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RICCARDO CHIARION

«Mosaico»

Caligola 2179

notizie aggiuntive

Riccardo Chiarion (electric guitar), Alessandro Turchet (double bass),
Luca Colussi (drums). Special guest: Pietro Tonolo (tenor sax), except (*).

1) Nostri sogni; 2) Nuvole; 3) Dinamico;  4) Mosaico; 5) Lontano;
6) Mare d’inverno (*); 7) Fuoriporta; 8) Valzer sospeso; 9) Un anno.

All compositions and arrangements by Riccardo Chiarion.
Recorded mixed and mastered on July 21/22,  2012,
at BirdLand Studio, Gorizia, by Francesco Marzona.

Registrato a due anni e mezzo da «Sirene», ma pubblicato dopo solo dodici mesi, quasi a confermare la felice vena creativa del chitarrista goriziano Riccardo Chiarion, «Mosaico» ripropone un gruppo simile al precedente ma che registra due importanti cambiamenti: Pietro Tonolo per Michele Polga al sax tenore, Alessandro Turchet per Stefano Senni al contrabbasso. Si riforma così, grazie alla conferma del batterista Luca Colussi, una fra le coppie ritmiche più richieste ed affiatate del momento, non solo del Triveneto. Il nuovo quartetto, allestito da Chiarion per un importante concerto nella sua città natale, appare abbastanza duttile e ferrato per poter suonare brani armonicamente densi in maniera disinvolta, ed esprimere, allo stesso tempo, una forte carica di energia. Turchet e Colussi esibiscono inoltre una buona dose di sensibilità artistica, prodigandosi per arricchire in maniera costruttiva il materiale compositivo proposto dal leader, confermandosi sezione ritmica ideale, al punto giusto entusiasta, propositiva e stimolante. Non sembra necessario sottolineare ancora le ben note qualità tecnico–espressive del sassofonista veneziano, nel cui gruppo il chitarrista aveva fra l’altro avuto occasione di suonare per quasi tre anni. Quest’incisione riesce a rivelare piuttosto alcune caratteristiche della sua complessa personalità spesso colpevolmente tenute nascoste, o riposte in secondo piano. Oltre ad una straordinaria musicalità, Tonolo qui disvela un insospettabile “fuoco” espressivo, con cui riesce a valorizzare anche il materiale tematico più articolato e complesso. Il disco è stato registrato in una sola giornata; quasi tutti i brani sono quindi una prima “take”, e forse per questo appaiono particolarmente freschi e riusciti. L’album rappresenta un vero e proprio “mosaico” di situazioni musicali diverse, dove temi veloci e melodici, ad esempio Nostri sogni, Dinamico e Un anno, vengono bilanciati da altri più rarefatti, come Nuvole e Valzer sospeso, dove ritmi binari si alternano ad altri ternari e composti, dove le situazioni emotive passano dal jazz rilassato al rock più intenso (Mosaico) od all’atmosfera sottilmente nebulosa di Mare d’Inverno.

additional news

Riccardo Chiarion (electric guitar), Alessandro Turchet (double bass),
Luca Colussi (drums). Special guest: Pietro Tonolo (tenor sax), except (*).

1) Nostri sogni; 2) Nuvole; 3) Dinamico;  4) Mosaico; 5) Lontano;
6) Mare d’inverno (*); 7) Fuoriporta; 8) Valzer sospeso; 9) Un anno.

All compositions and arrangements by Riccardo Chiarion.
Recorded mixed and mastered on July 21/22,  2012,
at BirdLand Studio, Gorizia, by Francesco Marzona.

Recorded two and a half years after «Sirene», but released only 12 months after it, as if to stress the inspired artistic streak of the guitarist Riccardo Chiarion, from Gorizia, «Mosaico» is characterized by a line–up similar to the previous album, except for two important changes. Pietro Tonolo replaces Michele Polga at the tenor sax and Alessandro Turchet replaces Stefano Senni at the double bass. Given the participation of the drummer Luca Colussi,  we find again one among the most requested and close–knit rhythm section of the moment, and not only of Triveneto area. Chiarion put the new quartet together for an important concert in his hometown. Such band seems to be flexible and skilled enough to play confidently songs that are teeming in their harmony, while conveying a strong energy at the same time. Moreover, Turchet and Colussi exhibit a good artistic sensibility: they do all they can to enrich the leader’s compositions in a constructive way. Thus they prove to be the ideal rhythm section, enthusiastic, proactive and stimulating to the right point. There is no need to stress again the well–known technical and expressive qualities of the Venetian saxophonist (besides, Chiarion played in his group for nearly three years). Interestingly, this album manages to reveal some features of Tonolo’s complex personality that are often guiltily hidden or left in the background. Beyond an extraordinary musicality, Tonolo shows an unsuspected expressive fire, which helps him to enhance the value of even the most articulate and complex thematic material. The album was recorded in only one day; thus nearly all the songs are a first take and perhaps this is the reason why they seem particularly vital and well done. The album represents an out–and–out “mosaic” of different musical situations: fast and melodic themes, for example Nostri sogni, Dinamico and Un anno, are balanced by more rarefied themes, such as Nuvole and Valzer sospeso, in which binary rhythms alternate with ternary and compound ones. Also the emotional situations pass from relaxed jazz to very strong rock (Mosaico) or to the thinly hazy atmosphere of Mare d’Inverno.

GIULIANO PERIN TRIO

«Ménage à trois»

Caligola 2178

notizie aggiuntive

Giuliano Perin (piano, vibes and marimba),
Domenico Santaniello (double bass), Daniele Scambia (drums).

 1) Ménage à trois; 2) Arthur’s dance (D.Samuels);
3) You’re my everything (H.Warren/J.Young);  4) Passion & reason;
5) Metropolitrane; 6) Something for us; 7) Night waltz;
8) This is for Chick; 9) Short steps.

 All compositions by Giuliano Perin except where indicated.
Recorded, mixed and mastered on April 6 and 7,  2012, at Cat Sound Studio,
Badia Polesine (Rovigo), by Mario Marcassa.

