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BABA SISSOKO

«Mediterranean blues»

Caligola 2229

notizie aggiuntive

Baba Sissoko (vocals, ngoni, tama, timbales), Alessandro De Marino (clarinet, keyboards),
Angelo Napoli (electric guitar), Erick Jano (electric bass), Kalifa Kone (drums).
Special guests : Domenico and Fabrizio Canale (harmonica).

1) Mediterranean blues; 2) Amina blues; 3) Afro blues; 4) Sahel blues;
5) Djarabi blues; 6) Bamako blues; 7) Nomad blues.
All tunes composed by Baba Sissoko.

Live recorded by Beniamino Priorisi, at Piazza Duomo, San Piero Patti
(Messina), on August 11, 2015; mixed and mastered by Francesco Malizia,
at KayaStudio, Cerisano (Cosenza), during 2016.

Baba Sissoko, griot e polistrumentista del Mali, classe 1963, ha stabilito da ormai un ventennio la sua residenza in Calabria, e la sua è diventata quindi una presenza costante (e di spicco) nel panorama musicale italiano. Attivo artefice della diffusione della tradizione musicale del suo paese nel mondo, nell’Art Ensemble del “dopo – Bowie” Sissoko ha avuto modo di mescolare l’amadran – che per molti studiosi è all’origine del blues – con il jazz e le musiche popolari afro–americane. Le successive prestigiose collaborazioni con Omar Sosa, Dee Dee Bridgewater e Roberto Fonseca, non hanno soltanto consolidato la sua fama internazionale, ma ci hanno anche fatto capire che la sua preferenza va a tutti quei musicisti che hanno gradualmente spostato la loro ricerca verso le origini africane della musica nero–americana: blues, jazz, soul, funk e rap devono quindi rivolgere sempre il loro sguardo all’Africa.
Dopo il riuscito «Jazz (R)evolution» – firmato con il pianista Antonello Salis ed il batterista Don Moye, trio di fatto paritetico – il polistrumentista maliano torna a pubblicare per Caligola un altro lavoro “live”, ma stavolta fortemente sbilanciato verso il blues. Le canzoni eseguite nel concerto ci raccontano alla fine una vera e propria storia, e lo fanno nel più tipico stile del leader. Proprio il blues (o l’amadran se preferite), capace di raccontarci storie che nascono nell’anima di chi le canta, rappresenta per Sissoko un’occasione di incontro fra differenti culture ed il titolo, «Mediterranean Blues» – che è anche il brano di apertura del disco – assume un significato altamente simbolico, perché proprio il mare Mediterraneo, oggi luogo di morte e contrasti, ha invece sempre favorito l’incontro fra popoli e tradizioni diverse.
Affiancato dal suo collaudato gruppo elettrico, dove Mali e Camerun convivono mirabilmente con Sud del nostro paese, Baba ha voluto accentuare ulteriormente la componente blues del progetto, invitando in alcuni brani come ospiti Domenico e Fabrizio Canale (padre e figlio), apprezzati bluesman calabresi ed entrambi anche straordinari armonicisti.

additional news

Baba Sissoko (vocals, ngoni, tama, timbales), Alessandro De Marino (clarinet, keyboards),
Angelo Napoli (electric guitar), Erick Jano (electric bass), Kalifa Kone (drums).
Special guests : Domenico and Fabrizio Canale (harmonica).

1) Mediterranean blues; 2) Amina blues; 3) Afro blues; 4) Sahel blues;
5) Djarabi blues; 6) Bamako blues; 7) Nomad blues.
All tunes composed by Baba Sissoko.

Live recorded by Beniamino Priorisi, at Piazza Duomo, San Piero Patti
(Messina), on August 11, 2015; mixed and mastered by Francesco Malizia,
at KayaStudio, Cerisano (Cosenza), during 2016.

Baba Sissoko, griot and multi–instrumentalist born in Mali in 1963, has been based in Calabria for twenty years now, and has become a constant (and prominent) presence in the Italian music scene. He is an active promoter of the diffusion of the musical tradition of his country all over the world; in the “after–Bowie” Art Ensemble of Chicago, Sissoko has been able to mix amadran – which for many insiders is at the origin of blues – with jazz and African–American popular music. The following prestigious collaborations with Omar Sosa, Dee Dee Bridgewater and Roberto Fonseca, have not only consolidated his international reputation, but also shown that his preference goes to all those musicians who have gradually moved their research towards the African origins of black music: blues, jazz, soul, funk and rap must indeed always turn their gaze to Africa.
After the successful «Jazz (R)evolution» – recorded together with Antonello Salis and Don Moye, a trio of peers – the Malian multi–instrumentalist has now released a new “live” record for Caligola, this time strongly leaning towards blues. The songs performed in the concert tell us, in the end, an actual story, and they do it in Baba Sissoko’s most typical style. The blues (or the amadran, if you prefer), which is able to tell stories that are born in the soul of the singer, represents for Sissoko an opportunity of encounter between different cultures, and the title, «Mediterranean Blues» – which is also the opening track of the Cd – takes on a highly symbolic meaning, because the Mediterranean Sea, now a place of death and contrast, has indeed always favored the meeting of different peoples, cultures and traditions.
Backed by his proven electric band, where Mali and Cameroun admirably live together with the south of our country, Italy, Baba wanted to strengthen the blues component of this project by inviting two special guests to perform in some of the songs, in the case Domenico and Fabrizio Canale, father and son, both appreciated Calabrian bluesmen and extraordinary harmonicists.

CLAUDIO COJANIZ – COJ & SECOND TIME

«Sound of Africa»

Caligola 2228

notizie aggiuntive

Claudio Cojaniz (piano), Alessandro Turchet (double bass, oud),
Luca Colussi (drums), Luca Grizzo (percussion, vocals).

1) Nkosi Sikelel’ iAfrica (Enoch Sontonga) / Capetown;
2) Ugarit; 3) Dadaab; 4) Lion’s trip; 5) Niger;
6) El Aaiùn / Uad Guenifa (Luca Grizzo); 7) Marikana; 8) Blue dance.
All tunes, except where indicated, composed by Claudio Cojaniz.

Produced by Time for Africa; recorded and mixed in March 2017, at Imput Level
Recording Studio, S.Biagio di Callalta (Treviso), Italy, by Claudio Zambenedetti.

