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MIRCO MARIOTTINI

«Visioni in musica sugli scritti di David Lazzaretti»

Caligola 2219

notizie aggiuntive

Giulia Galliani (vocals), Sara Ceccarelli (flute), Gaetano Schipani (oboe), Evita Balducci
(clarinet),  Piero Bronzi (alto sax), Francesco Vichi (tenor sax), Katia Moling (viola),
Andrea Beninati (cello), Andrea Mucciarelli (electric guitar), Marco La Torraca (piano),
Giovanni Miatto (electric bass), Paolo Corsi (drums). Mirco Mariottini (conduction).
Special guests: Marco Baliani (voice), Giovanni Falzone (trumpet, electronics).

1) Lux vivens; 2) Campo di Cristo; 3) Nei pensieri del giorno; 4) Sul nome David Lazzaretti;
5) Fine del mondo; 6) Legge del diritto; 7) Liberazione; 8) Esortazione;
9) Coi suoi occhi; 10) L’ultimo insegnamento; 11) Me con te.
All music composed and arranged by Mirco Mariottini. All texts by David Lazzaretti
except tracks n. 3/9/11 by Toni Carli (n. 11 with Giulia Galliani).

Recorded in April 2015 and mixed in November 2015, in Montevarchi (Arezzo),
by Paolo Corsi, with assistant Lorenzo Chiarabini.

Mirco Mariottini, talentuoso clarinettista ma anche raffinato arrangiatore–compositore, si cimenta con «Visioni in musica» in un’opera ambiziosa, avvincente quanto impegnativa. Articolata come una moderna suite, in cui si giustappongono parti musicali, recitate e cantate, concatenate in un multiforme caleidoscopio ma legate anche da un preciso iter narrativo. L’idea estetica, che prende spunto da quella esistenziale e socio–politica del suo corregionale David Lazzaretti (Arcidosso 1834–1878), noto come il “profeta dell’Amiata”, è quella di trasporre in musica l’assoluta indipendenza ed autonomia di azioni, rendendosi quindi liberi da vincoli stilistici e formali, dettati dagli “alti poteri” per Lazzaretti, dalle mode e dal mercato per un musicista d’oggi.
La suite di Mirco Mariottini, libera da schemi e convenzioni, è stata realizzata con l’aiuto del Centro Studi David Lazzaretti, ed è già stata presentata più volte dal vivo prima di venire registrata. L’intento è anche quello di rivalutare la figura del “profeta dell’Amiata”, mistico rivoluzionario e predicatore, fautore di principi egualitari, un mix autoctono di socialismo arcaico e di ascetica e visionaria religiosità. Ci confida il musicista toscano, parlando di Lazzaretti, che “leggendo i suoi scritti si rimane stupiti della capacità evocativa e poetica che essi hanno, trovandovi materiale sufficiente ed estremamente adatto per essere elaborato e messo in musica.
Possiamo dire alla fine che Mirco Mariottini riesce pienamente nell’impresa, avendo saputo combinare mirabilmente parti musicali sempre diverse e cangianti – senza disdegnare l’uso dell’elettronica – con i testi ben recitati da Marco Baliani, coadiuvato da un ensemble ben assortito e compatto, ma aiutato anche dalla presenza del sempre inventivo Giovanni Falzone, che ha messo il suo prezioso talento al servizio del progetto. Nei tre brani firmati invece da Toni Carli a mettersi in luce è, oltre che la tromba insolitamente lirica di Falzone, la voce calda e rotonda di Giulia Galliani, capace di interpretare le canzoni, soprattutto la finale Me con te, con senso della misura ed intensa partecipazione.

additional news

Giulia Galliani (vocals), Sara Ceccarelli (flute), Gaetano Schipani (oboe), Evita Balducci (clarinet),
Piero Bronzi (alto sax), Francesco Vichi (tenor sax), Katia Moling (viola),
Andrea Beninati (cello), Andrea Mucciarelli (electric guitar), Marco La Torraca (piano),
Giovanni Miatto (electric bass), Paolo Corsi (drums). Mirco Mariottini (conduction).
Special guests: Marco Baliani (voice), Giovanni Falzone (trumpet, electronics).

1) Lux vivens; 2) Campo di Cristo; 3) Nei pensieri del giorno; 4) Sul nome David Lazzaretti;
5) Fine del mondo; 6) Legge del diritto; 7) Liberazione; 8) Esortazione;
9) Coi suoi occhi; 10) L’ultimo insegnamento; 11) Me con te.
All music composed and arranged by Mirco Mariottini. All texts by David Lazzaretti
except tracks n. 3/9/11 by Toni Carli (n. 11 with Giulia Galliani).

Recorded in April 2015 and mixed in November 2015, in Montevarchi (Arezzo),
by Paolo Corsi, with assistant Lorenzo Chiarabini

Mirco Mariottini, talented clarinetist and refined arranger–composer, with «Visioni in musica»  engages in an ambitious, exciting and demanding work, articulated as a modern suite, where musical, recited and sung parts are juxtaposed, concatenated into a multiform kaleidoscope but also linked by a precise narrative process. The aesthetic concept, inspired by the existential and socio–political ideas of David Lazzaretti (Arcidosso 1834–1878), known as the “prophet of Amiata”, is to transpose music in absolute independence and autonomy of actions, becoming free from stylistic and formal constraints dictated by the “high powers” for Lazzaretti, by fashion trends and the market for a contemporary musician.
The suite of Mirco Mariottini, free from schemes and conventions, was made with the help of Centro Studi David Lazzaretti, and has already been presented several times live before being recorded. The intention is also to revalue the role of the “prophet of Amiata”, mystic revolutionary and preacher and a proponent of egalitarian principles, a native mix of archaic socialism and ascetic and visionary religiosity. The Tuscan musician reveals, talking about Lazzaretti, that “by reading his writings you will be astonished of the evocative and poetic power that they have, finding enough and highly suitable material to be processed and set to music.
In the end we can say that Mirco Mariottini has fully succeeded in the job, having managed to combine admirably always different and changing musical parts – without disdaining the use of electronics – with the well–recited texts by Marco Baliani, assisted by a well–stocked and compact ensemble, but also helped by the ever resourceful Giovanni Falzone, who has put his precious talent at the service of the project. Instead, in the three tunes with Toni Carli’s lyrics, the elements that stand out are Falzone’s unusually lyrical trumpet, as well as the warm, round voice of Giulia Galliani, able to interpreting the songs, especially the final Me con te, with a sense of proportion and an intense participation.

ZOE PIA

«Shardana»

Caligola 2218

notizie aggiuntive

Zoe Pia (clarinet, launeddas, soundscape recordings),
Roberto De Nittis (piano, Fender Rhodes, keyboards, toy piano, kalimba of Costarica),
Glauco Benedetti (tuba), Sebastian Mannutza (drums, violin).

1) Shardana; 2) S’Accabadora; 3) S. Maria Carcaxia; 4) Sa Dom ‘e S’Orcu, Tumbas de is
Gigantes;  5) Abb’Ardente…in Donniassantu; 6) Camineras (Andrea Parodi); 7) Is Coggius
(trad.); 8) Domus de Janas “Su Forru de Luxia Arrabiosa”; 9) Ballendi su Ballu (trad.).

Recorded by Marco Biscarini, at Modulab Recording Studio, Casalecchio di Reno (Bo);
mixed and mastered by Stefano Amerio, at Artesuono Recording Studios, Cavalicco (Ud).