«Menage a trois» è un progetto in trio dove Giuliano Perin suona piano, vibrafono e marimba. La ragione del titolo è duplice: da un lato vi sono tre musicisti nella più classica delle formazioni jazz, il “piano trio”, dall’altro il leader ha la possibilità di esprimersi suonando tre diversi strumenti. Il  pianoforte è sempre stato il principale, sin da bambino, anche se oggi è più noto come vibrafonista. Da un decennio tutti i suoi lavori discografici lo hanno visto solista di vibrafono – anche i quattro registrati per Caligola – ma il jazzista padovano non ha mai smesso di suonare il pianoforte, sia in trio che per accompagnare solisti e cantanti. Questo  lavoro non rappresenta solo un nuovo episodio del percorso artistico di Perin, ma anche un po’ la sintesi della sua visione artistica, che unisce senso dello swing a padronanza armonica e freschezza improvvisativa. Questo inedito trio, con partner forse poco noti al di fuori dell’area veneta, ma quanto mai solidi e reattivi, dimostra di avere spesso il suono e la forza del quartetto o del quintetto, grazie alla tecnica della sovraincisione, utilizzata con sapienza quasi ovunque. La scaletta comprende solo una nuova composizione, proprio quella che dà il titolo all’album, lo apre e forse meglio rappresenta il variegato universo espressivo del vibrafonista, capace di scavare nelle sue origini, fra jazz elettrico, modale e latino. Ci sono poi un prevedibile ma sentito omaggio a Dave Samuels, ed uno standard fra i meno frequentati del repertorio jazzistico, mentre le rimanenti sei tracce sono tutti nuovi arrangiamenti di composizioni già presenti nei precedenti dischi Caligola, tra cui fa la parte del leone con ben quattro titoli il primo, «Into the vibes» (This is for Chick, Metropolitrane – dichiarati omaggi a Corea e Coltrane – Something for us e Short steps) che, non a caso forse,  è anche l’unico in cui non compare il pianoforte. Disco da gustare tutto d’un fiato, fresco e godibile, solo apparentemente facile, che mette nella giusta luce le molte qualità di Giuliano Perin.

additional news

Giuliano Perin (piano, vibes and marimba),
Domenico Santaniello (double bass), Daniele Scambia (drums).

 1) Ménage à trois; 2) Arthur’s dance (D.Samuels);
3) You’re my everything (H.Warren/J.Young);  4) Passion & reason;
5) Metropolitrane; 6) Something for us; 7) Night waltz;
8) This is for Chick; 9) Short steps.

 All compositions by Giuliano Perin except where indicated.
Recorded, mixed and mastered on April 6 and 7,  2012, at Cat Sound Studio,
Badia Polesine (Rovigo), by Mario Marcassa.

«Menage a trois» is a work recorded by a trio (piano, vibes and marimba are played by Giuliano Perin). The reason for the title is twofold: not only there are three musicians in the most traditional jazz line-up, the “piano trio”, but also the leader has the opportunity to express himself playing three different instruments. The piano has always been his main instrument, since he was a child, even if today he is more renown as a vibraphonist. During the last decade he has performed as a vibraphonist in all his records – including the four one released by Caligola. However Perin, who is from Padua, has never stopped playing the piano, both in trio and to accompany soloists and singers. This work represents not only a new episode in Perin’s artistic path but also the synthesis of his artistic vision, which unites sense of swing with command of harmony and freshness of improvisation. This new trio is characterized by a choice of partners perhaps little–known outside Veneto, even if they are really sound and reactive. Also the album often shows the sound and energy of the quartet or quintet, thanks to the overdubbing technique, which is skilfully used nearly everywhere in the Cd. The tracklist includes only one new composition, just what gives the title to the album, opens it and perhaps best represents the variegated expressive universe of the vibraphonist, who is able to dig into his origins, related to electric, modal and Latin jazz. The album also includes a predictable but sincere tribute to Dave Samuels and a jazz standard among the less popular ones. All the remaining six tunes are new arrangements of compositions already found in the previous Caligola records. In particular there are four compositions from the first one, «Into the vibes» (This is for Chick, Metropolitrane – declared tributes to Corea and Coltrane – Something for us and Short steps), which is the only one where the piano doesn’t feature, perhaps not by chance. This is an album to relish in its entirety, lively and enjoyable, only apparently easy, that properly highlights the several qualities of Giuliano Perin.

CLAUDIO COJANIZ & FRANCO FERUGLIO

«Blue Africa»

Caligola 2177

notizie aggiuntive

Claudio Cojaniz (piano), Franco Feruglio (double bass).

1) Shining Kilimanjaro; 2) Blue Africa; 3) Lion’s trip;  4) Ya–Hamba;
5) Quicksand; 6) Prayer; 7) DK blues; 8) Freedom and flowers;
9) Magic wave; 10) At nightfall; 11) Gerson “the dog” rumba.

All compositions by Claudio Cojaniz.
Recorded mixed and mastered on January 16/17,  2013, at ArteSuono
Recording Studios, Cavalicco (Udine), by Stefano Amerio.

Settimo album Caligola per Claudio Cojaniz che, dopo aver esplorato il blues, Duke Ellington e Thelonious Monk, torna all’Africa, ovvero alle radici del jazz. Registrato in duo con il prezioso contrabbasso del corregionale Franco Feruglio, «Blue Africa» si presenta come un suggestivo viaggio attraverso le diverse tradizioni musicali africane, rivisitate con l’originale creatività di un improvvisatore del nostro tempo. L’Africa, filtrata soprattutto attraverso Abdullah Ibrahim, era già comparsa in due recenti lavori come «Howl», con la NION Orchestra (African Market e Medicine Man), e «The hearth of the Universe», alla testa dell’A.P. Trio (A.P. dance, Great spirit e Teacher in the Universe). Dice di questo meditato ed intenso lavoro, il pianista friulano: “Il duo si esprime su atmosfere d’Africa, viaggiando in modo originale tra nenie materne ed infantili, evocazioni di blues astrali e danze rituali. Non rifà il verso a questa grande e variegata cultura, non c’è nessuna invasione: con grande rispetto, invece, ne trae fonte d’ispirazione e la reinterpreta. L’Africa come grande e amorevole Madre quindi, presente ed eterna. Una grande Arte questa che sa riportarci dentro un gioco antidepressivo e serio, come seri sono i bambini quando giocano… intanto l’uomo bianco è sempre più scolorato”. Ma è invece ricca di colori la sua musica, una tavolozza che va dal rosso fuoco di Lion’s trip, al rosa tenue di At nightfall, ballad con mood jazzistico dai toni crepuscolari, per rifare il verso al titolo. Ma è soprattutto il contrabbasso suonato con l’archetto da Feruglio, a conferire un andamento maestoso alle melodie ipnotiche di Shining Kilimanjaro, Ya–Hamba, sommessa preghiera, e Freedom & flowers, che ha le cadenze di una dolce ninna–nanna. Ma il “bambino” che c’è in Cojaniz ha improvvisi scatti, sa sognare ma anche correre a perdifiato, sa accelerare i ritmi, tornando ad un blues più energico, con DK blues e Quicksand, guardando rispettivamente Monk ed Ellington, o coinvolgendoci nella gioiosa danza caraibica di Gerson “the dog” rumba. Disco da ascoltare tutto d’un fiato,  sorta di viaggio a ritroso nel tempo, ma non tanto per fuggire il presente, quanto piuttosto per tentare di ridargli dignità.