Prendete l’ormai classico «Blue Africa», realizzato in duo con il contrabbasso di Franco Feruglio, fra le incisioni più riuscite dell’ultimo Cojaniz, aggiungenteci l’A.P. Trio (con Alessandro Turchet e Luca Colussi, fra le più affiatate coppie ritmiche in circolazione), ed arricchite il tutto con le fantasiose percussioni di Luca Grizzo: eccovi servito Coj & Second Time, quartetto duttile, giocoso, creativo ed allo stesso tempo rispettoso della tradizione, intriso di blues ed Africa quindi, già utilizzato per l’esecuzione della suite «Si Song» (disponibile su Dvd Caligola) a Roccella Jonica nel 2016, lì con l’aggiunta di quattro ottoni e del violino di Alexander Balanescu, ospite speciale della serata.
Questo nuovo progetto nasce con la collaborazione dell’associazione non–profit Time for Africa, ed il ricavato andrà a finanziare un progetto educativo per le famiglie dei lavoratori delle miniere di Marikana, in Sudafrica. Un modo per ricordare la strage di minatori in sciopero operata nel 2012 dalle forze di polizia di quel paese. Marikana è anche il titolo anche del penultimo brano del disco, dal sapore fortemente evocativo.  L’album inizia fra l’altro con l’esecuzione per piano solo dell’inno nazionale sudafricano, anche se già dopo un minuto entrano in azione gli altri tre musicisti ed il brano, sorta di medley, diventa così una composizione originale di Cojaniz, Capetown, contrariamente a quanto indicato nelle poco precise note di copertina.
Molto spazio viene lasciato in questa nuova formazione a Luca Grizzo, che firma una dolce e sognante medley dai sapori mediorientali, dov’è anche impegnato come vocalist, accompagnato dall’ispirato oud di Turchet. Oltre a presentare cinque nuove composizioni, tutte sempre estremamente liriche e cantabili, fra cui ci piace ricordare la suggestiva Dadaab e la danzante Niger, il pianista friulano qui rilegge Lion’s trip (da «Blue Africa») e la più recente Blue dance, il cui tema prima melanconico e poi giocoso, viene brillantemente esposto dal contrabbasso con l’archetto.  Il brano – che è anche uno degli episodi della già citata «Si Song» – è decisamente il più lungo del disco, di cui costituisce l’ideale e riuscita chiusura.

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Claudio Cojaniz (piano), Alessandro Turchet (double bass, oud),
Luca Colussi (drums), Luca Grizzo (percussion, vocals).

1) Nkosi Sikelel’ iAfrica (Enoch Sontonga) / Capetown;
2) Ugarit; 3) Dadaab; 4) Lion’s trip; 5) Niger;
6) El Aaiùn / Uad Guenifa (Luca Grizzo); 7) Marikana; 8) Blue dance.
All tunes, except where indicated, composed by Claudio Cojaniz.

Produced by Time for Africa; recorded and mixed in March 2017, at Imput Level
Recording Studio, S.Biagio di Callalta (Treviso), Italy, by Claudio Zambenedetti.

Take the classic «Blue Africa», one of the most successful recordings of the last Claudio Cojaniz, a duo with the double bass of Franco Feruglio, add the A.P. Trio (with Alessandro Turchet and Luca Colussi, among the tightest rhythm section in circulation in the recent years), and crown the whole thing with Luca Grizzo’s imaginative percussion: here you have Coj & Second Time, a quartet that is ductile, playful creative and respectful of the tradition at the same time, soaked in blues and African music. The quartet had been previously employed in the execution of the «Si Song» suite (available on a Caligola Dvd), at Roccella Jazz Festival 2016, in that occasion with four extra brass and the violin by very special guest Alexander Balanescu.
This new project was created with the collaboration of the non–profit organization Time for Africa, and the proceeds will fund an educational project for the families of the mining workers of Marikana, South Africa. It is a way to remember the massacre operated in that country in 2012 by police forces on the miners on strike. Marikana is also the title of a track of the Cd, with a highly evocative flavor.  The album starts with the piano solo of the South African national anthem, although only one minute later the other three musicians come into action, and the song, a kind of medley, becomes an original composition by the leader, Capetown, as opposed to what is indicated in cover notes.
In this new band much room is left to Luca Grizzo, the author of a sweet and dreamy medley with Middle Eastern atmospheres, where he is also engaged as a vocalist, accompanied by Turchet’s inspired oud. In addition to presenting five new compositions, all of which are extremely lyrical and singable, among which we like to remember the fascinating Dadaab and the dancing Niger, Claudio Cojaniz here reinterprets Lion’s trip (from «Blue Africa») and the more recent Blue Dance, whose melancholic and later playful theme is brilliantly exposed by the double bass with the bow. The track – which is also one of the parts of the aforementioned suite «Si Song» – is definitely the longest in the Cd and makes an ideal and effective closing for it.

FABRIZIO PUGLISI GUANTANAMO

«Giallo oro»

Caligola 2227

notizie aggiuntive

Fabrizio Puglisi (piano, synth, Fender Rhodes), Pasquale Mirra (vibes), Davide Lanzarini
(double bass), Gaetano Alfonsi (drums), Danilo Mineo (percussion), William Simone
(percussion, batá)
. Special guest : Venus Rodriguez (vocals) on track n. 3.

1) Giallo oro (F.Puglisi); 2) Un poco loco (Bud Powell); 3) Ogun (Nigerian folk song);
4) Turkish mambo (Lennie Tristano); 5) La comparsa (Ernesto Lecuona);
6) Song for Doudou / To Doudou Ndiaye Rose (F.Puglisi).

Recorded on 18th and 19th July 2014 at ArteSuono Recording Studios, Cavalicco (Udine),
by Stefano Amerio; mixed and mastered in 2016 at Progetto Caffeina Sound Design,
Bologna, by Giuseppe Lo Bue and Fabrizio Puglisi.

A tre anni dalla sua registrazione viene finalmente pubblicato Guantanamo, già noto e collaudato progetto di Fabrizio Puglisi, diventato anche nome del gruppo, sorta di immaginifico viaggio da Cuba a New York, passando per l’Africa. In questo contesto il pianista, siciliano ma ormai bolognese di adozione, rivendica il predominio della componente ritmica su quella armonico–melodica. Ciò risulta ancor più evidente per la presenza, oltre che dell’usuale coppia contrabbasso–batteria,  di ben due percussionisti e del vibrafono di Pasquale Mirra.
Tradizione e modernità trovano così un suggestivo equilibrio, sia che vengano eseguiti brani originali, come l’ipnotica  composizione che apre e dà il titolo al disco, che s’inserisce nel solco della tradizione afro–cubana, sia che vengano riletti capolavori del jazz come la tristaniana Turkish mambo o Un poco loco, di Bud Powell. Puglisi  ribadisce con «Giallo Oro», se mai ce ne fosse bisogno, che la poliritmia non è solo al centro della musica africana ma anche del jazz, comunque lo si voglia leggere. Solista eclettico, dal fraseggio estremamente sciolto e dinamico, qui mette in mostra il suo stile più percussivo ed incalzante, estremamente funzionale al progetto, anche quando utilizza il pianoforte in modo poco convenzionale, o addirittura il synth arp.
Da segnalare ancora una coinvolgente Ogun, melodia tradizionale nigeriana che si avvale della partecipazione della cantante cubana Venus Rodriguez, da tempo stabilitasi a Bologna, così come il tributo ad Ernesto Lecuona, uno dei più importanti compositori e pianisti cubani, di cui viene riletta La comparsa, danza composta nel 1912, a soli 17 anni. Così come lo aveva aperto, è ancora un brano del leader – al Fender Rhodes – a chiudere il lavoro. Song for Doudou, composizione dedicata al celebre percussionista senegalese Doudou Ndiaye Rose, scomparso nell’agosto 2015, sintetizza al meglio la raffinata ricerca ritmico–sonora di Fabrizio Puglisi, non distante da certo minimalismo percussivo.

