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MASSIMO DONA’ TRIO

«Il Santo che vola»

Caligola 2209

notizie aggiuntive

Massimo Donà (trumpet, piano, harmonica, flutes, bird-call, voice),
Michele Polga (tenor, alto and soprano sax), Davide Ragazzoni (drums, percussion).

 1) Al cielo; 2) Abendai; 3) Contemplando l’amore; 4) Ara ti; 5) Cristo resuscitato;
6) Mysterium Trinitatis; 7) Come un pallone aerostatico; 8) Ascesa mistica;
9) Tengo freschito; 10) Poggiato a niente; 11) Volo ma da solo; 12) Alla terra.
All music composed and arranged by Massimo Donà.

 Recorded by Antonio Morgante at Blue Train’s Recording Studio,
Mira (Venezia); mixed and mastered by Vincenzo Puch Patella at
La Semicroma Recording Studio, Mestre (Venezia), in January 2016.

A quasi dieci anni da «Cose dell’altro mondo» – ma in mezzo ci sono stati «Ahmbè» (2008) e «Big Bum» (2009), dischi allegati ad altrettanti libri Bompiani – il filosofo e trombettista Massimo Donà torna a pubblicare per Caligola Records, e lo fa alla testa di quello che è ormai da qualche anno il suo gruppo stabile, un trio compatto ed affiatato, privo di strumento armonico – che qui però non si fa rimpiangere – completato da Michele Polga, sassofoni, e Davide Ragazzoni, batteria. Con un lavoro fresco, energico ma allo stesso tempo lirico e disteso, Donà torna ai suoi ascolti giovanili, non soltanto Miles Davis, ma anche Ornette Coleman, Archie Shepp, Don Cherry, Art Ensemble of Chicago, free–jazz che l’ha aiutato oggi a riappropriarsi del rapporto con la parola.
Il “volo” in questione è dedicato a Giuseppe Desa da Copertino (1606–1663) – il “Santo che vola” del titolo – le cui parole, insieme a quelle di Carmelo Bene – che nel 1970 aveva scritto una sceneggiatura dedicata al Santo per un film, «A boccaperta», che non si sarebbe poi mai girato – sono lette da Massimo Donà, creando così una sorta di “concept album”, dove la narrazione si integra alla perfezione con la musica.
Fra i dodici brani, tutti egualmente riusciti, sembrano meritare una citazione particolare almeno Abendai, con il suo tema orecchiabile e la batteria pressoché perfetta nel creare un tappeto rarefatto eppure efficace, Come un pallone aerostatico – in cui i tre musicisti si esprimono al meglio nei rispettivi lunghi assoli – Volo ma non solo, quasi uno standard post–boppistico, così come l’onirico e immaginifico sottofondo musicale offerto alle parole di Bene in Poggiato a niente.
Disco che non ti aspetti, imprevedibile ed allo stesso tempo estremamente coerente, «Il Santo che vola» sembra segnare uno scarto rilevante, non solo in termini temporali, con le precedenti produzioni musicali di Massimo Donà.

additional news

Massimo Donà (trumpet, piano, harmonica, flutes, bird-call, voice),
Michele Polga (tenor, alto and soprano sax), Davide Ragazzoni (drums, percussion).

 1) Al cielo; 2) Abendai; 3) Contemplando l’amore; 4) Ara ti; 5) Cristo resuscitato;
6) Mysterium Trinitatis; 7) Come un pallone aerostatico; 8) Ascesa mistica;
9) Tengo freschito; 10) Poggiato a niente; 11) Volo ma da solo; 12) Alla terra.
All music composed and arranged by Massimo Donà.

 Recorded by Antonio Morgante at Blue Train’s Recording Studio,
Mira (Venezia); mixed and mastered by Vincenzo Puch Patella at
La Semicroma Recording Studio, Mestre (Venezia), in January 2016.

Ten years on from «Cose dell’altro mondo» – in between there have been «Ahmbè» (2008) and «Big Bum» (2009), each of these albums was attached to a Bompiani book – the philosopher and trumpeter Massimo Donà is back under Caligola, and he does so at the head of what during the last few years has become his stable band, a compact and affectionate trio, with no harmonic instrument – which, however, we do not regret here – completed by Michele Polga’s sax and Davide Ragazzoni’s drums. With a record that is fresh, energic, lyric and laid–back at the same time, Donà goes back to the listenings of his youth, not only Miles Davis and Enrico Rava, but also Ornette Coleman, Archie Shepp, Don Cherry, Art Ensemble of Chicago, free–jazz that has helped him reclaim his relationship with words.

The “flight” in question is dedicated to Giuseppe Desa da Copertino (1606–1663) – the “flying Saint” of the title – whose words, together with those of Carmelo Bene – who in 1970 wrote a screenplay dedicated to the Saint, for the never filmed movie «A boccaperta» – are read by Massimo Donà, creating a sort of “concept album”, where narration is perfectly integrated with music. Of the twelve tracks, all perfectly successful, the ones which deserve a mention are Abendai, with its catchy theme and the drums perfectly creating a rarefied yet effective carpet, Come un pallone aerostatico  – where the three musicians give their best in each of their long solos – Volo ma non solo, almost a post–bop standard, as well as the dreamy and imaginative musical background offered to Bene’s lyrics in Poggiato a niente.

A record that you do not expect, unpredictable and at the same time extremely consistent, «Il Santo che vola» seems to mark a relevant distance, not only in terms of time, with the earlier musical productions by Massimo Donà.

THE NEW HOUSE QUARTETT

«Tammitu»

Caligola 2208

notizie aggiuntive

Alberto Vianello (tenor and soprano sax), Marco Ponchiroli (piano),
Daniele Vianello (double bass, electric bass), Igor Checchini (drums).
Special guest: Francesca Viaro (vocals) on track n. 6.

 1) Hercules (M.Ponchiroli); 2) Iggs (I.Checchini); 3) Siena (D.Vianello);
4) Maggio (M.Ponchiroli); 5) Snooker song (M.Ponchiroli);
6) Quiet place (M.Ponchiroli); 7) Catabas (I.Checchini);
8) Ambas (A.Vianello); 9) Tammitu (A.Vianello).

 Recorded by Stefano Amerio in January 2016, at Artesuono Recording
Studios, Cavalicco (Udine); mixed and mastered by Gianluca
Zanin, in February 2016, at Artigian Studio, Preganziol (Treviso).

Gruppo tutto veneziano qui al suo debutto discografico, ma con già due anni di attività alle spalle (e si sente!), The New House Quartett non ha un vero leader, ed è questo forse uno dei suoi punti di forza. L’equilibrio, quando non c’è un assoluto protagonista, é sempre difficile da trovare nel jazz, ma in questa riuscita opera d’esordio sembra invece già miracolosamente raggiunto. A differenza di quanto si potrebbe superficialmente pensare, quest’equilibrio è frutto della varietà delle situazioni musicali proposte, che rivelano le molte sfaccettature delle poliedriche personalità dei suoi quattro talentuosi componenti. Il pianista Marco Ponchiroli, “veterano” della formazione, fa forse qui la parte del leone, firmando quattro delle nove tracce dell’album, anche se il brano che gli dà il titolo e lo chiude, Tammitu, melodia solare, dall’incedere ritmico vivace e variegato, ricco di aromi latini, è di Alberto Vianello, sassofonista tra i più interessanti della nuova generazione veneta, come sempre ricca di talenti.

