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J KYLE GREGORY & PAOLO BIRRO

«Sometimes I wonder: the music of Hoagy Carmichael»

Caligola 2169

notizie aggiuntive

J Kyle Gregory (trumpet, flugelhorn, pocket trumpet), Paolo Birro (piano).

1) Lazy river; 2) Come easy; go easy love; 3) The nearness of you;
4) Riverboat shuffle; 5) Rockin’ chair; 6) Little old lady; 7) Georgia on my mind;
8) I get along without you very well; 9) In the cool, cool, cool of the evening;
10) Skylark; 11) Heart and soul; 12) Stardust.

Recorded at Verona, on 9th February 2012, by Roberto Cetoli.

Nativo dell’Indiana come il trombettista J Kyle Gregory, Hoagy Carmichael (1899– 1981) è uno dei più importanti compositori americani di musica popolare, fra i primi autori ad esser inserito nella “Songwriters Hall of Fame”, fondata nel 1969 da Johnny Mercer. Carmichael,  laureatosi in legge nel 1926, solo dopo il grande successo di Stardust (1927) decise di dedicarsi a tempo pieno alla musica. Fra gli anni ’20 e ’40 ha scritto canzoni che hanno fatto la storia della musica popolare, come  Riverboat Shuffle , Rockin’ Chair  Washboard Blues, Skylark, The nearness of you,  Georgia on My Mind e Lazy River. Nel 1951 ha vinto l’Oscar per la migliore canzone originale con In the cool, cool, cool of the evening, presente nel film di Frank Capra “E’ arrivato lo sposo” (Here comes the groom), con Bing Crosby. Tutti i brani sopra citati sono stati selezionati da Paolo Birro e Kyle Gregory per questo delicato e sentito omaggio al grande compositore americano. Un duo per niente improvvisato il loro, che affonda le radici nel lavoro comune svolto all’interno della Lydian Sound Orchestra di Riccardo Brazzale, e culminato in questa splendida registrazione dal vivo, realizzata poco prima che il trombettista decidesse di tornare a stabilirsi, per esigenze familiari, negli Stati Uniti. Appaiono calzanti, a tal proposito, le note di copertina scritte dal padre, Jerry Gregory, che gioca sul concetto di appartenenza alla comunità degli “hoosier” (ovvero gli abitanti dello stato dell’Indiana), e scrive: “Hoagy ha condiviso a distanza di sei decenni il campus dell’Università dell’Indiana con Kyle, il nostro trombettista. Lo stile versatile di Carmichael è punteggiato dai suoi squilli focosi. Paolo con il suo pianoforte conferisce al tutto una dolce malinconia. Questo duo così variamente assortito – Indiana e Italia – esalta l’incredibile varietà della musica di Hoagy”.  E’ un jazz intriso di gioioso lirismo, raffinato ed intenso il loro, dove l’improvvisazione, seppur molto libera, non abbandona mai completamente il canovaccio armonico e melodico dei brani affrontati, preservandone la preziosa bellezza, cosa che solitamente riesce soltanto ai jazzisti più sensibili e preparati, categoria a cui senza dubbio appartengono sia Kyle Gregory che Paolo Birro.

additional news

J Kyle Gregory (trumpet, flugelhorn, pocket trumpet), Paolo Birro (piano).

1) Lazy river; 2) Come easy; go easy love; 3) The nearness of you;
4) Riverboat shuffle; 5) Rockin’ chair; 6) Little old lady; 7) Georgia on my mind;
8) I get along without you very well; 9) In the cool, cool, cool of the evening;
10) Skylark; 11) Heart and soul; 12) Stardust.

Recorded at Verona, on 9th February 2012, by Roberto Cetoli.

Born in Indiana like the trumpeter J Kyle Gregory, Hoagy Carmichael (1899–1981) is one of the most important American composers in popular music. He was one of the first authors to be included in the “Songwriters Hall of Fame”, founded in 1969 by Johnny Mercer. Carmichael graduated in law in 1926. Only after the great success of Stardust (1927) he decided to devote himself to music full time. Between the ‘20s and the ‘40s he wrote songs that have built the popular music history, such as Riverboat Shuffle, Rockin’ Chair, Skylark, The nearness of you, Georgia on My Mind and Lazy River. In 1951 he won the Oscar for best original song with In the cool, cool, cool of the evening, which was featured in Frank Capra’s film «Here comes the groom», with Bing Crosby. All the songs referred to above have been selected by Paolo Birro and Kyle Gregory for this delicate and heart–felt homage to the great American composer. Paolo and Kyle’s duo isn’t an improvised one. It has its roots in their common work with the Riccardo Brazzale’s Lydian Sound Orchestra,  and culminates in this wonderful live recording, realised a little before the trumpeter decided to go back to live in the USA, for family reasons. In this context, the liner notes written by Kyle’s father, Jerry Gregory, look suitable. Jerry plays on the concept of belonging to the “hoosier” community (which refers to the inhabitants of the State of Indiana), and writes: “Hoagy has shared the campus of the University of Indiana with Kyle, our trumpeter, even if six decades before. The versatile style of Carmichael is punctuated with Kyle’s fiery blasts. Paolo lends a mild melancholy to the recording with his piano. This duo so variously matched – Indiana and Italy – enhances the extraordinary variety of Hoagy’s music”. Their music is a refined and intense jazz, dripping with joyful lyricism. Here improvisation, while largely free, never abandons completely the harmonic and melodic outline of the songs played, preserving their precious beauty. This is something that is usually achieved only by the most sensitive and experienced jazz players, a category surely including Gregory and Birro.

RICCARDO MORPURGO

«Dove è il Nord»

Caligola 2168

notizie aggiuntive

Riccardo Morpurgo (piano),

1) Kora; 2) Buster Keaton; 3) Bolle di Cristallo; 4) Veli; 5) Ricercare;
6) Luna crescente; 7) Roundabout Lennies; 8) Tu ascendi alle stelle;
9) Il mangia suono; 10) Guidami; 11) Ricordo Kora; 12) Lume; 13) Tre di due.

Recorded at Trieste (Morpurgo’s home), in October 2010,
mixed and mastered in September 2012 by Vasja Križmančič.