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Claudio Cojaniz (piano), Franco Feruglio (double bass).

1) Shining Kilimanjaro; 2) Blue Africa; 3) Lion’s trip;  4) Ya–Hamba;
5) Quicksand; 6) Prayer; 7) DK blues; 8) Freedom and flowers;
9) Magic wave; 10) At nightfall; 11) Gerson “the dog” rumba.

All compositions by Claudio Cojaniz.
Recorded mixed and mastered on January 16/17,  2013, at ArteSuono
Recording Studios, Cavalicco (Udine), by Stefano Amerio

This is the seventh Caligola Cd for Claudio Cojaniz. After exploring blues, Ellington and Monk, he goes back to Africa, to the roots of Jazz. «Blue Africa» was recorded with the invaluable double bass of Franco Feruglio, who comes from the same area. The album is a striking journey through the different African music traditions, reworked with the original creativity of a contemporary improviser. Mostly sifted through Abdullah Ibrahim, Africa had already appeared in two of his recent works like «Howl», with the NION Orchestra (African Market and Medicine Man), and «The hearth of the Universe», with the A.P. Trio (A.P. dance, Great spirit and Teacher in the Universe). The Friulian pianist tells us about this meditated and intense work: “the duo expresses itself making use of African atmospheres, moving in an original way between maternal and children’ sing–songs, evocations of astral blues and ritual dances. It doesn’t hit off this great and variegated culture, there isn’t any invasion: instead the Cd takes inspiration from it and reinterprets it with great respect. Thus Africa as great and loving Mother, present and eternal. It’s a great Art this one that can take us back into an antidepressant and serious game, like children are serious when they play… in the meantime the white man is more and more faded”. Instead Cojaniz’s music is full of colours, a palette that goes from the flame red of Lion’s trip, to the soft pink of At nightfall, a ballad characterized by a jazzy mood with twilight tones. However it’s most of all the double bass played with the bow by Feruglio that gives a maestoso modulation to the hypnotic melodies of Shining Kilimanjaro, Ya–Hamba, whispered prayer, and Freedom & flowers, which has the lilt of a sweet lullaby. Nevertheless the “child” inside Cojaniz suddenly changes his direction: he can dream but run breathlessly too, he can speed up the rhythms, going back to a more vigorous blues, in DK blues and Quicksand, taking inspiration from Monk and Duke respectively, or involving us in the joyful Caribbean dance of Gerson “the dog” rumba. An album to listen to all the way through, travelling back in time in a way, but not so much to escape the present as to try to give it dignity again.

NICOLA FAZZINI QUARTET

«Metamorfosi»

Caligola 2176

notizie aggiuntive

Nicola Fazzini (alto sax), Riccardo Chiarion (electric guitar),
Stefano Senni (double bass), Luca Colussi (drums).

1) Metamorfosi I; 2) Metamorfosi II; 3) Metamorfosi III;
4) Black Narcissus (Joe Henderson); 5) Il cubo di Escher;
6) Low moon; 7) Swan song.

All tunes composed by Nicola Fazzini, except where indicated.
Recorded mixed and mastered in November 2012, at Imput Level
Recording Studio, S.Biagio di Callalta (Treviso), by Claudio Zambenedetti.

Caligola pubblica anche il secondo album del quartetto del sassofonista Nicola Fazzini, registrato quattro anni dopo l’ottimo «Watch Your Step». Mentre rimangono al loro posto Riccardo Chiarion e Stefano Senni, cambia il batterista, che è Luca Colussi e non più Tommaso Cappellato (entrambi fra i migliori giovani specialisti italiani dello strumento). In questo quinquennio il sassofonista milanese, ma veneto di adozione, non è però stato fermo. Si è dedicato sia a progetti condivisi con il bassista trevigiano Alessandro Fedrigo, sia all’attività di direttore della Scuola di Musica T.Monk di Mira, ereditata da Marcello Tonolo. Da ricordare, fra i molti Cd, almeno «Nigredo» (2010), in trio con Fedrigo e Carlo Canevali, batteria, e «Idea F» (2012), firmato dall’XY Quartet che, oltre alla coppia Fazzini–Fedrigo, comprende Luigi Vitale, vibrafono, ed ancora Colussi. Tutte queste esperienze hanno contribuito alla maturazione artistica di Fazzini, che si dimostra a suo agio tanto nel jazz tradizionale quanto in quello più sperimentale. «Metamorfosi» presenta tutti brani del leader ad esclusione di Black Narcissus, splendida ballad di Joe Henderson. Un doppio filo conduttore anima il disco, che da un lato evoca le sonorità dell’attuale scena newyorchese – per il tipo di formazione, l’uso di poliritmie e di modulazioni metriche – dall’altro nasce dallo studio di materiale tipicamente europeo. Tutte le composizioni si basano infatti sullo sviluppo di un’unica scala, ripresa da una teoria del compositore russo Nikolaj Slonimskij. Le trasmutazioni di questi elementi sonori ci conducono in un mondo di volta in volta metropolitano o sognante, reale o immaginario, confortati da un linguaggio sempre nitido e sincero. Dai tre brani di apertura, le Metamorfosi, si giunge alle geometrie di Escher, per passare alla già citata ballad e chiudere con due temi fortemente evocativi come Low moon, melodia costruita sul giro armonico del noto standard How high the moon, secondo un procedimento caro ai boppers, e Swan song, che conclude l’album in modo circolare, riprendendo nell’interludio la scala iniziale con cui era partito.

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Nicola Fazzini (alto sax), Riccardo Chiarion (electric guitar),
Stefano Senni (double bass), Luca Colussi (drums).

1) Metamorfosi I; 2) Metamorfosi II; 3) Metamorfosi III;
4) Black Narcissus (Joe Henderson); 5) Il cubo di Escher;
6) Low moon; 7) Swan song.

All tunes composed by Nicola Fazzini, except where indicated.
Recorded mixed and mastered in November 2012, at Imput Level
Recording Studio, S.Biagio di Callalta (Treviso), by Claudio Zambenedetti.