Egualmente energico e ritmicamente elaborato è il pezzo di apertura, Hercules, di Ponchiroli, presente anche nel suo piano–solo inciso qualche anno fa sempre per Caligola. E’ invece un “modern–bop” di sapore monkiano Iggs, ideale trampolino di lancio sia per la batteria del suo autore che per il tenore di Vianello (efficace anche l’assolo del pianoforte). A confermare la varietà dei colori utilizzati dal quartetto arriva il tema lirico e cantabile di Siena, unica composizione del contrabbassista Daniele Vianello, assorta e meditativa ma intensa, che vede Alberto impegnato al soprano (i due, nonostante il cognome, non sono nemmeno lontani parenti).

Una citazione infine è d’obbligo per l’intervento vocale di Francesca Viaro – giovane cantante da tenere in grande considerazione – che interpreta con inflessione chiara, rotonda, ricca di intensità espressiva, Quiet place, splendida ballad di Ponchiroli, cui lei stessa ha aggiunto le parole.

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Alberto Vianello (tenor and soprano sax), Marco Ponchiroli (piano),
Daniele Vianello (double bass, electric bass), Igor Checchini (drums).
Special guest: Francesca Viaro (vocals) on track n. 6.

 1) Hercules (M.Ponchiroli); 2) Iggs (I.Checchini); 3) Siena (D.Vianello);
4) Maggio (M.Ponchiroli); 5) Snooker song (M.Ponchiroli);
6) Quiet place (M.Ponchiroli); 7) Catabas (I.Checchini);
8) Ambas (A.Vianello); 9) Tammitu (A.Vianello).

 Recorded by Stefano Amerio in January 2016, at Artesuono Recording
Studios, Cavalicco (Udine); mixed and mastered by Gianluca
Zanin, in February 2016, at Artigian Studio, Preganziol (Treviso).

It is an entirely Venetian band, at its debut here, but with already two years of activity behind (and it is clear!): The New House Quartett does not have a real leader, and this is, perhaps, its strength. The equilibrium, when there is not an absolute star, is always hard to find in jazz, but this successful debut work seems to have miraculously reached it. Unlike what you might superficially think, this equilibrium is the result of the variety of musical situations offered, revealing the many sides of the multifaceted personalities of its four members.

The pianist Marco Ponchiroli, “veteran” of the line–up, perhaps makes the lion’s share, by composing four of the album’s nine tracks, although the song that gives the title and that closes the album, Tammitu, with a lively and varied pace, sunny and full of Latin flavours, is composed by Alberto Vianello, one of the most interesting saxophonists of the new Venetian generation, rich in talents as usual. Equally energetic and rhythmically elaborated is the opening piece, Hercules, by Ponchiroli, also present in his piano solo record from a few years ago («Solo», Caligola, 2012). Iggs is instead a “modern–bop” with a Monk’s flavour, ideal springboard for both the drums of its author and the tenor of Vianello (but the piano solo is also effective). Confirming the variety of colours used by the quartet comes the lyrical singable theme Siena, the only composition by bassist Daniele Vianello, thoughtful and meditative but intense, that sees Alberto committed to the soprano (the two, despite the name, are not relatives).

Finally, a mention is due for the vocal intervention of Francesca Viaro – a young singer to be held in great consideration – who interprets with clear inflection, round, rich in expressive intensity Quiet place, a beautiful ballad by Ponchiroli, for which she wrote and added the lyrics.

DANIELE VIANELLO

«Lunaria»

Caligola 2207

notizie aggiuntive

Stefano Gajon (clarinet), Dario Zennaro (guitars),
Daniele Vianello (double bass), Davide Michieletto (drums).

 1) Lunaria; 2) Revelation; 3) Tre dream of Larry Craven;
4) Last tango on Earth; 5) Rocket Rodeo; 6) The point of no return
(I. The launch, II. Countdown, III. Leave to live);
7) Interstellar loneliness (I’ll be there).
All music composed and arranged by Daniele Vianello.

Recorded and mixed, on January 14 and 15, 2015, by Stefano Gajon.

A cinque anni dal suo debutto come leader con «No signal» (Caligola, 2011), e dopo la parentesi di  «Cuore–concerto per giocattolo» (Dodicilune, 2014), Daniele Vianello torna a pubblicare per la nostra etichetta. La musica in questo caso racconta una storia, ed infatti il disco assomiglia molto ad una suite, o ad un “concept album”, termine caro ai cultori del “progressive rock”, genere non poi così estraneo a «Lunaria» (vedi Rocket Rodeo), lavoro in cui le numerose e diversificate influenze musicali del contrabbassista veneziano si mescolano nel migliore dei modi, producendo un risultato unitario e coerente. Tale delicata “unità dei diversi” è anche il frutto di partiture musicali – tutti i brani sono composti dal leader – che partono da un racconto, la storia di Larry Craven, scritto dallo stesso Vianello traendo ispirazione da una pianta, “lunaria” appunto, le cui foglie rotonde, una volta seccate, assumono un colore dorato, sì da ricordare proprio la luna piena.
I sette brani ben testimoniano il tentativo di trovare un’identità in grado di rappresentare il suo personale percorso musicale, che spazia dalla musica classica al jazz elettrico, dal rock progressivo al jazz acustico in stile Ecm. Che è un po’ come mescolare Miles Davis con i Genesis, gli Oregon con i Pink Floyd, Ravel con Steven Wilson. Risulta importante, a tal fine, l’aggiunta al collaudato trio di «No signal»  – completato da Dario Zennaro, chitarre, Davide Michieletto, batteria – del clarinetto di Stefano Gajon, encomiabile nel conferire un respiro ancora più ampio alla musica, e la cui presenza riconduce ad un’originale formazione veneta di una decina d’anni or sono, Quartoinfolio, che lo vedeva affiancato alla medesima coppia ritmica, ma con Andrea Zennaro al basso tuba al posto di  Daniele Vianello (disco di riferimento:  «QIF», Caligola 2078).
Fra la lenta e suggestiva cadenza iniziale di Lunaria – brano che dà il titolo all’album – permeata di dolce malinconia, e la visionaria, altrettanto nostalgica e suadente, melodia conclusiva di Interstellar Loneliness, c’è spazio per le atmosfere più  variegate; fra tutte ci piace ricordare almeno quella lirica ed evocativa di The Dream of Larry Craven.

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Stefano Gajon (clarinet), Dario Zennaro (guitars),
Daniele Vianello (double bass), Davide Michieletto (drums).