In controtendenza con la frenesia produttiva che sembra ancora contagiare, a dispetto della conclamata crisi del Cd, il prolifico panorama jazzistico italiano, Riccardo Morpurgo, triestino classe 1970, pubblica, dopo cinque anni di silenzio discografico, «Dove è il nord», album che ha una doppia valenza, essendo anche il suo primo in completa solitudine, sfida difficile ma prima o poi inevitabile, che come si sa è un po’ la prova del nove per tutti i pianisti di jazz. Le sue due precedenti incisioni lo vedevano all’opera nella formazione prediletta del trio, «As it is», uscito nel 2007 per Palomar, con Giovanni Maier e Franco del Monego, «Answering», pubblicato l’anno dopo da Caligola, con Simone Serafini e Luca Colussi. Quella del piano–solo è stata invece una prova a lungo sofferta e meditata, per qualche tempo tenuta in cassetto (Morpurgo ha registrato i 13 brani a casa, con il suo pianoforte Yamaha, nell’ottobre del 2010), come un diario segreto, ma poi per nostra fortuna generosamente offerta ai suoi molti estimatori. Sono significative a tal proposito le parole scritte dall’amico Giovanni Maier ed inserite, insieme ad un breve testo dello stesso pianista, nelle “liner notes” del disco. “Ho molta stima per chi sceglie di esibirsi in solitudine: è un’attività estrema, un po’ come uno striptease dove si svelano agli altri dei particolari molto intimi della propria persona. E questo coraggio non è semplice da acquisire…” – prosegue ancora il contrabbassista goriziano – “Per chi sa e vuole, Riccardo con questo album rivela molto della sua personalità e del suo percorso di vita…”. Qui Morpurgo interpreta composizioni scritte nel corso degli anni (c’è anche la ripresa di Ricercare, dalla linea melodica quasi bachiana, presente in «Answering»), ridando nuova linfa ad un materiale tematico cui, anche se in parte già utilizzato, la formula del piano–solo conferisce una dimensione del tutto nuova, più intima e riflessiva, con reminiscenze tristaniane (evidenti in Roundabout Lennies, altrove più sotterranee), e più in generale un continuo seppur sottile legame con gli studi classici ed un’improvvisazione di gusto barocco (ancora Guidami, ma anche Tre di due), che non trascura Keith Jarrett  (Buster Keaton), né sperimentazioni più ardite (Bolle di cristallo, Il mangiasuono, Ricordo Kora).

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Riccardo Morpurgo (piano),

1) Kora; 2) Buster Keaton; 3) Bolle di Cristallo; 4) Veli; 5) Ricercare;
6) Luna crescente; 7) Roundabout Lennies; 8) Tu ascendi alle stelle;
9) Il mangia suono; 10) Guidami; 11) Ricordo Kora; 12) Lume; 13) Tre di due.

Recorded at Trieste (Morpurgo’s home), in October 2010,
mixed and mastered in September 2012 by Vasja Križmančič.

In countertrend with the productive frenzy which apparently is still infecting the prolific Italian jazz scene, notwithstanding the proclaimed crisis of the cd, Riccardo Morpurgo releases «Dove è il nord» after 5 years of silence. This is an album with a double value: it’s also his first one as a solo artist, a difficult but unavoidable challenge, which is a sort of litmus test for all jazz pianists. Riccardo Morpurgo was born in Trieste in 1970. His two previous albums were recorded with the favourite group of the trio, «As it is», released in 2007 by Palomar, with Giovanni Maier and Franco Del Monego, and «Answering», released in the following year by our label, with Simone Serafini and Luca Colussi. The solo–piano has instead been an agonized and thoughtful challenge, he put aside for a long time (Morpurgo has recorded the 13 songs at home, with his Yamaha piano, in October 2010), like with a secret diary, but that was then fortunately kindly offered to his many fans. In this context the words written by his friend Giovanni Maier (who is a double bass player from Gorizia) are meaningful. They were put in the liner notes of the Cd together with a brief text by Morpurgo himself. “I have a great esteem for whom chooses to perform as a solo: it is an extreme activity, a bit like a striptease during which you reveal very intimate details about yourself to others. It is not easy to be so brave…” – Maier goes on to say – “For those who are knowledgeable and interested, in this album Riccardo reveals a lot about his personality and his life path…”. Here Morpurgo plays compositions written over the years (there is a new interpretation of Ricercare, that was in «Answering» too, characterized by a melodic line in Bach’ style), giving new sap to a thematic material to whom, even if partly already exploited before, the formula of the solo–piano lends a completely new, more intimate and reflective dimension. This shows Tristano’s reminiscences (evident in Roundabout Lennies, more hidden elsewhere), and more generally a continuous while subtle connection with classical studies and a baroque–style improvisation (again Guidami, but also Tre di due), which does not overlook Keith Jarrett (Buster Keaton), nor more daring experiments (Bolle di cristallo, Il mangiasuono, Ricordo Kora).

BEBO BEST & NOSSA ALMA CANTA

«Ao vivo @ Il Palco»

Caligola 2167

notizie aggiuntive

Rosa Bittolo Bon (vocals), Renato Greco (guitar), Ivan Zuccarato (Hammond,Fender Rhodes, keyboards),
Bebo “Best” Baldan (electric bass, double bass),  Joram Giudici (drums), Matteo Toso,
Benny Berimbau and Tommaso Palma (percussion).
Special guest: Robertinho De Paula (electric guitar).
(**) Maurizio Scomparin (trumpet),Tony “Amor” Costantini (trombone),
Enrico Pagnin (tenor sax), Annamaria Dalla Valle (flute),
Francesco Bonito (keyboards) added on tracks n° 10/11. 

1) Ara; 2) Samba de verao; 3) Agua de beber; 4) Estrada do sol;
5) Fotografia; 6) O pato; 7) The sidewinder; 8) Watermelon man;
9) Amazonas; 10) Saronno on the rocks (**); 11) The sun is shinin’ (**).

Live recorded at Mestre (Venezia) in 2012, by Renato Greco,
mixed and mastered by Bebo Baldan in 2012.

Dopo sei album in studio, che dal 2001 («Bossa Nuova») al 2011 («Racionalidade Tropicalizada»)  ne hanno consacrato l’originale cifra stilistica, che affonda le radici nella bossanova senza per questo rimanerne rigidamente legata, i Nossa Alma Canta, formatisi in realtà nel 1998, danno conferma della raggiunta maturità artistica con un disco “live”, il primo, decisamente riuscito. Il personale sound, sempre più maturo e ricco di sfaccettature stilistiche, non ne risente, anzi, la dimensione concertistica conferma che Nossa Alma Canta è diventata un’ormai perfettamente oleata macchina musicale, che poggia su solide basi acustiche senza per questo rifiutare la ricchezza timbrica che deriva dall’uso di tastiere, hammond e di altri strumenti elettrici.
Principali artefici del progetto sono ancora la chitarra concettuale di Renato Greco e la magica voce di Rosa Bittolo Bon, il cui naturale talento si è affinato in questi anni di studio e ricerca, capace di sublimare le idee del partner in pure emozioni. Accanto a loro si ritaglia in quest’occasione un ruolo di primo il poliedrico bassista Bebo Best Baldan, organizzatore della seduta di registrazione “live”, e si conferma ancora prezioso ospite il chitarrista brasiliano Robertinho De Paula, figlio d’arte, che aveva già partecipato nel 2010 al quinto album della band veneziana, «Roda de bossa».
Dopo sei godibili interpretazioni di grandi classici della MPB, Baldan fa virare la musica verso sonorità jazz–soul con due efficaci rivisitazioni di The sidewinder (Lee Morgan)  e Watermelon man (Herbie Hancock), per chiudere con la riproposta di due suoi precedenti successi di gusto “lounge”, ipnotici riff ritmico–melodici cui la presenza di una sezione di fiati conferisce un’ancor più calda ed avvolgente cantabilità

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Rosa Bittolo Bon (vocals), Renato Greco (guitar), Ivan Zuccarato (Hammond,Fender Rhodes, keyboards),
Bebo “Best” Baldan (electric bass, double bass),  Joram Giudici (drums), Matteo Toso,
Benny Berimbau and Tommaso Palma (percussion).
Special guest: Robertinho De Paula (electric guitar).
(**) Maurizio Scomparin (trumpet),Tony “Amor” Costantini (trombone),
Enrico Pagnin (tenor sax), Annamaria Dalla Valle (flute),
Francesco Bonito (keyboards) added on tracks n° 10/11. 