Disco del debutto – e che debutto! – per la giovane clarinettista e compositrice sarda Zoe Pia, che ha sviluppato un progetto nato all’interno del Conservatorio F.Venezze di Rovigo, frequentato dopo il diploma conseguito a Cagliari, dove si è prima perfezionata in musica da camera e quindi iscritta al Dipartimento Jazz diretto da Marco Tamburini. Proprio al Venezze la clarinettista ha trovato i musicisti (e amici) capaci di condinterpretare con passione le sue musiche, inserendo nel progetto musicale timbri e colori inaspettati anche per chi ha dimestichezza con l’avanguardia. Roberto De Nittis, tastiere, Glauco Benedetti, basso tuba – ormai molto più che una promessa del giovane jazz italiano – e Sebastian Mannutza, anche lui sardo e proveniente dal mondo classico, violino e batteria (fratello di Luca, affermato pianista jazz), sono stati più che semplici partner e strumentisti affidabili, contribuendo in modo proattivo alla riuscita della registrazione. L’idea di unire la tecnica della “soundscape composition” al linguaggio contemporaneo ha permesso di rendere omaggio all’indimenticato cantautore Andrea Parodi, ma anche di raccontare in musica le energie nascoste nella tomba dei giganti di Sa Dom ‘e S’Orcu, personaggi misteriosi come S’Accabadora, la sentita tradizione processionale di Mogoro (Oristano), suo paese natale, la storia dei popoli del Mediterraneo, le mistiche Domus de Janas (sorta di versione sarda degli elfi) ed il tradizionale ballo sardo nella festosa chiusura di Ballendi su Ballu. Le launeddas nelle mani di Zoe Pia assumono, tra i vari strumenti, una veste totalmente personale, frutto di un’accurata ricerca delle possibilità timbriche e inesplorate del prezioso strumento millenario. «Shardana», come commenta Paolo Fresu nelle brevi ma partecipi note di copertina del disco, “… è il giusto ed auspicato equilibrio tra follia e razionalità, passione e sentimento, radice e fiore … un coraggioso innesto di linguaggi, repertori e suoni a cavallo tra il jazz di oggi, l’improvvisazione e l’etnia”.

additional news

Zoe Pia (clarinet, launeddas, soundscape recordings),
Roberto De Nittis (piano, Fender Rhodes, keyboards, toy piano, kalimba of Costarica),
Glauco Benedetti (tuba), Sebastian Mannutza (drums, violin).

1) Shardana; 2) S’Accabadora; 3) S. Maria Carcaxia; 4) Sa Dom ‘e S’Orcu, Tumbas de is
Gigantes;  5) Abb’Ardente…in Donniassantu; 6) Camineras (Andrea Parodi); 7) Is Coggius
(trad.); 8) Domus de Janas “Su Forru de Luxia Arrabiosa”; 9) Ballendi su Ballu (trad.).
All tunes composed by Zoe Pia, except where indicated.

Recorded by Marco Biscarini, at Modulab Recording Studio, Casalecchio di Reno (Bo);
mixed and mastered by Stefano Amerio, at Artesuono Recording Studios, Cavalicco (Ud).

This is a debut album – and what a debut! – for the young Sardinian clarinettist and composer Zoe Pia, who has developed a project within the F.Venezze Conservatory of Rovigo, attended after her graduation in Cagliari, where she first specialized in chamber music and then enrolled in the Jazz Department directed by Marco Tamburini. Right at Venezze Conservatory the clarinet player has found the musicians (and friends) capable of co–interpret her music with passion, and of inserting in the project tones and colours unexpected even for those familiar with the vanguard. Roberto De Nittis, keyboards, Glauco Benedetti, tuba – now much more than a promise of the young Italian jazz – and Sebastian Mannutza, also Sardinian and from the classical world, violin and drums (brother of Luca, an affirmed jazz pianist), have been more than just partners and reliable instrumentalists, contributing proactively to the success of the recording.
The idea of combining the technique of “soundscape composition” with the contemporary language has allowed to pay homage to the unforgotten singer Andrea Parodi, but also to tell through music the energy hidden in the graves of the giants of Sa Dom ‘e S’Orcu, or mysterious characters as S’Accabadora, the tradition of the Mogoro procession (Oristano), her hometown, the history of the people of the Mediterranean, the mystical Domus de Janas (sort of Sardinian version of elves) and the traditional Sardinian dance in the joyful closing Ballendi su Ballu. In the hands of Zoe Pia the Launeddas assume, among other instruments, a totally personal garment, the result of careful research of unexplored tonal possibilities of the precious millennial instrument.
«Shardana», as Paolo Fresu commented in the brief but sensible liner notes, “… is the right and desired balance between rationality and madness, passion and feeling, root and flower… a courageous engagement of languages, repertoires and sounds between today’s jazz, improvisation and ethnicity “.

GILENO SANTANA & TUNIKO GOULART

«Inevitàvel»

Caligola 2217

notizie aggiuntive

Gileno Santana (trumpet), Tuniko Goulart (acoustic guitar).
Special guest: João Pedro Goulart (percussion) on track n° 12.

1) Intro; 2) Marchinhas (traditional); 3) Intro; 4) Espinha de Bacalhau (Severino Araújo);
5) Intro; 6) Ando preocupado (Pedroca); 7) Intro; 8) A escolha (G.Santana); 9) Intro;
10) O errante (T.Goulart); 11) Intro; 12) Minha Bahia (G.Santana); 13) Intro;
14) Anjo da guarda (G.Santana); 15) Intro; 16) Baião nosso (T.Goulart);
17) Intro; 18) Dorme neném (G.Santana); 19) Intro; 20) Malaco (G.Santana).

Recorded on 10th August 2015, at T.Goulart’s Home Studio, Algarve (Portugal);
mixed and mastered by Tuniko Goulart during 2016.

Se avete in mente il Gileno Santana elettrico e molto sperimentale di «Metamorphosis» (Caligola 2191) dimenticatelo, o quasi. Il non ancora trentenne trombettista brasiliano, migrato nel 2005 a Porto, dove tuttora vive, ha sentito il desiderio di tornare ad immergersi nelle acque del Rio delle Amazzoni per confrontarsi con le radici della sua musica, accompagnato per mano dal chitarrista Tuniko Goulart, classe 1967, connazionale che, prima di lui, aveva scelto di lasciare l’America Latina per il Portogallo. Duo acustico tromba–chitarra quindi, formula che in Italia era stata brillantemente frequentata da Irio De Paula con Fabrizio Bosso e Marco Tamburini. Ad essere preso in esame è soprattutto il chorinho, o choro (lamento, pianto), struttura portante della musica strumentale brasiliana, in cui la chitarra riveste un ruolo fondamentale, genere nato circa 150 anni fa ma ancor oggi molto praticato dalle giovani generazioni di musicisti, che continuano ad adoperarsi per la sua crescita e diffusione. Il disco ci offre dieci brani preceduti da altrettante brevi presentazioni di Santana, senza dubbio efficaci ma che conferiscono al lavoro un sapore quasi didattico, rischiando alla fine di distrarre l’ascoltatore. Si apre con una divertente marcia (Marchinhas) del Carnevale di Rio e prosegue quindi con due virtuosistici chorinho, Espinha de Bacalhau, di Severino Araùjo (che per Gileno Santana è “…la ragione della nascita di questo progetto. Tutto parte da qui…”), e Ando preocupado, di Pedroca. Gli altri sette brani sono tutti originali, due di Tuniko – uno per sola chitarra (Baião nosso), oltre al samba ritmicamente vario di O errante – e cinque di Gileno, fra cui la struggente ballad A escolha, la brevissima Dorme nenén, delicata ninna nanna, e la finale di Malaco, un choro questa volta giocoso e danzante, quasi spavaldo. Qui il trombettista sfoggia ancora, se mai ce ne fosse ancora bisogno, tutto il suo straordinario talento strumentale.

additional news

Gileno Santana (trumpet), Tuniko Goulart (acoustic guitar).
Special guest: João Pedro Goulart (percussion) on track n° 12.

