Tiziano Scarpa e Massimo Donà giovedì 23 luglio a Mirano

Comune di Mirano, Assessorato alla Cultura, e Caligola Circolo Culturale
con il contributo di Fondazione Riviera Miranese
con la collaborazione di Libreria Ubik Mirano ed Associazione Buon Vento

MIRANO OLTRE 2020
libri & musica
undicesima edizione
a Giuliano Benetti

giovedì 23 luglio
TIZIANO SCARPA
La penultima magia
MASSIMO DONA’ TRIO
Massimo Donà (tromba), Michele Polga (sax tenore), Davide Ragazzoni (batteria)

MIRANO (VE), Parco di Villa Belvedere
inizio ore 21:15  (apertura cancello ore 20:15)
ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria fino all’esaurimento dei posti disponibili (180)
in caso di pioggia gli spettacoli verranno recuperati il giorno successivo (venerdì)

Prenotazioni:
Ufficio Cultura Comune di Mirano
tel. 041.431028 (solo la mattina, dal lunedì al venerdì), cultura.turismo.sport@comune.mirano.ve.it
Libreria Ubik, P.za Martiri della Libertà 12, Mirano (giorni di chiusura martedì e domenica)
tel. 041.4355707, mirano@ubiklibri.it,
Informazioni:
Caligola, tel. 335.6101053, info@caligola.it
https://www.facebook.com/caligolamusic/
https://www.facebook.com/MiranoOltre/

TIZIANO SCARPA è nato a Venezia nel 1963. Il suo primo libro è del 1996, “Occhi sulla graticola”, ed è stato poi ristampato nel 2005. Di poco successivi sono ”Amore®” (Einaudi 1998) e “Venezia è un pesce” (Feltrinelli 2000), che ha contribuito ad allargare la sua fama. Di lui ricordiamo ancora ”Cosa voglio da te” (Einaudi 2003), ”Kamikaze d’Occidente” (Rizzoli 2003), ”Corpo” (Einaudi 2004), ”Groppi d’amore nella scuraglia” (Einaudi 2005), ”Batticuore fuorilegge” (Fanucci 2006) e ”Comuni mortali” (Effigie 2007). Ma la consacrazione avviene con ”Stabat Mater” (Einaudi 2008), che si aggiudica il prestigioso premio Strega nel 2009. Altri romanzi da ricordare sono “Le cose fondamentali” (Einaudi 2010), “La vita, non il mondo” (Laterza 2010), “Il brevetto del geco” (Einaudi 2016) ed “Il cipiglio del gufo (Einaudi 2018). Lo scrittore veneziano ha anche pubblicato nel 2018, sempre per Einaudi, una raccolta di poesie, ”Le nuvole e i soldi” e nello stesso anno una raccolta di trenta racconti in rima, ”Una libellula di città”, per Minimum Fax. L’ultima sua fatica, un romanzo profondo che a tratti ha le sembianze della favola, è ”La penultima magia” , uscito proprio il mese scorso per Einaudi. Dall’inizio degli anni ‘90 ad oggi Tiziano Scarpa ha scritto una quindicina di testi per il teatro e per la radio, tutti rappresentati, fra cui “L’infinito” (Einaudi 2011).

“La penultima magia” (Einaudi 2020).
Di notte a Solinga i lampioni camminano, i negozi russano e le caffettiere preparano la colazione. Non è una favola: è il posto in cui è andata a vivere Renata Paganelli, per sopportare il mondo dopo che le è successa una cosa molto grave. Ma un giorno gli abitanti di Solinga ritornano in massa, guidati dal sindaco: pretendono di riavere indietro la loro città così com’era, e intanto riportano a casa la piccola Agata. Per tenerla con sé, nonna Renata dovrà rinunciare ai suoi incantesimi e affrontare la realtà. Riprendere la vita normale non è facile, ma può essere entusiasmante imparare tutto da capo. Nonna Renata vuole conquistare l’amore della sua nipotina, anche se a condurre le cose, come spesso succede, non è lei ma la bambina. Ed è proprio Agata che la spinge a uscire di casa, a superare nuovi confini andando sempre più lontano, nei luoghi più pericolosi, sia fuori che dentro di lei. Così questo romanzo famigliare diventa un viaggio avventuroso in paesaggi sinistri e ammalianti. Oltre che una storia appassionante, “La penultima magia” è una meditazione sulla sofferenza, una mitologia ecologica, una scuola di vita in cui le generazioni si educano a vicenda.