1) Ara; 2) Samba de verao; 3) Agua de beber; 4) Estrada do sol;
5) Fotografia; 6) O pato; 7) The sidewinder; 8) Watermelon man;
9) Amazonas; 10) Saronno on the rocks (**); 11) The sun is shinin’ (**).

Live recorded at Mestre (Venezia) in 2012, by Renato Greco,
mixed and mastered by Bebo Baldan in 2012.

After six studio albums, that from 2001 («Bossa Nuova») to 2011 («Racionalidade Tropicalizada») have consecrated their original style, which has its roots in bossanova but without remaining rigidly connected to it, Nossa Alma Canta prove they have achieved artistic maturity with their first live album, really well–done. The band was born in 1998. Their personal sound, more and more mature, and full of stylistic facets, is not affected, instead the live dimension confirms that Nossa Alma Canta have become a perfectly functioning music machine by now. Such machine rests on strong acoustic bases, but it still shows the richness of timbres deriving from the use of keyboards, Hammond and other electric instruments. The main creators of the project are again the conceptual guitar of Renato Greco and the magic voice of Rosa Bittolo Bon, whose natural talent has been refined during these years of study and research. Rosa is capable of elevating the ideas of her partner to pure emotions. Beside them, the versatile bassist Bebo Best Baldan, who organized the live session, curves out a leading role for himself and the Brazilian guitarist Robertinho De Paula, who comes from an artistic family and has already played in Nossa Alma Canta’s fifth Cd, «Roda de bossa» (2010), proves himself to be a precious guest again. After six enjoyable interpretations of great classics of MPB, Baldan makes the music veer to soul–jazz sonorities with two incisive interpretations of The sidewinder (Lee Morgan) and  Watermelon man (Herbie Hancock). In the end, he proposes again two of his previous songs, characterized by a lounge style, hypnotic rhythmic–melodic riffs, to which the presence of a wind section lends an even warmer and more captivating cantabile–feature.

SIMILADO

«Capriccio a Milano»

Caligola 2166

notizie aggiuntive

Albert Mangelsdorff (trombone), Roberto Ottaviano (soprano sax),
Franco D’Andrea (piano), Riccardo Bianchi (guitar), Roberto Zorzi (guitar & devices),
Ernst Reijseger (cello), Paolo Damiani (double bass),
Alberto Olivieri (drums), Trilok Gurtu (tabla, percussion).

1) Andirivieni; 2) T.A.M. Tam;
3) Capriccio a Milano; 4) Similado; 5) Numen.

Recorded by Kevin Harris and mixed by Paolo Bocchi at Milano,
from 22nd to 26th January 1989; premastering by Giorgio Spolaor
and mastering by Antonio Morgante at Mira (Venezia), in October 2012.

Dopo quasi  25 anni torna finalmente in circolazione, per la prima volta in formato Cd, una pietra miliare del jazz europeo, «Capriccio a Milano», album registrato nel 1989 in uno studio milanese dal nonetto Similado, riscoperto, salvato e rimasterizzato per i molti appassionati che non l’hanno mai potuto ascoltare. Era infatti stato pubblicato soltanto su disco in vinile a 33 giri, a tiratura limitata, senza venire mai più ristampato.
Siamo in presenza di un lavoro davvero speciale, con molti motivi di interesse. Qui il pianista Franco D’Andrea – miglior jazzista del 2012 per la rivista Musica Jazz – suona per la prima ed unica volta sia con il percussionista Trilok Gurtu che con l’indimenticato trombonista Albert Mangelsdorff (1928–2005), cui questa riedizione discografica è dedicata. Ma non va sottovalutata la presenza di altri protagonisti del jazz europeo come Roberto Ottaviano, sax soprano, Ernst Reijseger, violoncello, Paolo Damiani, contrabbasso, e Riccardo Bianchi, chitarra elettrica. Pochi forse sanno che questo formidabile manipolo di jazzisti è stato riunito e prodotto da due allora molto attivi musicisti veronesi come il batterista Alberto Olivieri ed il chitarrista Roberto Zorzi, presente in tre dei cinque brani del disco, ma che ha in più il grande merito di essersi molto prodigato affinché quest’incisione storica tornasse alla luce.
Cinque brani, mediamente lunghi, compongono un’opera affatto estemporanea, frutto di un vero e proprio lavoro collettivo, sapientemente strutturato. Di questi, due sono firmati da Damiani (TAM Tam e Similado) e i rimanenti  da D’Andrea (la suggestiva Andirivieni), Mangelsdorff (il brano che dà il titolo al disco) e da Ottaviano, la finale Numen. Senza dilungarci su musicisti già molto famosi, vale la pena di rimarcare l’ancora avvincente freschezza di una musica che non appare affatto datata, ed a cui l’accurata pulitura del nastro originale e la riuscita ri–masterizzazione, effettuate presso lo studio Blue Train’s di Mira, conferiscono ancora maggiori godibilità e brillantezza.

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Albert Mangelsdorff (trombone), Roberto Ottaviano (soprano sax),
Franco D’Andrea (piano), Riccardo Bianchi (guitar), Roberto Zorzi (guitar & devices),
Ernst Reijseger (cello), Paolo Damiani (double bass),
Alberto Olivieri (drums), Trilok Gurtu (tabla, percussion).

1) Andirivieni; 2) T.A.M. Tam;
3) Capriccio a Milano; 4) Similado; 5) Numen.

Recorded by Kevin Harris and mixed by Paolo Bocchi at Milano,
from 22nd to 26th January 1989; premastering by Giorgio Spolaor
and mastering by Antonio Morgante at Mira (Venezia), in October 2012.