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Fabrizio Puglisi (piano, synth, Fender Rhodes), Pasquale Mirra (vibes), Davide Lanzarini
(double bass), Gaetano Alfonsi (drums), Danilo Mineo (percussion), William Simone
(percussion, batá)
. Special guest : Venus Rodriguez (vocals) on track n. 3.

1) Giallo oro (F.Puglisi); 2) Un poco loco (Bud Powell); 3) Ogun (Nigerian folk song);
4) Turkish mambo (Lennie Tristano); 5) La comparsa (Ernesto Lecuona);
6) Song for Doudou / To Doudou Ndiaye Rose (F.Puglisi).

Recorded on 18th and 19th July 2014 at ArteSuono Recording Studios, Cavalicco (Udine),
by Stefano Amerio; mixed and mastered in 2016 at Progetto Caffeina Sound Design,
Bologna, by Giuseppe Lo Bue and Fabrizio Puglisi.

Three years after its recording, Guantanamo has been finally released; the already   well–known and tested project by Fabrizio Puglisi, which has also become the name of the band, is a sort of visionary trip from Cuba to New York, passing through Africa. In this   context, the pianist, Sicilian but now Bolognese of adoption, claims the dominance of the rhythmic component on the harmonic–melodic. This becomes even more evident thanks to the presence of two percussionists and Pasquale Mirra’s vibes, in addition to the usual bass–drums pair. Tradition and modernity find a striking balance, whether original tunes are being played, such as the hypnotic composition that opens and gives the title to the album, which is part of the Afro–Cuban tradition, or jazz masterpieces are being interpreted, like Turkish mambo, by Lennie Tristano, or Un poco loco, by Bud Powell. Puglisi reaffirms with «Giallo Oro», if it is ever needed, that polyrhythm is not only at the center of African music but also of jazz.
Eclectic soloist, with its extremely loose and dynamic phrasing, here he shows his most percussive and fast–paced style, extremely functional to the project, even when using the piano, or even synth arp, in a less conventional way. Noteworthy are the addictive Ogun, a Nigerian folk song with the participation of Venus Rodriguez, Cuban singer based in Bologna for a long time now, as well as the tribute to Ernesto Lecuona, one of the most important Cuban composers and pianists, La Comparsa, a dance composed in 1912, when he was only 17 years old. As the opening, the ending of this album is again a piece by the leader, at Fender Rhodes. Song for Doudou, a composition dedicated to the renowned Senegalese percussionist Doudou Ndiaye Rose, who passed away in August 2015, best synthesizes the refined rhythmic–sound search by Fabrizio Puglisi, not far from certain percussion minimalism.

PIERA ACONE & MARCO CASTELLI

«La Bicyclette»

Caligola 2226

notizie aggiuntive

Piera Acone (vocals), Marco Castelli (tenor and soprano sax),
Paolo Vianello (piano), Edu Hebling (double bass), Gabriele Centis (drums).

1)La foule (A.Cabral/M.Rivgauche); 2) Sous le ciel de Paris (H.Giraud/J.Dréjac);
3) Mon manège a moi (N.Glanzberg/J.Costantin); 4) La bicyclette (F.Lai/P.Barouh);
5) Les cornichons (J.Booker/N.Ferrer); 6) Que reste–t–il de nos amours (C.Trenet/
L.Chauliac); 7) Sympathique (T.M.Lauderdale/C.Forbes); 8) C’est si bon  (H.Betti/
A.Hornez); 9) Vous qui passez sans me voir (J.Hess/P.Misraki/C.Trenet/R.Breton);
10) Comment tuer l’amant de sa femme (J.Brel/G.Jouannest); 11) Les yeux ouverts
[Dream a little dream of me] (F.Andre/W.Schwandt/B.Homes/K.Ternovizeff) .

Recorded, mixed and mastered during 2016,
at Urban Recording Studio, Trieste, by Fulvio Zafret.

Più di un anno di gestazione partendo da una quarantina di canzoni, poi pazientemente selezionate, prima di chiudersi in studio a registrare, sono serviti a regalarci un disco dedicato alla canzone francese davvero riuscito, fresco, originale e vario, moderno ma allo stesso tempo rispettoso della tradizione e delle (bellissime) canzoni originali. Se è il brano reso celebre da Yves Montand a dare il titolo all’album (di cui è anche uno dei più riusciti), ognuna delle altre canzoni scelte dalla cantante Piera Acone e dal sassofonista Marco Castelli, entrambi veneziani e jazzisti di “lungo corso”, musicisti a tutto tondo verrebbe da dire, ha più di qualche motivo d’interesse.
Grazie alla scorrevolezza ed al perfetto francese delle interpretazioni della Acone, principale artefice del progetto, al paziente lavoro musicale di Castelli ed agli arrangiamenti messi a punto con l’aiuto del pianista Paolo Vianello, il risultato appare decisamente godibile, in grado di venire apprezzato non solo dai jazzofili. Difficile stilare una graduatoria fra le canzoni, la scelta è giocoforza legata ai gusti (ed ai ricordi) personali, ma ci piace sottolineare il sorprendente gioco ritmico che domina il brano d’apertura, La foule, capace di trasformarsi da valzer a “latin”,  e l’avvincente swing di Sympatique, fra tutte la canzone più recente, valorizzata dalla pulsante coppia ritmica formata da Edu Hebling e Gabriele Centis.
Meritevoli di lode anche lo splendido assolo del tenore in Vous qui passez sans me voir, la gustosa introduzione in stile stride del pianoforte nel brano di Jacques Brel – dove Castelli torna al soprano – e la deliziosa chiosa conclusiva di Dream a little dream of me, qui proposta nella sua versione francese, naturalmente. Ma il grande merito di «La bicyclette»  è soprattutto quello di riuscire a farsi riascoltare senza mai annoiare, dimostrando come creatività e bellezza si possano sposare con il piacere dell’ascolto senza per questo venirne sminuite.

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Piera Acone (vocals), Marco Castelli (tenor and soprano sax),
Paolo Vianello (piano), Edu Hebling (double bass), Gabriele Centis (drums).

1) La foule (A.Cabral/M.Rivgauche); 2) Sous le ciel de Paris (H.Giraud/J.Dréjac);
3) Mon manège a moi (N.Glanzberg/J.Costantin); 4) La bicyclette (F.Lai/P.Barouh);
5) Les cornichons (J.Booker/N.Ferrer); 6) Que reste–t–il de nos amours (C.Trenet/
L.Chauliac); 7) Sympathique (T.M.Lauderdale/C.Forbes); 8) C’est si bon  (H.Betti/
A.Hornez); 9) Vous qui passez sans me voir (J.Hess/P.Misraki/C.Trenet/R.Breton);
10) Comment tuer l’amant de sa femme (J.Brel/G.Jouannest); 11) Les yeux ouverts
[Dream a little dream of me] (F.Andre/W.Schwandt/B.Homes/K.Ternovizeff).