Caligola releases also the second Cd of the Nicola Fazzini Quartet. Recorded four years after the excellent «Watch Your Step», this Cd has still Riccardo Chiarion and Stefano Senni, but the drummer is now Luca Colussi instead of Tommaso Cappellato,  both two among the best young Italian virtuosos. However Fazzini, born in Milan, then transferred to Veneto area, kept on pursuing music during the last five years. He was involved both in projects shared with the bass player Alessandro Fedrigo, from Treviso, and in the activity of director of the T.Monk Music School at  Mira (Venice). Worth mentioning among many albums are at least «Nigredo» (2010), played as part of a trio with Fedrigo and Carlo Canevali, and «Idea F» (2012) by the XY Quartet, which includes the pair Fazzini–Fedrigo, but also Luigi Vitale, vibes, and Colussi again. All these experiences have contributed to the Fazzini’s artistic maturation, who appears to feel at ease both with mainstream and avant–garde jazz. All the tunes of «Metamorfosi» were composed by the leader, except Black Narcissus, a wonderful ballad by Joe Henderson. The album is shaped by two guiding principles: on the one hand it evokes the sonorities of the today New York scene – given the type of line–up, the use of polyrhythm and metric modulations – on the other hand it’s born from the study of typical European material. Indeed all the compositions are based on the development of a single musical scale, taken from a theory of the Russian composer Nikolaj Slonimskij. The transmutations of these sonorous elements lead us to a world that is sometimes metropolitan sometimes dreamy, sometimes real sometimes unreal, but with the comforting effect of a clear and honest style. From the three opening songs (Metamorfosi) we move, after the Henderson’s ballad, to Escher’s geometries and then to the last two strongly evocative themes. One is Low moon, a melody built on the harmonic progression of the well–known standard How high the moon,  with some chord changes in be–bop style. The other one is Swan song, which closes up the album in a circular way, taking up again in the interlude the musical scale of the beginning.

SEVEN STEPS QUINTET

«Elements»

Caligola 2175

notizie aggiuntive

Francesco Bearzatti (tenor sax, clarinet), Francesco Pinetti (vibes),
Pierpaolo Cogno (piano, Fender Rhodes), Mario Cogno (double bass),
Andrea Michelutti (drums).

1) 1° Elemento: Terra; 2) 2° Elemento: Acqua;
3) 3° Elemento: Aria;  4) 4° Elemento: Fuoco; 5) 5° Elemento.

All compositions by Pierpaolo Cogno; arrangements by Francesco Pinetti.
Recorded, mixed and mastered on December 27/28/29,  2012, at ArteSuono
Recording Studios, Cavalicco (Udine), by Stefano Amerio.

Pierpaolo Cogno, classe 1959, è pianista sopraffino anche se poco noto nel nostro paese. Ha studiato al Conservatorio Tartini di Trieste, passando presto al jazz sulle orme del fratello maggiore Mario, perfezionandosi poi con Enrico Pieranunzi e Franco D’Andrea a Siena. Dopo aver fondato, insieme al batterista Gabriele Centis – che ancora la dirige – la Scuola di Musica 55, da un ventennio si è trasferito in Svizzera, a Lugano, dove insegna, ed ha avuto quindi poche occasioni per farsi apprezzare dagli appassionati italiani. Qualcosa dovrebbe cambiare con il quintetto Seven Steps, che il pianista triestino ha costituito nel 2008 e con cui ha inciso due album. Già il disco del debutto, «Seven Steps», pubblicato nel 2009, ma di difficile reperibilità – lavoro che esplora il significato dei sette intervalli musicali – faceva intravvedere gli ambiti stilistici in cui si muove il jazz di Cogno, un modern–bop di gusto modale, dalle spiccate qualità melodiche ed aperto ai più diversi stimoli, apertura che s’è ulteriormente accentuata in questo nuovo progetto, dedicato al dialogo fra i cinque elementi della natura e l’uomo. Registrato a fine 2012, «Elements» vede all’opera la stessa sezione ritmica, ormai solida ed affiatata, del precedente lavoro, che affianca a Pierpaolo (al Fender Rhodes, in Acqua) Mario Cogno, contrabbassista dalla cavata profonda (lo si ascolti nell’incipit dei due ultimi brani), ed il batterista Andrea Michelutti – altro illustre friulano “emigrato”, in Francia, come Bearzatti – mentre una vera e propria “rivoluzione” viene operata nella front–line, inserendo al posto della tradizionale coppia sax–tromba (Max Spizio e Fabrizio Pontiggia, con ospite Fabrizio Bosso), il pirotecnico sax tenore di Francesco Bearzatti (clarinetto nell’ultimo brano), in quest’occasione sorprendentemente lirico e rilassato (Terra), ed il vibrafono di Francesco Pinetti. Il risultato è un quintetto davvero bene assortito, che ricorda i primi Steps Ahead, ma anche Chick Corea (Aria) e Gary Burton. Ogni riferimento è però inserito all’interno di un linguaggio fresco e personale, per nulla reverenziale nei confronti di tali maestri.

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Francesco Bearzatti (tenor sax, clarinet), Francesco Pinetti (vibes),
Pierpaolo Cogno (piano, Fender Rhodes), Mario Cogno (double bass),
Andrea Michelutti (drums).

1) 1° Elemento: Terra; 2) 2° Elemento: Acqua;
3) 3° Elemento: Aria;  4) 4° Elemento: Fuoco; 5) 5° Elemento.

All compositions by Pierpaolo Cogno; arrangements by Francesco Pinetti.
Recorded, mixed and mastered on December 27/28/29,  2012, at ArteSuono
Recording Studios, Cavalicco (Udine), by Stefano Amerio.

Pierpaolo Cogno, born in 1959, is an excellent pianist even if he is hardly known in Italy. After studying at the Conservatorio Tartini, in Trieste, he moved soon to jazz following in his older brother Mario’s footsteps. He then perfected himself with Enrico Pieranunzi and Franco D’Andrea, at Siena Jazz School. After funding the “Scuola di Musica 55” with Gabriele Centis – who still manages it – Pierpaolo moved to Lugano, where he has been living for twenty years and where he teaches. Thus Pierpaolo had few occasions to be appreciated in his country. Something should change with the Seven Steps Quintet, started by Pierpaolo in 2008. The debut album, «Seven Steps», released in 2009 and difficult to find now, explored the meaning of the seven music intervals and it already allowed us to catch a glimpse of the stylistic features of Cogno’s jazz: a modern–bop characterised by a modal style, with marked melodic qualities and open to the most varied influences. This openness became even stronger in this new project dedicated to the dialogue between the five elements of nature and mankind. Recorded in the end of 2012, «Elements» was realised with the previous album’s rhythm section, whose members made by then a good and solid team. It sees Pierpaolo (at the Fender Rhodes in Acqua) playing with his brother Mari, a double bass player characterised by a deep touch, and with the drummer Andrea Michelutti, another eminent native of Friuli who, like Francesco Bearzatti, migrated to France. Meanwhile an out–and–out “revolution” happened in the front–line, replacing the traditional couple sax–trumpet (Max Spizio–Fabrizio Pontiggia, or Fabrizio Bosso, in the first Cd) with the Bearzatti’s pyrotechnical tenor sax (he plays the clarinet in the last song), who is surprisingly lyrical and relaxed (Terra) in this occasion, and the vibes of Francesco Pinetti. A really well–matched quintet resulted. It reminds us of the first Steps Ahead, but also of Chick Corea (Aria) and Gary Burton. Every reference is inserted in a fresh and personal language though, not in the least reverential towards those masters.