Finally after nearly 25 years, a milestone of European jazz, «Capriccio a Milano», becomes available again and for the first time as compact–disc. The album was recorded in Milan by the nonet Similado in 1989, and it has now been rediscovered, saved and re–mastered for all those jazz fans who have never had the chance to listen it. Indeed, the album had been released only as a limited edition long playing, but it had never been re–released later on. It’s a really special work, interesting for different reasons. Franco D’Andrea, the best jazz player of 2012 according to Musica Jazz magazine, played here for the first and only time both with the percussionist Trilok Gurtu and with the unforgotten trombonist Albert Mangelsdorff (1928–2005), to whom this reissue is dedicated. However, the presence of other protagonists of European jazz such as Roberto Ottaviano, soprano sax, Ernst Reijseger, cello, Paolo Damiani, double bass, Riccardo Bianchi, electric guitar, shouldn’t be underestimated. It isn’t probably really well known that this amazing group of jazzmen was gathered up and produced by two very active musicians at that time from Verona: the drummer Alberto Olivieri and the guitarist Roberto Zorzi, who played in three tunes, but also had the merit of doing all he could in order to re–release these historical tapes. Five medium length songs make up a work that isn’t extemporaneous but that is the result of a real collective and wisely structured work. Two of five songs have been composed by Damiani (T.A.M. Tam and Similado); the other three by D’Andrea (the striking Andirivieni), Mangelsdorff (the album title track) and Ottaviano (the last one, Numen). Instead of dwelling about these so famous musicians, we must stress the still enthralling freshness of a music that doesn’t appear old–fashioned at all and that has become even more brilliant and enjoyable by the careful cleaning of the original tapes and the successful mastering, both realized at Blue Train’s Recording Studio (Mira, Venice).

ANTONIO GALLUCCI QUARTET

«The cost of freedom»

Caligola 2165

notizie aggiuntive

Antonio Gallucci (tenor and soprano sax), Alessandro Lanzoni (piano),
Gabriele Evangelista (double bass), Tommaso Cappellato (drums).

1) The cost of freedom; 2) Semplice; 3) Newborns;
4) Inch worms; 5) Brutus; 6) Rapture; 7) Adam’s apple.

Recorded at Cavalicco (Udine), on 21st and 22nd  November 2011,
by Stefano Amerio; mixed and mastered by Max Trisotto.

La nascita del disco «The cost of freedom» è frutto di una serie di fortunate coincidenze e di una grande amicizia. Antonio Gallucci, sassofonista salentino, classe 1979, da un bel po’ di anni ormai di casa a Vicenza, ha incontrato Gabriele Evangelista, Alessandro  Lanzoni e Tommaso Cappellato nel 2008, insieme ad altri giovani jazzisti  selezionati per una Borsa di Studio all’In.Ja.M., Master biennale di alto perfezionamento musicale promosso dall’Accademia italiana del jazz nella splendida Fortezza Medicea di Siena. I quattro amici si sono tutti diplomati nel 2010, dopo due anni di studio, in cui momenti durissimi si sono alternati ad altri indimenticabili, vivendo a stretto contatto con alcuni tra i migliori jazzisti internazionali, da Danilo Perez a Eddie Gomez, da Kenny Werner a Palle Danielsson, da Paolo Fresu a Enrico Pieranunzi, da Danilo Rea a Enrico Rava, solo per fare qualche nome. L’esigenza di incidere il primo lavoro da leader si fa più impellente quando Gallucci arriva in finale al Premio Massimo Urbani 2011, iniziando a moltiplicare le sue collaborazioni. Non può non pensare ai suoi grandi amici e compagni di studio e per completare il quartetto con cui vuole registrare, chiama quindi Lanzoni, Evangelista – diventato nel frattempo più celebre per esser entrato nel gruppo di Rava – e Cappellato. Vengono registrate tre composizioni originali, tre arrangiamenti originali di standard per lui molto significativi, ed un brano che gli regala l’amico chitarrista Michele Calgaro, che l’ha visto crescere come allievo di Robert Bonisolo alla Scuola Thelonious di Vicenza. Il risultato è un disco variopinto, che rivela le molteplici influenze musicali di Gallucci, ma anche dei musicisti coinvolti nel progetto. «The cost of freedom» appare più una sorta di “zapping” emozionale che un progetto lungamente concepito, con dichiarati omaggi a maestri ispiratori come Wayne Shorter ed Harold Land, molto meno noto al grande pubblico. In cinque dei sette brani del disco Gallucci imbraccia il sax tenore – lo strumento con cui sembra più a suo agio – ma nell’incisivo brano di apertura e nell’originale rivisitazione di Inch worms dimostra di cavarsela molto bene anche con il soprano.

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Antonio Gallucci (tenor and soprano sax), Alessandro Lanzoni (piano),
Gabriele Evangelista (double bass), Tommaso Cappellato (drums).

1) The cost of freedom; 2) Semplice; 3) Newborns;
4) Inch worms; 5) Brutus; 6) Rapture; 7) Adam’s apple.

Recorded at Cavalicco (Udine), on 21st and 22nd  November 2011,
by Stefano Amerio; mixed and mastered by Max Trisotto.

The birth of «The cost of freedom» is the result of a series of lucky coincidences and a great friendship. Antonio Gallucci, a saxophonist from Salento, born in 1979, and who has by now been living in Vicenza for a lot of years, has met Gabriele Evangelista, Alessandro Lanzoni and Tommaso Cappellato, together with other young jazz students in 2008. All of them had received a scholarship to attend the “In.Ja.M.”, a two–year master of high musical proficiency organized by the Italian Jazz Academy in Siena. The four friends graduated in 2010, after two years of study, during which very hard moments alternated with unforgettable ones, while they were living in very close contact with some of the best international jazz players such as, for instance, Danilo Perez, Eddie Gomez, Kenny Werner, Palle Danielsson, Paolo Fresu, Enrico Pieranunzi and Enrico Rava. The need to record his first work as a leader becomes more pressing for Gallucci when he reaches the final of the 2011 Massimo Urbani Prize and starts multiplying his collaborations. He cannot avoid thinking of his great friends and fellow students, and to complete the quartet he wants to record with he thus calls Lanzoni, Cappellato and Evangelista, who had become famous in the meantime joining the Rava’s band. His three compositions, three original arrangements of standards, that are very significant for him, and a song given to him by the guitarist Michele Calgaro are recorded. Calgaro had seen Gallucci growing up as a Robert Bonisolo’ student at Thelonious School of Vicenza. The result is a colourful album that reveals the Gallucci’s many music influences, but also of the musicians involved in the project. «The cost of freedom» looks more like a sort of emotional “zapping” than a long conceived project, with manifest tributes to inspiring masters such as Wayne Shorter and Harold Land. In five songs of the Cd Gallucci plays the tenor sax – the instrument he appears to be more at ease with – but in the incisive opening song and in the original revisiting of Inch worms, he shows he is no slouch at all neither with the soprano.

OMIT FIVE

«Omit Five»

Caligola 2164

notizie aggiuntive

Mattia Dalla Pozza (alto sax), Filippo Vignato (trombone), Joseph Circelli (guitar),
Rosa Brunello (double bass), Simone Sferruzza (drums).