Recorded, mixed and mastered during 2016,
at Urban Recording Studio, Trieste, by Fulvio Zafret.

It took more than a year of gestation starting from about forty songs, later patiently selected, before recording in the studio, to give us a really successful record dedicated to the French song, fresh, original and varied, modern yet respectful of tradition and of the (beautiful) original tracks. The album title is given by the song made famous by Yves Montand (also one of the most successful in this session), but each and every one of the other tracks chosen by vocalist Piera Acone and saxophonist Marco Castelli (both Venetians and long–term jazz musicians, all round artists, some would say) has more than a few reasons of interest. Thanks to the smoothness and perfect French of Acone’s interpretations, the main author of the project, to Castelli’s patient musical work and to the arrangements made with the help of pianist Paolo Vianello, the result seems to be enjoyable, appreciable not only by jazz fans.
It is difficult to rank the songs, the choice is necessarily linked to personal taste (and memories), but we would like to emphasize the amazing rhythmic play that dominates the opening song, La foule, able to turn from waltz to latin, and the fascinating swing of Sympathique, the most recent song, highlighted by the vibrant rhythm pair formed by Edu Hebling and Gabriele Centis. Also worthy of praise are the splendid solo of the tenor in Vous qui passes sans me voir, the tasty piano introduction in the Jacques Brel’ song – where Castelli returns to the soprano sax – and the delightful ending of Dream a little dream of me, proposed here in French, of course. But the great merit of «La bicyclette» is it can be played back without ever becoming boring, demonstrating how creativity and beauty can go well with the pleasure of listening, without being diminished.

DINAMITRI JAZZ FOLKLORE

«Exwide – Live»

Caligola 2225

notizie aggiuntive

Piero Gesuè (vocals), Emanuele Parrini (violin), Dimitri Grechi Espinoza (alto sax),
Beppe Scardino (baritone sax), Pee Wee Durante (hammond, electronics),
Gabrio Baldacci (electric guitar), Andrea Melani (drums), Simone Padovani (percussion).

1) Teneré (Ahmed Ag Kaedi); 2) In the morning (D.Grechi Espinoza); 3) Blues Africane
(D.Grechi Espinoza); 4) Quiet man is a dead man (The Daktaris); 5) Azalan man
(A.Ag Kaedi); 6) Amitiè (A.Ag Kaedi); 7) African dance (Tony Scott); 8) Ansari (Tartit).

Live recorded on 19th December 2015, at ExWide Club, Pisa (Italy);
recorded, mixed and mastered by Alessandro Sportelli.

Nel deserto è facile perdersi, ma si può anche rischiare di ritrovarsi. E’ per questo che tanti se ne sono invaghiti. E se a Timbuctu i Dinamitri Jazz Folklore hanno potuto ritrovare le radici musicali di una cultura antica come quella tuareg per arrivare a toccarne l’essenza, allo stesso tempo si son dovuti rimettere in gioco. La toscanità, l’identità aperta ed il senso comunitario che ha reso questa esperienza diversa da tante altre, sono state le chiavi di un incontro possibile.
Ecco perché emerge in questo disco “live” una doppia anima: da un lato la forte spiritualità ritualistica, da sempre presente nel battito musicale del livornese Dimitri Grechi Espinoza, sax alto, dall’altra il debordante vitalismo che lo ha contagiato attraverso Ahmed Ag Kaedi degli Amanar, o gruppi come i Tartit ed i Daktaris. L’obiettivo sembra essere quello di esplorare il linguaggio jazz studiandone le connessioni con i diversi idiomi, e compiendo così una sorta di cammino a ritroso: da Ornette Coleman al jazz modale, dal be–bop alle polifonie di New Orleans, dal blues all’Africa.
Attivo dal 1999, il gruppo pubblica nel 2000 «Vita Nova» (Philology), ma il suo potenziale si esprime appieno nel 2003 con il secondo lavoro, «Folklore in black» (Caligola), che ha come ospite il clarinettista Tony Scott. E se il terzo disco, «Congo Evidence» (Caligola), vede la presenza del poeta neroamericano Sadiq Bey, nel successivo, «Akendengue Suite» (Rai Trade), c’è l’ancor più celebre Amiri Baraka (Leroi Jones), che compare ancora in «Live in Sant’Anna Arresi 2013» (Rudi Records). Sempre per la stessa label i Dinamitri Jazz Folklore pubblicano nel 2012 «La Società delle Maschere», che segna l’inizio della collaborazione con il vocalist Piero Gesuè, valore aggiunto anche in questo nuovo album dal vivo.
Di tutti i precedenti dischi, sempre molto attenti alle suggestioni dell’Africa sahariana, questo è quello che coglie maggiormente il lato giocoso del gruppo, in grado di essere profondo senza per questo apparire troppo “serioso”. La dimensione legata maggiormente al groove ed al ballo emerge soprattutto in concerto, quando il pubblico diventa parte attiva della creazione musicale. E’ per questo che un album come «Exwide – Live» era prima o poi assolutamente necessario.

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Piero Gesuè (vocals), Emanuele Parrini (violin), Dimitri Grechi Espinoza (alto sax),
Beppe Scardino (baritone sax), Pee Wee Durante (hammond, electronics),
Gabrio Baldacci (electric guitar), Andrea Melani (drums), Simone Padovani (percussion).

1) Teneré (Ahmed Ag Kaedi); 2) In the morning (D.Grechi Espinoza); 3) Blues Africane
(D.Grechi Espinoza); 4) Quiet man is a dead man (The Daktaris); 5) Azalan man
(A.Ag Kaedi); 6) Amitiè (A.Ag Kaedi); 7) African dance (Tony Scott); 8) Ansari (Tartit).

Live recorded on 19th December 2015, at ExWide Club, Pisa (Italy);
recorded, mixed and mastered by Alessandro Sportelli

In the desert it is easy to get lost, but you can also risk to find yourself. That is why many people fell for it.  And if in Timbuktu the Dinamitri Jazz Folklore could find the musical roots of an ancient and profound culture like the Tuareg’s one, in order to get in touch with its essence, at the same time they had to get back in the game.
The “Tuscanity”, the open identity and sense of community that made this experience different from many others, have been the keys to a possible encounter. This is why a double personality emerges from this live record: on one hand the strong ritualistic spirituality that has always been part of the musical beat of Dimitri Grechi Espinoza, alto saxophonist from Livorno, on the other hand, the overflowing vitality that has affected him through Ahmed Ag Kaedi from Amanar, or bands as Tartit and Daktaris.
The goal seems to be the study of the jazz language, exploring its connections with different idioms, and making a sort of backward journey: from Ornette Coleman to modal jazz, from bebop to the polyphony of New Orleans, from blues to Africa. Active since 1999, the band released in 2000 «Vita Nova» (Philology), but its potential was fully expressed in 2003 with the second work, «Folklore in black» (Caligola), with clarinetist Tony Scott as a guest. And if the third record, «Congo Evidence» (Caligola), boasts the presence of African American poet Sadiq Bey, in the following «Akendengue Suite» (Rai Trade), there is the even more famous Amiri Baraka (Leroi Jones), who also appears in «Live in Sant’Anna Arresi 2013» (Rudi Records).
For the same label the Dinamitri Jazz Folklore published in 2012 «La Società delle Maschere», which marks the beginning of the collaboration with vocalist Piero Gesuè, an added value also to this new compact–disc. Of all the previous albums, always very sensitive to suggestions from Saharan Africa, this is the one that best captures the playful side of the band, being deep without appearing too “staid”. The aspect more closely linked to dance is especially evident in live concerts, when the audience becomes an active part of the musical act. And that is why a record as «Exwide Live» was absolutely necessary.