1) Intro; 2) Marchinhas (traditional); 3) Intro; 4) Espinha de Bacalhau (Severino Araújo);
5) Intro; 6) Ando preocupado (Pedroca); 7) Intro; 8) A escolha (G.Santana); 9) Intro;
10) O errante (T.Goulart); 11) Intro; 12) Minha Bahia (G.Santana); 13) Intro;
14) Anjo da guarda (G.Santana); 15) Intro; 16) Baião nosso (T.Goulart);
17) Intro; 18) Dorme neném (G.Santana); 19) Intro; 20) Malaco (G.Santana).

Recorded on 10th August 2015, at T.Goulart’s Home Studio, Algarve (Portugal);
mixed and mastered by Tuniko Goulart during 2016.

If you have in mind the electric and very experimental Gileno Santana of «Metamorphosis» (Caligola 2191), you should forget him, almost. The Brazilian trumpeter, still in his late twenties, based in Porto since 2005, has felt the desire to return to dive into the water of the Amazon River in order to deal with the roots of his music; he is accompanied by guitarist Tuniko Goulart, born in 1967, his compatriot who, before him, had chosen to leave Latin America for Portugal. The duo trumpet–guitar is a formula that in Italy had been brilliantly pioneered by Irio De Paula with Fabrizio Bosso and Marco Tamburini. The focus is primarily on chorinho, or choro (mourning, crying), the supporting structure of the Brazilian instrumental music, where the guitar plays a key role, a genre born about 150 years ago but still widely practiced today by the younger generation of musicians, who continue to work towards its growth and spread.
The album provides us with ten songs, preceded by as many short presentations by Santana, effective, but which give the work an almost didactic flavour, risking to eventually distract the listener. It opens with a funny march (Marchinhas) from the Carnival of Rio and then continues with two virtuous chorinhos, Espinha de Bacalhau, by Severino Araújo (who, according to Gileno Santana is “…the reason for the birth of this project. It all starts here…” ), and Ando preocupado, by Pedroca. The other seven songs are all originals, two by Tuniko – one for guitar (Baião nosso), as well as the rhythmically varied samba of O errante – and five by Gileno, including the poignant ballad A escolha, the very short Dorme nenén, a gentle lullaby, and the final of Malaco, a playful and dancing choro, almost defiant. Here the trumpeter still displays, if ever proof were needed, his extraordinary instrumental talent.

M.BRUNOD/D.GALLO/M.BARBIERO

«Extrema ratio»

Caligola 2216

notizie aggiuntive

Maurizio Brunod (electric & acoustic guitars, live sampling, loop),
Danilo Gallo (double bass, electric bass, bass balalaika, live sampling),
Massimo Barbiero (drums, marimba, udu drums, timpani, glockenspiel, wave drum).

1) Reine (traditional); 2) 100% organic (Brunod/Gallo/Barbiero); 3) Our Spanish love song
(Charlie Haden); 4) Electronic cyclopes (Brunod/Gallo/Barbiero);
5) Reine reprise (traditional); 6) El Gallo Sanchez (D.Gallo); 7) Mad raga
(Brunod/Gallo/Barbiero); 8) Flying carpet (Brunod/Gallo/Barbiero); 9) K (Chris Speed);
10) Pequod (Brunod/Gallo/Barbiero); 11) Lullaby of rattlesnakes (D.Gallo);
12) Extrema ratio (M.Barbiero); 13) Around Reine (traditional).

Recorded in November 2015 by Luca Pestarini, at M.Barbiero’s Home Studio,
Ivrea; mixed and mastered in February 2016 by Stefano Amerio,
at Artesuono Recording Studios, Cavalicco (Udine)

Quinto disco da protagonista, dopo quello in duo con Garrison Fewell, di Maurizio Brunod per la nostra label, «Extrema ratio» documenta il recente incontro, discograficamente inedito, di tre ben noti musicisti–improvvisatori del panorama jazzistico italiano. Li accomuna, oltre che la frequentazione dell’area legata all’avanguardia (Barbiero e Brunod sono stati compagni in molti suggestivi viaggi musicali), una spiccata propensione per il rischio e le contaminazioni, ma anche una naturale e sincera avversione per le etichette, che mai come in questo caso apparirebbero fuorvianti, incapaci di rappresentare una musica estremamente creativa ed onnivora. I tredici brani dell’album, di cui cinque cofirmati, frutto di una sorta di costruzione collettiva e decisi probabilmente al momento o soltanto poco prima della registrazione, formano una sequenza fluida e coerente, come episodi di un’unica lunga suite. Ma oltre alle riuscite composizioni originali (altre tre sono a firma singola, due di Gallo – vicine al clima di Guano Padano – ed una di Barbiero, breve intermezzo percussivo che dà il titolo all’album)  meritano di venire segnalati un’intensa versione della Our Spanish love song di Charlie Haden – molto lontana da quella proposta dall’autore con Pat Metheny – ed il blues sognante di K, del sassofonista Chris Speed. Vi è anche una triplice versione della melodia tradizionale di Reine (psichedelica quella iniziale, più classica quella di mezzo, quasi “acid” e molto “free” la finale), ma sono soprattutto i brani firmati dal trio, più informali e liberi, a tratti visionari, ad evidenziare le differenti ma complementari fonti di ispirazione dei tre talentuosi jazzisti, protagonisti di un incontro decisamente riuscito e che ci auguriamo possa avere un seguito.

additional news

Maurizio Brunod (electric & acoustic guitars, live sampling, loop),
Danilo Gallo (double bass, electric bass, bass balalaika, live sampling),
Massimo Barbiero (drums, marimba, udu drums, timpani, glockenspiel, wave drum).

1) Reine (traditional); 2) 100% organic (Brunod/Gallo/Barbiero); 3) Our Spanish love song
(Charlie Haden); 4) Electronic cyclopes (Brunod/Gallo/Barbiero);
5) Reine reprise (traditional); 6) El Gallo Sanchez (D.Gallo); 7) Mad raga
(Brunod/Gallo/Barbiero); 8) Flying carpet (Brunod/Gallo/Barbiero); 9) K (Chris Speed);
10) Pequod (Brunod/Gallo/Barbiero); 11) Lullaby of rattlesnakes (D.Gallo);
12) Extrema ratio (M.Barbiero); 13) Around Reine (traditional).