1) Roulotte in fila indiana; 2) Monday nights; 3) Shiny things; 4) Oclupaca;
5) ZTL; 6) Camarones a la plancha; 7) Catarifrangenti; 8) Nodo gordiano;
9) The last night in San Giuliano; 10) Bambini sperduti.

Recorded at Trieste, on 5th and 6th September 2011

Omit Five è nato nel 2010 all’interno del Conservatorio di Rovigo come estensione del laboratorio di improvvisazione del biennio jazz. Prendendo le mosse da maestri come Miles Davis, Wayne Shorter, Dave Douglas e Dave Holland, il quintetto ha rapidamente elaborato una proposta sempre più personale, riuscendo a costruirsi un repertorio di brani originali confluiti in questa prima ma già convincente registrazione discografica. Ha senza dubbio fatto crescere l’autostima della band  la vittoria ottenuta nella sezione jazz del Premio Nazionale delle Arti 2010/2011, cui hanno partecipato gruppi provenienti da tutta Italia. Appena un anno dopo gli Omit Five hanno pronti altri nuovi brani, già eseguiti dal vivo e che andranno a comporre il loro ormai prossimo secondo album. Legando la tradizione post–boppistica con sonorità integralmente acustiche, il quintetto strizza l’occhio, com’è naturale, a quanto di nuovo è emerso negli ultimi anni dalla scena dell’avanguardia newyorkese e nordeuropea. Pur avendo tutti più o meno 25 anni, hanno saputo mitigare la foga e l’entusiasmo giovanili con la razionalità che deriva loro dagli studi effettuati con i maestri del Conservatorio rodigino. Omit Five esprime allo stesso tempo il tentativo di fondere due diverse aree geografiche, una meridionale, rappresentata dal batterista palermitano Simone Sferruzza e dal chitarrista campano Joseph Circelli, ed una veneta, cui fanno riferimento il trombonista vicentino Filippo Vignato, trasferitosi da qualche tempo nella terraferma veneziana, dove operano sia il sassofonista Mattia Dalla Pozza che la contrabbassista Rosa Brunello. Delle dieci tracce proposte, se si escludono il suggestivo Oclupaca, fra i brani meno noti dell’ultima produzione ellingtoniana, e Shiny things, di Tom Waits, due sono firmati dalla Brunello, due da Vignato, uno da Sferruzza e tre da Circelli, a testimoniare che la musica degli Omit Five è frutto di un lavoro realmente collettivo e paritetico, dove anche le variegate soluzioni timbriche e ritmico–armoniche, frutto del gusto e della sensibilità dei diversi autori, sono comunque riconducibili ad una sonorità ben definita. Basterebbe già questo per esser soddisfatti dei risultati conseguiti in così breve tempo da cinque jazzisti di cui, ne siamo certi, sentiremo presto molto parlare.

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Mattia Dalla Pozza (alto sax), Filippo Vignato (trombone), Joseph Circelli (guitar),
Rosa Brunello (double bass), Simone Sferruzza (drums).

1) Roulotte in fila indiana; 2) Monday nights; 3) Shiny things; 4) Oclupaca;
5) ZTL; 6) Camarones a la plancha; 7) Catarifrangenti; 8) Nodo gordiano;
9) The last night in San Giuliano; 10) Bambini sperduti.

Recorded at Trieste, on 5th and 6th September 2011

Omit Five was born in 2010 in the Conservatory of Rovigo, as an extension of the laboratory of improvisation of the Master Degree courses. Drawing his inspiration from jazz masters such as Miles Davis, Wayne Shorter, Dave Douglas and Dave Holland, the quintet has quickly elaborated a proposal that is more and more personal, succeeding in creating a repertoire of original tunes which have become part of this first but already convincing recording. Certainly the self–esteem of the band was enhanced by the victory obtained in the jazz section of the National Prize of the Arts 2010/2011, in which bands from all over Italy had taken part. Only one year later Omit Five have other new finished songs, already played live and that will constitute their now forthcoming second album. Tying the post–bop tradition with completely acoustic sonorities, the quintet winks at what new has emerged during the last years from the New Yorker and north–European vanguard scene. Even if they are all about 25 years old, the musicians have been able to lessen juvenile passion and enthusiasm with the rationality derived from their studies with the Rovigo’s teachers. Moreover, Omit Five express the attempt to merge two different geographical areas, a southern one, represented by the drummer Simone Sferruzza, from Palermo, and the guitarist Joseph Circelli, from Campania, and a Venetian one. This area is related to the trombonist Filippo Vignato, from Vicenza, who has moved some time ago to the Venice dry land, where the saxophonist Mattia Dalla Pozza and the double bass player Rosa Brunello work too. Among the ten tracks, if the suggestive Oclupaca, which is one of the little–known songs of the last Ellington’s production, and Shiny things, by Tom Waits, are excluded, two compositions are by Brunello, two by Vignato, one by Sferruzza and three by Circelli. Thus Omit Five’s music is the result of a really collective and equal work, where even the varied timbric and rhythmic–harmonic solutions, resulting from the taste and sensibility of the different composers, are nevertheless attributable to a well–defined sonority. This could already suffice to be satisfied of what has been achieved in such a short time by five jazzmen we shall surely hear a lot about soon.

MARCO PONCHIROLI

«Solo»

Caligola 2163

notizie aggiuntive

Marco Ponchiroli (piano)

                 1) Se ci penso; 2) Hercules; 3) Braxi; 4) Come ti dicevo;
5) Jumprovisation; 6) Impromptu; 7) Toccata; 8) Continuo; 9) Via di fuga;
10) Elegia; 11) Passage; 12) Misty morning; 13) Giuliana.

Recorded, mixed and mastered at Cavalicco (Udine), in March 2012.