 1) Lunaria; 2) Revelation; 3) Tre dream of Larry Craven;
4) Last tango on Earth; 5) Rocket Rodeo; 6) The point of no return
(I. The launch, II. Countdown, III. Leave to live);
7) Interstellar loneliness (I’ll be there).
All music composed and arranged by Daniele Vianello.

Recorded and mixed, on January 14 and 15, 2015, by Stefano Gajon.

Fresh and exciting, never boring hard–bop is what this young quartet from Veneto area is serving us in the debut album, which sees the participation as a guest of the unforgotten Marco Tamburini in four of the seven tracks. But his isn’t an accidental presence; the three members of the rhythm section were his students at the Jazz Department of Francesco Venezze Conservatory in Rovigo, that has been led by the Cesena’s trumpeter for a decade, with extraordinary passion and professionalism.

Five years on from his debut as a leader «No signal» (Caligola, 2011), and after the interlude of «Cuore–concerto per giocattolo» (Dodicilune, 2014), Daniele Vianello returns under our label for a new release. The music, in this case, is telling a story, and indeed the record sounds a lot like “concept album”, a term dear to the progressive rock lovers, a genre not so alien to «Lunaria» (listen to Rocket Rodeo), a work in which the many and different musical influences of the Venetian bass player blend in the best way, producing a uniform and coherent result. This delicate “unity of differents” is also the result of musical scores – all songs have been composed by the leader – starting from a tale, the story of Larry Craven, written by Vianello himself drawing inspiration from a plant, namely “Lunaria”, the round leaves of which, once dried, take on a golden colour, recalling precisely the full moon.

The seven songs bear witness to the attempt to find an identity that can represent his personal musical journey, ranging from classical music to electric jazz, from progressive rock to acoustic jazz in ECM style. This is basically like mixing Miles Davis with Genesis, Oregon with Pink Floyd, Ravel with Steve Wilson. It is important, for this purpose, the addition to the qualified trio of «No signal» – complemented by Dario Zennaro, guitars, Davide Michieletto, drums – of Stefano Gajon’s clarinet, commendable in providing a even wider-ranging music, the presence of which recalls the original Venetian line-up of a decade ago, Quartoinfolio, which saw him flanked by the same rhythmic section, but with Andrea Zennaro on tuba for Daniele Vianello.

Between the slow and suggestive initial rhythm of Lunaria, permeated by sweet melancholy, and the visionary, equally nostalgic and mellow, conclusive melody of  Interstellar Loneliness, there is room for the most varied atmospheres; of all we like to remember at least the lyrical and evocative one of The Dream of Larry Craven.

VENICE CONNECTION QUARTET
feat. MARCO TAMBURINI

«Acrilico»

Caligola 2206

notizie aggiuntive

Tommaso Troncon (tenor and soprano sax), Paolo Garbin (piano),
Vincenzo della Malva (double bass), Enrico Smiderle (drums).

Special guest : Marco Tamburini (trumpet, flugelhorn) on 1/4/5/7.

 1) Ceci n’est as un blues (T.Troncon); 2) Sir Joe (P.Garbin);
3) Enigma (T.Troncon); 4) Song for my mother (V.della Malva);
5) Contyner (P.Garbin); 6) Il Nibelungo (P.Garbin); 7) Strushy (T.Troncon).

 Recorded on July 17 and 18, 2014, by Marco Melchior,
at Saojo Studios, Reana del Rojale (Udine); mixed and mastered
by Stefano Onorati, in December 2015.

Hard–bop fresco ed avvincente, mai banale, è quello che ci offre questo giovane quartetto veneto nell’album del debutto, cui partecipa come ospite, in quattro dei sette brani, l’indimenticato Marco Tamburini, scomparso meno di un anno dopo, il 29 maggio 2015. Ma non  è stata una presenza casuale la sua: i tre membri della sezione ritmica erano suoi allievi al Dipartimento Jazz del Conservatorio F.Venezze di Rovigo, che il trombettista di Cesena ha guidato con straordinaria passione e professionalità per oltre un decennio. Nato nel 2012 come piano–trio proprio all’interno del Conservatorio, e diventato quindi quartetto con l’innesto del sassofonista trevigiano Tommaso Troncon, poi trasferitosi a Berlino, il Venice Connection Quartet si è subito distinto tra le giovani formazioni trivenete vincendo nel 2013 un Jazz Contest promosso dalla Pro Loco di Latisana, grazie a cui l’anno successivo ha registrato il suo primo disco. In circa tre anni la band ha già elaborato una proposta convincente, riuscendo a costruirsi un repertorio di brani originali, confluiti nel disco del debutto, «Acrilico».

Forse proprio perché alleggerito dal peso della leadership, Tamburini fa qui risplendere tutto il suo sincero e toccante lirismo, preciso in ogni entrata, mai lezioso, capace di dare a ciascuna nota un profondo spessore espressivo. Mozzafiato è  il coinvolgente hard–bop di Ceci n’est pas un blues, di Tommaso Troncon, brano d’apertura, quanto delicato sa invece essere il flicorno nella lirica e sognante Song for my mother, firmata da Vincenzo della Malva. Scattante e sanguigna torna ad essere la tromba nell’avvincente bop modale di Contyner, di Paolo Garbin, dichiarato omaggio ad uno dei maestri del piano jazz moderno, ma è ancora il flicorno a distendersi nell’ultimo brano del disco, Strushy, tema cantabile e  danzante di Troncon, quasi un saluto intriso di nostalgica melanconia. Da elogiare infine il sostegno ritmico prezioso ed efficace, mai ridondante, fornito al gruppo dalla batteria di Enrico Smiderle, che non difetta certo di swing e fantasia.

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Tommaso Troncon (tenor and soprano sax), Paolo Garbin (piano),
Vincenzo della Malva (double bass), Enrico Smiderle (drums).

Special guest : Marco Tamburini (trumpet, flugelhorn) on 1/4/5/7.

 1) Ceci n’est as un blues (T.Troncon); 2) Sir Joe (P.Garbin);
3) Enigma (T.Troncon); 4) Song for my mother (V.della Malva);
5) Contyner (P.Garbin); 6) Il Nibelungo (P.Garbin); 7) Strushy (T.Troncon).

 Recorded on July 17 and 18, 2014, by Marco Melchior,
at Saojo Studios, Reana del Rojale (Udine); mixed and mastered
by Stefano Onorati, in December 2015.

Fresh and exciting, never boring hard–bop is what this young quartet from Veneto area is serving us in the debut album, which sees the participation as a guest of the unforgotten Marco Tamburini in four of the seven tracks. But his isn’t an accidental presence; the three members of the rhythm section were his students at the Jazz Department of Francesco Venezze Conservatory in Rovigo, that has been led by the Cesena’s trumpeter for a decade, with extraordinary passion and professionalism.