NEW LANDSCAPES

«Rumors»

Caligola 2224

notizie aggiuntive

Silvia Rinaldi (baroque violin), Luca Chiavinato (baroque lute, oud),
Francesco Ganassin (bass clarinet).

1) Barracuda (F.Ganassin); 2) Rumors (F.Ganassin); 3) Semi (F.Ganassin);
4) Cha no keburi (F.Ganassin); 5) Le voyage (L.Chiavinato);
6) Lachrimae (J.Dowland); 7) Gnossienne n. 1 (E.Satie); 8) Like a dandy (F.Ganassin);
9) Halab (L.Chiavinato); 10) Walqissat min alnnahl (L.Chiavinato);
11) Ama no gawa (F.Ganassin); 12) Parfum de gitane (A.Brahem).

Live recorded on 9th June 2016, at Auditorium Candiani, Mestre (Venezia), by Roberto
Barcaro; mixed and mastered by Franz Fabiano (www.franzsuono.com).

New Landscapes nasce nel 2015 dall’esigenza di esplorare le potenzialità espressive di un ensemble cameristico in cui convivono strumenti e musicisti di estrazione diversa. La musica barocca, etnica e contemporanea, l’improvvisazione jazz, così come le composizioni originali del trio, diventano possibili declinazioni di un unico modo di concepire la musica: la ricerca di un suono e di un gesto equilibrati ed evocativi. I tre musicisti veneti, accumunati da insolite apertura e curiosità musicali, provengono da esperienze diverse. Avevano già suonato insieme Silvia Rinaldi, violinista veneziana con diverse ed importanti esperienze professionali, e Luca Chiavinato, chitarrista classico poi passato al liuto barocco e all’oud, specializzandosi in musica antica.
Ma se il loro incontro poteva già apparire interessante (qualche brano del disco vede infatti all’opera soltanto il duo, come Lachrimae, dell’inglese John Dowland, e la stravagante Gnossienne n. 1, di Erik Satie), la vera novità del progetto è rappresentata dall’aggiunta del clarinetto basso di Francesco Ganassin, musicista poliedrico, a suo agio sia con il linguaggio contemporaneo che con quello jazzistico. Sono ben sei i brani di sua composizione entrati nel repertorio del trio. Da ricordare la lenta e suggestiva Barracuda, ma anche Rumors, che dà il titolo all’album, e Semi, entrambe più movimentate e ricche di contrappunti.
Sempre intento alla creazione di nuovi paesaggi sonori, il trio non ricerca tanto la contaminazione fine a se stessa, quanto la naturalezza del suonare insieme, cercando i tratti comuni di un linguaggio davvero universale. Tutto è parso funzionare alla perfezione quella sera al Candiani di Mestre: la musica ed il suono “in primis”, ma una parte importante l’ha avuta anche il pubblico, insolitamente attento e caloroso. Succede di rado che un disco del debutto provenga da una registrazione “live”: è stata una scelta sincera e coraggiosa, comunque coerente con un percorso artistico che fa già intravvedere nuovi ed interessanti sviluppi futuri.

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Silvia Rinaldi (baroque violin), Luca Chiavinato (baroque lute, oud),
Francesco Ganassin (bass clarinet).

1) Barracuda (F.Ganassin); 2) Rumors (F.Ganassin); 3) Semi (F.Ganassin);
4) Cha no keburi (F.Ganassin); 5) Le voyage (L.Chiavinato);
6) Lachrimae (J.Dowland); 7) Gnossienne n. 1 (E.Satie); 8) Like a dandy (F.Ganassin);
9) Halab (L.Chiavinato); 10) Walqissat min alnnahl (L.Chiavinato);
11) Ama no gawa (F.Ganassin); 12) Parfum de gitane (A.Brahem).

Live recorded on 9th June 2016, at Auditorium Candiani, Mestre (Venezia), by Roberto
Barcaro; mixed and mastered by Franz Fabiano (www.franzsuono.com)

New Landscapes was conceived in 2015 from the need to explore the expressive potential of a chamber ensemble in which instruments and musicians from different backgrounds coexist. Baroque music, ethnic and contemporary, jazz improvisation, as well as original compositions by the trio become possible variations of a single way of conceiving music: the search for a balanced and evocative sound and gesture.
The three musicians from Veneto, who have in common openness and musical curiosity, come from different experiences. They had already played together with Silvia Rinaldi, Venetian violinist with several important professional experiences, and Luca Chiavinato, classical guitarist who then moved on to the baroque lute and oud, specializing in early music. But if their meeting appears already interesting (some tracks of the album are played in duo, as Lachrimae, by the English John Dowland, and the odd Gnossienne n. 1, by Erik Satie), the real novelty of the project is represented by the addition of Francesco Ganassin’s bass clarinet, a versatile musician at ease both with contemporary language and with that of jazz; six of his compositions have entered the repertoire of the trio. Noteworthy are the slow and suggestive Barracuda, but also Rumors, that gives the title track, and Semi, both more lively and rich in counterpoints.
Always busy creating new soundscapes, the trio does not seek contamination end in itself, but the naturalness of playing together, looking for the common traits of a truly universal language. Everything seemed to work perfectly that night in Mestre: primarily the music and the sound, but an important part was played also by the public, unusually attentive and warm. Rarely does a debut album come from a live recording; it was a sincere and courageous choice, however consistent with an artistic journey that already gives a glimpse of interesting new developments.

CLAUDIO COJANIZ

«Stride Vol. 3 – Live»

Caligola 2223

notizie aggiuntive

Claudio Cojaniz (piano).

1) I loves you Porgy (G. & I.Gershwin); 2) Nobody knows you when you’re down and out
(Jimmy Cox); 3) Gracias a la vida (Violeta Parra); 4) Il nostro concerto
(U.Bindi, G.Calabrese); 5) African flower (D.Ellington); 6) Toni (C.Cojaniz);
7) ‘Round midnight (T.Monk, C.Williams); 8) Jovano, Jovanke (Macedonian folk song);
9) Michelle (J.Lennon, P.McCartney); 10) Just a gigolo (L.Casucci, I.Caesar).