Diplomatosi nel 1989 al Conservatorio di Venezia, Marco Ponchiroli ha debuttato come leader nel 1995. L’album, «Fast Marghera», metteva già in luce le sue non comuni doti strumentali e compositive. Il pianista veneziano incide da ormai un decennio per la nostra etichetta. I primi due dischi Caligola sono duetti, e costituiscono la riuscita sintesi di altrettanto importanti e durature collaborazioni, con il sassofonista Gigi Sella («Warm up») e la cantante Enrica Bacchia («Like You»). Ponchiroli co–firma ancora nel 2007 un album Caligola insieme al pluristrumentista Bebo Baldan, qui nelle vesti di batterista («The Italian Jazz Art»), ma nello stesso periodo è soprattutto attivo protagonista di uno splendido trio paritetico con Roberto Caon, contrabbasso, e Marco Carlesso, batteria. Un vero peccato che il gruppo, subito dopo l’uscita del suo primo disco, «Slash Art 3» (2010) – nient’altro che il nome del gruppo – decida di sciogliersi. Dopo molte altre collaborazioni, e non pochi ripensamenti, Marco Ponchiroli ha finalmente  deciso di tirare le somme di quasi vent’anni di attività professionale affrontando un po’ quella che è la prova del nove per tutti i pianisti jazz, la difficile sfida del piano–solo. Punto di arrivo, ma allo stesso tempo di partenza di un nuovo percorso artistico che, ne siamo certi, gli riserverà, e non solo in Italia, grandi soddisfazioni. A lungo desiderato, profondamente meditato, «Solo»  è il fedele autoritratto di un artista che si rivela qui molto più complesso e ricco di sfaccettature  di quanto prima potesse apparire. Sarà che affrontare il pianoforte in solitudine è un po’ come una seduta di psicanalisi, sarà l’effetto dello splendido Fazioli di Stefano Amerio, sarà il desiderio di mettere quanta più carne al fuoco possibile, ma qui il pianista recupera gli studi classici (Toccata, Continuo ed Elegia), un naturale trasporto lirico (Braxi e Giuliana), un certo gusto minimalista (Passage), ma anche il suo solido retroterra jazzistico (Improptu e Misty morning, unico brano già inciso), con inaspettate aperture tristaniane (Via di fuga o Jumprovisation). Ponchiroli sorprende anche chi prima pensava di conoscerlo con un soliloquio sincero ed avvincente, regalandoci tredici bozzetti, alcuni molto brevi (forse i migliori), in cui è consigliabile tuffarsi senza preconcetti, lasciandosi trasportare dallo  scorrevole flusso musicale di un disco che si rivela pienamente solo dopo ripetuti ascolti.

additional news

Marco Ponchiroli (piano)

                 1) Se ci penso; 2) Hercules; 3) Braxi; 4) Come ti dicevo;
5) Jumprovisation; 6) Impromptu; 7) Toccata; 8) Continuo; 9) Via di fuga;
10) Elegia; 11) Passage; 12) Misty morning; 13) Giuliana.

Recorded, mixed and mastered at Cavalicco (Udine), in March 2012.

Graduated in 1989 at the Venezia Conservatory, Marco Ponchiroli made his debut as leader in 1995. The album, «Fast Marghera», already highlighted his unusual instrumental and composing talent. By now Marco has recorded for Caligola from a decade. The first two albums are duets, and represent the successful synthesis of likewise important and long–lived collaborations, with the saxophonist Gigi Sella («Warm Up») and the singer Enrica Bacchia («Like You»). Ponchiroli signs again in 2007 a Caligola Cd  with the multi–instrumentalist Bebo Baldan («The Italian Jazz Art»). However in the same period Ponchiroli is most of all an active protagonist in a wonderful trio with the equal members Roberto Caon and Marco Carlesso. It’s a real pity that the band decided to break up immediately after the release of its first album, «Slash Art 3», which is nothing else than the name of the band itself. After many more collaborations and not few reflections, Marco Ponchiroli has finally decided to take stock of nearly twenty years of professional activity tackling what is in a sense the litmus test of all jazz pianists, the difficult challenge of the solo piano. This is the arrival point but at the same time the point of departure of a new artistic path that, we are sure, will set aside for him great satisfactions, not only in Italy. Long–desired and deeply planned, «Solo» is the accurate self–portrait of an artist that here reveals himself to be much more complex and full of facets than what may have appeared before. It could be that dealing with the piano in solitude is a bit like a psychoanalysis session, it could be the effect of Stefano Amerio’ splendid Fazioli, it could be the desire of having as much as possible on one’s plate, but here the pianist puts together the classical studies (Toccata, Continuo, Elegia), a natural lyrical rapture ( Braxi, Giuliana), a sort of minimalist taste (Passage) with his solid jazz background (Improptu, Misty morning), full of unexpected Tristano breaks (Via di fuga or Jumprovisation). Ponchiroli surprises with a sincere and engaging soliloquy even those that thought to know him before, giving us thirteen sketches, some very short (maybe the best ones). It’s advisable to dive into them with no prejudices, being carried away by the fluid musical flow of an record that reveals itself completely only after several listenings.

CLAUDIO FASOLI FOUR

«Patchwork»

Caligola 2162

notizie aggiuntive

Claudio Fasoli (tenor and soprano sax), Michele Calgaro (guitars),
Lorenzo Calgaro (double bass), Gianni Bertoncini (drums, electronics).

1) Bee; 2) Never mind; 3) Kind of her; 4) Short wave; 5) My father’s eyes;
6) Protocol; 7) Blizzard; 8) Duet.

Recorded at Cavalicco (Udine) by Stefano Amerio, in March 2012, mixed
at Montecchio Maggiore (Vicenza), by Lorenzo Calgaro in April/May 2012,
mastered in København (Denmark), by Holger Lagerfeldt, in June 2012.

A meno di un anno da «Avenir» (Caligola 2147), Claudio Fasoli torna nuovamente in studio di registrazione per fissare i notevoli passi in avanti compiuti dal suo nuovo gruppo Four, ma anche per testimoniare quante siano le idee che gli passano ancora nella testa. Confessa a Francesco Martinelli, nel recente libro–intervista dedicatogli da Siena Jazz: “L’inserimento della chitarra elettrica in luogo del pianoforte ha cambiato il programma sonoro della mia musica… E’ chiaro che solo con due tipi di parsimonie (della chitarra e dell’elettronica) queste due scelte (colore sonoro e rumoristico) possano coesistere…”. La pregnante personalità del sassofonista veneziano non fa passare in secondo piano l’equilibrio raggiunto dal quartetto e l’importanza del lavoro collettivo dei suoi membri. Precisa ancora Fasoli: “… sono brani un po’ di tutti noi, mentre in precedenza, per mia tradizione, ho sempre usato brani miei, ma in questo caso, dato l’interesse e l’apporto degli altri, abbiamo deciso di mettere brani di tutti.”. Il disco si apre con un lungo ed articolato tema del leader, che gioca subito le sue migliori carte, conducendoci per mano lungo i sentieri sinuosi di una musica che ci fa scoprire dopo ogni curva nuovi e sorprendenti paesaggi. Si fanno notare sia la chitarra elettrica di Michele Calgaro – autore di interventi sempre efficaci, coerenti con il disegno musicale complessivo – sia la fantasia percussiva che l’utilizzo sapiente dell’elettronica di Gianni Bertoncini, in grado di proporre “…disegni ritmici di sostanza e/o di commento dotati di assoluta imprevedibilità: lui si occupa anche del tessuto elettronico usato occasionalmente dal gruppo….”. Dopo i primi tre temi, tutti firmati dal leader, un avvincente riff della chitarra, doppiato poi dal tenore, e ben sostenuto dall’incalzante pulsazione di contrabbasso e batteria, introduce al primo dei due brani di Lorenzo Calgaro, Short wave, fra i più riusciti dell’album. Ma forniscono un prezioso contributo compositivo sia il fratello Michele, a suo agio con lo strumento acustico nella sua Blizzard, che Bertoncini, autore di Protocol, quasi un sogno onirico fra  Shorter e i Pink Floyd. La conclusiva Duet , di Fasoli, con il suo lento incedere, apre squarci inediti che ci fanno intuire i notevoli margini di miglioramento di cui dispone Four, specie dal vivo.

additional news

Claudio Fasoli (tenor and soprano sax), Michele Calgaro (guitars),
Lorenzo Calgaro (double bass), Gianni Bertoncini (drums, electronics).

