CANDIANI GROOVE
settembre–ottobre 2015

Venerdi’ 25 settembre
“ATSE TEWODROS PROJECT”
GABRIELLA GHERMANDI
Gabriella Ghermandi voce
Michele Giuliano pianoforte
Tommy Ruggero percussioni
Camilla Missio basso
Endres Hassan violino monocorda
Fasika Hailu lira etiopica
Yohanns Afework flauto di canna di fiume
Mesale Legesse batteria tradizionale etiopica

ingresso: intero € 5, ridotto € 3

ACQUISTA QUI I BIGLIETTI

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Mestre (Ve), Centro Culturale Candiani
Piazzale Candiani 7
Auditorium quarto piano
Inizio concerti ore 21.00

Informazioni
Centro Culturale Candiani, tel. 041.2386126, candiani.comune.venezia.it
Profilo Facebook: facebook.com/Centro.Culturale.Candiani
Caligola, cell. 340.3829357 – 335.6101053, fax 041.962205, www.caligola.it – info@caligola.it
Facebook: facebook.com/pages/Caligola-Circolo-Culturale/198558337034

Prevendite
Biglietti acquistabili presso la biglietteria del Centro Culturale Candiani 041.2386126
e online sui siti candiani.comune.venezia.it e www.biglietto.it.

La biglietteria è aperta con il seguente orario:
martedì e giovedì 10.00-12.00 e 16.00-18.00; mercoledì e venerdì 10.00-12.00; venerdì 25 settembre, 2, 9 e 23 ottobre dalle ore 16.00 fino a inizio spettacolo.

Riduzioni per possessori Candiani Card e Carta Cinemapiù, IMG Card, Associazione Caligola, studenti

Riduzioni per i possessori di JAZZIT card: info qui http://www.jazzit.it/jazzit-card-convenzioni.html

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“Atse Tewodros Project” nasce dalla volontà di Gabriella Ghermandi, scrittrice, narratrice e cantante italo–etiope, di far incontrare musicisti etiopi e italiani per costruire un momento di incontro, dialogo e creazione artistica. Il progetto, iniziato nel 2010 ad Addis Abeba, grazie ad una collaborazione con il compostiore etiope Aklilu Zewdie e il Professore Berhanu Gezaw, suscita l’immediato interesse del pianista e compositore barese Michele Giuliani, che insieme al bassista Marcello Piarulli e al percussionista Cesare Pastanella, ha dato vita al trio afro–jazz Reunion Platz. Nel 2012, dopo oltre un anno di lavoro, parte la raccolta fondi. Gabriella Ghermandi e Michele Giuliani decidono di scommettere sulla raccolta fondi attraverso la piattaforma di crowdfunding “Produzioni dal basso”. Oltre 130, tra privati e associazioni, rispondono positivamente, permettendo di raccogliere il denaro sufficiente per portare i Reunion Plaz ad Addis Abeba, ad incontrare i musicisti etiopi di tradizione, Yohanes Afework al washint, Endris Hasan al masinqo, Fasika Hailu al kirar, Mesale Legese alla batteria kebero, e concludere insieme il lavoro di arrangiamento dei brani, registrare, rigorosamente in sessioni dal vivo, e realizzare un primo importante concerto nella capitale etiope, all’Istituto Italiano di Cultura (febbraio 2013).

Il progetto prende il nome da uno dei più amati Imperatori della storia d’Etiopia, Atse Tewodros, il primo non appartenente alla casa imperiale d’Etiopia, ma capace di arrivare al trono grazie alla sua volontà e al suo carisma, che hanno saputo conquistare il popolo fino ad indurlo a rompere con una tradizione secolare per sostenere la sua ascesa per la guida del paese. Atse Tewodros fu l’Imperatore che modernizzo l’Etiopia, pur rispettando le tradizioni, ma anche l’Imperatore che combatté contro l’esercito della Regina Vittoria e garantì l’indipendenza all’Etiopia nell’Ottocento, il secolo della colonizzazione.