Formed in 2012 as a piano–trio inside the Conservatory, and then become a quartet with the addition of saxophonist Tommaso Troncon, from Treviso and now based in Berlin, the Venice Connection Quartet has distinguished themselves among young bands in the Triveneto area, winning a Jazz Contest sponsored by the Pro Loco of Latisana in 2013, that made possible the recording of their first album a year later. In about three years the group has already developed a convincing proposal, managing to build a repertoire of original songs, merged into the debut album, «Acrilico». Perhaps because he is relieved of the burden of leadership, here Tamburini makes all his sincere and poignant lyricism shine, accurate in every entrance, never affected, able to give each note a deep expressive intensity.

Breathtaking is the exciting hard–bop in Ceci n’est pas un blues, the opening track by Troncon, while the flugelhorn becomes delicate in the lyrical and dreamy Song for my mother, signed by Vincenzo della Malva. The trumpet becomes quick and passionate in the compelling modal bop of Contyner, by Paolo Garbin, declared tribute to one of the masters of modern jazz piano, but it is the flugelhorn again to loosen itself in the last track of the album, Strushy, cantabile and dancing theme by Troncon, almost a nostalgic farewell. Finally we have to praise the rhythmic support, valuable and effective, never redundant, provided by the drums of Enrico Smiderle, who certainly doesn’t lack of swing.

RICCARDO MORPURGO QUINTET

«Lemniscata»

Caligola 2205

notizie aggiuntive

Mirko Guerrini (tenor sax), Walter Beltrami (electric guitar),
Riccardo Morpurgo (piano), Simone Serafini (double bass), Luca Colussi (drums).

1) Envelope; 2) Tre di due; 3) Lemniscata; 4) Apre la notte; 5) The sheep;
6) Veli; 7) Frame by frame (A.Belew/King Crimson); 8) 16 aprile 1889 (M.Guerrini)
9) Tu ascendi alle stelle; 10) I am the walrus (J.Lennon/P.McCartney).
All music composed by Riccardo Morpurgo except where indicated.
All arrangements by Riccardo Morpurgo.

Recorded in 2014, at La Casa della Musica, Trieste; mixed in 2015 by
Stefano Amerio, at Artesuono Recording Studios, Cavalicco (Udine).

Disco della maturità per Riccardo Morpurgo questo «Lemniscata», che esce a otto anni da «Answering», registrato in trio, e tre anni dopo l’intenso piano–solo di  «Dove è il Nord».  Non è un quintetto usuale quello che ha come voci soliste, oltre al piano del leader naturalmente, il sax tenore di Mirko Guerrini – un felice rincontro il loro, a 20 anni dalla proficua esperienza di Siena Jazz – e la chitarra elettrica di Walter Beltrami, esemplari nel delineare con chiarezza e trasporto le avvincenti quanto complesse linee melodiche dei temi. Anche i titoli dei due unici brani non originali ci aiutano a capire che siamo di fronte ad un progetto ambizioso. La scelta di King Crimson e Beatles non sembra infatti dettata dalla ricerca di una maggiore vendibilità, tutt’altro. Nato nel 2011, il quintetto esplora un repertorio caratterizzato da un suono fortemente contemporaneo, che anche quando si fa più astratto, quasi impalpabile – ricordando atmosfere care a Paul Motian – non esce mai dall’ambito jazzistico, grazie al solido swing fornito dall’affiatata coppia ritmica formata da Simone Serafini e Luca Colussi. Esemplare in tal senso è il brano che dà il titolo all’album, Lemniscata, dove le due voci principali, sax e chitarra, vengono usate in modo da creare un intreccio sonoro inusuale, affatto convenzionale, creando delle lunghe e suggestive linee melodiche, che sembrano rincorrersi ed intrecciarsi all’infinito, piuttosto che esporre il tema all’unisono. La grande attenzione riposta nella componente ritmica della musica (sintomatica al proposito la rilettura di Frame by frame), contribuisce a produrre un effetto fortemente dinamico. Ci sono brani nuovi, ma vi sono anche composizioni riprese dagli album precedenti, che nell’esecuzione del quintetto brillano però di luce completamente nuova. Da incorniciare infine la struggente ballad regalata al gruppo da Guerrini, fra l’altro perfettamente in sintonia con il clima assorto e meditativo del disco.

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Mirko Guerrini (tenor sax), Walter Beltrami (electric guitar),
Riccardo Morpurgo (piano), Simone Serafini (double bass), Luca Colussi (drums).

1) Envelope; 2) Tre di due; 3) Lemniscata; 4) Apre la notte; 5) The sheep;
6) Veli; 7) Frame by frame (A.Belew/King Crimson); 8) 16 aprile 1889 (M.Guerrini)
9) Tu ascendi alle stelle; 10) I am the walrus (J.Lennon/P.McCartney).
All music composed by Riccardo Morpurgo except where indicated.
All arrangements by Riccardo Morpurgo.

Recorded in 2014, at La Casa della Musica, Trieste; mixed in 2015 by
Stefano Amerio, at Artesuono Recording Studios, Cavalicco (Udine).

«Lemniscata» is the record of the maturity for Riccardo Morpurgo, released eight years after «Answering», recorded as a trio, and three years after the intense piano solo «Dove è il Nord». It isn’t an ordinary quintet this that has as soloists, in addition, of course, to the piano of the leader, the tenor sax of Mirko Guerrini – a happy reunion 20 years after the successful experience of Siena Jazz – and the electric guitar of Walter Beltrami, all exemplary in outlining with clarity and enthusiasm the fascinating and complex melodic lines of the themes. Even the titles of the only two non original tunes help us understand that we are facing an ambitious project. The choice of King Crimson and the Beatles doesn’t seem in fact dictated by the search for greater marketability, quite the opposite. Born in 2011, the quintet explores a repertoire characterized by a highly contemporary sound, that even when becoming more abstract, almost impalpable – recalling some Paul Motian’s atmospheres – never leaves the scope of jazz, thanks to a solid swing provided by the well–matched rhythmic section formed by Simone Serafini and Luca Colussi. An example of this is the title track song, Lemniscata, where the two main items, sax and guitar, are used to create an unusual texture of sounds, absolutely non conventional, creating long and evocative melodies, which seem to chase and weave endlessly, rather than exposing the theme in unison. The great attention paid to the rhythmic component of music (the re–reading of Frame by frame is demonstrative in this regard), helps to produce a highly dynamic effect. There are new songs, but there are also compositions taken from previous albums, that, however, in the execution of the quintet shine a completely new light. Finally, the poignant ballad donated to the group by Guerrini is superb, above all perfectly in tune with the absorbed and meditative atmosphere of the record.

RICCARDO CHIARION

«Waves»

Caligola 2204

notizie aggiuntive

Diana Torto (vocals), Julian Siegel (tenor sax), Riccardo Chiarion (electric guitar),
John Taylor (piano), Alessandro Turchet (double bass), Luca Colussi (drums).

1) Ogni stella po ‘ncantà; 2) Voce; 3) Acquarello; 4) Waves;
5) Some other chance; 6) I have lost; 7) Other places; 8) Two lines;
9) Babele; 10) Come se spargesse nuvole; 11) Unknown.

