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Associazione Keptorchestra – Comune di Mira, Assessorato alla Cultura
in collaborazione con
Scuola di Musica T.Monk – Fondazione Riviera e Miranese – Associazione Caligola

JAM 2019

giovedì 7 marzo
Auditorium della Biblioteca di Oriago, Mira
ALEX SIPIAGIN QUARTET
“Full Score” feat. Michele Calgaro
Alex Sipiagin (tromba, flicorno), Michele Calgaro (chitarra elettrica)
Makar Novikov (contrabbasso), Sasha Mashin (batteria)

venerdì 22 marzo
Teatro di Villa dei Leoni, Mira
JULIAN LAGE TRIO
Julian Lage (chitarra elettrica), Jorge Roeder (contrabbasso), Eric Doob (batteria)

domenica 31 marzo
Teatro di Villa dei Leoni, Mira
LIONEL LOUEKE & ROBERTO CECCHETTO
Lionel Loueke (chitarra, voce), Roberto Cecchetto (chitarra elettrica)

inizio concerti ore 21:00
INFORMAZIONI
: cell.346.0809542, segreteria@theloniousmonk.it, https://www.jazzamira.it, https://www.facebook.com/jazzamira; https://facebook.com/caligolamusic
PREVENDITE online su www.mailticket.it
PREZZI dei biglietti: 7/03 intero € 8, ridotto € 5; 22/03 intero € 13, ridotto € 10; 31/03 intero € 10, ridotto € 7; abbonamento 3 concerti intero € 25, ridotto € 18

Il sodalizio fra il chitarrista vicentino Michele Calgaro ed il trombettista russo, naturalizzato americano, Alex Sipiagin, risale ad almeno dieci anni or sono. Il quartetto allestito per questo nuovo tour italiano, completato da una sezione ritmica russa, condivide un’estetica che qualcuno definisce post–boppistica, frutto di un’originale sintesi di hard–bop, jazz modale e free, ma che allo stesso tempo cerca di proporre un linguaggio fresco e contemporaneo, personale nel modo di affrontare sia la scrittura che l’improvvisazione. Il repertorio è formato sia da composizioni originali di Sipiagin e Calgaro che da standard del jazz.
Alex Sipiagin,
classe 1967, è da oltre vent’anni una figura di spicco della scena jazzistica newyorkese. Hanno suonato nei suoi gruppi musicisti del calibro di Chris Potter, Gonzalo Rubalcaba ed Antonio Sanchez. Sipiagin ha collaborato inoltre con Michael Brecker e Dave Holland, ma anche con grandi star del rock come Elvis Costello, Eric Clapton e Dr.John. Particolarmente a suo agio nelle big band, ha militato nella Gil Evans Orchestra, Gil Goldstein Zebra Coast Orchestra, George Grunz Concert Jazz Band e soprattutto, dal 1995, nella Mingus Big Band. Il trombettista russo insegna oggi alla New York University e tiene clinics in ogni angolo del mondo. Ha registrato sin qui una novantina di dischi, di cui oltre venti come leader.
«Full Score»
oltre ad essere il titolo della serata, è anche quello dell’ultimo disco di Michele Calgaro, uscito ad inizio marzo proprio in occasione di questa tournée. Nell’album il gruppo è un quintetto, con l’aggiunta del sassofonista Robert Bonisolo, mentre la coppia ritmica formata da Novikov e Mashin si alterna a quella “nostrana” e collaudata che comprende Lorenzo Calgaro e Mauro Beggio.

Autentico enfant prodige, Julian Lage ha maturato un lungo graduale percorso di apprendimento, sia con lo studio che sul campo, culminato con la partecipazione al quartetto di Gary Burton, esperienza che lo ha consacrato come uno dei più talentuosi chitarristi jazz dell’ultima generazione. Lo conferma il suo secondo album da leader, «Modern Lore», seguito logico di «Arclight». Nel disco d’esordio figurano Scott Colley e Kenny Wollesen, cui sono poi subentrati Jorge Roeder – già con Lage nel gruppo di Burton – ed Eric Doob.
Lage non è dotato solo di una straordinaria tecnica strumentale, ma anche di una fresca vena compositiva e di una matura conoscenza della tradizione. Con la sua Fender Telecaster produce un fraseggio nitido, senza effetti né distorsioni, riccamente articolato ma mai appesantito da inutili virtuosismi. L’eredità di un maestro come Jim Hall traspare nelle sapienti armonizzazioni, nelle introduzioni che disegnano l’architettura dei brani, nella pulizia con cui vengono enunciate e centellinate, attualizzandole con eleganza, le melodie di vecchi celebri standard. Oltre al suo bagaglio jazzistico, nelle composizioni originali il trentunenne chitarrista californiano riversa da una parte elementi del folk e country americano mutuati da Bill Frisell e Ry Cooder, avvertibili nella ricerca di ampi spazi, dall’altra un forte senso del blues (che senz’altro gli deriva da Ornette Coleman e John Scofield) riscontrabile nella costruzione delle frasi e nella modulazione del suono. Eric Doob si propone come interlocutore ricettivo e prolifico, mentre Jorge Roeder garantisce un solido sostegno ritmico. Quella del trio di Lage è una proposta musicale al passo coi tempi, di grande apertura e godibilità, che ha il grande pregio dell’eclettismo.


Suonano insieme da qualche anno Roberto Cecchetto e Lionel Loueke: per coronare il loro riuscito e collaudato sodalizio entreranno presto in studio di registrazione, con la preziosa aggiunta di Nasheet Waits alla batteria.
Originario del Benin, da oltre un decennio partner di Herbie Hancock, Lionel Loueke è oggi fra i chitarristi più originali ed interessanti della scena jazzistica internazionale, forte di uno stile personale, molto legato alla tradizione dell’Africa Occidentale. Ha collaborato con Terence Blanchard e Wayne Shorter, ed ha suonato,come sessionman con musicisti del calibro di Marcus Miller e Carlos Santana, Kenny Garrett e Sting. Ha inciso numerosi dischi come leader, tre dei quali in trio con il bassista italo–svedese Massimo Biolcati e il batterista ungherese Ferenc Nemeth. L’ultimo di questi è «Gaïa», del 2015.
Roberto Cecchetto padroneggia un vocabolario stilistico che gli ha permesso di collaborare a lungo con Enrico Rava, così come con altri celebri jazzisti italiani, da Paolo Fresu a Stefano Bollani, da Roberto Gatto a Gianluca Petrella, ma anche internazionali, come Richard Galliano e Lee Konitz. Dice Cecchetto del duo: “L’idea di suonare con un altro chitarrista mi ha sempre affascinato perché è come raddoppiare le possibilità armoniche e melodiche della chitarra; è molto stimolante quando puoi farlo con musicisti speciali come Lionel Loueke, con cui l’intesa è stata unica e totale sin dall’inizio”. Ha detto invece Loueke: “Questo è il mio primo progetto con due chitarre. Dopo aver suonato con Roberto a New York, ho capito subito che nessun territorio musicale ci è proibito. Il nostro legame musicale è evidente ed i nostri stili sono complementari; il confronto crea un approccio davvero unico tra i nostri strumenti”.

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