ART STUDIO

«Rendez vous»

Caligola 2174

notizie aggiuntive

Francesco Aroni Vigone (alto & soprano sax), Claudio Lodati (guitar),
Irene Robbins (piano, vocals), Enrico Fazio (double bass),
Fiorenzo Sordini (drums, percussion).

1) Tumbu; 2) Reunion; 3) Tip Tap; 4) Shorebird;
5) Esquinas; 6) Gyes; 7) Ocean blues.

Recorded and mixed at (52+1) Studio, Agliano (Asti), in July 2012,
by Pippi “Adogontour” Leardi (tracks 1–6) and by Fosca Massucco (track 7).
Mastering by Maurizio Giannotti.

Raro esempio sia di longevità artistica che di parsimonia produttiva, l’Art Studio aveva festeggiato nel 2007, con «Trenta_Live in Torino», suo ottavo album ufficiale, i 30 anni di attività discografica. Ma il gruppo s’era addirittura formato tre anni prima, nel 1974, sulla scia dei nuovi fermenti creativi presenti soprattutto sulla scena jazzistica romana e milanese. Sei anni dopo, l’Art Studio si conferma voce più che mai viva e personale del jazz italiano, avvicinandosi quindi nel migliore dei modi, con questo «Rendez vous», lavoro attuale e fresco, al quarantennale. Se si esclude la raccolta «The complete CMC Sessions», con cui Splasc(h) aveva riedito quattro titoli ormai introvabili, pubblicati fra il 1978 ed il 1986 da CMC, questo è il nono lavoro del gruppo, che si ripresenta con molte conferme ma anche con qualche novità. E’ sempre lo stesso, quello delle origini, il trio composto dal chitarrista Claudio Lodati, dal contrabbassista Enrico Fazio e dal batterista Fiorenzo Sordini. E’ nuovo invece l’inserimento del sassofonista Francesco Aroni Vigone – anche lui piemontese, musicista di formazione classica, già componente stabile dei gruppi di Fazio e del trombonista americano Marty Cook – che prende il posto di uno dei quattro storici fondatori, l’eclettico e vulcanico Carlo Actis Dato. C’è poi l’inserimento di Irene Robbins, che diventa il quinto elemento della formazione. Più che di novità, bisognerebbe  però parlare in questo caso di ritorno, poiché la pianista e cantante di Detroit aveva già partecipato, dal 1981 al 1986, a tre importanti lavori del gruppo. La Robbins si ritaglia un ruolo per nulla marginale in questa nuova produzione, non solo suonando in ogni traccia, ma firmando anche due delle sette composizioni presenti. Si arricchisce così la tavolozza dei colori di un progetto che proprio nell’incontro di anime diverse ma complementari – l’etereo free della Robbins, le ipnotiche figurazioni neo–bop di Aroni Vigone e Fazio, il rock sperimentale, quasi crimsoniano, di Lodati – sembra ritrovare un’originale e definita cifra stilistica, non distante da quella che ne aveva decretato il successo di critica negli anni ’80.

additional news

Francesco Aroni Vigone (alto & soprano sax), Claudio Lodati (guitar),
Irene Robbins (piano, vocals), Enrico Fazio (double bass),
Fiorenzo Sordini (drums, percussion).

1) Tumbu; 2) Reunion; 3) Tip Tap; 4) Shorebird;
5) Esquinas; 6) Gyes; 7) Ocean blues.

Recorded and mixed at (52+1) Studio, Agliano (Asti), in July 2012,
by Pippi “Adogontour” Leardi (tracks 1–6) and by Fosca Massucco (track 7).
Mastering by Maurizio Giannotti.

A rare example both of artistic longevity and of productive parsimony, Art Studio celebrated in 2007, with its eighth official album, «Trenta_Live in Torino», thirty years of recording activity. However the band had already formed in 1974, three years before, in the wake of the new creative ferments characterizing most of all the Rome and Milan jazz scene. Six years after that record, Art Studio confirms itself as a more than ever lively and personal voice of Italian jazz, thus approaching in the best way its fortieth anniversary with this fresh and up–to–date «Rendez vous». Excluding «The complete CMC Sessions» collection, with which Splasc(h) label had re–edited four by then unobtainable albums, released between 1978 and 1986 by CMC, this is the ninth record of the group, which here includes both old and new members. The rhythmic trio, with the guitarist Claudio Lodati, the double bass player Enrico Fazio and the drummer Fiorenzo Sordini, is always the same, the one of the origins. The saxophonist Francesco Aroni Vigone is a new member instead. He’s from Piemonte too, has a classical education and was already a member of the bands of Fazio and of the American trombonist Marty Cook. In «Rendez vous» Aroni Vigone takes the place of one of the four historical band’s founders, the eclectic and lively Carlo Actis Dato. Lastly Irene Robbins becomes the fifth element of the ensemble. However this is more a comeback than a novelty, because Robbins, pianist and singer from Detroit, had already played in three important Art Studio’s albums between 1981 and 1986. She carves out a certainly not negligible role in this Cd, not only playing in every tune but also composing two of them. This colour palette is further enriched by the meeting of different but complementary souls, the Lodati’s experimental and King Crimson–inspired rock, the Robbins’ ethereal free–jazz, the Fazio and Aroni Vigone’s hypnotic neo–bop shapes. Thus the new project seems to recover a defined and original stylistic hallmark, not far from the one that determined the band’s critical success during the eighties.

R.CAON – M.CARLESSO – S.BATTAGLIA

«Three open rooms»

Caligola 2173

notizie aggiuntive

Stefano Battaglia (piano), Roberto Caon (double bass),
Marco Carlesso (drums).

1)  Norway’s song; 2) The sad bull; 3) New morning; 4) Flying;
5) Regrets; 6) First song; 7) Thank you so much Joe; 8) Trip

Recorded mixed and mastered on January 18,  2010, at ArteSuono
Recording Studios, Cavalicco (Udine), by Stefano Amerio.