Recorded in November 2015 by Luca Pestarini, at M.Barbiero’s Home Studio,
Ivrea; mixed and mastered in February 2016 by Stefano Amerio,
at Artesuono Recording Studios, Cavalicco (Udine)

This is the fifth album as a leader by Maurizio Brunod released on our label, after the one in duo with Garrison Fewell: «Extrema ratio» documents the recent and discographically new encounter between three well–known musicians and improvisers of the Italian jazz scene. They share, as well as the frequentation of the avant–garde (Barbiero and Brunod were companions in many evocative musical journeys), a strong propensity for risk and contamination, but also a natural and sincere distaste for music genres, which mainly in this case would appear misleading and unable to represent an extremely creative and omnivorous music.
All the thirteen tracks, including five co–signed, are the result of a sort of collective construction and probably chosen last minute, or just before the recording session, and form a smooth and consistent sequence, as episodes of a long suite. But, in addition to the successful original compositions (other three have a single signature, two by Gallo – close to the Guano Padano’s mood – and one by Barbiero, a short percussive interlude that gives the title track, other tracks deserve to be reported: an intense version of Our Spanish love song by Charlie Haden – a long way from that proposed by the composer with Pat Metheny – and the dreamy blues K, by saxophonist Chris Speed.
There is also a triple version of the folk song Reine (the first psychedelic, the second more classical and the third nearly “acid” and very “free”), but the songs composed by the trio, more informal and free, almost visionary, are the ones which highlight the different but complementary sources of inspiration of the three talented jazzmen, protagonists of a very successful encounter, that we hope will be continued.

CRISTIANO CALCAGNILE

«Multikulti Cherry on»

Caligola 2215

notizie aggiuntive

Paolo Botti (violin, banjo, Stroh violin, er–hu), Gabriele Mitelli (trumpet, flugelhorn,
pocket trumpet), Massimo Falascone (alto and baritone sax), Nino Locatelli (bass
clarinet, mouth organ), Pasquale Mirra (vibraphone, percussion), Gabriele
Evangelista (double bass), Dudu Kouaté (percussion, xalam, calebasse,
djembè, vocals), Cristiano Calcagnile (drums, percussion, conduction, voice).

 1) Cherry on (C.Calcagnile); 2) Walk to the mountain (P.Apfelbaum); 3) East Suite
[a. Terry’s Tune (T.Riley), b. East fragment n.1 (D.Cherry), c. East fragment n. 2
(D.Cherry), d. Zakude  (D.Pukwana)]; 4) Communion Suite [a. Complete communion
(D.Cherry), b. Dewey’s tune (D.Redman), c. Happy house (O.Coleman), d. Infant
happiness (D.Cherry), e. Symphony for improvisers (D.Cherry)]; 5) Mogùto Suite [a. Mopti
(D.Cherry), b. Guinea (D.Cherry), c. Togo (E.Blackwell)]; 6) Malinyé (Don Cherry).

Recorded by Roberto Barcaro, on October 18, 19 and 20, 2015, at Centro
Culturale Candiani auditorium, Mestre (Venezia); mixed and mastered by
Antonio Morgante and Cristiano Calcagnile, from January to March 2016,
at Blue Train’s Recording Studio, Mira (Venezia).

E’ da circa tre anni che Cristiano Calcagnile, batterista da sempre attivo su più fronti, dal rock sperimentale al jazz d’avanguardia, sta lavorando intorno ad un tributo a Don Cherry, uno dei grandi protagonisti del jazz moderno eppure, non ci stancheremo mai di ricordarlo, a nostro parere ancora sottovalutato. L’idea di un gruppo che gli consentisse di rileggere in modo originale la musica del grande trombettista nero–americano, ma soprattutto di riviverne lo spirito innovativo e trasversale, ha trovato la sua realizzazione con un gruppo denominato “Multikulti”, che ha debuttato in pubblico nell’aprile 2014 a Milano. Sul quel settetto Calcagnile ha continuato a lavorare con tenacia e passione, a dispetto delle oggettive difficoltà incontrate nel proporlo e farlo suonare dal vivo.
La conferma che quanto era stato seminato stava dando frutti succosi e saporiti è venuta dal successo riportato dall’ottetto nel maggio 2015 a “Correggio Jazz” (è questa la prima data in cui viene aggiunto per non uscirne più Nino Locatelli), e nell’agosto dello stesso anno al festival jazz di Clusone. Apprezzato da pubblico e critica, tenuto vivo, a dispetto dai rari concerti, dall’entusiasmo dei suoi componenti,  il gruppo era ormai pronto per registrare. Un concerto programmato il 20 ottobre 2015 al Centro Culturale Candiani di Mestre, e la disponibilità offerta nel sostenere il progetto da Caligola, si è trasformata in una splendida occasione da non farsi sfuggire. Sì è così blindata anche nei due giorni precedenti la sala concertistica mestrina, e si è completata la sua attrezzatura per farla diventare un vero e proprio studio di registrazione. Il caso ha poi voluto che proprio il 19 ottobre ricorresse il ventesimo anniversario della morte di Cherry, e ciò ha reso quelle giornate ancora più magiche e memorabili.
Dalle molte ore di musica ben suonata ed utilizzabile per un disco si è così arrivati, non senza discussioni e ripensamenti, alla corposa scaletta di questo «Multikulti Cherry on», lungo, contro ogni logica di mercato, circa 75 minuti, ma non poteva essere altrimenti. C’è ancora del materiale da utilizzare, scartato soltanto per motivi di spazio, fra quello registrato a porte chiuse, ma è di ottima qualità anche la registrazione del riuscito concerto serale del 20 ottobre.
L’ensemble di Calcagnile – autore di tutti gli arrangiamenti – ha avuto ancora occasione di partecipare lo scorso aprile alle rassegne jazz di Bari e Torino, ma il disco alla fine è stato presentato ufficialmente il 4 giugno 2016 al festival di Novara. Non vogliamo aggiungere altro a commento di un lavoro che riteniamo fra i più importanti prodotti in ventidue anni dalla nostra etichetta e che merita per questo di essere ascoltato con grande attenzione. Sul Multikulti di Calcagnile hanno già scritto nel recensirne i concerti molti importanti critici e qualificati addetti ai lavori. In rete si può trovare ormai un’infinità di materiale sul progetto. Ma non ci pare superfluo né inutile sottolineare che ne siamo estremamente orgogliosi.

additional news

Paolo Botti (violin, banjo, Stroh violin, er–hu), Gabriele Mitelli (trumpet, flugelhorn,
pocket trumpet), Massimo Falascone (alto and baritone sax), Nino Locatelli (bass
clarinet, mouth organ), Pasquale Mirra (vibraphone, percussion), Gabriele
Evangelista (double bass), Dudu Kouaté (percussion, xalam, calebasse,
djembè, vocals), Cristiano Calcagnile (drums, percussion, conduction, voice).

 1) Cherry on (C.Calcagnile); 2) Walk to the mountain (P.Apfelbaum); 3) East Suite
[a. Terry’s Tune (T.Riley), b. East fragment n.1 (D.Cherry), c. East fragment n. 2
(D.Cherry), d. Zakude  (D.Pukwana)]; 4) Communion Suite [a. Complete communion
(D.Cherry), b. Dewey’s tune (D.Redman), c. Happy house (O.Coleman), d. Infant
happiness (D.Cherry), e. Symphony for improvisers (D.Cherry)]; 5) Mogùto Suite [a. Mopti
(D.Cherry), b. Guinea (D.Cherry), c. Togo (E.Blackwell)]; 6) Malinyé (Don Cherry).

Recorded by Roberto Barcaro, on October 18, 19 and 20, 2015, at Centro
Culturale Candiani auditorium, Mestre (Venezia); mixed and mastered by
Antonio Morgante and Cristiano Calcagnile, from January to March 2016,
at Blue Train’s Recording Studio, Mira (Venezia).

