Comune di Venezia, Direzione Attività Culturali e Turismo
Centro Culturale Candiani
Caligola Circolo Culturale

CANDIANI GROOVE
Giugno 2015

Venerdì 26 Giugno, ore 21.00
ELINA DUNI QUARTET & Roberto Ottaviano
Songs from a no man’s land
Elina Duni voce
Colin Vallon pianoforte
Patrice Moret contrabbasso
Norbert Pfammatter batteria
Ospite speciale
Roberto Ottaviano sax soprano

Ingresso : intero € 15 / ridotto € 12

ACQUISTA QUI

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Mestre (Ve), Centro Culturale Candiani
Piazzale Candiani 7
Auditorium quarto piano
Inizio concerti ore 21.00

Informazioni
Centro Culturale Candiani, tel. 041.2386126, candiani.comune.venezia.it
Profilo Facebook: facebook.com/Centro.Culturale.Candiani
Caligola, cell. 340.3829357 – 335.6101053, fax 041.962205, www.caligola.it – info@caligola.it
Facebook: facebook.com/pages/Caligola-Circolo-Culturale/198558337034

Prevendite
Biglietti acquistabili presso la biglietteria del Centro Culturale Candiani 041.2386126
e online sui siti candiani.comune.venezia.it e www.biglietto.it. La biglietteria è aperta con il seguente orario: martedì-domenica 16.00/ 20.00 fino alle 22.00 in occasione di spettacoli. Giorno di chiusura: lunedì.

Riduzioni per possessori Candiani Card e Carta Cinemapiù, IMG Card, Associazione Caligola, studenti

Riduzioni per i possessori di JAZZIT card: info qui http://www.jazzit.it/jazzit-card-convenzioni.html

***

Con il suo primo album registrato nel 2012 per la prestigiosa etichetta tedesca Ecm, «Matanë Malit», (“Oltre la montagna”, in albanese) la giovane cantante Elina Duni (Tirana, 1981) s’è guadagnata in breve tempo una fama internazionale che i suoi due primi pur interessanti dischi, «Baresha» (2008) e «Lume Lume» (2010), non erano riusciti a darle. Elina aveva solo dieci anni quando ha lasciato l’Albania per trasferirsi con la famiglia in Svizzera, ed è tornata ad affrontare la tradizione popolare del suo paese dopo un percorso musicale che, partito dalla classica, ha toccato il blues per approdare infine al jazz. Su sollecitazione del pianista Colin Vallon, che ancor oggi la accompagna, ha iniziato a cantare in albanese nel duo con lui formato nel 2004, quando erano entrambi studenti alla scuola d’arte di Berna. Ma la fama ed il successo che allora apparivano un sogno lontano, non sono più effimeri e trovano oggi conferma nel secondo disco per ECM, «Dallendyshe» (La rondine), pubblicato appena un mese or sono, dove la Duni canta di amore e di esilio, utilizzando ancora una forma ibrida tra il jazz ed il folk. La storia travagliata dei Balcani ha ispirato molte delle canzoni dell’album, ma la vocalist albanese è diventata ormai un’eccellente cantastorie, riuscendo a trasformare la narrazione delle canzoni in un modo che trascende la definizione di genere ed i limiti linguistici.

“Questa volta c’è un senso di leggerezza nei sentimenti ma anche una forte energia” – ha dichiarato parlando del suo nuovo lavoro – ”anche se trattiamo argomenti drammatici come quello dell’esilio…. «Dallendyshe» apre un solco diverso, ha uno slancio diverso. E’ un progetto fortemente ritmico, e qualche volta riusciamo ad arrivare ad una vera e propria trance propulsiva…”. Quelle canzoni tradizionali vengono interpretate oggi dal suo quartetto con uno stile che integra gli elementi popolari a quelli jazz in modo fluido e naturale. L’approccio improvvisativo del jazz la fa comunque sempre da padrone. “Non sentiamo il bisogno di suonare la stessa canzone due volte nello stesso modo” – ha tenuto ancora a precisare Elina Duni – “… non ho mai voluto essere una cantante con un trio di supporto; nel mio progetto i musicisti hanno avuto fin dall’inizio lo spazio per improvvisare ed essere quindi parte attiva di una creatività davvero collettiva. Siamo un vero e proprio quartetto”. Non è un caso che anche in questo suo recentissimo secondo lavoro per Ecm il gruppo è sempre lo stesso, e la sua voce è splendidamente supportata dal pianoforte di Colin Vallon, dal contrabbasso di Patrice Moret e dalla batteria di Norbert Pfammatter, ormai suoi inseparabili partner.

Per questa sua nuova tournèe estiva – che la vedrà esibirsi, in esclusiva per il Triveneto, anche al Candiani di Mestre – Elina Duni ha arricchito ulteriormente il progetto, coadiuvata dal sassofonista pugliese Roberto Ottaviano, da anni una delle voci più originali e significative del nostro jazz. Attivo discograficamente sin dal 1983, Ottaviano ha collaborato con molti importanti jazzisti internazionali – da Albert Mangelsdorff a Kenny Wheeler, da Keith Tippett a Han Bennink, solo per fare qualche nome – ed ha deciso quasi subito di specializzarsi nel sax soprano, ispirandosi a Steve Lacy, strumento che suona ormai da tempo in via esclusiva. Il programma preparato da Elina e Roberto, pur partendo dal repertorio di «Dallendyshe», comprende sia canzoni di emigrazione che di lotta e di protesta, dell’Albania e dell’Italia. Sono stati utilizzati testi di poeti albanesi, e sono state arrangiate molte canzoni popolari italiane, di Matteo Salvatore e Domenico Modugno, ma anche un brano di Bruce Springsteen. Si tratta di canti nomadi che attraversano il mare, spostandosi dalle montagne dei Balcani alle spiagge dell’Adriatico, risalendo quindi lungo la penisola. Sono canzoni di viandanti, di povera gente spinta dall’inerzia del viaggio, in cerca di speranza e di un posto dove sostare. Ballate che, pur arricchite da raffinati arrangiamenti strumentali, non tradiscono il loro impianto popolare, viaggiando in uno spazio geografico e temporale indefinito. Possiamo in questo caso forse parlare di un “blues del sud del mondo”, di musica in continuo viaggio. Facce segnate come il tronco dell’ulivo e mani dure come pietra, di un popolo senza volto che lotta e soffre per la propria terra e dignità.

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