MIRANO OLTRE 2016

mercoledì 29 giugno, ore 21:15

FRANCESCO MAINO
”Ratatuja… e altro”
Francesco Maino (voce recitante)
DILLON / PUGLISI / BENETTI TRIO
Mike Dillon (vibrafono, percussioni)
Fabrizio Puglisi (pianoforte)
Marcello Benetti (batteria)

Ingresso gratuito

MIRANO (VE), Giardino di Villa Belvedere
In caso di pioggia presso il Teatro di Villa Belvedere

Informazioni:
Libreria Mondadori Mirano, libreria@alfanui.it, tel. 041.4355707
Caligola, www.caligola.it, info@caligola.it, cell. 335.6101053 / 340.3829357
www.facebook.com/MiranoOltre

È l’unica produzione originale di questa rassegna, quella in programma mercoledì 29 giugno ancora presso il Giardino di Villa Belvedere che vedrà affiancati sul palco uno degli scrittori veneti che ha fatto più parlare di sé in questi ultimi anni, Francesco Maino (il suo “Cartongesso” è diventato un caso letterario ed ha vinto il premio Calvino nel 2013), e tre esplosivi improvvisatori di orientamento jazzistico, fra cui il vibrafonista americano Mike Dillon, originario di Kansas City ma attivo da tempo a New Orleans, città in cui vive da qualche anno anche il batterista veneto Marcello Benetti, che in quest’occasione lo accompagnerà insieme al talentuoso pianista siciliano Fabrizio Puglisi, maturato all’interno della vivace scena dell’avanguardia bolognese.

“Ratatuja” è un nuovo libro edito da Ronzani Editore dove Francesco Maino (Motta di Livenza, 1972) ha riunito alcuni testi recenti, scritti mentre il suo “Cartongesso” continua a diffondersi in una cerchia sempre più ampia di lettori, subito convinti dall’irruente sincerità poetica di quelle pagine, e dalla forza di uno stile che ha strepitosamente rianimato, come da tempo non succedeva, la nostra esangue lingua letteraria. La parola “ratatuja” nel dialetto veneto significa, secondo la colorita spiegazione di Maino stesso, “accozzaglia di oggetti inservibili, disfunzionali, caotici, e randagi”. Un titolo che vuole indicare una varietà apparentemente incongrua, ma che proprio per i suoi eccentrici, mirabolanti sviluppi riunisce in un’identità complessiva tutti e quattro i suoi capitoli: “Antilingua” (riferimento a un celebre scritto di Calvino del 1965), catalogo delle insensatezze verbali nella comunicazione contemporanea, “Zaiazione finale” e “Crostolo”, basati su cronache legate ai personaggi ed agli scandali della politica del Veneto (e dell’Italia), ed infine “Res nullius”, commento all’episodio dei profughi di Ventimiglia, dove il gioco retorico dell’ironia e del paradosso fa appena schermo ad una commozione scandalizzata e impotente di fronte alla tragedia immensa dei migranti.

Mike Dillon, vibrafonista, percussionista e vocalist, è da circa un quarto di secolo uno degli assoluti protagonisti dell’avanguardia musicale americana, capace di muoversi con grande disinvoltura in ambiti apparentemente molto diversi, e di contrassegnare ogni suo intervento, anche come sideman, con una sorprendente e sempre forte cifra stilistica. Nato e cresciuto musicalmente a S.Antonio, in Texas, vive oggi stabilmente a New Orleans, la cui caleidoscopica e vivacissima scena musicale ben si addice ad una visione artistica curiosa ed onnivora, com’è quella che da sempre lo contraddistingue. Ha suonato in diverse formazioni, collaborando con musicisti del calibro di Ani DiFranco, James Singleton e Billy Goat, solo per fare qualche nome. Nel 2006 ha dato vita ad un progetto di impronta funky, “Mike Dillon’s Go–Go Jungle” e qualche anno dopo, insieme al sassofonista Sherik, ad un dissacrante trio, dal provocatorio nome di “The Dead Kenny G’s”. Ma Dillon, nel recentissimo “Band of Outsiders”, pubblicato nel 2014, con alle spalle il coinvolgente groove di un’incalzante coppia ritmica ed affiancato da una esplosiva giovane trombonista, Carly Meyers, si scopre anche cantautore, sfoderando un ruvido vocione alla Tom Waits e tirando spesso le maniche ad uno dei idoli, Frank Zappa.
Dillon ha recentemente partecipato, come ospite, a “Trapper Keaper”, recente album di free–funk che vede affiancati il tastierista Will Thomson ed il batterista miranese Marcello Benetti, trasferitosi da ormai cinque anni a New Orleans, dove si è già messo in luce sia come strumentista duttile e trasversale, che come leader di propri progetti, primo fra tutti il quartetto “Shuffled” (Rex Gregory, Jeff Albert, Helen Gillet), che ha due dischi alle spalle per Caligola e si è ascoltato lo scorso anno in un breve tour italiano. Completa il trio che affianca Francesco Maino in quella che si prospetta come una serata imprevedibile e divertente – unica produzione originale quest’anno di “Mirano Oltre” – il pianista siciliano Fabrizio Puglisi, da un ventennio protagonista della scena jazzistica italiana, in particolare di Bologna, sua città adottiva, dove è stato fra i membri fondatori del collettivo Bassesfere, associazione per lo sviluppo della musica improvvisata e di ricerca. Proprio nel capoluogo felsineo Puglisi ha conosciuto Marcello Benetti, che quella scena ha molto frequentato prima di trasferirsi negli Stati Uniti. Di Puglisi vanno ricordati, oltre ai molti ed importanti lavori da leader, le preziose collaborazioni con Cristina Zavalloni e Tristan Honsinger, Giancarlo Schiaffini e William Parker, solo per fare qualche nome, e quella più recente con il vocalist John De Leo.

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