MASSIMO DONA’ è nato a Venezia nel 1957. Passato come molti ragazzi degli anni ’70 dal rock al jazz attraverso i Soft Machine e Miles Davis, quello elettrico naturalmente, e soprattutto dalla chitarra ad uno strumento per nulla facile come la tromba, frequenta nel 1976 i seminari tenuti a Venezia da Giorgio Gaslini, e due anni dopo i corsi sperimentali di jazz che lo stesso tiene al Conservatorio Verdi di Milano. Entra quindi, insieme all’amico Maurizio Caldura, indimenticato sassofonista, nell’appena costituita Solar Big Band, diretta da Gaslini, che nel 1982 porta in tournée un importante spettacolo di teatro–musica dedicato a Shakespeare ed Ellington, con Giorgio Albertazzi. Nella stessa estate suona al festival di Roccella Jonica in un ensemble diretto da Enrico Rava – che aveva conosciuto nel 1979 in un seminario tenuto dal trombettista con Roswell Rudd a Mestre – a fianco di jazzisti del calibro di Gianluigi Trovesi, Franco D’Andrea, Massimo Urbani e Paolo Damiani. Donà aveva nel frattempo costituito con gli amici Caldura e Davide Ragazzoni, batterista, un quintetto di impronta neo–boppistica, Jazz Forms, che rimane in vita dal 1977 al 1982. L’anno dopo Caldura entra nel gruppo stabile di Giorgio Gaslini ed il trombettista, folgorato dal ritorno sulle scene di Miles Davis, vira progressivamente verso il jazz elettrico, guidando formazioni più numerose ed inserendo in repertorio molte composizioni originali. Passano in questi gruppi, fra gli altri, i chitarristi Vincenzo Mingiardi ed Alberto Negroni, i percussionisti Eddy De Fanti e Sbibu Sguazzabia, i bassisti Roberto Cecchetti ed Andrea Braido, il tastierista Daniele Cimitan. Alla batteria siede ancora l’amico Ragazzoni.
Massimo, che intanto si era laureato nel 1981 in filosofia a Venezia con Emanuele Severino, comincia a diradare progressivamente i suoi impegni musicali, fino a decidere di ritirarsi dalla scena jazzistica per dedicarsi totalmente agli studi filosofici. Ma nella seconda metà degli anni ’90 riprende in mano la tromba e torna ad esibirsi in concerto, collaborando prima con il gruppo africano Tam Tam Sene, quindi con il polistrumentista Bebo Baldan ed il suo gruppo Tantra, con cui anche registra. Nel 2001 incontra in un concerto organizzato per il decennale della morte di Miles Davis il sassofonista Francesco Bearzatti, che andrà a completare un quintetto elettrico con cui Donà registra finalmente il suo primo disco da leader, «New Rhapsody in Blue». Il gruppo, completato da Lele Rodighiero, tastiere, Nicola Sorato, basso elettrico, oltre che dal fedele Ragazzoni, pubblicherà altri tre album, rimanendo unito sino al 2006. Se «For Miles and Miles», del 2003, si avvale della partecipazione di Marcello Tonolo e Tiziana Ghiglioni, «Spritz», dell’anno successivo, vede la presenza di Cheryl Porter e Andrea Braido. Il quarto disco, «Cose dell’altro mondo» (2006), registra un primo passaggio di consegne, con la chitarra di Giorgio Mantovan che sostituisce le tastiere di Rodighiero e l’aggiunta in qualche brano del giovane sassofonista vicentino Michele Polga, che in concerto prende via via il posto di Bearzatti, trasferitosi ormai definitivamente a Parigi.
Con i successivi due lavori Donà cerca di unire la sua attività di musicista all’ormai consolidata fama di filosofo, pubblicando due cofanetti per Bompiani che presentano un libro abbinato ad un disco: «L’anima del vino», con all’interno l’album «Ahmbé», nel 2007, e «I ritmi della creazione», con il disco «Big Bum», nel 2009. Cambia ancora la formazione, che diventa prima un quartetto, con Polga, Ragazzoni e Bebo Baldan (basso elettrico, live electronics) – cui si aggiunge spesso la voce recitante di David Riondino – e quindi, dopo l’uscita di Baldan, un ancor più agile e compatto trio, con cui pubblica nel 2016 un nuovo disco, «Il Santo che vola», ispirato alla figura di San Giuseppe da Copertino, in cui Massimo assolve anche al ruolo di voce recitante. È ancora il rapporto fra note e parole – quelle, in questo caso a lungo studiate, di Andrea Emo – al centro dell’ultimo lavoro discografico del trombettista–filosofo, «Iperboliche distanze», uscito all’inizio del 2020 ancora per Caligola. Per questa nuova importante tappa del suo percorso musicale, Donà si avvale della collaborazione, oltre che di Riondino e del suo ormai collaudatissimo trio, di molti amici musicisti, da Marco Ponchiroli a Pasquale Mirra, da Michele Calgaro a Stefano Olivato, da Enrico Rava a Claudio Fasoli.

 

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