CANDIANI GROOVE
novembre–dicembre 2016

Domenica 20 novembre, ore 18:00
RAIZ & FAUSTO MESOLELLA
“Dago Red”
Raiz (voce)
Fausto Mesolella (chitarre, voce)

ingresso : intero € 13, ridotto € 10
ridotto speciale per giovani fino ai 29 anni € 3

MESTRE (VE), Auditorium del Centro Culturale Candiani
Piazzale Candiani, 4° piano, apertura porte ore 17.30

Informazioni
Centro Culturale Candiani, tel. 041.2386126, candiani.comune.venezia.it
Profilo Facebook: facebook.com/Centro.Culturale.Candiani
Caligola, cell. 340.3829357 – 335.6101053, fax 041.962205, www.caligola.it - info@caligola.it
Facebook: facebook.com/pages/Caligola-Circolo-Culturale/

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La narrativa ed il canto, il passato ed il presente si incontrano sul medesimo palco, in una sintesi romantica, proletaria, migratoria. Oltre i limiti dello spazio geografico e fisico. Oltre l’insulto di chi una volta era marinaio, e s’imbarcava per i continenti portando nella sacca un destino da ricreare e tanta fame. E’ l’istinto che sta dietro le quinte e nelle vene di “Dago Red”, prima album – uscito più di due anni fa – oggi concerto, che vede l’incontro di due protagonisti della musica popolare italiana degli ultimi anni come il cantautore Raiz (Gennaro Della Volpe, Napoli, 1967, già Almamegretta) ed il chitarrista, oltre che produttore, Fausto Mesolella (Caserta, 1953, già Avion Travel). I due sono stati complici di uno studio che parte dalle origini dell’arte del Sud ed arriva lontano, al di là dell’oceano, senza snaturarsi, bensì moltiplicando verbi, azioni, emozioni ed immagini.

Il disco “Dago Red” trova la sua origine nell’omonima raccolta di tredici racconti che lo scrittore italo–americano John Fante ha iniziato a scrivere nel 1932 ed infine pubblicato nel 1940. L’espressione “dago red” potrebbe essere tradotta come “rosso terrone”, dove rosso sta per vino. Il “vino terrone” è quel rosso paesano, forse non troppo amato dai palati raffinati dei sommelier, ma forte, sincero ed inebriante, molto diffuso nella prima metà del secolo scorso fra gli emigrati italiani negli Stati Uniti. Sia il disco che il concerto offrono un’originale rielaborazione di “memorabilia” del canzoniere napoletano, mescolandole a ciò che napoletano non è per l’anagrafe, ma che appartiene in modo altrettanto profondo allo spirito di questo straordinario duo di musicisti e cittadini del mondo. Le loro pulsioni rock, soul, blues, reggae fanno pace – o almeno provano a farlo – con quelle di canzoni che illustrano una terra (il nord America) per esperienze itineranti, multicolor, wop (soprannome attribuito negli Stati Uniti agli emigrati italiani, che all’inizio del secolo scorso lavoravano senza documenti; ma “Wop” è anche il titolo del primo disco da solista di Raiz, del 2004).

È così che, in modo molto naturale, Lacreme napulitane, di Bovio e Buongiovanni, si specchia nella Immigrant punk dei Gogol Bordello di Eugene Hutz, che il Vesuvio di Tu ca nun chiagne, di Bovio e De Curtis, si trasforma nella montagna che scalano gli Who in See me, feel me. Nello scenario della Carmela immaginata da Sergio Bruni e Salvatore Palomba, ad un certo punto trova spazio persino Leonard Cohen (I’m your man), mentre la guerra descritta dalle strofe laceranti di ’O surdato ‘nnammurato viene esorcizzata da Give me love, di George Harrison.

Il repertorio scorre via molto liberamente, senza farsi condizionare da confini musicali, culturali e ideologici: persino Maruzzella, di Renato Carosone, fa un bagno nel Mediterraneo orientale e viene completamente reinventata da Raiz in ebraico. In questo affascinante viaggio a ritroso nel tempo vengono anche attraversate, con sorprendente simbiosi, la Campagna narrata da James Senese e Franco Del Prete, ed il Rastaman chant di Bob Marley, fino a giungere ad un Festival di Sanremo del 1975, che offre l’opportunità di rivivere la magica suggestione di Ipocrisia, cantata in quell’edizione da Angela Luce, mirabile interprete della tradizione culturale napoletana, ma ribaltandone il sentimento al maschile.

Un viaggio musicale, quello proposto da Raiz e Mesolella, che va affrontato senza pregiudizi, con grande e curiosa disponibilità.

 

 

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