1) Bee; 2) Never mind; 3) Kind of her; 4) Short wave; 5) My father’s eyes;
6) Protocol; 7) Blizzard; 8) Duet.

Recorded at Cavalicco (Udine) by Stefano Amerio, in March 2012, mixed
at Montecchio Maggiore (Vicenza), by Lorenzo Calgaro in April/May 2012,
mastered in København (Denmark), by Holger Lagerfeldt, in June 2012.

Less than a year after «Avenir», Claudio Fasoli returns into a recording studio to lay down the remarkable progress accomplished with his new band, Four. He also returns to witness how serious his ideas have been. He tells Francesco Martinelli, in the recent book which Siena Jazz dedicated to him: “The choice of the electric guitar instead of the piano, changed the sound of the work… It is clear that with two kinds of sparingnesses only (of the electric guitar and the electronics) these two choices (sound and noisy color) can coexist…”. The absorbing personality of the Venetian saxophonist doesn’t alter or hide the great balance achieved by the quartet and the importance of the collective work. Fasoli furthermore specifies “They are songs composed by all of us, meanwhile in the past works, by tradition, I’ve always used my own music, but in this case, seeing the interest and contribution of the other musicians, we decided to play everyone’s compositions.”. The album opens with a long and articulated theme from the band leader, who plays his best cards at once, leading us by the hand through the meandering paths of a music that helps us to unveil, after each curve, new and surprising landscapes. Both the Michele Calgaro’s guitar – author of incisive interventions, coherent with the overall musical project – and the Gianni Bertoncini’s rhythmical imagination and expert use of electronics, attract attention. The latter is able to suggest “…rhythmic designs of great substance and/or background endowed with unforeseeable solutions: he takes care of the electronic tissue occasionally used by the quartet…”. After the first three tunes, all composed by Claudio Fasoli, a griping guitar riff, doubled by the tenor sax and well sustained by the pulsating double bass and drums, take in the first of the two Lorenzo Calgaro’s compositions, Short wave, one of the most successful songs of the record. Giving a most precious contribution are whether the brother Michele, at ease with his acoustic guitar in Blizzard, or Gianni Bertoncini, composer of Protocol, almost an oneiric dream reminding Wayne Shorter and Pink Floyd. The final Duet, by Fasoli, in his slow gait, opens some new passages which help us to realize the For’s big margins of improvement, especially in the live performances.

RICCARDO CHIARION QUARTET

«Sirene»

Caligola 2161

notizie aggiuntive

Michele Polga (tenor sax), Riccardo Chiarion (electric guitar),
Stefano Senni (double bass), Luca Colussi (drums).

1) Guardando / In fuga (medley); 2) Falsopiano; 3) Dilemma;
4) Domani; 5) Namòs; 6) Sirene; 7) Gufo; 8) Partire.

Recorded at Cavalicco (Udine), Italy, in February 2010.

Riccardo Chiarion, goriziano classe 1974, é un chitarrista completo e raffinato, per questo assai richiesto, ma anche un apprezzato insegnante. Partito come autodidatta, ha poi approfondito gli studi jazzistici con Glauco Venier al Conservatorio di Trieste, dove si è laureato. Ha inciso alla fine degli anni ’90 in trio con Roberto Franceschini e Luca Colussi, contribuendo poco dopo alla costituzione di Namòs, quintetto di giovani musicisti friulani che nel 2005 ha registrato per Artesuono  «Sestante», disco che contiene un brano a tempo medio, dal tema lungo ed articolato, che lì ha dato il nome al gruppo e qui viene riproposto con efficacia. Ha quindi collaborato con jazzisti del calibro di Kenny Wheeler, John Taylor, Martin France, Chris Laurence, ed ha militato per tre anni nel quartetto di Pietro Tonolo. Dopo aver impreziosito le nostre produzioni «Watch your step» (Nicola Fazzini), «Decantando» (Federica Santi), «Bricolage» (Mauro Darpin), ed aver partecipato all’importante progetto «Glauco Venier suona Frank Zappa», Chiarion firma finalmente il suo primo vero album da leader. In anni in cui il disco diventa spesso poco più di un biglietto da visita, «Sirene» appare invece un’opera matura, il coronamento di un lungo percorso formativo che i suoi molti estimatori da tempo attendevano. Anche la scelta dei componenti del quartetto, compatto ed equilibrato, si rivela azzeccata. Se con l’amico Luca Colussi non ci potevano essere problemi, il profondo contrabbasso di Stefano Senni, così come il personale sax tenore di Michele Polga contribuiscono in modo decisivo alla riuscita dell’incisione. Vengono proposte otto composizioni, tutte firmate dal leader, che ci aiutano a conoscere meglio il suo neo–bop aperto dal sapore modale, capace di passare dagli aromi coltraniani della ballad d’apertura, Guardando  – che si mescola in una medley a In fuga, vicina invece al clima Blue Note anni ’60 – al brano che dà il titolo all’album, un tempo veloce che mette in luce il fantasioso drumming di Colussi. Il chitarrista di Gorizia privilegia i “medium”, contraddistinti da lunghe esposizioni tematiche ed incisi sempre molto efficaci, ma anche da una certa complessità ritmica, mascherata dalla grande fluidità del fraseggio: sono tali Falsopiano, Dilemma, ed il brano finale, Partire, preso su un ritmo latino,  che lascia spazio ad assoli molto ispirati di Michele Polga e dello stesso Chiarion.

additional news

Michele Polga (tenor sax), Riccardo Chiarion (electric guitar),
Stefano Senni (double bass), Luca Colussi (drums).

1) Guardando / In fuga (medley); 2) Falsopiano; 3) Dilemma;
4) Domani; 5) Namòs; 6) Sirene; 7) Gufo; 8) Partire.

Recorded at Cavalicco (Udine), Italy, in February 2010.

