CANDIANI GROOVE 2016
settembre–ottobre

Venerdì 7 Ottobre, ore 21.00
ALESSIA OBINO CORDAS
“Deep changes”
Alessia Obino (voce), Dimitri Sillato (violin, effetti), Giancarlo Bianchetti (chitarre), Enrico Terragnoli (banjo, podophone), Reda Zine (guembrì, voce), Danilo Mineo (percussioni)
AISHA RUGGIERI QUINTET
“Southlitude”
Gianluca Carollo (tromba, flicorno), Aisha Ruggieri (pianoforte, Rhodes, tastiere), Lorenzo Calgaro (contrabbasso), Marco Andrighetto (batteria), Antonio José Molinas (percussioni)
Ingresso: intero € 10, ridotto € 7

MESTRE (VE), Auditorium del Centro Culturale Candiani
Piazzale Candiani, 4° piano, apertura porte ore 20.30

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Informazioni
Centro Culturale Candiani, tel. 041.2386126, candiani.comune.venezia.it
Profilo Facebook: facebook.com/Centro.Culturale.Candiani
Caligola, cell. 340.3829357 – 335.6101053, fax 041.962205, www.caligola.it – info@caligola.it
Facebook: facebook.com/pages/Caligola-Circolo-Culturale/198558337034

Prevendite
Biglietti acquistabili presso la biglietteria del Centro Culturale Candiani 041.2386126
e online sui siti candiani.comune.venezia.it e www.biglietto.it.

La biglietteria è aperta con il seguente orario:
martedì e giovedì 10.00-12.00 e 16.00-18.00; mercoledì e venerdì 10.00-12.00; nei giorni dei concerti prima dello spettacolo

DONNE CHE STANNO CAMBIANDO IL JAZZ

Se fino agli anni Ottanta il jazz italiano al femminile era rappresentato quasi esclusivamente da cantanti – eccezion fatta per due talentuose pianiste come Patrizia Scascitelli e Rita Marcotulli – sempre di più negli ultimi tempi le donne stanno conquistando un’attenzione che va al di là della semplice curiosità o nota di colore, ma che spetta loro di diritto per i meriti conquistati sul campo, vincendo oltretutto un pregiudizio che anche nel mondo del jazz sembra difficile da sradicare. Ciò succede più spesso e da più tempo all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, che in Italia, ma che le cose anche da noi stiano cambiando lo confermano contrabbassiste come Silvia Bolognesi, Caterina Palazzi e Rosa Brunello, pianiste come Stefania Tallini, oltre alla già citata Marcotulli, sassofoniste come Cristina Mazza e Carla Marciano, non solo cantanti quindi. Due figure femminili da tenere sicuramente in considerazione sono la pianista e compositrice padovana Aisha Ruggieri e la cantante e compositrice Alessia Obino, nata a Bologna ma cresciuta e formatasi musicalmente a Padova. Abbiamo voluto affiancare queste due jazziste, ormai non più giovani promesse ma musiciste quanto basta mature e complete, la stessa sera in un doppio concerto – formula non nuova a “Candiani Groove” – sia per l’area territoriale di provenienza, sia perché entrambe hanno pubblicato proprio quest’anno un nuovo album, che arriva dopo un lungo silenzio discografico e dovrebbe rappresenta un ulteriore importante passo verso la loro definitiva consacrazione. Si chiama “Deep changes” il nuovo lavoro di Alessia Obino, voce fra le più personali del nostro jazz ma, benché molto attiva sul versante concertistico, discograficamente piuttosto “avara”, se è vero che son passati sei anni fra l’album del debutto, “Echoes”, e questo suo secondo da leader. A lungo pensato e suonato dal vivo, Cordas è solo uno dei molti progetti firmati dalla cantante bolognese–padovana. Nato nel 2011 con le chitarre di Enrico Terragnoli e Domenico Caliri, Cordas è diventato quartetto nel 2013 con l’innesto del violinista Dimitri Sillato, vedendo infine nel 2014 la sostituzione di Caliri con Giancarlo Bianchetti. Siamo in presenza di un lavoro originale e innovativo, anche se ad essere interpretati sono soprattutto degli standard (Kurt Weill, Charles Mingus) e dei blues. Per l’occasione si aggiungono al quartetto anche i due ospiti presenti in una traccia di “Deep changes”, Reda Zine (voce e guembrì), marocchino che vive a Bologna, ed il percussionista Danilo Mineo. Lo stesso arco di tempo è passato anche fra il precedente ultimo album di Aisha Ruggieri – “Playing Bacharach”, in quartetto con Gianluca Carollo – e questo suo atteso quarto lavoro da leader, “Southlitude”, dove è ancora presente il trombettista vicentino, ma cambia la sezione ritmica e soprattutto vengono aggiunte le percussioni, suonate dal cubano Antonio José Molinas, Nuovi e cangianti colori si aggiungono così ad un jazz che continua a proporsi come originale “crossover” fra mondi e stili per nulla inconciliabili, a dispetto delle apparenze, e che solo i pregiudizi vogliono tenere separati. Non sembrano quindi fuori luogo un personale omaggio agli amati Led Zeppelin, i diffusi echi latini, il sapiente uso dell’elettronica o la memoria davisiana, che ci accompagnano in un viaggio musicale imprevedibile e irto di insidie, ma alla fine estremamente piacevole e suggestivo.

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