JAZZ & DINTORNI 2016
16^ edizione
Caligola Circolo Culturale
in collaborazione con
Comune di Mogliano Veneto

lunedì 18 luglio, ingresso unico euro 18 (ridotti euro 15)
MARC RIBOT & THE YOUNG PHILADELPHIANS + STRINGS
Marc Ribot e Mary Halvorson (chitarre), Jamaaladeen Tacuma (basso), G.Calvin Weston
(batteria), Max Haft e Sabine Akiko Ahrendt (violino), Nathan Bontrager (violoncello)

MOGLIANO VENETO (TV), Piazzetta del Teatro, inizio ore 21:00
in caso di pioggia al Teatro Busan

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INFO: www.caligola.it, info@caligola.it, cell. 340/3829357 / 335.6101053

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A Mestre segnaliamo:

GOOD MUSIC

INDIRIZZO: Via Brenta Vecchia, 23 Mestre
TELEFONO: +39 041 940947
FAX: +39 041 940947
EMAIL: good.music@email.it
ORARI: Lun:15.30/19.30 Mar-Sab:09.00/12.30 15.30/19.30 chiuso:Domenica,festivi

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JAZZ & DINTORNI 2016  (sedicesima edizione)

Ritorna, dopo sei anni, la storica rassegna “Jazz & dintorni” a Mogliano Veneto, piccolo comune a metà strada fra Mestre e Treviso. Questa è la sedicesima edizione

Esploratore come pochi altri jazzisti della sua generazione, Marc Ribot ha attraversato i territori musicali più disparati. Dal jazz di John Zorn alla canzone d’autore di Elvis Costello e Tom Waits, dalle atmosfere newyorchesi dei Lounge Lizards alla musica cubana di Arsenio Rodriguez (con Los Cubanos Postizos), gli ambiti in cui il chitarrista di Newark ha lasciato una significativa impronta sono davvero molti.

Una delle sue più recenti avventure musicali, oltre allo straordinario Ceramic Dog Trio, lo vede alle prese con il cosiddetto Philly Sound, quel tipo di soul sviluppatosi a Philadelphia negli anni ’70 grazie al talento visionario di produttori come Kenny Gamble, Leon Huff e Thom Bell, che ha poi contribuito ad ispirare la Disco Music.  Lo fa alla testa dei Young Philadelphians, band completata da un maestro del basso elettrico come Jamaladeen Tacuma – già con i Prime Time di Ornette Coleman – da un solido batterista come Grant Calvin Weston – anche lui passato attraverso Coleman,  oltre che con John Lurie e James Blood Ulmer – ed uno dei più originali nuovi interpreti della chitarra elettrica, la giovane ma già quotata Mary Halvorson (Anthony Braxton, Tim Berne …), e di un trio d’archi (due violini e violoncello). Il sin qui unico loro disco, «Live in Tokyo» (Yellowbird/Enja), registrato nel luglio 2014 e pubblicato più di un anno dopo, vede invece all’opera soltanto il quartetto elettrico. 

La band è portatrice, già dal nome, di raffinata ironia. Sia per l’allusione all’omonimo film del 1959 di Vincent Sherman, che soprattutto per il mero dato anagrafico. Perché se è vero che Tacuma e Weston sono di Philadelphia, lo è altrettanto che sono nati, come lo stesso Ribot, negli anni ’50, e non sono dunque dei musicisti di “primo pelo”.  Ribot non è solito lasciar spazio alla nostalgia, cosa che viene confermata anche in questo nuovo progetto, vuoi per l’energia e la gioiosità implicita nei brani, vuoi perché qui sembra più orientato al divertimento, alla sorpresa, al disincanto.

All’interno di un concerto ricco di citazioni e quindi inclusivo per definizione, il chitarrista di Newark, classe 1954, affronta il repertorio come un frullatore, dentro cui vengono mescolati con naturalezza gli ingredienti più diversi, da Carlos Santana ai Talking Heads, passando per echi iconoclasti dei Sex Pistols e dei Clash. D’altro canto il Nostro è un magnifico solista ed organizzatore di suoni. Quando può poggiare, come in questo caso, su una sezione ritmica granitica e possente, dà quasi sempre il meglio di sé, riuscendo ad esprimere maggiore leggerezza ed un approccio ancor più ironico e distaccato. La sua grandezza consiste nel cercare (e quasi sempre ad ottenere) la complicità dell’ascoltatore, ma anche nel far apparire semplice la complessità.

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