Comune di Venezia, Direzione Attività Culturali e Turismo
Centro Culturale Candiani
Caligola Circolo Culturale

CANDIANI GROOVE
Giugno 2015

Giovedì 11 Giugno
SARAH JANE MORRIS
Bloody Rain
Sarah Jane Morris voce
Tony Remy chitarre
Tim Cansfield chitarre
Ingresso : intero € 15 / ridotto € 12

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Mestre (Ve), Centro Culturale Candiani
Piazzale Candiani 7
Auditorium quarto piano
Inizio concerti ore 21.00

Informazioni
Centro Culturale Candiani, tel. 041.2386126, candiani.comune.venezia.it
Profilo Facebook: facebook.com/Centro.Culturale.Candiani
Caligola, cell. 340.3829357 – 335.6101053, fax 041.962205, www.caligola.it – info@caligola.it
Facebook: facebook.com/pages/Caligola-Circolo-Culturale/198558337034

Prevendite
Biglietti acquistabili presso la biglietteria del Centro Culturale Candiani 041.2386126
e online sui siti candiani.comune.venezia.it e www.biglietto.it. La biglietteria è aperta con il seguente orario: martedì-domenica 16.00/ 20.00 fino alle 22.00 in occasione di spettacoli. Giorno di chiusura: lunedì.

Riduzioni per possessori Candiani Card e Carta Cinemapiù, IMG Card, Associazione Caligola, studenti

Riduzioni per i possessori di JAZZIT card: info qui http://www.jazzit.it/jazzit-card-convenzioni.html

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«Bloody Rain» è il nuovo progetto musicale di Sarah Jane Morris (Southampton, 21 marzo 1959). Il percorso musicale della cantante inglese con “quattro ottave di appassionata eloquenza” è da sempre fortemente influenzato dalla musica africana. All’inizio degli anni ‘80 si era infatti esibita sia con il gruppo ghanese Fufu and Light Soup che con la band caraibica The Republic. Successivamente, accompagnata da un’orchestra composta da ventuno ottoni (The Happy End), aveva esplorato, rielaborandole in modo originale, canzoni di protesta africane, irlandesi e latino–americane.

I quattordici brani dell’album «Bloody Rain», uscito nell’ottobre 2014, sono stati scritti con i collaboratori di sempre, Tony Remy (chitarrista presente, insieme a Tim Cansfield, nella serata del Candiani), Dominic Miller e Martyn Barker, ed hanno un legame con l’Africa sia nella musica sia nei testi, che affrontano tematiche riguardanti i diritti umani, l’amore, la paura e la libertà. Il progetto nasce come celebrazione della vita e, benché molto influenzato dai ritmi e dalle melodie africane, non vuole proporsi come un’imitazione di quest’importante tradizione musicale, ma soltanto trarne ispirazione. La critica britannica si è spinta a definirlo un “disco fondamentale per chi ama la voce, la passione e l’impegno senza compromessi” della Morris. La canzone Men just want to have fun per esempio, primo singolo estratto dall’album, esprime il mood di tutto il progetto: grande musica, sempre in bilico fra jazz, soul e pop di sofisticata qualità, a vestire testi di grande forza. Sarah Jane Morris ha inteso questa canzone come un dono per “Sing”, l’organizzazione benefica di Annie Lennox che da tempo cerca di combattere l’Aids in Africa.

Diventata celebre nel 1986 per la partecipazione all’album omonimo dei Communards, nel quale duetta con Jimmy Somerville in Don’t leave me this way, canzone di grande successo, la cantante di Southampton ha registrato come solista sin qui dodici album in studio. Nel 1991 ha partecipato all’opera rock «The Fall of the House of Usher» di Peter Hammill e nello stesso anno ha partecipato per la seconda volta al Festival di Sanremo, che ha vinto con il brano Se stiamo insieme, cantato in coppia con Riccardo Cocciante. Nel 2001 Sarah Jane Morris ha collaborato al progetto della trombonista inglese Annie Whitehead «Soupsongs: the songs of Robert Wyatt», reinterpretazione in chiave jazzistica delle canzoni di Robert Wyatt (ai concerti italiani di “Soupsongs” aveva partecipato anche l’allora giovane cantautrice Cristina Donà). Altro progetto e disco importante è «Cello Songs», del 2011, in cui canta accompagnata da un’orchestra di soli violoncelli. Degna di rilievo è anche la sua ennesima partecipazione al Festival di Sanremo (edizione 2012), dove nella serata dedicata ai duetti internazionali ha cantato a fianco di Noemi To Feel in Love, versione inglese di Amarsi un po’, di Lucio Battisti.

Sarah Jane Morris vuole che il messaggio della sua musica rimanga tutto all’interno delle canzoni. Non ha mai amato i proclami, ma non ha esitato ad affermare con decisione che questi brani “celebrano la popolazione africana, diffondendo al tempo stesso un appello urgente per rimediare ai torti di cui questa soffre… rispecchiando l’umanità di coloro che sono coinvolti, sia come oppressi che come oppressori”. In «Bloody Rain», così come in molte delle suggestive avventure in cui è stata coinvolta nel corso degli anni, la missione della vocalist britannica sembra assimilabile a quella di un altro grande musicista istintivamente creativo, per il quale la fama, il denaro e la lusinga hanno sempre avuto pochissimo valore, ovvero il sassofonista e compositore jazz Ornette Coleman. Entrambi gli artisti, pur così apparentemente diversi, hanno sempre messo la coerenza e l’umanità davanti ad ogni loro scelta artistica.

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