For about three years Cristiano Calcagnile, a drummer active on several fronts, from experimental rock to avant–garde jazz, has been working on a tribute to Don Cherry, one of the great protagonists of modern jazz and yet, we do not tire of repeating, in our opinion still undervalued. The idea of a group that would allow him to re–read in an original way the music of the great Afro–American trumpeter, but especially to relive his innovative and cross–cutting spirit, has found its realization in a band called “Multikulti”, which debuted in public on 12th April 2014, in Milan. Calcagnile continued to work on that septet with tenacity and passion, in spite of the objective difficulties faced while trying to propose it and find live gigs. Confirmation that what had been sown was giving juicy and tasty fruits came from the success achieved by the octet in May 2015 at Correggio Jazz Festival (this is the first date with Nino Locatelli, since then always present), and in August of the same year at Clusone Jazz Festival.
Appreciated by critics and audiences and kept alive, despite the rare concerts, by the enthusiasm of its members, the octet was ready to record. A gig scheduled for October 20, 2015 at Centro Culturale Candiani, in Mestre (Venezia), and the willingness and support offered to the project by Caligola, became wonderful opportunities not to be missed. The concert hall in Mestre was reserved also for the two days before the gig and was equipped with new gear to make it into a real recording studio.
Chance would have it that, precisely on October 19, resorted the twentieth anniversary of Cherry’s death, and this made those days even more magical and memorable. From the many hours of well played music suitable for a record, the dense track list of this «Multikulti Cherry on» has thus arrived, not without discussions and thoughts; it is about 75 minutes long, against all logic of the market, but could not be otherwise. There is still some material to be used, between that recorded behind closed doors, dismissed only for a lack of space; however, the music recorded during the successful evening concert on October 20, is also of excellent quality.
The Calcagnile‘s ensemble, who is author of every arrangement, has had the chance to take part in jazz festivals in Bari e Torino last April, but finally the record was officially presented on June 4, 2016 at Novara festival. We will make no further comment on this splendid work, that we consider one of the most relevant produced by our label in 22 years, and that deserves therefore to be listened to with great attention. Many critics and qualified insiders have already written about  Calcagnile’s Multikulti in their reviews of the live gigs. A lot of material regarding the project can be found online. Yet it doesn’t seem superfluous or unnecessary to stress that we are extremely proud of it.

GROOVE & MOVE
GABRIELE MITELLI& PASQUALE MIRRA

«Water Stress»

Caligola 2214

notizie aggiuntive

Gabriele Mitelli (pocket & prepared trumpet, soprano & alto flugelhorn, xylophone,
percussion, voice), Pasquale Mirra (vibraphone, piano, xylophone, percussion, voice).

1) The owl of Cranston (Paul Motian); 2) Water stress (P.Mirra, G.Mitelli);
3) Orange was the color of her dress, then blue silk (Charles Mingus);
4) Oscillano (G.Mitelli); 5) Nibiru (P.Mirra); 6) Namhanje (traditional);
7) Vale la pena (P.Mirra); 8) Old man (G.Mitelli); 9) Jesus Maria (Carla Bley).

Recorded and mixed on August 23 and 24, 2015,
by Andrea Scardovi, at Duna Studio, Russi (Ravenna).

“Groove & Move” sono Pasquale Mirra e Gabriele Mitelli, musicisti che non hanno certo bisogno di presentazioni, molto attivi sul fronte del nuovo jazz italiano, da qualche anno in più il vibrafonista, ma con altrettanta caparbietà e talento il più giovane trombettista. Dopo molti concerti era giunto dunque il momento di fissare i già preziosi risultati raggiunti da un duo che non ha nessuna intenzione di fermarsi qui, perché è ancora lunga la strada da percorrere, ed altrettanto gustosi potrebbero essere i frutti della prossima raccolta.
I nove brani di «Water stress» hanno le sembianze di un’unica lunga suite (non a caso i pezzi sono editati senza la consueta pausa), viaggio avvincente ed onirico lungo le infinite possibilità offerte dall’interazione dei numerosi strumenti suonati dai due musicisti, senza mai farsi tentare da un sin troppo lezioso e facile (per strumentisti della loro caratura) virtuosismo,  ed invece alla ricerca della purezza di una poesia che vuole coinvolgere le persone che incontra, non segnare distanze.
Una musica, la loro, che riesce ancora a sorprenderci, a coglierci impreparati per poterci quindi stupire, un po’ come succede con i bambini.  Anche la scelta di inserire riletture di Paul Motian, Charles Mingus, Carla Bley e Abdullah Ibrahim (Namhanje è un  brano tradizionale riarrangiato dal pianista sudafricano in un album storico, «Echoes from Africa») accanto a cinque composizioni originali si dimostra azzeccata, non togliendo coerenza né fluidità a quest’originale lavoro.
Sembrano appropriate a tal proposito le belle parole spese da Vincenzo Roggero (All About Jazz): “… la musica è densa, sinuosa, avvolgente, con richiami ancestrali alla purezza del suono e della melodia, con accidenti e minime deviazioni che, lungi dall’infrangere la continuità   del flusso sonoro, ne amplificano semmai la ricchezza di significati. L’uso poco convenzionale che i due jazzisti fanno dei rispettivi strumenti espande ulteriormente la musica, che fuoriesce da trombe con l’ancia, da pianoforti in miniatura, filtrata da fogli di alluminio e pezze di feltro, e che prende forma in un armonioso sabba di suoni ….”.

additional news

Gabriele Mitelli (pocket & prepared trumpet, soprano & alto flugelhorn, xylophone,
percussion, voice), Pasquale Mirra (vibraphone, piano, xylophone, percussion, voice).

1) The owl of Cranston (Paul Motian); 2) Water stress (P.Mirra, G.Mitelli);
3) Orange was the color of her dress, then blue silk (Charles Mingus);
4) Oscillano (G.Mitelli); 5) Nibiru (P.Mirra); 6) Namhanje (traditional);
7) Vale la pena (P.Mirra); 8) Old man (G.Mitelli); 9) Jesus Maria (Carla Bley).

Recorded and mixed on August 23 and 24, 2015,
by Andrea Scardovi, at Duna Studio, Russi (Ravenna).

“Groove & Move” are Pasquale Mirra and Gabriele Mitelli, musicians who need no introduction, very active on the new Italian jazz front, the young trumpeter for a shorter time than the vibraphonist, but with equal determination and talent.
After many gigs the time had come to establish the already valuable results achieved by a duo with no intention to stop, because there is still a long way to go, and just as tasty could be the fruits of the next harvest. The nine tracks in «Water stress» sound like one long suite (as a matter of fact they are edited without the usual pause), an exciting and dreamlike journey along the endless possibilities offered by the interaction of several instruments played by the pair, without ever being tempted by a too–cutesy and easy (for musicians of their calibre) virtuosity, and instead looking for the purity of a poetry that involves the people it meets and doesn’t want to mark distances.
A music, theirs, which still manages to surprise us, to catch us unprepared and then to amaze us, as happens with children. Even the choice of including interpretations of Paul Motian, Charles Mingus, Carla Bley and Abdullah Ibrahim (Namhanje is a folk song rearranged by the South African pianist in a historic album, «Echoes from Africa») proves to be appropriate next to the five original compositions and does not remove consistency or fluidity in this original work.
In this regard, the Vincenzo Roggero’s beautiful words (“All About Jazz” web magazine) seem very relevant: “…the music is dense, sinuous, enveloping, with ancestral references to the purity of sound and melody, with accidents and minor deviations that, far from breaking the continuity of the flow of sound, amplify the richness of meaning. The unconventional use that the two jazz players make of their instruments further expands the music, that comes out of reed trumpets  and miniature pianos, filtered through aluminium foil and pieces of felt, and takes shape into an harmonious Sabbat of sounds …” .