Il trio come forma espressiva unitaria e paritetica continua a segnare l’interessante percorso musicale del contrabbassista Roberto Caon, classe 1961, che tre anni dopo «Slash Art 3» torna a pubblicare per Caligola un altro riuscito lavoro, ed anche in questo caso titolo del disco e nome del gruppo coincidono, «Three Open Rooms». Se identico è il batterista, Marco Carlesso, sottile e raffinato, davvero ideale per questo tipo di musica, sussurrata e mai gridata, diverso è invece il pianista scelto per condividere la nuova avventura. Lì c’era il meno noto ma egualmente funzionale Marco Ponchiroli, qui il più famoso Stefano Battaglia, artista Ecm che non ha certo bisogno di presentazioni. Come con Slash – lì però il lavoro bruscamente s’interruppe – anche quest’incisione è solo una tappa di un processo creativo che parte da lontano ma in questo caso, per nostra fortuna, sta ancora continuando. Molti sanno che Battaglia è uno degli storici docenti di Siena Jazz, dove da tempo conduce dei laboratori permanenti di musica d’insieme, che spesso producono sorprendenti risultati. La coppia ritmica veneta ha lavorato – e continua a farlo – con Stefano Battaglia dal 2008, incontrandosi circa una volta al mese, ed il materiale su cui si sono esercitati nel corso del 2009, interamente frutto della penna di Caon, è talmente piaciuto al  “maestro” che, allorché gli è stato chiesto, non ha esitato a registrarlo e ad eseguirlo qualche volta dal vivo. Come però spesso succede, quando un leader dalla spiccata personalità si mette al servizio di un altro musicista – con l’umiltà che hanno solo i maestri – cambia un poco anche il suo orizzonte espressivo. L’incontro di Battaglia con il jazz più fisico e sanguigno di Caon ci fa assaporare un “nuovo” e sempre splendido pianista, molto vicino a quello delle origini, meno cerebrale forse, ma non per questo meno profondo. Un’iniezione di vitale creatività che fa bene alle nostre orecchie. Ce lo indicano subito la lirica e profonda Norway’s song, introdotta dalla sontuosa cavata del contrabbasso del leader, ma anche la lunga The sad bull, di sapore jarrettiano, così come il toccante omaggio a Joe Zawinul, ricordato da Roberto Caon con sincero affetto nel penultimo brano dell’album.

additional news

Stefano Battaglia (piano), Roberto Caon (double bass),
Marco Carlesso (drums).

1)  Norway’s song; 2) The sad bull; 3) New morning; 4) Flying;
5) Regrets; 6) First song; 7) Thank you so much Joe; 8) Trip

Recorded mixed and mastered on January 18,  2010, at ArteSuono
Recording Studios, Cavalicco (Udine), by Stefano Amerio.

The trio as an unitary and equal expressive form continues to characterize the interesting musical evolution of the double bass player Roberto Caon, born in 1961, who releases another successful album for Caligola, three years after «Slash Art 3». Also in this case the title of the Cd and the name of the band are the same, «Three Open Rooms». If the drummer is the same one, Marco Carlesso, who is subtle and refined, really ideal for this kind of music, whispered and never shouted, on the contrary the pianist chosen to share this new adventure is a different one. There he was the less known but equally functional Marco Ponchiroli, here the more famous Stefano Battaglia, an Ecm artist that surely doesn’t need any introduction. Like with Slash – in that case the work was suddenly interrupted – also this album is only a stage in a creative process that had started long ago but is still continuing, luckily for us. Many know that Battaglia is a historical teacher of Siena Jazz, where he has been running for some time Ensemble Music Laboratories, with permanent groups, which often produce amazing results. Roberto and Marco, both from Veneto, have been working with him since 2008, meeting up once a month. Battaglia liked so much what they played during 2009, entirely created by Caon that, once asked, he accepted to record and play live that music without hesitation. However, like it often happens, when a leader with a strong personality places himself at another musician’s disposal – with the humility that only masters show – even his expressive horizon changes a bit. The meeting of Battaglia with the more physical and full–blooded jazz of Caon makes us taste a “new” and always wonderful pianist, very close to the origins’ one, maybe less cerebral but not less deep. This Cd is an injection of vital creativity that benefits our ears. This is immediately highlighted by the lyrical and deep Norway’s song, introduced by the sumptuous touch of the leader’s double bass, but also by the long The sad bull, influenced by Keith Jarrett, and the touching homage to Joe Zawinul, remembered by Roberto Caon with sincere affection in the penultimate tune of the album.

MASSIMO DE MATTIA

«Trilemma»

Caligola 2172

notizie aggiuntive

Massimo De Mattia (flutes), Bruno Cesselli (piano),
Alessandro Turchet (double bass).

 1) Trilemma; 2) About nothing, with precision; 3) A separate reality;
4) Disamore; 5) Transcendence; 6) Rapid obsolescence; 7) Minotaur;
8) Soziale plastic; 9) Not to see, not to be seen; 10) Atlas of contempt; 11) Fission;
12) Lost God; 13) Confutation; 14) Abjuration; 15) Inert; 16) Trilemma.

 Recorded mixed and mastered in 2012 at Imputlevel Studio,
San Biagio di Callalta (Treviso), by Claudio Zambenedetti.

Siamo orgogliosi di poter finalmente annoverare nel nostro catalogo una produzione discografica di un musicista dello spessore di Massimo De Mattia, nato a Pordenone nel 1959, da oltre un ventennio originale ed autorevole protagonista del jazz italiano con uno strumento tra i meno frequentati nel nostro ambito musicale com’è il flauto. Sin dal suo primo disco da leader – il già notevole «Poésie pour Pasolini», del 1993 – De Mattia si è concentrato sull’idea di un piccolo gruppo con il quale lavorare in modo continuativo. Il tentativo è stato quello di riuscire a trovare un nucleo di musicisti e delle modalità di funzionamento che non fossero quelle codificate nel jazz mainstream o di matrice neo–boppistica. Dopo il riuscito «Black novel» (Rudi Records, 2012), registrato in quintetto, c’era la precisa volontà di ridurre ulteriormente l’organico, per mettere a punto una formazione dove i ruoli dei musicisti fossero ancor meno statici. Di quello splendido gruppo sono quindi rimasti, oltre al leader naturalmente, il fedele pianista Bruno Cesselli, attivo dal 1980 sulla scena jazzistica italiana, ed il più giovane ma già apprezzato contrabbassista Alessandro Turchet. A solo un anno di distanza dal precedente lavoro De Mattia ha quindi portato il trio così costituito in studio di registrazione ed il risultato, frutto di un ancor più fitto “interplay”, è tutto nei sedici brani racchiusi nei poco meno di quaranta minuti di «Trilemma» (il brano, che dà il titolo all’album, porta la firma di Cesselli), piccola luminosa gemma del jazz italiano di questo nuovo decennio. Citiamo, in conclusione, il critico musicale Alberto Bazzurro, che ha mostrato di apprezzare non poco la nuova incisione del flautista friulano: “…ci sono, così, frangenti decisamente più cameristici e altri quasi sfrontati, ripiegamenti sospesi e gorghi turbinosi, quasi magmatici, lirismo ed asciuttezza, cerebralità e abbandono…”. L’impresa, non certo facile, di coniugare fruibilità e tensione verso la ricerca, la non ovvietà, può quindi dirsi alla fine decisamente riuscita.

additional news

Massimo De Mattia (flutes), Bruno Cesselli (piano),
Alessandro Turchet (double bass).