All music composed by Riccardo Chiarion; lyrics of tunes n. 1/5/10 by Diana Torto;
Lyrics of tune n. 6 adapted from Emily Dickinson. All arrangements by R.Chiarion.
Recorded on 6th and 7th, mixed on 8th February 2014, by
Stefano Amerio, at Artesuono Recording Studios, Cavalicco (Udine).

Ad oltre un anno dalla sua registrazione ed a pochi mesi dalla prematura scomparsa di John Taylor, esce finalmente il terzo lavoro da leader del chitarrista goriziano Riccardo Chiarion, sin qui forse il più importante del suo proficuo percorso artistico. A quarant’anni il nostro si dimostra non solo originale solista, ma anche raffinato compositore, abile arrangiatore, musicista maturo e completo insomma, meritevole, a dispetto del suo carattere schivo, di un’attenzione maggiore di quella sin qui riservatagli. Il sestetto di «Waves» opera con empatica e fluida sinergia, e le note dei musicisti, Taylor “in primis” (sublime il suo pianoforte in Acquarello), sembrano scorrere come le acque cristalline di un fiume di montagna, ricche e fluenti ma contenute in argini sicuri. Composizioni lente e riflessive si alternano ad altre prese a tempo medio od ancora più sostenuto. Decisamente riuscita la partenza, con la breve Ogni stella po ‘ncantà capace di trasformarsi in una ben più guizzante Voce. Benché Diana Torto sia presente in tutti i brani, sono solo quattro le canzoni che hanno dei testi. Di queste tre portano la firma della cantante, mentre I have lost è tratta da una poesia di Emily Dickinson (Where I have lost, I softer tread). C’era il rischio che il gruppo diventasse la somma di due trii, quello di Chiarion, da oltre un decennio accompagnato da Turchet e Colussi, e quello altrettanto affiatato dei tre ospiti, visto che Taylor e Julian Siegel (particolarmente ispirato il suo sax in Waves e Babele) avevano affiancato più volte negli ultimi anni la Torto, che anche qui conferma quelle doti per cui è giustamente famosa. La sua voce è infatti il sesto strumento del gruppo, con buona pace di chi non crede sia possibile rinnovare lo scat. Va infine dato merito a Chiarion d’esser riuscito a render omogeneo e unitario un progetto che poteva rischiare, al contrario, di apparire estemporaneo o legato soltanto alle forti personalità degli ospiti.

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Diana Torto (vocals), Julian Siegel (tenor sax), Riccardo Chiarion (electric guitar),
John Taylor (piano), Alessandro Turchet (double bass), Luca Colussi (drums).

1) Ogni stella po ‘ncantà; 2) Voce; 3) Acquarello; 4) Waves;
5) Some other chance; 6) I have lost; 7) Other places; 8) Two lines;
9) Babele; 10) Come se spargesse nuvole; 11) Unknown.

All music composed by Riccardo Chiarion; lyrics of tunes n. 1/5/10 by Diana Torto;
Lyrics of tune n. 6 adapted from Emily Dickinson. All arrangements by R.Chiarion.
Recorded on 6th and 7th, mixed on 8th February 2014, by
Stefano Amerio, at Artesuono Recording Studios, Cavalicco (Udine).

More than a year after its recording and a few months from the untimely passing of John Taylor, the third work as a leader of the guitarist Riccardo Chiarion, from Gorizia, is finally released, perhaps the most important of his fruitful artistic career so far. At forty years old, he proves to be not only an original soloist, but also a refined composer, a skilled arranger, a mature and complete musician, worthy, despite his reserved nature, of greater attention than the one he has been given so far. The sextet of «Waves» works with empathy and fluid synergy, and the notes of the musicians, primarily Taylor (his piano in Acquarello is sublime), seem to flow like the waters of a crystal clear mountain river, rich and flowing, but contained in safe banks. Slow and contemplative compositions alternate with others at a medium or even more sustained pace. The opening is particularly successful, with the short Ogni stella po ‘ncantà, capable of turning into a much more lambent Voce. Although Diana Torto is present in all songs, there are only four of them with lyrics. Of these, three bear the signature of the singer, while I have lost is taken from an Emily Dickinson’s poem (Where I have lost, I softer tread).
There was the risk that the group would become the sum of two trios, the one of Chiarion, for over a decade accompanied by Turchet and Colussi, and the equally close–knit one of the three guests, given that Taylor and Julian Siegel (his sax is particularly inspired in Waves and Babele) in the recent years had flanked several times Miss Torto, who here confirms once again those qualities for which she is justly famous. Her voice is in fact the sixth instrument of the band, with all due respect to those who do not believe it is possible to renew the scat. Finally Chiarion has the merit of being able to make homogeneous and unified a project that could risk otherwise to appear extemporaneous or only linked to the strong personality of the guests.

MICHELE POLGA

«Little magic»

Caligola 2203

notizie aggiuntive

PMichele Polga (tenor sax, programmino on track n. 10), Paolo Birro (piano,
Rhodes), Stefano Senni (double bass), Walter Paoli (drums).
Very special guest: Giulio Polga (woodwinds) on track n. 10.

1) Too young for chocolate; 2) Way of escape; 3) Day light; 4) Blue grass; 5) Gi;
6) Little magic; 7) Against; 8) Dark green; 9) Lost gift; 10) Lost gift (reprise).
All compositions by Michele Polga.

Recorded on 31st May 2013 at Art Music Studio, Bassano del Grappa (Vicenza),
by Diego Piotto; mixed and mastered during 2014 by Michele Polga.

Torna a pubblicare con Caligola il vicentino Michele Polga, uno dei più interessanti e originali tenorsassofonisti attivi oggi in Italia, dopo due dischi incisi per Abeat in quintetto con Fabrizio Bosso: «Live at Panic» (2011) e «Studio Session» (2013). Questo suo nuovo lavoro – ma non troppo, a leggere la data di registrazione – ci riporta invece al precedente Cd Caligola, «Clouds over me», che vede all’opera lo stesso quartetto, completato da musicisti sensibili e virtuosi come Paolo Birro – più impegnato al Rhodes che al piano acustico – Stefano Senni e Walter Paoli (nota: l’”ospite molto speciale” dell’ultimo titolo è il suo piccolo figlio Giulio). Chi ha ascoltato l’album del 2008, troverà qui molte affinità con quei climi sognanti, spesso rarefatti, ma sempre intrisi di pregnante musicalità. Ma scoprirà allo stesso tempo un musicista molto maturato, ormai pienamente consapevole dei propri mezzi espressivi, e quindi senza alcun timore reverenziale verso i grandi maestri, passati (Coltrane) e presenti (Shorter).
I brani del disco portano tutti la firma dal leader ed evidenziano, pur con atmosfere diverse (dalla sognante Way of escape alla più aggressiva Day light, quasi “free”), una marcata continuità espressiva, facendo di «Little magic» un’opera estremamente coerente e lineare, da ascoltare tutta d’un fiato. Ci vengono in aiuto le belle parole spese in una recensione da Luca Conti, direttore del mensile Musica Jazz: “non fatevi scappare quest’album, uno dei migliori dischi di sax tenore usciti in Italia nel 2015 e la prova inconfutabile del grande talento di Polga. Dopo quattro dischi da leader (uno dal vivo) e una notevole quantità di partecipazioni a lavori altrui, il sassofonista veneto ripesca oggi lo stesso quartetto che aveva inciso l’ottimo «Clouds Over Me» e ne perfeziona le già brillanti intuizioni … in circolazione – non solo in Italia – c’è ben poca gente che suona con questa forza, lasciando intuire di aver ascoltato e assimilato tutti i grandi dei tempi che furono ma mostrando di aver saputo trovare un’originalità creativa che sa mettere in fuga ogni sospetto d’imitazione.”.

additional news

PMichele Polga (tenor sax, programmino on track n. 10), Paolo Birro (piano,
Rhodes), Stefano Senni (double bass), Walter Paoli (drums).
Very special guest: Giulio Polga (woodwinds) on track n. 10.