GIROTTO/DE MATTIA/CESSELLI/KAUČIČ

«Il sogno di una cosa»

Caligola 2213

notizie aggiuntive

Javier Girotto (soprano and baritone sax), Massimo De Mattia (flute),
Bruno Cesselli (piano), Zlatko Kaučič (drums, percussion).

 1) Trilemma (B.Cesselli); 2) Cerca cibo (M.De Mattia); 3) Truth and death
(B.Cesselli, M.De Mattia); 4) Il sogno di una cosa (B.Cesselli, M.De Mattia);
5) Julijske barve (Z.Kaučič); 6) Aria (B.Cesselli, J.Girotto); 7) Reflettiva (Z.Kaučič).

 Live recorded on July 24, 2015, at Villa Occhialini, Villaorba di Basiliano (Udine);
recorded and mixed by Nico Odorico; edited and mastered by Bruno Cesselli.

Qualche volta succede, dopo un concerto, di esserne così soddisfatti da desiderare di potere portarsene a casa un ricordo, da riascoltare con attenzione per cercare di rivivere quelle emozioni che la musica ci ha dato. Nel nostro caso un tecnico capace, un buon apparecchio di registrazione e dei microfoni ben posizionati hanno fatto sì che il miracolo si potesse compiere: ci troviamo così di fronte ad uno di questi dischi “live” che sono spesso migliori di tanti altri minuziosamente preparati in studio. Se poi i suoi attori sono musicisti che hanno consuetudine con l’improvvisazione, abili e creativi quanto basta, può capitare di imbattersi in una piccola preziosa gemma com’è, a nostro parere, «Il sogno di una cosa», riuscita fotografia di una serata di grande musica improvvisata.

A tessere le fila di un quartetto così compatto ed equilibrato da apparire gruppo stabile anziché, com’era in verità, formazione estemporanea, “hic et nunc”, sono naturalmente Bruno Cesselli e Massimo De Mattia, compagni di moltissime affascinanti avventure concertistiche e discografiche. Graditi ospiti della serata sono invece un improvvisatore attento e raffinato come il plurisassofonista argentino Javier Girotto – qui impegnato sia al baritono che al soprano – ed un percussionista creativo e fantasioso, ormai di casa in terra friulana, come lo sloveno Zlatko Kaučič.

Già il prologo con l’ipnotico crescendo di Trilemma, tratta dal disco in trio del nostro catalogo che ha lo stesso titolo, fa presagire a quanto di buono si può ascoltare nel prosieguo del disco, dalla rarefatta, quasi sospesa Cerca cibo, ricavata dal doppio album «Skin» (anche lì in quartetto, ma con Giovanni Maier per Girotto), dall’ostinato  tango contemporaneo de Il sogno di una cosa, tratta da un disco registrato dal vivo a San Vito al Tagliamento con un largo ensemble e pubblicato da Artesuono, ideale trampolino di lancio per l’avvincente soprano di Girotto, alla soave e nostalgica melodia di Reflettiva, brano firmato da Kaučič, che richiama arie popolari della sua terra ed offre lo spazio per una chiosa finale di grande ed allo stesso tempo delicata intensità emotiva.

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Javier Girotto (soprano and baritone sax), Massimo De Mattia (flute),
Bruno Cesselli (piano), Zlatko Kaučič (drums, percussion).

 1) Trilemma (B.Cesselli); 2) Cerca cibo (M.De Mattia); 3) Truth and death
(B.Cesselli, M.De Mattia); 4) Il sogno di una cosa (B.Cesselli, M.De Mattia);
5) Julijske barve (Z.Kaučič); 6) Aria (B.Cesselli, J.Girotto); 7) Reflettiva (Z.Kaučič).

 Live recorded on July 24, 2015, at Villa Occhialini, Villaorba di Basiliano (Udine);
recorded and mixed by Nico Odorico; edited and mastered by Bruno Cesselli.

Sometimes it happens to be so pleased after a gig that you want to take home a memory, to play back carefully in the attempt to relive the emotions given by the music. In this case a capable technician, a good recording device and well positioned microphones have made the miracle possible: this is one of those “live” records that are often better than most of those meticulously prepared in a studio.
And if its actors are musicians who have familiarity with improvisation and are just enough skillful and creative, you might come across a small precious gem, that in our opinion «Il sogno di una cosa» is, a successful photograph of an evening of great improvised music.

The ones pulling the strings of a quartet so compact and balanced that it appears as a permanent band instead of an extemporary “hic et nunc” line–up as it actually was, are of course Bruno Cesselli and Massimo De Mattia, companions of many fascinating concerts and recording adventures. Welcomed guests of the evening are instead an attentive and refined improviser as the Argentine multi–saxophonist Javier Girotto – here playing baritone and soprano sax only – and a creative and imaginative percussionist, now based in Friuli, as the Slovenian Zlatko Kaučič.

The prologue with the hypnotic crescendo of Trilemma, extracted from the album in trio in our catalogue with the same title, already bodes well for what you can listen to in the remainder of the record: from the rarefied, almost suspended Cerca Cibo, taken from the double album «Skin» (also in a quartet, but with the double bass player Giovanni Maier for Girotto), to the stubborn, contemporary tango of Il sogno di una cosa from the live album at San Vito al Tagliamento, recorded with a large ensemble and released by Artesuono, ideal springboard for Girotto’s charming soprano, and lastly the sweet and nostalgic melody of Reflettiva, signed by Kaučič, who recalls popular tunes of his homeland and offers space for a final gloss of a great and at the same time delicate emotional intensity.

AISHA RUGGIERI

«Southlitude»

Caligola 2212

notizie aggiuntive

Gianluca Carollo (trumpet, flugelhorn), Aisha Ruggieri (piano, keys, Rhodes),
Lorenzo Calgaro (double bass), Marco Andrighetto (drums),
Antonio José Molinas (percussion).

 1) Thanatos; 2) Blues trunz; 3) Posada mood; 4) Led;
5) North; 6) South; 7) East; 8) Due; 9) Afrodita’s dinner.
All tunes composed and arranged by Aisha Ruggieri.

 Recorded at Posada Negro Studios, Lecce, in June 2013; mixed and mastered
at Ivory Tower Studios, Montecchio Maggiore (Vicenza), during 2015;
post–production by Marco Andrighetto and Lorenzo Calgaro.

“…. ho cominciato dalla classica, ma essendo mio padre appassionato di blues e musica brasiliana, mi sono avvicinata molto giovane ad altre musiche; ho lasciato presto la musica classica, che ho invece ripreso in modo intenso dopo il mio primo disco …. sentivo che volevo di più dal pianoforte, volevo una consapevolezza maggiore del suono e delle possibilità dello strumento, che a mio avviso solo la classica può fornire .… averla studiata così a fondo paradossalmente mi ha avvicinata molto di più al jazz”.