 1) Trilemma; 2) About nothing, with precision; 3) A separate reality;
4) Disamore; 5) Transcendence; 6) Rapid obsolescence; 7) Minotaur;
8) Soziale plastic; 9) Not to see, not to be seen; 10) Atlas of contempt; 11) Fission;
12) Lost God; 13) Confutation; 14) Abjuration; 15) Inert; 16) Trilemma.

 Recorded mixed and mastered in 2012 at Imputlevel Studio,
San Biagio di Callalta (Treviso), by Claudio Zambenedetti.

We are proud we can finally count a record by a musician of the importance of Massimo De Mattia in our catalogue. He was born in Pordenone in 1959 and he has been for more than twenty years an original and influential protagonist of Italian jazz with an instrument that is among those least played in our music circles: the flute. Since his first album as a leader – the already remarkable «Poésie pour Pasolini», of 1993 – De Mattia has concentrated on the idea of a small combo with which he could work in a continuative way. He wanted to find a group of musicians and some musical methodologies that were different from the ones codified in mainstream or neo–bop jazz. After the successful «Black novel» (Rudi Records, 2012), which was recorded with a quintet, there was a definite desire to reduce further on the musicians’ number, to achieve a band in which the roles were even less static. Of that marvellous band the following players have remained: the leader, of course, the loyal pianist Bruno Cesselli, who has been active in the Italian jazz scene since 1980, and the younger but already appreciated double bass player Alessandro Turchet. After only one year from the previous album, the trio made up by him and the other two musicians went to a recording studio and the result, which is the outcome of an even more intense interplay, are the sixteen songs contained in the nearly–forty–minutes–long «Trilemma» (which is the title track too, composed by Cesselli), a little bright gem of the Italian jazz of this new decade. To conclude, let’s quote the music critic Alberto Bazzurro, who appreciated very much the new record of the flautist from Friuli: “… there are, thus, moments definitely closer to chamber music and others nearly impudent, suspended retreats and stormy whirlpools, nearly jumbled, lyricism and curtness, intellectualism and neglect…”. In the end the goal of combining availability and tension towards research, what isn’t obvious, which is certainly not an easy one, has been thus definitely achieved.

TRABUCCO BROS

«Orchestra»

Caligola 2171

notizie aggiuntive

Marco Ponchiroli** (piano), Lanfranco Malaguti (electric guitar),
Simone Serafini (double bass), Marco Trabucco** (acoustic & double bass),
Luca Colussi and Max Trabucco** (drums). **Trio on tracks n. 2/5/7.

1) For the city; 2) Happiness island; 3) Prelude;
4) Orchestra; 5) Sentimento 28 pt. 1; 6) Le chat noir;
7) Indigo; 8) Bogolobene; 9) Sentimento 28 pt. 2; 10) At last.

 Recorded mixed and mastered at ArteSuono Recording Studios,
Cavalicco (Udine), in September 2011, by Stefano Amerio.

Pur molto giovani, i fratelli Trabucco, nati ed ancora attivi a Mestre, sono già al secondo disco a proprio nome. Marco, classe 1985, suona contrabbasso e basso elettrico, mentre Max, classe 1989, è batterista. A due anni da «Open / Close», pubblicato da Blue Serge, ma registrato in quello stesso anno, esce quindi «Orchestra», concept–album certamente più originale. Lì un quartetto con il sax alto di Nicola Fazzini e la chitarra di Lanfranco Malaguti era impegnato nell’interpretazione di standard, mentre in questo lavoro tutti i brani sono originali, nati dalla curiosità di sperimentare l’accostamento fra musica scritta ed improvvisata, ma soprattutto molto diversa è la formazione, anzi meglio sarebbe dire “le formazioni”. I nove brani (il decimo, At last, è un frammento che dura meno di un minuto), sono infatti interpretati parte da un classico trio jazz (Happiness Island, Sentimento 28 pt. 1 e Indigo), abilmente guidato dal duttile pianoforte di Marco Ponchiroli, parte (i sei rimanenti) da un’atipica formazione allargata, un sestetto con doppia sezione ritmica. Il contraltare ai due fratelli–leader, è rappresentato dalla solida ed altrettanto affiatata coppia formata da Simone Serafini, contrabbasso, Luca Colussi, batteria, mentre si dividono il ruolo di solisti il già citato pianista ed il chitarrista Lanfranco Malaguti, già presente nel primo album dei Trabucco. La scelta si rivela quanto mai indovinata, poiché la presenza di musicisti esperti e carismatici, come i quattro scelti per completare il sestetto, conferisce solidità e concretezza ad un progetto molto libero ed aperto, e per questo assai rischioso, venendo richiesto ai sei musicisti di interpretare contemporaneamente la stessa idea musicale.  Una libertà che appare sapientemente “controllata”, com’è chiaro sin dal brano d’apertura, il suggestivo For the city, ma soprattutto nella composizione che dà il titolo all’album e trae linfa vitale dal fitto dialogo tra la chitarra di Malaguti ed il piano di Ponchiroli, che invece avvolge i brani eseguiti in trio del suo dolce e sognante lirismo.

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Marco Ponchiroli** (piano), Lanfranco Malaguti (electric guitar),
Simone Serafini (double bass), Marco Trabucco** (acoustic & double bass),
Luca Colussi and Max Trabucco** (drums). **Trio on tracks n. 2/5/7.

1) For the city; 2) Happiness island; 3) Prelude;
4) Orchestra; 5) Sentimento 28 pt. 1; 6) Le chat noir;
7) Indigo; 8) Bogolobene; 9) Sentimento 28 pt. 2; 10) At last.

 Recorded mixed and mastered at ArteSuono Recording Studios,
Cavalicco (Udine), in September 2011, by Stefano Amerio.