A fine 2013, “Atse Tewodros Project” è finalmente diventato anche un disco, composto di nove canzoni, a firma di Gabriella Ghermandi, Aklilu Zewdie, Inish Hailu, Berhanu Gizaw. Nove brani in cui i moduli e le scale pentatoniche della musica tradizionale etiope si mescolano agli strumenti europei suonati in chiave jazz. Grazie a questo incontro, il pubblico italiano può avvicinarsi alla musica etiope, poco conosciuta nel nostro paese, se si escludono alcune eccezioni come Multatu Astatke e il progetto musicale di Francis Falceto,e può sostenere allo stesso tempo i musicisti etiopi che suonano strumenti tradizionali. “Atse Tewodros Project” è anche un’occasione per riflettere sulla storia delle relazioni tra Italia ed Etiopia, troppo spesso dimenticata o proposta in versione edulcorata nel nostro paese. Atse Tewodros, grazie anche al recupero dei canti dei partigiani etiopi che combattevano il regime fascista, diventa quindi un percorso di memoria pubblica oltre che personale, e un modo per parlare di percorsi umani e migranti, di identità plurali.

«Sono cresciuta in un mondo misto di suoni: Etiopi, Italiani, Congolesi, Indiani. Mia madre gestiva un negozio di abbigliamento ad Addis Abeba, nella strada principale del quartiere Piassa. A fianco al suo negozio, ce ne era un altro, gestito da una signora greca: Kiskas Maria Teresa. Era un negozio di musica: strumenti, giradischi, vinili 33 e 45 giri. Nel suo negozio ho ascoltato i Beatles, Zorba e il Rebetico Greco. Poi tornavo a casa e lungo il tragitto ascoltavo altra musica, quella dei nostri cantori, gli Azmari. Infine arrivavo a casa, e c’era la radio, sempre accesa, quando non c’era mio padre che non sopportava la musica etiope, diceva che era una gran lagna. Ma noi l’amavamo. E ballavamo con le mie amiche del quartiere. Alla musica etiope si aggiungevano Modugno, tanto amato da mio padre, il Banco del Mutuo Soccorso, la PFM e Battisti, musica amata dai compagni italiani di scuola, la musica congolese della nostra amica Gerarldine, la musica indiana dei vicini del Kashmir… Infine c’erano i canti di guerra. Allora non mi piacevano. Non li capivo. Andavo alle parate delle ricorrenze della vittoria di Adwa e della liberazione dall’impero fascista con le mie cugine per ridere dei gesti dei guerrieri che cantavano i canti di guerra… Allora avrei dato del matto a chi mi avesse detto che un giorno li avrei ricordati ripetendo i loro gesti sui palchi dei teatri italiani e del mondo.»

GABRIELLA GHERMANDI

Ma che fa la scrittrice Gabriella Ghermandi, ora si mette a cantare? La domanda, potenziale, è di quelle che non metteranno mai in difficoltà l’autrice del romanzo “Regina di fiori e di perle” (Donzelli, 2007), nata in Etiopia nel 1965 e residente in Italia dal 1979: «Nella terra in cui sono nata si racconta scrivendo, narrando e cantando – dice – quindi il canto è solo una diversa forma di narrazione». In questo modo la definizione di “voce tra le più interessanti del panorama letterario contemporaneo”, altrimenti incipit di un comunicato stampa qualsiasi, nel suo caso diventa pura e semplice verità. Voce narrante tutt’altro che fuoricampo, ma disposta a farsi cassa di risonanza se le circostanze lo esigono. «La richiesta – racconta Ghermandi – mi è arrivata dai “Patrioti” che hanno combattuto contro l’esercito italiano, i pochi che sono ancora in vita: mi hanno detto “figliola, nessuno ricorda più il nostro sacrificio, fallo tu con i tuoi canti”. Così, dopo aver scritto un romanzo che tratta dell’occupazione italiana da un punto di vista etiopico e dopo averne tratto una narrazione con la quale ho girato il mondo, é arrivato anche il momento di cantare».