Il primo disco da leader di Aisha Ruggieri è «A–Simmetry» (2005) registrato a New York in trio con Paul Gill e Joe Strasser, cui sono seguiti «Faces» (2007) con il Gas Trio (Silvia Bolognesi, Giovanni Gullino), e «Playing Bacharach» (2009), in quartetto con Gianluca Carollo, Edu Hebling, Mauro Beggio. Si è quindi presa, ma solo discograficamente, una lunga pausa di riflessione la pianista padovana, se ci sono voluti sei anni perché tornasse a far parlare di sé con un nuovo lavoro a suo nome; tanto tempo non è però passato invano se i risultati sono quelli di questo atteso e sorprendente «Southlitude», disco che non chiude solo un proficuo periodo di ricerca, ma apre al talento della Ruggieri nuovi suggestivi orizzonti, frutto di una pluralità di ispirazioni, dal rock alla classica (East), dal tango (Due), al jazz latino o modale, con una varietà di colori cui contribuiscono sia la scelta di affiancare al pianoforte le tastiere, sia l’aggiunta del percussionista cubano Antonio José Molinas.

Risulta dolce lasciarsi avvolgere dalle sognanti atmosfere di Posada mood, dall’intimo caldo lirismo di Afrodita’s dinner, ma anche avvincere dal sincero e riuscito omaggio ai Led Zeppelin di Black dog, intriso di suggestioni davisiane così come North, il cui ipnotico crescendo offre interessanti spunti alla tromba di Gianluca Carollo, unico rimasto del precedente gruppo, che insieme al solido contrabbasso di Lorenzo Calgaro (prezioso anche il suo lavoro in studio) è pedina indispensabile di una formazione solida ed affiatata.

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Gianluca Carollo (trumpet, flugelhorn), Aisha Ruggieri (piano, keys, Rhodes),
Lorenzo Calgaro (double bass), Marco Andrighetto (drums),
Antonio José Molinas (percussion).

 1) Thanatos; 2) Blues trunz; 3) Posada mood; 4) Led;
5) North; 6) South; 7) East; 8) Due; 9) Afrodita’s dinner.
All tunes composed and arranged by Aisha Ruggieri.

 Recorded at Posada Negro Studios, Lecce, in June 2013; mixed and mastered
at Ivory Tower Studios, Montecchio Maggiore (Vicenza), during 2015;
post–production by Marco Andrighetto and Lorenzo Calgaro.

“… I started from classical music, but my father being fond of blues and Brazilian music, I approached other sounds when I was very young; I soon left classical music, which I resumed intensively after my first album… I felt that I wanted more from the piano, I wanted a greater awareness of the sound and the possibilities of the instrument, which I believe only classical music can provide… having studied it so thoroughly has ironically drawn me much nearer to jazz”.

The first album of Aisha Ruggieri as a leader is «A–Simmetry» (2005), recorded in New York in trio with Paul Gill and Joe Strasser, which was followed by «Faces» (2007) with the Gas Trio (Silvia Bolognesi and Giovanni Gullino), and «Playing Bacharach» (2009), in quartet with Gianluca Carollo, Edu Hebling, Mauro Beggio. The Paduan pianist has taken, but only music–wise, a long time to reflect, if it took her six years to be talked about again with a new work; much time wasn’t spent in vain, however, if the results are those in this anticipated and surprising «Southlitude»; this album not only closes a fruitful period of research, but opens new evocative horizons to the talent of Aisha Ruggieri, that is a result of a plurality of inspirations, from rock to classical music (East), from tango (Two) to the Latin or modal jazz, with a variety of colours generated by both the choice of complementing the acoustic piano with keyboards and the addition of the Cuban percussionist Antonio José Molinas.

It is sweet to be surrounded by the dreamy atmosphere of Posada Mood, by the deep, warm lyricism of Afrodita’s dinner, but also captivated by the sincere and successful tribute to Led Zeppelin’s Black Dog (Led), drenched in Miles Davis suggestions as well as North, whose hypnotic crescendo offers interesting insights to the trumpet of Gianluca Carollo, the only one left of the previous group, who, along with the solid bass of Lorenzo Calgaro (his studio work is also precious), is an essential piece of a strong and close–knit band.

ALESSIA OBINO CORDAS

«Deep changes»

Caligola 2211

notizie aggiuntive

Alessia Obino (vocals), Dimitri Sillato (violin, effects),
Giancarlo Bianchetti (guitar, effects), Enrico Terragnoli (banjo, podophone, effects).
Special guests
: Reda Zine (vocals, guembrì), Danilo Mineo (percussion) on track n. 8.

1) The sasa of Jenny (K.Weill); 2) Deep Henderson (F.Rose);
3) Deep night (C.Henderson, R.Vallée); 4) Sue’s changes (C.Mingus);
5) Hong Kong blues (H.Carmichael); 6) Lonely house (K.Weill); 7) Nightime
(A.Obino, M.Ambassador);  8) Hard times killing floor blues (S.James).
All music arranged by Alessia Obino and Cordas.

Recorded by Andrea Scardovi at Duna Studio, Russi (Ravenna), in July 2015.

Vocalist fra le più originali del jazz italiano, benché molto attiva sul versante concertistico, Alessia Obino è stata invece sempre piuttosto “avara” di dischi, se è vero che son passati sei anni fra quello del debutto, «Echoes», e questo suo secondo da leader, «Deep changes». Ciò va ulteriormente a valorizzare un lavoro ancora vivo ed attuale, non già concluso quindi, ma su cui era comunque opportuno fare il punto. A lungo pensato e sperimentato, Cordas è solo uno dei molti progetti che hanno avuto in questi anni per protagonista la cantante bolognese ma, fra tutti, è forse il più riuscito e suggestivo. Nato nel 2011 con le chitarre di Enrico Terragnoli e Domenico Caliri, Cordas diventa quartetto nel 2013 con l’innesto del violinista Dimitri Sillato, e nel 2014 vede la sostituzione di Caliri con il chitarrista Giancarlo Bianchetti.

Un biennio di relativa stabilità e di grande lavoro dal vivo ha condotto a quest’album, sin troppo a lungo atteso dai suoi numerosi estimatori e che, considerate le premesse, poteva esser tutto fuorché banale. Sono molteplici le “corde” toccate da «Deep changes» ma tutte, per quanto astratte, stralunate e contemporanee possano apparire, affondano le radici nella tradizione, quella “profonda” del blues di Skip James (che qui si mescola magicamente all’Africa) o della canzone americana di Hoagy Carmichael, quella di un autore che Alessia Obino ha frequentato a lungo come Kurt Weill, e che qui fa la parte del leone (memorabile la versione di The saga of Jenny, opportunamente scelta per aprire il disco), o di un “rivoluzionario tradizionalista” come Charles Mingus.

E non basta la presenza di un solo brano originale, Nightime, a rendere quest’incisione meno interessante o personale della precedente. La rotta scelta può forse apparire in un primo momento poco lineare, ma si rivela alla fine quella giusta: il “vascello Cordas” arriva a destinazione nel migliore dei modi, forte non solo di una spiccata connotazione timbrica, ma di un disegno stilistico chiaro, riconoscibile, innovativo.

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Alessia Obino (vocals), Dimitri Sillato (violin, effects),
Giancarlo Bianchetti (guitar, effects), Enrico Terragnoli (banjo, podophone, effects).
Special guests
Reda Zine (vocals, guembrì), Danilo Mineo (percussion) on track n. 8.

1) The sasa of Jenny (K.Weill); 2) Deep Henderson (F.Rose);
3) Deep night (C.Henderson, R.Vallée); 4) Sue’s changes (C.Mingus);
5) Hong Kong blues (H.Carmichael); 6) Lonely house (K.Weill); 7) Nightime
(A.Obino, M.Ambassador);  8) Hard times killing floor blues (S.James).
All music arranged by Alessia Obino and Cordas.