Even if very young, Trabucco brothers, born and still working in Venice, are already at their second Cd. Marco, born in 1985, plays the double and electric bass, while Max, born in 1989, is a drummer. «Orchestra» is brought out two years after «Open/Close» (released under Blue Serge), even if recorded in the same year, and it’s certainly a more original concept–album. There a quartet with Nicola Fazzini’s alto sax and Lanfranco Malaguti’s guitar dealt with the interpretation of standards, while in this new Cd all the songs are original, born from the curiosity of experimenting the combination of written music and improvisation. However most of all the group is very different, indeed we’d be better to say “the groups”. The nine tunes (the tenth, At last, is a fragment lasting less than a minute) are indeed performed partly by a classic jazz trio (Happiness Island, Sentimento 28 pt. 1 and Indigo), skilfully conducted by the ductile piano of Marco Ponchiroli, and partly (the six remaining songs) by an atypical enlarged combo, a sextet with a double rhythmic section. The two leader brothers are counterbalanced by the sound and harmonized rhythmic duo of Simone Serafini, double bass, Luca Colussi, drums, while the role of soloists is shared out between the already mentioned pianist and Lanfranco Malaguti, who had played before in Trabucco brothers’ first album. The choice is a really good one, because the participation of expert and charismatic musicians, like the four ones chosen to complete the sextet, gives solidity and concreteness to a very independent and open project, which is thus extremely risky, since the six musicians are required to perform the same musical idea simultaneously. A freedom that appears learnedly controlled. This is clear already from the opening track, the striking For the city, but most of all from the title track and gets lifeblood from the dense dialogue between Malaguti’s guitar and Ponchiroli’s piano, who instead winds his soft and dreamy lyricism round the songs played in trio.

MAURIZIO BRUNOD

«Duets»

Caligola 2170

notizie aggiuntive

Maurizio Brunod (electric, classical and acoustic guitars, live sampling),
duets with:
Miroslav Vitous (doubles bass) on tracks n. 3/4/7/12/14;
Daniele Di 
Bonaventura (bandoneon) on tracks n. 1/5/17;
Achille Succi (alto sax, flute) 
on tracks n. 2/9/16;
Massimo Barbiero (marimba) on tracks n. 6/8/13;
Danilo Gallo (acoustic and electric bass) on tracks n. 10/11/15.

1) First flight; 2) Carousel; 3) Dreams come true; 4) Before the dream;
5) The long wait; 6) Space invaders n. 1; 7) Waltz for Joe; 8) Madrugada;
9) Nora; 10) Grand Canyon; 11) El Gallo Sanchez; 12) Sequences;
13) Space invaders n. 2; 14) Charlie Chaplin in India; 15) Electric toys;
16) La foresta di bamboo; 17) A fala da paixao.

Recorded at Chiaverano and Clavesana (Torino), from February to April 2012, by Elvin
Betti, Nicola Cattaneo and Andrea Luciano; mixed by Elvin Betti and Maurizio Brunod.

Pubblica il suo terzo album con Caligola Maurizio Brunod, sviluppando ulteriormente la formula a lui cara del dialogo a due voci ma che, a differenza del precedente lavoro, «Reunion», in cui l’unico partner era Claudio Lodati, come lui chitarrista, qui viene sviluppata insieme a ben cinque musicisti, da un amico di vecchia data come Massimo Barbiero – che qui suona la marimba – ad un maestro del calibro di Miroslav Vitous (dei loro cinque brani ci piace ricordare soprattutto Dreams come true e Waltz for Joe), che tanto ha fatto per la crescita del jazz europeo. Così Bruno racconta dell’incontro con il celebre contrabbassista: “Vitous è stato uno dei miei miti assoluti; ci siamo conosciuti grazie all’Eurojazz Festival di Ivrea. Da allora le nostre strade si sono incrociate più volte. Abbiamo parlato spesso di suonare assieme, finché mi sono deciso a chiederglielo direttamente. Perché no?, ha risposto”. Ma in «Duets», il chitarrista piemontese dialoga anche con il sax alto e il flauto (in La foresta di bambù) di Achille Succi, con il bandoneon di Daniele Di Bonaventura, quasi un organo nel suggestivo pezzo di apertura, First flight, e con il basso, sia acustico che elettrico, di Danilo Gallo, al cui fianco, sia in Grand Canyon che in El Gallo Sanchez, la chitarra del leader si tinge di suggestioni country–western. Brunod od i suoi partner firmano ben sedici dei diciassette brani dell’album; l’unica eccezione è rappresentata dalla malinconica A fala da paixao, di Egberto Gismonti. Si chiude così, come si era aperto, con ancora Di Bonaventura al bandoneon, un disco che rappresenta una grande e convincente prova di maturità per il suo autore.

additional news

Maurizio Brunod (electric, classical and acoustic guitars, live sampling),
duets with:
Miroslav Vitous (doubles bass) on tracks n. 3/4/7/12/14;
Daniele Di 
Bonaventura (bandoneon) on tracks n. 1/5/17;
Achille Succi (alto sax, flute) 
on tracks n. 2/9/16;
Massimo Barbiero (marimba) on tracks n. 6/8/13;
Danilo Gallo (acoustic and electric bass) on tracks n. 10/11/15.

1) First flight; 2) Carousel; 3) Dreams come true; 4) Before the dream;
5) The long wait; 6) Space invaders n. 1; 7) Waltz for Joe; 8) Madrugada;
9) Nora; 10) Grand Canyon; 11) El Gallo Sanchez; 12) Sequences;
13) Space invaders n. 2; 14) Charlie Chaplin in India; 15) Electric toys;
16) La foresta di bamboo; 17) A fala da paixao.

Recorded at Chiaverano and Clavesana (Torino), from February to April 2012, by Elvin
Betti, Nicola Cattaneo and Andrea Luciano; mixed by Elvin Betti and Maurizio Brunod.

Maurizio Brunod ‘s third album is with Caligola label again. In it he develops even more his beloved formula of the dialogue for two voices. However, differently from his previous recording, «Reunion», in which his only partner was Claudio Lodati, a guitarist like him, here the language of duo is developed with five musicians, from a long–time friend like Massimo Barbiero – who plays marimba here – to a master as Miroslav Vitous (among their five songs we’d like to mention especially Dreams come true and Waltz for Joe), who did all he could for the progress of European jazz. Brunod tells this about his meeting with the famous double bass player: “Vitous has been one of my greatest idols; we met thanks to the Eurojazz Festival of Ivrea. Since then our ways crossed several times. We have often talked about playing together until I decided to ask him directly. Why not?, he answered”. But in «Duets», the Piedmontese guitarist holds a dialogue also with Achille Succi’s alto sax and flute (in La foresta di bambù), with Daniele Di Bonaventura’s bandoneon, which is nearly an organ in the striking opening tune, First flight, and with Danilo Gallo’s bass, both the acoustic and the electric one. Together with Danilo’s bass the leader’s guitar tinges with country–western suggestions, both in Grand Canyon and in El Gallo Sanchez. Brunod and his partners have composed sixteen of the seventeen songs of the album; the only exception being the sad A fala da paixao, by Egberto Gismonti. Thus Di Bonaventura’s bandoneon not only opens but also closes the record, which represents a remarkable and convincing proof of the maturity of its author.

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