Sabato 14 gennaio, ore 21:00
MED FREE ORKESTRA
“Tonnosubito tour”
Lavinia Mancusi (violino, tamburello, voce), Madya Diebate (kora, voce), Angelo Olivieri, Alessio Guzzon, Francesco Fiore (trombe), Ihor Svystun, Andrea Angeloni (trombone, tuba), Agnese Valle (clarino, voce), Vincenzo Vicaro (clarino, sax tenore e baritono), Alessandro Severa (fisarmonica), Emiliano Bonafede (chitarre, ukulele), Riccardo Di Fiandra (basso), Andrea Merli (batteria), Ismaila Mbaye, Daniele Di Pentima (percussioni)

Domenica 22 gennaio, ore 18:00
AEHAM AHMAD
“Il pianista di Damasco”
Aeham Ahmad (pianoforte, voce)

Ingresso (valido per entrambi i concerti) : intero € 8, ridotto € 5
(riduzioni per Candiani Card, Cinemapiù, IMG Card, soci Caligola, studenti)
ridotto speciale per giovani fino ai 29 anni (posti limitati) € 3

MESTRE (VE), Auditorium del Centro Culturale Candiani
Piazzale Candiani, 4° piano, apertura porte ore 17.30

Informazioni
Centro Culturale Candiani, tel. 041.2386126, candiani.comune.venezia.it. La biglietteria è aperta con i seguenti orari: 10.00 – 12.00 e 16.00 – 18.00; mercoledì e venerdì 10.00 alle 12.00. Nei giorni degli spettacoli: dalle ore 16.00 a inizio eventi.
Facebook: facebook.com/Centro.Culturale.Candiani
Caligola, cell. 340.3829357 – 335.6101053, fax 041.962205, www.caligola.it - info@caligola.it
Facebook: facebook.com/caligolamusic/

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MED FREE ORKESTRA
Rappresentare la bellezza ma non dimenticare la bruttezza, affrontare temi difficili ma con il sorriso sulle labbra. Il compito sulla carta appare complicato, ma “Tonnosubito”, il disco che sarà presentato al Candiani, nasce proprio con quest’idea. Un progetto ambizioso e forte, racchiuso nell’album della maturazione, rappresentato dal solito sound coinvolgente e trascinante della Med Free Orkestra, una realtà che unisce cinque Paesi, tre continenti e cinque lingue, sedici artisti tutti diversi tra loro ma uguali nella passione e nella qualità che riescono a mettere sul palco. L’unico illustre precedente è rappresentato dall’Orchestra di Piazza Vittorio, anche questa formatasi a Roma. La ricetta è semplice: si mettono insieme un folle trombonista ucraino, un fisarmonicista della tradizione romana, un principe Griot del Senegal, che racconta in mandingo magiche storie accompagnandosi con la kora, due voci femminili tanto diverse quanto in perfetta sintonia, due percussionisti che si sfidano a suon di djembe e tabla indiane, una sezione fiati che sembra arrivata da New Orleans, un gigante buono che guida tutta la ritmica: chitarra elettrica, basso, tastiere, violino, banjo, tuba, tamburelli … e per non farsi mancare nulla c’è anche un po’ di elettronica. Nel disco la band capitolina non tradisce le attese: lo attraversano le contaminazioni, e si passa dalla leggerezza che invita al ballo alla narrazione melanconica. “Tonnosubito” è un lavoro che non ha necessità di collocazioni geografiche: una volta entrati dentro, se ne torna fuori come abitanti del mondo. Nella “irregolare regolarità” del generale clima festoso dell’ascolto, la direzione rimane univoca verso la bellezza, senza mai una deviazione. Ce lo conferma anche la delicatissima Flor do amor, ninna nanna quadrilingue al femminile.

LA LEGGENDA DI AEHAM, IL PIANISTA DI YARMOUK
Le sue immagini, al piano tra le macerie, nel suo quartiere alle porte di Damasco, hanno commosso il mondo intero. La musica l’ha sempre avuta nel cuore: classe 1989, lavorava nel negozio di strumenti musicali di suo padre, violinista cieco, e nel tempo libero suonava il pianoforte. “All’inizio dell’assedio volevo rinunciare alla musica, restare neutrale nel conflitto siriano. Vendevo falafel, e tenevo la musica chiusa nel cuore. Ma dopo qualche mese non riuscivo più a contenerla: era più forte di me. Perciò ho ripreso il mio piano, l’ho fissato sul carretto dello zio ortolano, ed ho cominciato a trasportarlo fra i quartieri più segnati dalla guerra, per ridare speranza cantando e suonando alla gente stremata dall’assedio delle truppe di Assad, dai jihadisti, dai bombardamenti e dalla fame”. Aeham Ahmad diventa così il pianista di Yarmuk, campo profughi palestinesi alle porte di Damasco. Dopo che i miliziani dell’ISIS bruciano il suo piano decide quindi di fuggire, e percorrerà le migliaia di chilometri che separano Damasco da Berlino a piedi, su barche di fortuna, autobus devastati, solo con uno zaino in spalla. In Germania trova rifugio in un motel abbandonato, dove c’è un piano, e ricomincia a fare ciò che faceva nel suo paese: suona e canta per i bambini sballottati dall’esilio. Acquisisce lo status di rifugiato, ed inizia a tenere concerti, ricevendo nel 2015 il Premio Beethoven per il suo impegno in favore dei diritti umani. Nell’agosto 2016 viene quindi pubblicato “Music for hope”, il suo primo album, composto da 18 brani che raccontano il dramma della guerra in Siria attraverso una musica dallo stile classico, armonicamente quasi occidentale, ma molto legata nel ritmo e nella melodia alla tradizione araba. Un incontro fra culture a dir poco sorprendente, che si traduce in un universo musicale inedito ed affascinante. Oggi il pianista sta lavorando al suo secondo disco ed alla sua autobiografia.

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