Recorded by Andrea Scardovi at Duna Studio, Russi (Ravenna), in July 2015.

Although she is one of the most original vocalists in the Italian jazz scene, very active on the live concert side, Alessia Obino has always been kind of “stingy” in the release of records, considering that six years have passed between the first album, «Echoes», and her second as a leader, «Deep changes». This contributes to the merit of a very much alive and present work, not yet concluded, and that, precisely for this reason, needed a testament. Long thought up and tested, Cordas is only one of many projects in recent years  starring the singer from Bologna, but among them it’s perhaps the most successful and impressive.

Born in 2011 with the guitars of Enrico Terragnoli and Domenico Caliri, Cordas becomes a quartet in 2013 with the addition of violinist Dimitri Sillato, and in 2014 sees the substitution of Caliri with guitarist Giancarlo Bianchetti. Two years of relative stability and great activity have led to this album, far too long awaited by his many admirers, that, given the circumstances, could have been anything but trivial.

Many are the “strings” pulled by «Deep changes», but all of them, as much as abstract, bizarre and contemporary they might seem, are rooted in the tradition. The “deep” tradition of Skip James’s blues (here magically blended with Africa) or the one of Hoagy Carmichael’s American song, the one by Kurt Weill, author that Alessia Obino has known for a long time and that here has the lion’s share (the version of The saga of Jenny, conveniently chosen to open the album, is memorable), or the one of a “revolutionary traditionalist” as Charles Mingus.

And the presence of just one original track, Nightime, is not enough to make this recording less coherent or interesting than the last. The selected route might not seem very linear at first, but is revealed as the right one in the end: the “Cordas vessel” arrives at its destination in the best way, strengthened not only by a distinctive timbre connotation, but also by a clear stylistic design, recognizable and innovative.

CLAUDIO COJANIZ

«Stride Vol. 2»

Caligola 2210

notizie aggiuntive

Claudio Cojaniz (piano).

1) Solace [a Mexican serenade] (S.Joplin); 2) Smoke gets in your eyes (J.Kern,
O.Harbach); 3) Sweet and lovely (G.Arnheim); 4) I surrender dear (H.Barris, G.Clifford);
5) Late lament (P.Desmond); 6) Nobody knows when you’re down and out (J.Cox);
7) Guilty (R.A.Whiting, H.Akst, G.Kahn); 8) Georgia on my mind (H.Carmichael, S.Gorrell);
9) Everything happens to me (M.Dennis, T.Adair); 10) I’m getting sentimental over you
(G.Bassman, N.Washington); 11) I love you Porgy (Ira & George Gershwin); 12) Darn that
dream (J.Van Heusen, E.DeLange); 13) Rag per Danilo (C.Cojaniz).

Recorded by Andrea Tavian at Lorenzo Cerneaz Laboratory, Udine,
on 27th April 2015; edited and mastered by Antonio Morgante,
at Blue Train’s Recording Studio, Mira (Venezia), in January 2016.

Secondo consecutivo album di piano–solo dedicato alla rilettura della tradizione jazzistica (anche quella dimenticata), «Stride vol. 2», rivisitazione originale quanto rispettosa del passato, è stato registrato un anno e mezzo dopo il primo volume – che già aveva destato notevole interesse – ed appare, rispetto a quello, un poco più solare. Il piano Steinway è ancora quello del laboratorio di Lorenzo Cerneaz, sorta di seconda casa per Claudio Cojaniz, e l’apertura viene sorprendentemente riservata a Solace (a Mexican serenade) di Scott Joplin; scelta non meno imprevedibile di quella compiuta in «Stride vol. 1», con In a mist di Bix Beiderbecke.

Un’altra grande novità del disco è rappresentata dalla totale assenza di brani dell’amato Thelonious Monk, cui era stato interamente dedicato nel 1999 «Blue demon», ma la cui presenza nel repertorio si era già progressivamente diradata prima in «Intermission riff» (2007), poi nel già citato primo episodio di «Stride». Ma,  pur mancando in quest’ultimo suo piano–solo composizioni monkiane, lo spirito di Sphere continua a permeare le esecuzioni di Cojaniz, insieme allo stride ed al blues naturalmente.

Dice bene il critico Paolo Odello recensendo l’album: “… A tu per tu con il suo piano, Cojaniz riporta a galla le radici blues del ragtime di Scott Joplin. Le ritrova e le esalta in Smoke gets in your eyes, Sweet and lovely così come in I surrender dear e nella desmondiana Late lament. Nobody knows when you’re down and out è sonorità attuale di un classico, ma quando si arriva a Georgia on my mind e I love you Porgy la “saldatura” si fa evidente … Il pianista friulano scava a fondo nella tradizione, la fa sua convinto che non si può inventare il futuro senza consapevolezza del passato. A dimostrarlo è Rag per Danilo, l’unico brano a sua firma.”.

additional news

Claudio Cojaniz (piano).

1) Solace [a Mexican serenade] (S.Joplin); 2) Smoke gets in your eyes (J.Kern,
O.Harbach); 3) Sweet and lovely (G.Arnheim); 4) I surrender dear (H.Barris, G.Clifford);
5) Late lament (P.Desmond); 6) Nobody knows when you’re down and out (J.Cox);
7) Guilty (R.A.Whiting, H.Akst, G.Kahn); 8) Georgia on my mind (H.Carmichael, S.Gorrell);
9) Everything happens to me (M.Dennis, T.Adair); 10) I’m getting sentimental over you
(G.Bassman, N.Washington); 11) I love you Porgy (Ira & George Gershwin); 12) Darn that
dream (J.Van Heusen, E.DeLange); 13) Rag per Danilo (C.Cojaniz).

Recorded by Andrea Tavian at Lorenzo Cerneaz Laboratory, Udine,
on 27th April 2015; edited and mastered by Antonio Morgante,
at Blue Train’s Recording Studio, Mira (Venezia), in January 2016.

«Stride vol. 2», second consecutive solo piano album dedicated to the rereading of jazz tradition (even the forgotten one), a reinterpretation as original as respectful of the past, has been recorded a year and a half after the first volume – which had already aroused considerable interest – and compared to that sounds slightly sunnier. The Steinway grand piano is still that of Lorenzo Cerneaz’ studio, sort of second home for Claudio Cojaniz, and the overture is surprisingly reserved for Solace (a Mexican serenade) by Scott Joplin; choice as unpredictable as the one made in «Stride vol. 1»,  with In a mist by Bix Beiderbecke.

Another big news of the album is represented by the total absence of any song by the beloved Monk, to whom «Blue demon» was entirely dedicated in 1999, but whose presence in the repertoire had already gradually thinned, starting from «Intermission riff»  (2007), up to the already mentioned first episode of «Stride». But, despite the absence of Monk’s compositions in this solo piano, the spirit of Sphere continues to permeate the performances of Cojaniz, along of course with the stride and the blues.

Paolo Odello is correct when, reviewing the album, he says: “…Face to face with his piano, Cojaniz brings back the blues roots of Scott Joplin’s ragtime. He finds them and exalts them in Smoke gets in your eyes, Sweet and lovely, as in I surrender dear and in the Desmond’s Late lament. Nobody knows when you’re down and out is the current sonority of a classic, but when it comes to Georgia on my mind and I love you Porgy the “welding” becomes evident… The pianist from Friuli digs deep in tradition and makes it his own, convinced that the future cannot be invented without understanding the past. Rag per Danilo, the only Cojaniz’s tune of the album, is there to prove it…“.

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