CANDIANI GROOVE
novembre–dicembre 2016

venerdì 4 novembre, ore 21:00

ROB MAZUREK & SAO PAULO UNDERGROUND
Rob Mazurek (cornetta, elettronica)
Guilherme Granado (tastiere, sampler, voce)
Mauricio Takara (cavaquinho, percussioni, elettronica)

ingresso : intero € 10, ridotto € 7
ridotto speciale per giovani fino ai 29 anni € 3

MESTRE (VE), Auditorium del Centro Culturale Candiani
Piazzale Candiani, 4° piano, apertura porte ore 20.30

Informazioni
Centro Culturale Candiani, tel. 041.2386126, candiani.comune.venezia.it
Profilo Facebook: facebook.com/Centro.Culturale.Candiani
Caligola, cell. 340.3829357 – 335.6101053, fax 041.962205, www.caligola.it - info@caligola.it
Facebook: facebook.com/pages/Caligola-Circolo-Culturale/

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Il cornettista e compositore, ma anche artista multimediale, Rob Mazurek (Jersey City, 1965) è tra i talenti più multiformi e visionari della musica contemporanea. Attivo sulla scena dell’improvvisazione jazzistica dall’inizio degli anni ‘90, ha contribuito a rivitalizzare la scena di Chicago, gettando un ponte vitale tra la generazione dell’AACM, quella dell’Art Ensemble of Chicago per intenderci, e quella più giovane, vicina al rock ed alla musica elettronica. Il suo primo disco da leader, in quartetto, risale al 1994. Fondatore del collettivo Chicago Underground, con formazioni che vanno dal duo all’orchestra, Rob Mazurek ha quindi militato in Isotope 217, Gastr del Sol, Tortoise, Stereolab, Calexico, guidando poi un interessante quintetto, il trio Starlicker e la coinvolgente Exploding Star Orchestra. Ha inoltre collaborato con musicisti del calibro di Pharoah Sanders, Bill Dixon, Roscoe Mitchell, Yusef Lateef e Naná Vasconcelos.
Dal 2000 al 2005 Rob Mazurek ha vissuto nell’Amazzonia brasiliana. Durante questo periodo era solito frequentare la fiorente metropoli culturale ed economica di São Paulo. È qui che ha incontrato il cofondatore del gruppo, Mauricio Takara, oltre che altri esponenti del nascente movimento underground della città carioca. Il primo album, «Sauna: Um, Dois, Três» (2006), proietta immediatamente la band sulla scena internazionale, con la sua affascinante miscela di “rumori cosmici”, memori di Sun Ra, ritmi brasiliani, particelle di rock, elettronica e free–jazz. Con São Paulo Underground il samba diventa un policromo affresco di manipolazioni sonore dalle tinte tribali. Musica di non facile classificazione che è, come spiega Mark Corroto sulla rivista web All About Jazz, “… un approccio moderno al tropicalismo brasiliano, che tiene conto dei progressi nella manipolazione del suono. È musica di strada direttamente dall’avanguardia sotterranea del Brasile ed è confusamente meravigliosa …”. Nel 2008, per il suo secondo disco, “The Principle Of The Intrusive Relationships”, la band diventa quartetto, con l’aggiunga del batterista Richard Ribeiro.
Il ritorno nel 2010 a Chicago non toglie a Mazurek la voglia di proseguire, quando i suoi impegni glielo consentono, l’interessante avventura di São Paulo Underground, alla cui guida torna a pubblicare nel 2011 «Três Cabecas Loucuras» e nel 2013 «Beija Flors Velho e Sujo». Quasi nulla è scontato nella loro musica, e se talvolta si ha l’impressione di riuscire a inquadrarne qualche casella, ecco che subito si viene smentiti con una svolta che riesce nuovamente a spiazzarci. Siamo insomma in presenza di un affascinante mix musicale, che non è altro che l’estensione dei gruppi chicagoani di Mazurek, le cui composizioni trovano in questo contesto una nuova identità ritmica, modellata sulle scorie di samba anomali che si infittiscono in un tribalismo indefinibile e suggestivo. Rob Mazurek, musicista e compositore molto attivo e prolifico (ha firmato sin qui oltre 300 brani originali e partecipato ad una sessantina di incisioni discografiche), ha riunito di recente il trio con Guilherme Granado e Mauricio Takara per registrare, a dieci anni esatti dal primo, il quinto album di São Paulo Underground, «Cantos Invisiveis», pubblicato proprio in ottobre e presentato con un lungo tour mondiale che passerà il prossimo 4 novembre, in esclusiva per il Veneto, al Candiani di Mestre.

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