Claudio Cojaniz plays a Steinway & Sons B–211, built in 1890,
restored and prepared by Lorenzio Cerneaz.
Recorded on 18th July 2015, at Arena del Parco Azzurro, Passons (Udine),
Italy, by Bruno Di Gleria; mixed and masterd by Franco Feruglio;
edited by Walter Bertolo (www.digitalsound.ws).

Terzo episodio di un’avvincente saga pianistica, questo «Stride vol. 3 – live» è molto diverso dai due precedenti, perché – come fa capire lo stesso titolo – è stato registrato interamente dal vivo. Il nuovo piano–solo del jazzista friulano Claudio Cojaniz, oggi nel pieno della sua maturità artistica, è una riuscita fotografia di quello che fa solitamente nei suoi concerti, con un repertorio quanto mai vario e che presenta in quest’occasione, oltre ai collaudati cavalli di battaglia, più di qualche novità.
Ci piace prendere in prestito a tal proposito quanto scritto dal critico Flavio Massarutto nell’inserto Alias del quotidiano Il Manifesto. “… Si va dall’amato Monk (‘Round midnight e, indirettamente, Just a gigolo) al blues di Nobody knows you when you’re down and out , uno dei capisaldi del suo fare musicaL’impegno politico è presente attraverso la splendida Gracias a la vida, pura passione distillataE poi c’è l’Africa con una versione visionaria di African flower di Duke Ellington. Le sorprese stanno ne Il nostro concerto di Umberto Bindi, malinconica e struggente ballad in punta di dita, qui eseguita per la prima volta, e in Toni, dedicata alla sua attuale compagna, la poetessa Antonella Iaschi. L’anima selvaggia ed orgiastica è invece il tradizionale macedone Jovano, Jovanka, brano che nelle sue performance dal vivo non manca mai da un trentennio, ben prima dell’onda balcanica. La musica di Cojaniz è resa perfettamente da un suono come si sente di rado, grazie ad uno Steinway del 1890. Musica che tocca direttamente il cuore … Puro sentimento, delicatezza, sensibilità … Un canto d’amore, una danza sotto la luna, un sorriso alla durezza della vita”.

additional news

Claudio Cojaniz (piano).

1) I loves you Porgy (G. & I.Gershwin); 2) Nobody knows you when you’re down and out
(Jimmy Cox); 3) Gracias a la vida (Violeta Parra); 4) Il nostro concerto
(U.Bindi, G.Calabrese); 5) African flower (D.Ellington); 6) Toni (C.Cojaniz);
7) ‘Round midnight (T.Monk, C.Williams); 8) Jovano, Jovanke (Macedonian folk song);
9) Michelle (J.Lennon, P.McCartney); 10) Just a gigolo (L.Casucci, I.Caesar).

Claudio Cojaniz plays a Steinway & Sons B–211, built in 1890,
restored and prepared by Lorenzio Cerneaz.
Recorded on 18th July 2015, at Arena del Parco Azzurro, Passons (Udine),
Italy, by Bruno Di Gleria; mixed and masterd by Franco Feruglio;
edited by Walter Bertolo (www.digitalsound.ws).

Third episode of a thrilling saga piano, this «Stride vol. 3 – live»  is very different from the previous two, because – as the title suggests to us – it was recorded entirely live. The new piano solo of the Friulan jazz musician Claudio Cojaniz, now at the height of his artistic maturity, is a successful picture of what he usually does in his concerts, with a very varied repertoire and presenting on this occasion, besides his favourite songs, more than a few novelties.
We like to borrow in this regard the words written by the critic Flavio Massarutto. “… We go from the beloved Monk (“Round Midnight and, indirectly, Just a Gigolo) to the Blues in Nobody knows you when you’re down and out, one of the cornerstones of his music–making … The political commitment is present through the beautiful Gracias a la vida, pure distilled passion … And then there is Africa with a visionary version of Duke Ellington’s African flower. The surprises are Il nostro concerto by Umberto Bindi, melancholy and poignant ballad on fingertips, performed here for the first time, and Toni, dedicated to his current girlfriend, the poet Antonella Iaschi. The wild and orgiastic soul resides instead in the traditional Macedonian Jovano, Jovanke, an omnipresent song in his live performances of the last three decades, way before the Balkan wave. The music of Cojaniz is rendered perfectly by a rarely heard sound, thanks to a 1890 Steinway piano. A music that directly touches your heart … pure feeling, delicacy, sensitivity … A love song, a dance under the moon, a smile to the harshness of life…“.
Although recorded just three months after the second, «Stride vol. 3 – live» seems to complete in the best way the investigation on pianism of Claudio Cojaniz, among the most consistent and original in today’s jazz international scene, not in Italy only.

FLAVIANO BRAGA & SIMONE MAURI

«Speck & zola»

Caligola 2222

notizie aggiuntive

Flaviano Braga (accordion), Simone Mauri (bass clarinet).

Speck & zola; 2) Carnevale (Renzo Ruggieri); 3) Improbabile folk; 4) Wood
cutter’s things; 5) Last minute; 6) Peyote prayer (Mexican folk song); 7) Bonus track;
8) Everybody’s party (John Scofield); 9) El noi de la mare (Catalan folk song).
All tunes, except where indicated, composed by Simone Mauri.

Recorded on 29th and 30th April 2015 by Sergio Seregni (track n. 8 on 7th
November 2014 by Franco Parravicini); mixed by Simone Mauri and
Sergio Seregni; mastered and edited by Walter Bertolo

La fisarmonica che Flaviano Braga (1973) suona da quando aveva sei anni, ed il clarinetto basso di Simone Mauri (1969), diplomato in clarinetto classico e poi convertito al jazz, creano un impasto timbrico ricco e suggestivo, che consente loro di spaziare fra i generi più diversi, pur rimanendo l’improvvisazione jazzistica l’irrinunciabile collante del loro dialogo. Ascoltandoli, è difficile non pensare al celeberrimo duo formato dai francesi Richard Galliano e Michel Portal, che ha segnato in modo profondo il jazz europeo a cavallo degli ultimi due secoli.
Ma nel caso dei due giovani musicisti comaschi, entrambi di formazione classica, il linguaggio jazzistico si mescola frequentemente a sonorità molto vicine alla musica etnica e folk, soprattutto nelle composizioni originali, che sono poi la maggioranza all’interno di «Speck & zola», album del debutto, anche se il loro repertorio attinge con gusto raffinato dalla musica popolare sia europea che latinoamericana. Ne è uno splendido esempio il tema malinconico, dolcemente nostalgico di El noi de la mare, melodia tradizionale catalana, interpretata dal duo quasi in “punta di piedi”.
Allo stesso modo si fanno ricordare il cantabile contagioso Carnevale di Renzo Ruggieri, noto fisarmonicista jazz, di certo una fonte di ispirazione per Braga, e, fra i brani originali, tutti firmati da Simone Mauri, soprattutto quello d’apertura, che dà il titolo al disco, forte di una cadenza ritmica quasi ossessiva, di grandissimo effetto, ma anche l’ipnotica e riflessiva Wood cutter’s things, così come la più libera Improbabile folk, dove il folk viene riletto in chiave contemporanea.  Imprevedibile, ma alla fine riuscita, si è rivelata anche la scelta di affrontare un brano del chitarrista John Scofield, apparentemente molto lontano dal clima musicale del duo,  giocando in modo ironico ma assolutamente rispettoso con il coinvolgente riff di Everybody’s party (tratto da «I can see your house from here», fortunato album inciso nel 1994 con Pat Metheny).

additional news

Flaviano Braga (accordion), Simone Mauri (bass clarinet).