1) Too young for chocolate; 2) Way of escape; 3) Day light; 4) Blue grass; 5) Gi;
6) Little magic; 7) Against; 8) Dark green; 9) Lost gift; 10) Lost gift (reprise).
All compositions by Michele Polga.

Recorded on 31st May 2013 at Art Music Studio, Bassano del Grappa (Vicenza),
by Diego Piotto; mixed and mastered during 2014 by Michele Polga.

Michela Polga, one of the most interesting and original tenor saxophonists active today in Italy, from Vicenza, is back with Caligola Records after two albums recorded for Abeat label in quintet with Fabrizio Bosso: «Live at Panic» (2011) and «Studio Session» (2013).
This new – but not too much, according to the recording date – work, brings us back to the previous Caligola album, «Clouds over me»,  recorded by the same quartet, with the addition of sensitive and virtuous musicians such as Paolo Birro – who is here more committed to the Rhodes than to the acoustic piano – Stefano Senni and Walter Paoli.
Those who have listened to the album from 2008, will find here many similarities with those dreamy climates, often rarefied, but always soaked in poignant musicality. But at the same time they will discover a more mature musician, now fully aware of his means of expression, and therefore without any awe of the great masters, past (Coltrane) and present (Shorter). All the tracks of the album are composed by the leader and, although with different atmospheres (from the dreamy Way of escape to the more aggressive Day light, almost “free”), they highlight a marked continuity of expression, transforming  «Little magic»  in an extremely consistent and coherent record, to listen to all at once.
A fine review by Luca Conti, director of “Musica Jazz” magazine, come in handy: “do not miss this album, one of the best tenor sax records released during 2015 in Italy, and the irrefutable proof of Polga’s great talent. After four records as a leader (one live) and a significant amount of participations in other compact–discs, the saxophonist from Veneto digs out today the same quartet that he used while recording the excellent «Clouds Over Me» and refines its already brilliant insights … in circulation – not only in Italy – just a few people play with this strength, suggesting to have listened to and assimilated all the past masters, but showing the ability to find a creative originality that escapes every suspicion of imitation.“.

PAOLO BOTTI

«La fabbrica dei Botti»

Caligola 2202

notizie aggiuntive

Paolo Botti (viola, banjo, dobro guitar), Luca Calabrese (trumpet), Tony Cattano
(trombone), Dimitri Grechi Espinoza (alto sax), Edoardo Marraffa (tenor and
sopranino sax), Tito Mangialajo Rantzer (double bass), Zeno De Rossi (drums).
Special guest: Mariangela Tandoi (accordion) on tracks n. 8/9.

1) Aprile al Trotter; 2) Apostrofi; 3) Prima che torni; 4) Roll; 5) Lenor;
6) Son; 7) The rabbit; 8) Angelica (Duke Ellington); 9) E così sia.
All tunes composed by Paolo Botti, except where indicated.
All arrangements by Paolo Botti.

Recorded in June 2014, at Raffinerie Musicali, Lacchiarella (Milano), by
Fabrizio Barbareschi; mixed by Paolo Casati; mastered by Enrico Terragnoli.

Con questo lavoro per largo ensemble Paolo Botti non cambia rotta, anzi, sviluppa e affina il progetto musicale volto al recupero in chiave contemporanea del blues, iniziato nel 2008 con «Looking back» e proseguito quattro anni dopo con «Slight imperfection». Del suo ormai storico quartetto sono rimasti sia Dimitri Grechi Espinoza che Tito Mangialajo Rantzer, mentre Filippo Monico è stato sostituito da Zeno De Rossi. L’indovinata aggiunta al gruppo base di tre fiati (Luca Calabrese, Tony Cattano, Edoardo Marraffa) ha consentito di arricchire con nuovi colori la già variopinta tavolozza espressiva di Botti, che continua ad alternare alla viola, suo principale strumento, banjo e dobro.
Pubblicato come tutti i suoi precedenti album da Caligola, «La Fabbrica dei Botti», progetto ambizioso e impegnativo, è stato realizzato grazie anche al supporto di Rai RadioTre, che prima lo ha registrato dal vivo (aprile 2014), e poi mandato in onda. Non ha voluto far cadere l’entusiasmo di quella serata il leader, che appena due mesi dopo s’è chiuso in studio per registrare quella musica con la medesima formazione. Tutto è sembrato funzionare alla perfezione, dai serrati bop colemaniani di Aprile al Trotter e Roll, al blues “sudato” di Son, od a quello più disteso di Prima che torni. Vanno segnalate le piacevoli riprese di Lenor (da «Leggende metropolitane», 2000) e di Apostrofi (da «Viola Trio», 2005).
Sono intrisi di nostalgico lirismo, anche per l’aggiunta della fisarmonica di Mariangela Tandoi, gli ultimi due brani dell’album, che sono un’originale rivisitazione di una raffinata ballad ellingtoniana, Angelica, dove “canta” anche la batteria di Zeno De Rossi, nonché l’accorata e sommessa preghiera di E così sia, chiusura quanto mai appropriata di un lavoro riuscito, intriso di echi mingusiani, e che, ne siamo certi, non mancherà di lasciare il segno.

additional news

Paolo Botti (viola, banjo, dobro guitar), Luca Calabrese (trumpet), Tony Cattano
(trombone), Dimitri Grechi Espinoza (alto sax), Edoardo Marraffa (tenor and
sopranino sax), Tito Mangialajo Rantzer (double bass), Zeno De Rossi (drums).
Special guest: Mariangela Tandoi (accordion) on tracks n. 8/9.

1) Aprile al Trotter; 2) Apostrofi; 3) Prima che torni; 4) Roll; 5) Lenor;
6) Son; 7) The rabbit; 8) Angelica (Duke Ellington); 9) E così sia.
All tunes composed by Paolo Botti, except where indicated.
All arrangements by Paolo Botti.

Recorded in June 2014, at Raffinerie Musicali, Lacchiarella (Milano), by
Fabrizio Barbareschi; mixed by Paolo Casati; mastered by Enrico Terragnoli.