Riccardo Chiaron, born in 1974 at Gorizia, is a complete and refined guitarist, and it’s for this reason that he is so on demand and a highly esteemed teacher. Self–taught at the beginning he then carried on to study jazz with Glauco Venier, taking his degree at  the Conservatory of Music in Trieste. He recorded at the end of the 90s in a trio with Roberto Franceschini and Luca Colussi, therefore contributing to Namos, a quintet of young musicians from Friuli, that in 2005 recorded for Artesuono «Sestante», containing the track at a medium tempo with a long and articulated theme that gave the name of the group and is here efficaciously proposed once again. Then he collaborated with famous jazzmen like Kenny Wheeler, John Taylor, Chris Laurence, Martin France, and played for three years with Pietro Tonolo Quartet. After having added a precious impact to our titles like «Watch your step» (Nicola Fazzini), «Decantando» (Federica Santi), «Bricolage» (Mauro Darpin), and having participated in the important project «Glauco Venier plays Frank Zappa» too, Chiarion finally releases his first record as a leader. In these years, when an album sometimes becomes  a sort of business card, «Sirene» presents itself as a mature work, and achieves a long formative career, which many of his fans have been waiting for. The choice of the quartet’s members, balanced and compact, reveals itself to be excellent. If with his friend Luca Colussi there could haven’t been any problems, both the deep Stefano Senni’s double bass and the original Michele Polga’s tenor sax contribute in a determining way to the success of the session. Eight tunes, proposed and composed by the leader, contribute in spreading his open neo–bop, having a modal taste, capable of passing from Coltrane’s influences of the opening ballad Guardando – that mixes into a medley with In fuga, on the contrary close towards the 60s Blue Note mode – to the track giving the name of the Cd, a fast tempo that brings to light the Colussi’s imaginative drumming. The guitarist favors the “medium”, distinguished by long expositions of the principal theme and very telling secondary themes, but having also a certain rhythmic complexity, disguised by the great phrasing fluidity: such are Falsopiano, Dilemma and the last song, Partire, based on a Latin rhythm, which leaves enough time for very inspired solos by Polga and Chiarion.

FRANCESCA BERTAZZO HART

«The Grace of Gryce»

Caligola 2160

notizie aggiuntive

Francesca Bertazzo Hart (vocals & guitar), Beppe Pilotto (double bass),
Marco Carlesso (drums). Special guests: Kyle Gregory (trumpet) on tracks nr. 1/6/8/9,
Ettore Martin (tenor sax) on tracks nr. 1/5/6/8/9.

1) The grace of Gryce; 2) I’m all smiles; 3) I keep going back to Joe’s;
4) Day in day out; 5) Nefertiti; 6) Saint Vitus dance; 7) September in the rain;
8) You need him; 9) Blue shift: 10) What a little moonlight can do.

Recorded at Badia Polesine (Rovigo), Italy, in August and October 2011.

Se questo per la vocalist veneta, attiva dal 1997, non é il primo disco, è di certo quello dove per la prima volta si assume per intero e da sola la responsabilità artistico–musicale del progetto. Nel pur importante «Silver friends», del 2002, oneri ed onori – venne segnalata nel 2003 tra i migliori nuovi talenti nel referendum del mensile Musica Jazz – erano infatti equamente divisi con il sassofonista Ettore Martin. «The grace of Gryce», album che giunge nel pieno della maturità artistica, é invece interamente e soltanto suo; colma un vuoto discografico inconsueto in un periodo in cui le produzioni sono spesso sin troppo numerose, fissando non solo la caratura di un talento vocale che ha pochi rivali nel nostro paese (contagiosa la sua improvvisazione “scat”, superbo il suo senso dello swing), ma anche la crescita e la coesione di un gruppo, il trio completato da Beppe Pilotto e Marco Carlesso, che “canta” e “suona” come fosse un unico strumento. Francesca Bertazzo Hart, docente assai apprezzata, è per di più un’eccellente chitarrista, e sa accompagnarsi con gusto armonico e sapienza ritmica assai raffinati. L’hanno certamente aiutata le lezioni milanesi di Tiziana Ghiglioni e Francesca Oliveri, la quadriennale parentesi newyorkese (1997–2001) ed il lavoro di assistente ai seminari tenuti da celebri vocalist americane, Sheila Jordan e Amy London su tutte. Il resto (quasi tutto) lo deve alla sua caparbietà, al continuo studio, all’esperienza, oltre che al suo talento, naturalmente. Il frutto di questa costante ed esaltante crescita musicale è racchiuso nelle dieci splendide tracce, scelte con intelligenza ed originalità, di «The grace of Gryce», lavoro che dovrebbe finalmente darle tutti quei riconoscimenti che merita. Al disco, piacevole ed equilibrato, danno un significativo contributo ospiti–amici come il trombettista americano Kyle Gregory ed il già citato Martin. Non sembrano quindi esagerate le parole con cui Cameron Brown chiude le acute “liner notes” scritte per il’album: «Francesca: che scoperta, che talento! Che proposta musicale brillantemente concepita, varia e bilanciata!  Band meravigliosa, arrangiamenti fluidi, tutti sulla stessa lunghezza d’onda: uno straordinario risultato!»

additional news

Francesca Bertazzo Hart (vocals & guitar), Beppe Pilotto (double bass),
Marco Carlesso (drums). Special guests: Kyle Gregory (trumpet) on tracks nr. 1/6/8/9,
Ettore Martin (tenor sax) on tracks nr. 1/5/6/8/9.

1) The grace of Gryce; 2) I’m all smiles; 3) I keep going back to Joe’s;
4) Day in day out; 5) Nefertiti; 6) Saint Vitus dance; 7) September in the rain;
8) You need him; 9) Blue shift: 10) What a little moonlight can do.

Recorded at Badia Polesine (Rovigo), Italy, in August and October 2011.

If this for the vocalist from Padova, active since 1997, isn’t her first Cd, it’s an album which launches her for the first time as the project’s artistic director. With the good «Silver friends» she was nominated in 2003 as one of the best new talents by Musica Jazz magazine, but the responsibilities and honors was equally divided with the sax player Ettore Martin. «The grace of Gryce» on the contrary, an album which determines her full musical maturity, is entirely her work; it fills an unusual gap in a period full of new musical projects, showing not only her vocal skill, that has very few rivals in Italy (her scat improvisation is contagious, her sense of swing superb), but also the growth and cohesion of the trio with Beppe Pilotto and Marco Carlesso, that “sings” and “plays” as an only instrument. Francesca Bertazzo Hart, a well appreciated teacher, is also an excellent guitarist, able to accompany herself with very refined harmonic and rhythmic taste. Tiziana Ghiglioni and Francesca Oliveri’s lessons in Milan have helped her growth as well as the four years spent in New York (1997–2001) and her experience as assistant in the stages of American singers such as Sheila Jordan and Amy London. The rest (which is the bigger part of it) is due to her obstinacy, continuous study and, of course, natural talent. Her constant and amazing background gave birth to these ten wonderful tracks, originally and intelligently chosen, an effort that should finally give to her the deserved recognitions. American trumpeter Kyle Gregory and Ettore Martin, guests but friends too, add a balanced and comforting tone to the Cd. Cameron Brown’s subtle liner notes don’t seem to overstate stating: “What a find, what a talent, what a brilliantly conceived, varied and balanced musical offering; wonderful band, seamless arrangements, everyone on the same page: a great accomplishment.”

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