Speck & zola; 2) Carnevale (Renzo Ruggieri); 3) Improbabile folk; 4) Wood
cutter’s things; 5) Last minute; 6) Peyote prayer (Mexican folk song); 7) Bonus track;
8) Everybody’s party (John Scofield); 9) El noi de la mare (Catalan folk song).
All tunes, except where indicated, composed by Simone Mauri.

Recorded on 29th and 30th April 2015 by Sergio Seregni (track n. 8 on 7th
November 2014 by Franco Parravicini); mixed by Simone Mauri and
Sergio Seregni; mastered and edited by Walter Bertolo

The accordion that Flaviano Braga (1973) has been playing since he was six, and the bass clarinet of Simone Mauri (1969), who graduated in classical clarinet and then converted to jazz, create a rich and evocative timbral mix that allows the duo to range between the most diverse genres, while jazz improvisation remains the inevitable glue of their dialogue. While listening to them, it is difficult not to think of the famous duo formed by the French Richard Galliano and Michel Portal, who has profoundly marked European jazz between the last two centuries.
But in the case of these two young musicians from Como’s area, both with a classical education, jazz language often mixes with sounds very close to ethnic and folk music, especially in the original tunes, which are the majority within the debut album «Speck & zola», although their repertoire draws with refined taste from popular European and Latin American music. A wonderful example is the melancholic, gently nostalgic theme of El noi de la mare, a traditional Catalan melody, interpreted by the duo almost on tiptoe.
Likewise, are worth mentioning the catching and singable Carnevale  by Renzo Ruggieri, a well–known jazz accordionist, which has certainly been a source of inspiration for Braga, and, among the original compositions by Simone Mauri, especially the title track, with its almost obsessive and very effective rhythmic cadence. But also the hypnotic and reflective Wood cutter’s things, as well as the more free Improbabile folk, where folk music is reinterpreted in contemporary key. The choice of dealing with a song by guitarist John Scofield, seemingly far away from the duo’s musical climate, turned out to be unpredictable, but eventually successful, playing in an ironic but totally respectful manner with the ingenious riff of Everybody’s party (from «I can see your house from here», a successful album recorded in 1994 together with Pat Metheny).

LESS OF FIVE FEAT. GIORGIO OCCHIPINTI

«Chapter two»

Caligola 2221

notizie aggiuntive

Gianpiero Fronte (alto and soprano sax), Giorgio Occhipinti (piano),
Giuseppe Guarrella (double bass), Emanuele Primavera (drums).

1) Orange’s smells; 2) Breathing New York’s air (G.Occhipinti/G.Guarrella);
3) Sounds n. 2; 4) Expression; 5) Sensation; 6) Andorra (Giuseppe Guarrella);
7) Ebullition; 8) Rambling between the sound and the mind.
All tunes composed by Giorgio Occhipinti except where indicated.

Live recorded on 19th December 2015, at ExWide Club, Pisa (Italy);
recorded, mixed and mastered by Alessandro Sportelli.

Non ancora cinquantenne, Giorgio Occhipinti può vantare produzioni discografiche e concertistiche pregevoli quanto numerose. Le collaborazioni con musicisti del calibro di Joelle Léandre e Vinny Golia, Evan Parker e Ernst Reijseger, si affiancano a quelle, altrettanto importanti, con Stefano Maltese e Pino Minafra, Vincenzo Mazzone e Carlo Actis Dato.  Oltre a gruppi storici come il December Thirty Jazz Trio (attivo dal 1990) o l’Hereo Nonetto (nato nel 1994), il quartetto rimane una delle formazioni maggiormente nelle corde di Occhipinti e Guarrella.
Dal 2004, anno di pubblicazione di «Acrobati Folli e Innamorati», con la sassofonista Olivia Bignardi ed il batterista Antonio Moncada, questa tipologia di gruppo non è mai mancata fra i loro progetti, ed il quartetto si è oggi rigenerato con l’ingresso al loro posto di, rispettivamente, Gianpiero Fronte ed Emanuele Primavera. La nuova formazione, ribattezzata Less of Five, debutta per la nostra etichetta (è la prima volta di Giorgio Occhipinti leader con Caligola; il pianista era invece presente nel Perfect Quintet di Francesco Branciamore) con un lavoro di grande spessore, a lungo meditato, com’è questo «Chapter Two».
Un gruppo formato da musicisti siciliani di alto livello e di diverse generazioni che, se ha nel pianista il suo indiscusso leader, trova nel contrabbassista – che firma due degli otto brani dell’album; gli altri sono tutti di Occhipinti – una pedina altrettanto importante. Pur non lontani da Ornette Coleman  (Orange’s smells, Rambling between the sound and the mind), Wayne Shorter (Breathing New York’s air) e da certo free–jazz anni ’70 (Expression, Ebullition), i quattro musicisti si muovono liberamente e con grande interplay in territori invero originali, senza per questo mai perdere il bandolo della matassa, rimanendo anzi sempre ancorati alla scrittura, importante quanto l’improvvisazione nella concezione musicale di Giorgio Occhipinti, che qui si conferma essere, se ancora ce ne fosse bisogno, fra i più autorevoli protagonisti del jazz, non solo italiano, di quest’ultimo ventennio.

additional news

Gianpiero Fronte (alto and soprano sax), Giorgio Occhipinti (piano),
Giuseppe Guarrella (double bass), Emanuele Primavera (drums).

1) Orange’s smells; 2) Breathing New York’s air (G.Occhipinti/G.Guarrella);
3) Sounds n. 2; 4) Expression; 5) Sensation; 6) Andorra (Giuseppe Guarrella);
7) Ebullition; 8) Rambling between the sound and the mind.
All tunes composed by Giorgio Occhipinti except where indicated.