With this work for a large ensemble Paolo Botti doesn’t change course, indeed he develops and refines the musical project aimed at recovering the blues in a contemporary way, he began in 2008 with «Looking back» and resumed four years later with «Slight imperfection». Dimitri Grechi Espinoza and Tito Mangialajo Rantzer are still members of the now historical quartet, while Filippo Monico has been replaced by Zeno De Rossi.
The well–guessed addition of three winds (Luca Calabrese, Tony Cattano, Edoardo Marraffa) to the core group, enriches with new colors Botti’s already colorful expressive palette, who continues to alternate the viola, his main instrument, with banjo and dobro.
Published by Caligola, as all of his previous albums, «La Fabbrica dei Botti», a challenging and ambitious project, was made possible thanks to the support of Rai RadioTre, that firstly recorded live (April 2014), and then aired it. The leader wouldn’t bring down the enthusiasm of that night, and after only two months he locked himself in the studio to record that music with the same line–up. Everything seemed to work perfectly, from Aprile al Trotter and Roll, two quick bop in Coleman mode, to the “sweaty” blues of Son, or to the more relaxed one of Prima che torni. The pleasant reprises of Lenor (from «Leggende metropolitane», 2000) and Apostrofi (from «Viola Trio», 2005) are worth mentioning.
Full of nostalgic lyricism, also for the addition of Mariangela Tandoi’s accordion, are the last two tracks of the album, an original reinterpretation of an Ellington’s fine ballad, Angelica, where also Zeno De Rossi’s drums can be heard “singing”, and the heartfelt and hushed prayer of E così sia, a more appropriate than ever closing for a successful work, full of echoes from Mingus, and which, we are sure, will not fail to leave a mark.

GIORGIA SALLUSTIO

«Around Evans»

Caligola 2201

notizie aggiuntive

Giorgia Sallustio (vocals, classical guitar on track n. 10), Alessandro Castelli
(trombone), Nevio Zaninotto (tenor and soprano sax), Rudy Fantin
(piano, Rhodes), Raffaele Romano (double bass), Nicola Stranieri (drums).
Special guests: Alberto Mandarini (trumpet, flugelhorn) on
tracks n. 3/4/5/7/10, Giuseppe Emmanuele (piano) on track n. 4.

1) Turn out the stars (B.Evans/G.Lees); 2) Detour ahead (H.Ellis/J.Frigo/L.Carter);
3) Il colore dell’inquietudine (G.Sallustio); 4) A house is not a home (B.Bacharach/
H.David); 5) The peacocks (J.Rowles/N.Winstone); 6) The two lonely
people (B.Evans/C.Hall); 7) Sea ballad (Roberto Cecchetto); 8) Time remembered
(B.Evans/P.Lewis); 9) Five (B.Evans/J.Borla); 10) Emily (J.Mandel/J.Mercer).
Arrangements by Giorgia Sallustio and Rudy Fantin, except tracks n. 4
by G.Emmanuele, and track n. 10 by G.Sallustio and R.Cecchetto.

Recorded and mixed on 29th and 30th July 2014, at New Art Studio (Varese),
by Paolo Censi and Giuseppe Emmanuele.

Non ama le cose semplici, Giorgia Sallustio, classe 1981, se per l’album del suo debutto come solista ha scelto di reinterpretare ed arrangiare brani del repertorio di uno dei pianisti che ha contribuito a scrivere una parte della storia del jazz: Bill Evans. Nata a Palmanova e cresciuta a Novara, dove si è diplomata con il massimo dei voti in chitarra classica, cui è seguita la laurea in canto jazz al Conservatorio di Como – un’antica passione, la sua, quella per la vocalità – la Sallustio arriva ad affrontare questo affascinante viaggio nel mondo evansiano dopo le più diverse esperienze formative, sia nel campo della musica pop, come vocalist del gruppo Dirotta su Cuba, che dopo aver approfondito l’improvvisazione jazzistica studiando con cantanti del calibro di Roberta Gambarini, Norma Winstone, Sheila Jordan, Maria Pia De Vito o Bob Stoloff.
«Around Evans»  è stato concepito nel 2013 con l’aiuto di cinque amici–musicisti ed il decisivo contributo del pianista Rudy Fantin, che ha curato con lei gli arrangiamenti di tutti i brani del disco, ad eccezione di A house is not a home, arrangiato da Giuseppe Emanuele, pianoforte, ospite insieme al trombettista Alberto Mandarini della seduta di registrazione. Il progetto è naturalmente incentrato sia su composizioni di Evans, come Turn out the stars e Time remembered,  che su standards da lui particolarmente amati, come Detour Ahead ed Emily, ma comprende anche  un brano originale con testo in italiano della Sallustio, Il colore dell’inquietudine, ed uno di Roberto Cecchetto, Sea Ballad, senza parole, in cui la voce diventa davvero uno strumento, confermando tutte le grandi qualità musicali della giovane cantante friulana.
Ci aiutano a capire meglio lo spirito che l‘ha accompagnata in questo lavoro impegnativo ma riuscito, le belle note di copertina scritte da Riccardo Bertoncelli, di cui riportiamo un estratto: «Quest’album è un modo per conoscersi meglio, per trovare una voce, per esprimere anche, con umiltà, un appassionato grazie a un musicista che tanto ha dato alla sua vita artistica. I dieci brani dell’album sono un suo viaggio, forse “il” suo viaggio…».

additional news

Giorgia Sallustio (vocals, classical guitar on track n. 10), Alessandro Castelli
(trombone), Nevio Zaninotto (tenor and soprano sax), Rudy Fantin
(piano, Rhodes), Raffaele Romano (double bass), Nicola Stranieri (drums).
Special guests: Alberto Mandarini (trumpet, flugelhorn) on
tracks n. 3/4/5/7/10, Giuseppe Emmanuele (piano) on track n. 4.

1) Turn out the stars (B.Evans/G.Lees); 2) Detour ahead (H.Ellis/J.Frigo/L.Carter);
3) Il colore dell’inquietudine (G.Sallustio); 4) A house is not a home (B.Bacharach/
H.David); 5) The peacocks (J.Rowles/N.Winstone); 6) The two lonely
people (B.Evans/C.Hall); 7) Sea ballad (Roberto Cecchetto); 8) Time remembered
(B.Evans/P.Lewis); 9) Five (B.Evans/J.Borla); 10) Emily (J.Mandel/J.Mercer).
Arrangements by Giorgia Sallustio and Rudy Fantin, except tracks n. 4
by G.Emmanuele, and track n. 10 by G.Sallustio and R.Cecchetto.

Recorded and mixed on 29th and 30th July 2014, at New Art Studio (Varese),
by Paolo Censi and Giuseppe Emmanuele.