Al netto delle difficoltà logistiche l’idea è quasi banale, solo che nessuno ci aveva pensato prima: musicisti etiopici e italiani intorno a un repertorio che non ha nulla dell’omertà ostinata a cui siamo abituati in Italia quando (non) si parla di Etiopia. Un modo brillante per parlarne, dunque, e sanare una ferita che è storica quanto personale: «È una vittoria sullo stato di guerra interiore che mi ha “governato” per anni. Essere mista, figlia di un italiano arrivato in Etiopia nel periodo dell’occupazione e di una etiope che l’occupazione l’ha subita, non è stato facile. Per anni ho sentito la necessità di raccontare dell’invasore. E seppure facendolo con un certo garbo, almeno credo, non riuscivo a liberarmi di questa necessità. Era quasi un’ossessione. Comprensibile, vista la mancanza di memoria storica dell’Italia, ma comunque un’ossessione. Poi, d’improvviso, ad Addis Abeba, la sera del primo concerto è arrivata la quiete: mi ritrovavo per la prima volta su un palco con artisti etiopici e italiani, tutti dalla stessa parte, a cantare e suonare i canti di chi è morto per la libertà del suo paese».

GLI ALTRI PROTAGONISTI DEL PROGETTO

Aklilu Zewdie, compostiore e arrangiatore, insegnante di Clarino, solfeggio e teoria alla Yared School of Music, dell’Università di Addis Abeba. Ha collaborato con Francis Falceto, con la Badume Band e altri musicisti famosi nella scena internazionale.

Yohanes Afework, è stato per parecchi anni il fluatista dell’orchestra del teatro nazionale etiope, attualmente fa parte del gruppo di tradizione “Ethio Color Band”, ha al suo attivo collaborazioni prestigiose tra le quali quella con il jazzista Mulatu Astatke.

Endris Hassan, suonatore di violino monocorde, sulla scena etiope da oltre quindici anni, giovane e dinamico, ha saputo avventurarsi nella musica fino a spingere la tradizione nello spazio dell’improvvisazione jazz. Parte del gruppo di tradizione “Ethio Color Band”, ha collaborato con il pianista Samuel Yirga, pianista dell’etichetta “real world”, con l’Imperial Tiger Orchestra, con i The Ex e con altri nomi importanti.

Mesale Legese, percussionissta, batterista, batterista su batteria di tradizione. Parte del gruppo di tradizione “Ethio Color Band”, ha suonato con Ben Harper e altri nomi importanti nella scena internazionale.

Fasika Hailu, suonatore di lira etiope, anche lui parte del gruppo “Ethio Color Band”, ha al suo attivo concerti in tutto il mondo e una tournée italiana al seguito del Fekat Circus.

Tutti i musicisti di cui sopra fanno parte, come già detto, del gruppo Ethio Color Band, che suona ogni venerdì sera in una famosa Azmari Biet, (casa dei cantori) ad Addis Abeba, il “Fendika”. Luogo di cantori e danzatori di tradizione, frequentato da musicisti internazionali di passaggio in Etiopia, luogo di jam session, dove i musicisti etiopi di tradizione si affacciano alla musica europea e viceversa.

Reunion Platz è un collettivo musicale nato nel 2009 in occasione della session di  registrazione dell’album “Roots”. Il concept del collettivo è quello di ricercare un sound unico nella sua formazione essenziale di trio (piano/basso/percussioni) e integrare, allargando l’ensemble, di volta in volta ospiti nonché apportare il proprio sound a diverse collaborazioni che spaziano tra l’afro, il jazz e la world music.

Michele Giuliani, residente a Bari, compositore  e pianista del trio “Reunion Platz”, ha al suo attivo varie produzioni tra cui gli album “Essence”, “Roots” e “Beyond the colour”. Ha collaborato e collabora con numerosi artisti dal mondo tra cui il violoncellista e compositore Davide Viterbo, la danzatrice afro–brasiliana Ana Estrela e l’artista burkinabè Gabin Dabirè.

Cesare Pastanella, batterista e percussionista del trio “Reunion Platz”, percussionista e co–autore del gruppo “Faraualla”, ha al suo attivo collaborazioni con nomi prestigiosi tra cui Paolo Fresu e Bobby McFerrin.

Marcello Piarulli, bassista del trio “Reunion Platz” è anche bassista e cofondatore del Quintetto X. Tra le sue numerose collaborazioni ci sono quelle con Nicola Conte e Rosalia De Souza.

www.atsetewodros.org

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