Live recorded on 19th December 2015, at ExWide Club, Pisa (Italy);
recorded, mixed and mastered by Alessandro Sportelli

Giorgio Occhipinti, who is not fifty years old yet, can boast excellent and numerous record productions and live concerts. Collaborations with musicians of the caliber of Joelle Léandre and Vinny Golia, Evan Parker and Ernst Reijseger are put beside the equally important ones with Stefano Maltese and Pino Minafra, Vincenzo Mazzone and Carlo Actis Dato. Together with historical bands such as the December Thirty Jazz Trio (active since 1990) or the Hereo Nonetto (born in 1994), the quartet remains one the most Occhipinti’s and Guarrella’s sort of line–ups.
Since 2004, when «Acrobati Folli e Innamorati» was released, with saxophone player Olivia Bignardi and drummer Antonio Moncada, this type of line–up has always been a constant in their projects, and the quartet is now refreshened with the entry in their place, respectively, of Gianpiero Fronte and Emanuele Primavera. The new formation, renamed Less of Five, debuts for our label (it is the first time for Occhipinti as a leader with Caligola; however, he was already present, as a pianist, in Branciamore’s Perfect Quintet) with «Chapter Two», a work of considerable weight and long meditated. A band formed by high–level Sicilian musicians of different generations, in which, if the pianist is the undisputed leader, the double bass player – who signs two of the eight tunes on the album, the others are Occhipinti’s  – an equally important piece.
Although they are not far from Ornette Coleman (Orange’s smells, Rambling between the sound and the mind), Wayne Shorter (Breathing New York’s air) and from a certain free jazz from the 70s (Expression, Ebullition), the four musicians move freely and with great interplay in truly original territories, without ever losing the heart of the matter and remaining always anchored to composing which, in the musical conception of Giorgio Occhipinti, is as important as improvisation. Here he is confirmed to be, if still necessary, among the most prominent protagonists of jazz, not just Italian, of the last twenty years.

FABIO PETRETTI QUARTET
feat. BEBO FERRA

«Petretti sound»

Caligola 2220

notizie aggiuntive

Fabio Petretti (tenor sax), Michele Francesconi (piano), Paolo Ghetti (double bass),
Stefano Paolini (drums). Special guest: Bebo Ferra (guitar) on tracks n° 2 & 5.

1) Petretti sound; 2) Aero–song; 3) Rintocchi di quiete; 4) Mr. Luchino;
5) Esodo; 6) ORF shuffle blues; 7) Angelato; 8) Corner.
All tunes composed and arranged by Fabio Petretti.

Recorded on 29/30 January 2016 by Stefano Amerio, at Artesuono Recording Studios,
Cavalicco (Udine); mixed & mastered on 9/10 May 2016 by Giuseppe Zanca
& Fabio Petretti, at Z Best Music Studio, Meldola (Forlì Cesena).

Mancava da troppo tempo un disco da leader di Fabio Petretti, sassofonista tanto apprezzato dagli addetti ai lavori quanto poco noto al pubblico degli appassionati. «Petretti sound», lavoro atteso e preparato meticolosamente, dovrebbe finalmente colmare questa lacuna, consegnandogli un ruolo di primo piano nel panorama del sassofono jazz in Italia. In verità negli ultimi anni s’era molto dato da fare come arrangiatore, direttore d’orchestra e didatta (da oltre vent’anni insegna al Conservatorio).
Per trovare un album a suo nome bisogna risalire al 2007 («The song is ended», in trio con Paolo Ghetti e Massimo Manzi), ma aveva evuto un ruolo importante l’anno prima nel progetto «Mozart in jazz» (quartetto di sax più sezione ritmica). E’ un quartetto solido ed affiatato quello che il sassofonista romagnolo guida in quest’ultima incisione – in duo con Michele Francesconi aveva già pubblicato nel 2005 l’ottimo «Italian tunes» – e con il titolo, «Petretti sound», sembra voler fissare uno stile ed un suono ormai perfettamente definiti, frutto di un faticoso ma riuscito percorso di maturazione musicale.
E’ un suono il suo che, pur ispirandosi ai grandi maestri d’oltreoceano, appare oggi perfettamente riconoscibile, radicato nella tradizione modale e boppistica ed allo stesso tempo estremamente attuale. Ce lo conferma il dinamico e zigzagante brano d’apertura, che dà il titolo all’album, dove Petretti, magistralmente incalzato dalla sezione ritmica, dà forse il meglio di sé. La varietà delle atmosfere evocate riesce a trovare, grazie alla musicalità del leader, un delicato e magico equilibrio. Si passa così, senza scossoni, da una ballad modale come Aero–song all’astratta, quasi eterea Esodo – proprio nei due brani più intimi e riflessivi del disco si aggiunge al quartetto l’ispirata chitarra di Bebo Ferra – dal viscerale funk–blues di ORF, con la batteria di Paolini in perfetto stile Blakey, al sognante lirismo di Angelato, dove emerge il raffinato pianismo di Francesconi, sino all’intricato ma trascinante pedale di Corner, ideale trampolino per il contrabbasso di Ghetti ma anche perfetta chiusura di un album destinato a durare.

additional news

Fabio Petretti (tenor sax), Michele Francesconi (piano), Paolo Ghetti (double bass),
Stefano Paolini (drums). Special guest: Bebo Ferra (guitar) on tracks n° 2 & 5.

1) Petretti sound; 2) Aero–song; 3) Rintocchi di quiete; 4) Mr. Luchino;
5) Esodo; 6) ORF shuffle blues; 7) Angelato; 8) Corner.
All tunes composed and arranged by Fabio Petretti.

Recorded on 29/30 January 2016 by Stefano Amerio, at Artesuono Recording Studios,
Cavalicco (Udine); mixed & mastered on 9/10 May 2016 by Giuseppe Zanca
& Fabio Petretti, at Z Best Music Studio, Meldola (Forlì Cesena).

It has been far too long since the last record as a leader by Fabio Petretti, a saxophonist much appreciated by insiders as little known to jazz enthusiasts. «Petretti sound», a long waited and meticulously prepared work, should finally fill this gap, giving him a leading role in the jazz saxophone scene in Italy. Actually in recent years he has been busy as an arranger, conductor and teacher (for over twenty years teaching at the conservatory). The last album with his own name dates back to 2007 («The song is ended», in trio with Paolo Ghetti and Massimo Manzi), but he had had a much relevant role in the project «Mozart in jazz» (sax quartet plus rhythmic section) from the previous year.
The quartet that the saxophonist native of Romagna is leading in this latest recording is solid and close–knit – Petretti had previously published the wonderful «Italian tunes» in 2005 in duo with Michele Francesconi – and with the title «Petretti sound» he seems to want to establish a now well–defined style and sound, the result of an arduous but successful musical maturation. His sound, while drawing inspiration from the great American masters, appears perfectly recognizable today, rooted in modal and bop tradition and at the same time extremely timely. This is confirmed by the dynamic and zigzagging opening track, which gives the album title, where Petretti, masterfully chased by the rhythmic section, perhaps gives the best of himself.
The variety of atmospheres evoked manages to find, thanks to the leader’s musicality, a delicate and magical balance. Without any jolt we go from a modal ballad like Aero–song to the abstract, almost ethereal Esodo – the inspired guitar of Bebo Ferra joins the quartet right in the two most intimate and reflective songs of the album – from the visceral funk–blues in ORF, with Paolini’s drums in perfect Blakey style, to the dreamy lyricism in Angelato (where the refined pianism of Francesconi emerges), up to the intricate but attractive pedal in Corner, ideal springboard for Ghetti’s double bass but also the perfect closure of an album destined to last.

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