Giorgia Sallustio, born in 1981, doesn’t like simple things if, for her debut album as a leader, she chose to reinterpret and arrange songs from the repertoire of one of the pianists who helped write a part of jazz history: Bill Evans.
Born in Palmanova (Udine) and raised in Novara, where she achieved a degree with honors in classical guitar, followed by a degree in jazz singing at the Conservatory of Como – an old passion of hers, that for the vocals – Sallustio comes to face this fascinating journey into an Evans’ world, after the most diverse educational experiences, both in the field of pop music, as a vocalist in the band Dirotta su Cuba, and of jazz improvisation, after thorough studies with singers such as Roberta Gambarini, Norma Winstone, Sheila Jordan , Maria Pia De Vito and Bob Stoloff.
«Around Evans» was conceived in 2013 with the help of five friends–musicians and with the decisive contribution of pianist Rudy Fantin, who worked with her on the arrangements of all the tunes in the album, except A house is not a home, arranged by Giuseppe Emanuele, piano, along with trumpeter Alberto Mandarini, guest in the recording session.
The project is of course focused on compositions by Evans, as Turn out the stars and Time remembered, and on standards that he particularly loved, as Detour ahead and Emily, but includes an original track with Italian lyrics by Sallustio as well, Il colore dell’inquietudine, and one by Roberto Cecchetto, Sea ballad, without words, in which the voice becomes a real instrument, confirming all the great musical qualities of the young Friulian singer.
The fine liner notes written by Richard Bertoncelli, of which we bring an extract, help us to better understand the spirit that accompanied her in this challenging but successful work: «This album is a way to know yourself better, to find a voice, and to express, with humility, passionate thanks to a musician who has given so much to his artistic life. The ten tracks of the album are a journey, perhaps “her” journey … ».

BABA SISSOKO w/A.SALIS & F.D.MOYE

«Jazz (R)evolution»

Caligola 2200

notizie aggiuntive

Baba Sissoko (vocals, tamani, n’goni, percussion), Antonello Salis (piano,
accordion, keyboards), Famoudou Don Moye (drums, percussion).

) Kumbe; 2) Danaya; 3) Isio Saba; 4) Du Ba; 5) Salis;
6) Wassoulou; 7) Mande Masa; 8) Tama; 9) Moye; 10) Mali Lolo.

All tunes composed by Baba Sissoko.

Recorded by Angelo Pantaleo at Teatro Forma, Bari, on 28 Nov. 2014;
mixed and mastered by Antonio Morgante,  at Blue Train’s Studio,
Mira (Venezia), in March 2015.

Baba Sissoko, griot e polistrumentista del Mali, fautore dell’incontro fra musica etnica e jazz, è impegnato da anni nella diffusione della tradizione musicale del suo paese nel mondo. Nell’Art Ensemble del “dopo–Bowie” Sissoko ha avuto modo di mescolare l’Amadran (musica che per molti studiosi è all’origine del blues) con le musiche popolari afro–americane e il jazz, tentativo che ha avuto il suo apice in due album, «Bamako Chicago Express» (2002) e «Reunion» (2003). Moye e Sissoko dividono questo suggestivo progetto con il pianista–fisarmonicista Antonello Salis, storico protagonista del jazz italiano, improvvisatore vulcanico e incontenibile. Rileggendo la sua biografia si scoprirà come, a cavallo fra gli anni ’70 ed ’80, egli sia venuto più volte in contatto con Lester Bowie e tutta l’AEoC. Formatosi negli anni caldi del free–jazz e della rivolta nera, il batterista–percussionista Don Moye è tra quei musicisti che hanno compiuto il viaggio di “ritorno alle origini”, approfondendo la conoscenza della musica tradizionale africana. Da parte sua il più giovane Baba Sissoko ha unito la tradizione dei griot maliani alle musiche nere occidentali. In mezzo a questi due artisti la presenza di Antonello Salis non appare affatto casuale, dal momento che il musicista sardo è forse il più “fisico” ed “africano” dei jazzisti italiani, capace di muoversi con creatività fra i sentieri tortuosi dell’improvvisazione. Il nome dato al trio, Jazz (R)evolution, appare in tal senso quanto mai appropriato. Non è stato facile selezionare e missare il materiale del concerto di Bari: ogni loro esibizione è infatti un flusso di energia allo stato puro, una catarsi dello spirito e della mente cui è difficile rimanere indifferenti. L’album risulta abbastanza lungo per restituire all’ascoltatore tutta la cangiante bellezza di una musica altrimenti difficile da definire, ma sempre dominata dall’improvvisazione jazz. Significativa infine la dedica a Lester Bowie e Malachi Favors, co–fondatori dell’AEoC, così come al loro mentore italiano, Isio Saba, scomparso nel 2013, che ha avuto l’ulteriore merito di far conoscere a Sissoko sia Salis che Moye.

additional news

Baba Sissoko (vocals, tamani, n’goni, percussion), Antonello Salis (piano,
accordion, keyboards), Famoudou Don Moye (drums, percussion).

1) Kumbe; 2) Danaya; 3) Isio Saba; 4) Du Ba; 5) Salis;
6) Wassoulou; 7) Mande Masa; 8) Tama; 9) Moye; 10) Mali Lolo.

All tunes composed by Baba Sissoko.

Recorded by Angelo Pantaleo at Teatro Forma, Bari, on 28 Nov. 2014;
mixed and mastered by Antonio Morgante,  at Blue Train’s Studio,
Mira (Venezia), in March 2015.

Baba Sissoko, Malian griot and multi–instrumentalist, advocate of the encounter of world music and jazz, has been engaged for years in spreading the musical tradition of his country in the world. In the “after–Bowie” Art Ensemble, Sissoko had the opportunity to mix Amadran (music that for many researchers is the origin of the blues) with Afro–american popular music and jazz, an effort that has peaked in two albums, «Bamako Chicago Express» (2002) and «Reunion» (2003). Moye and Sissoko share this impressive project with pianist–accordionist Antonello Salis, historical protagonist of Italian jazz, a volcanic and uncontainable improviser. Re–reading his biography, you can discover how, at the turn of the ’70s and ’80s, he has come several times in contact with Lester Bowie and the whole AEoC. Trained in the hot years of free–jazz and the Black Revolt, drummer and percussionist Don Moye is among those musicians who have made the journey “back to basics”, deepening the knowledge of traditional African music. On his part the youngest Baba Sissoko has combined the tradition of Malian griot with western black music. In between these two artists, the presence of Antonello Salis doesn’t appear random, as the Sardinian musician is perhaps the most “physical” and “African” of Italian jazz musicians, able to move with creativity among the winding paths of improvisation. The name given to this trio, Jazz (R)evolution, seems very appropriate. It was not easy to select and then mix the material coming from the Bari’s concert: everyone of their performances is really a stream of pure energy, a catharsis of the spirit and of the mind to which is difficult to remain indifferent. The album is long enough to give back to the listener all the iridescent beauty of a music which is difficult to define, although jazz improvisation is the one runs the show. Finally, please note the significant dedication to Lester Bowie and Malachi Favors, co–founders of AEoC, but also to their Italian mentor, Isio Saba, dead in 2013, who had the merit to introduce both Salis and Moye to Sissoko.

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