"DREMONG": LE CANZONI DI MAX MANFREDI A VILLA DEI LEONI DI MIRA

MIRA 150° (1868–2018) – Regione del Veneto – Arteven
Comune di Mira – Assessorato alla Cultura – Biblioteche Comunali
in collaborazione con Caligola

SONGWRITING
canzoni e narrazioni


venerdì 16 novembre 2018, ore 21:00
MAX MANFREDI
Viaggio in una tana
Max Manfredi (voce, chitarra), Luca Falomi (chitarra), Alice Nappi (violino)

MIRA (VE), Teatro Villa dei Leoni, Riviera Silvio Trentin 5 – biglietto unico € 8
Biglietti in vendita presso la biglietteria a partire da un’ora prima dello spettacolo
Prevendita on line su https://www.arteven.it e https://www.vivaticket.it
Informazioni Tel. 041.4266545 – 334.1104633 – 041.5628350
info@teatrovilladeileonimira.it – cultura@comune.mira.ve.it – info@caligola.it

Dopo il confortante successo riscosso dalla serata inaugurale, che ha avuto per protagoniste la cantante–scrittrice Nada Malanima e la pianista Rita Marcotulli – che hanno ripagato il calore e l’attenzione del pubblico con due fuori programma – la rassegna “Songwriting” (canzoni e narrazioni), prosegue presentando uno degli assoluti protagonisti della canzone d’autore italiana degli ultimi tre decenni, figlio di quella straordinaria scuola genovese che ha avuto in Fabrizio De André e Gino Paoli gli indiscussi maestri. Parliamo di Max Manfredi, importante ed apprezzato dagli addetti ai lavori quanto troppo spesso dimenticato dai media e dal grande pubblico, noto soprattutto come cantautore (“il migliore della sua generazione”, per Fabrizio De André), ma anche scrittore. «Dremong» (Gutenberg 2014), il suo ultimo lavoro discografico, si è piazzato nella cinquina dei finalisti del Premio Tenco 2015, concorso che peraltro si era già aggiudicato due volte, nel 1990 con «Le parole del gatto» (migliore opera prima) e nel 2009 con «Luna persa» (miglior disco dell’anno). Dal suo ultimo album Manfredi ha tratto lo spunto per questo “Viaggio in una tana”, che è naturalmente quella di Dremong, un orso tibetano. Affronterà la nuova avventura con un trio dal sapore fortemente cameristico (due chitarre, la sua e quella di Luca Falomi, ed il violino di Alice Nappi). Manfredi è cantautore eclettico e profondo, poco prolifico e mai banale.
Dremong, l’orso tibetano totem dell’album, è un inquieto ed inquietante essere dal carattere malvagio e che tende spesso ad alzarsi sulle zampe in posizione eretta, simile agli Umani, tanto da aver dato origine, secondo alcuni, alla leggenda dello Yeti, l’Abominevole Uomo delle Nevi. Un orso imprendibile che abita le altitudini e le solitudini himalayane, e ogni tanto si mostra al consesso umano. «Dremong» è un album dove l’inquietudine è musa ispiratrice per quattordici canzoni senza tempo, dove i suoni delle tastiere vintage si sposano con quelli delle chitarre classica ed elettrica, ma anche di strumenti della tradizionale orientale ed europea. Un disco davvero trasversale quindi, “progressive” nei timbri, nostalgico della “world music” europea, affamato di accenni rock. Se «Dremong» è solo il sesto album di una carriera che ha superato ormai il quarto di secolo, ciò è dovuto sia alla cura quasi maniacale che viene riposta dal cantautore in ogni suo nuovo lavoro, sia alla sua poliedrica attività, dalle molteplici collaborazioni con altri gruppi e musicisti alle fortunate escursioni nei campi del teatro, della letteratura e della didattica.
Il disco del debutto, «Le parole del gatto» (BMG Ariola) si aggiudica nel 1990 la Targa Tenco per la miglior opera prima, mentre una canzone dell’album, Via G.Byron, poeta, vince sempre nel 1990 la prima edizione del Premio Città di Recanati (oggi Festival Musicultura). Manfredi ha quindi il privilegio di duettare con Sergio Endrigo in Tango Rosso, canzone che esce solo a 45 giri. Nel 1994 pubblica il suo secondo disco, «Max», che vede la partecipazione di importanti artisti, primo fra tutti Fabrizio De André, che canta con Manfredi La fiera della Maddalena. Dopo ben sette anni, nel 2001, esce quindi per Storie di Note il terzo album, «L’intagliatore di santi», che viene definito da molti “epocale”, accrescendo ulteriormente la sua già larga fama. Nell’autunno del 2004 pubblica ancora per Storie di Note un disco dal vivo, «Live in blu», registrato qualche mese prima a Milano. Per un nuovo lavoro in studio bisognerà aspettare il settembre del 2008: «Luna Persa», pubblicato da Ala Bianca e distribuito da Warner, vince nell’autunno del 2009 la Targa Tenco come miglior disco dell’anno, ma questa volta fra i big.
Trasversale, difficile da etichettare, vagabondo dalla musica al teatro, dalla letteratura alla didattica, Max Manfredi è un artigiano di musica e parole, ma anche uno dei pochissimi artisti della canzone che vale la pena di conoscere e amare oggi. Racconta di viaggi, climi, città e metropoli, storie d’amore e di disincanto, prende a schiaffi e carezze, evoca scene meridiane o crepuscolari. Poterlo ascoltare è, per chi già lo conosce e lo ama, un’occasione preziosa. Per i semplici curiosi può diventare un incontro fortunato, lampante e necessario.


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