

Recorded, mixed and mastered at Crossroad Recording Studio,
Cologno Monzese (Milano), Italy, in July 2020, by Vincenzo De Leo.

A tre anni da «Oxymoron», Kathya West e Danilo Gallo proseguono la loro originale rivisitazione del repertorio rock con questo riuscito ed intrigante «The Last Coat of Pink», in cui è bastato cambiare solo uno dei membri del trio per ottenere un risultato musicale completamente diverso. Lì a venire rilette erano le canzoni del binomio Beatles/Rolling Stones e Gallo compariva nell’inedita veste di chitarrista affiancato da Valerio Scrignoli. Qui invece torna a suonare il contrabbasso per affrontare, in modo ancor più creativo, insieme all’ipnotica suggestiva voce di Kathya West, il repertorio dei Pink Floyd, chiamando a completare il trio l’inventivo pianista Alberto Dipace, che aveva già accompagnato in «Eyes and Madness» e nel più recente «Collera City».
È una rilettura visionaria ed onirica quella offerta dal trio, come spiegano bene le parole della West: “Non è semplice suonare una vastità, ma la si può far suonare. Per il vento si può soffiare. Per l’illusione ci sono i sogni. Per i vuoti c’è la musica, quella che suona ciò che non esiste… Nella vastità spesso ci si perde. Dalla volontà di ritrovarsi, in questa vastità, è nato il nostro racconto musicale… Una vastità visionaria, quella dei Pink Floyd, in cui abbiamo voluto immergerci per sorprenderci nel ritrovarsi, sempre”. È un omaggio ai Pink Floyd il loro, intimo e personale, ma rispettoso di quelle indimenticabili melodie che hanno cambiato il corso della popular music. Brani come Money, Wish You Were Here, Hey You o Mother sembrano trovare nuova vita in un progetto audace quanto particolare, che non ha bisogno di urlare per farsi sentire, perché in questo immaginifico viaggio sonoro i sussurri sono più rumorosi delle grida.
Chiude l’album Is There Anybody Out There?, che solo in questa quarta splendida versione (è ghost track nel Cd ed invece visibile nel digitale), riesce a dispiegare tutta la sua struggente bellezza, dopo che le prime tre (nessuna dura più 30 secondi) ce l’avevano appena fatta assaggiare.

additional news

Kathya West (vocals), Alberto Dipace (piano), Danilo Gallo (double bass).

Is There Anybody Out There? (Waters, Ezrin); 2) Nobody Home (Waters); 3) Wish
You Were Here (Gilmour, Waters); 4) Hey You (Waters); 5) Is There Anybody Out
There? (reprise 1); 6) Don’t Leave Me Now (Waters); 7) Mother (Waters); 8) On the
Turning Away (Gilmour, Moore); 9) Money (Waters); 10) Comfortably Numb
(Gilmour, Waters); 11) Is There Anybody Out There? (reprise 2); 12) Goodbye Blue
Sky (Waters); 13) Time (Gilmour, Waters, Mason, Wright); 14) The Show Must Go
On (Waters);15) Is There Anybody Out There? (reprise 3) – ghost track.

Recorded, mixed and mastered at Crossroad Recording Studio,
Cologno Monzese (Milano), Italy, in July 2020, by Vincenzo De Leo.

JThree years after releasing «Oxymoron», Kathya West and Danilo Gallo continue their original interpretation of the rock repertoire with this intriguing and inspired «The Last Coat of Pink», where all it took was changing one member of the trio to obtain a completely different sound. What was reinterpreted in the former album were the songs by the pair Beatles/Rolling Stones and Gallo participated in the unusual guise of guitarist playing with Valerio Scrignoli. On the latter album, though, Gallo is back playing double bass to approach the Pink Floyd repertoire more creatively together with West’s mesmerizing, haunting voice: complementing the trio is inventive pianist Alberto Dipace, who already accompanied on «Eyes and Madness» and, more recently, «Collera City».
It’s a visionary and dreamy interpretation the one given by the trio, as Kathya West’s words clarify: “It’s not easy to play an immensity, but you can make it sound. For the wind, you can blow. For the illusion, there are dreams. For the emptiness there’s music, the one playing what does not exist… One often gets lost in the vastness of space. It’s from the will to meet again in such vastness that our musical tale was born… A visionary vastness, Pink Floyd’s, where we decided to plunge and feel amazed upon meeting again, always”. Their tribute to Pink Floyd is intimate and personal, but also respectful of their unforgettable melodies which changed the course of popular music.
Songs like Money, Wish You Were Here, Hey You or Mother seem to take on a new life in a project as daring as it is unique; it doesn’t need to shout to make itself heard since whispers are noisier than cries in this imaginary sound journey. The Cd closes with a ghost track, the fourth version of Is There Anybody Out There?, which only in this wonderful reprise manages to convey its moving, melancholy beauty after the first three versions (none of which lasts more than 30 seconds) only gave us a glimpse of it.