Comune di Venezia, Assessorato alle Attività Culturali
Centro Culturale Candiani
Caligola Circolo Culturale

“Candiani Groove”
Autunno 2014


giovedì 6 novembre, inizio ore 21.00

Mashrou’ leila, live

Haig Papazian violino - Hamed Sinno  voce - Hibrahim Badr  basso - Carl Gerges  batteria - Firas Abou Fakher chitarra

posto unico: € 15 intero, € 12 ridotto; GaT 2,50 euro

sabato 15 novembre, inizio ore 21.00

Guano Padano, Americana

Alessandro “Asso” Stefana chitarra, Danilo Gallo basso, e Zeno De Rossi batteria

posto unico: € 8 intero, € 5 ridotto; GaT 2,50 euro

AUDITORIUM CENTRO CULTURALE CANDIANI
Piazzale Candiani 7 – MESTRE (VENEZIA)

Informazioni
Centro Culturale Candiani, tel. 041.2386126, candiani.comune.venezia.it
Profilo Facebook: facebook.com/Centro.Culturale.Candiani
Caligola, cell. 340.3829357 – 335.6101053, fax 041.962205, www.caligola.it – info@caligola.it
Profilo Facebook: facebook.com/caligola.circolo ; pagina fan: facebook.com/pages/Caligola-Circolo-Culturale/198558337034

Prevendite
Circuito biglietto.it acquistabile presso la biglietteria del Centro Culturale Candiani 041.2386126
e online sui siti candiani.comune.venezia.it e www.biglietto.it. La biglietteria è aperta con il seguente orario: martedì-domenica 16.00/ 20.00 fino alle 22.00 in occasione di spettacoli. Giorno di chiusura: lunedì.

Riduzioni per possessori Candiani Card e Carta Cinemapiù, IMG Card, Associazione Caligola, studenti, GaT 2,50 euro www.giovaniateatro.it

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Candiani Groove proseguirà con due appuntamenti da non perdere

>>>lunedì 24 novembre, ore 21.00 – unica data nel Triveneto<<<
STEVE COLEMAN & FIVE ELEMENTS Functional Arrhythmias
Steve Coleman (sax alto), Jonathan Finlayson (tromba), Anthony Tidd (basso), Sean Rickman (batteria)

>>>venerdì 5 dicembre, ore 21.00<<<
DANIELE DI BONAVENTURA & BAND’UNION  Nadir
Daniele Di Bonaventura (bandoneon), Marcello Peghin (chitarra 10 corde), Felice Del Gaudio (contrabbasso), Alfredo Laviano (percussioni)

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MASHROU’ LEILA

2008, facoltà di architettura dell’American University di Beirut. Tre studenti, il violinista Haig Papazian, il chitarrista Andre Chedid e la pianista Omaya Malaeb, organizzano una jam session per sfogare lo stress dello studio e della difficile situazione politica. Alla chiamata rispondono in molti, alcuni di loro andranno a formare i Mashrou’ Leila.

I Mashrou’ Leila sono una band indie/alternative rock il cui nome può essere tradotto con ‘progetto notturno’, da ricondurre alla tendenza del gruppo di lavorare sulla loro musica spesso durante tutta la notte.

I temi che affrontano nelle loro canzoni riguardano soprattutto il mondo libanese, le sue molte facce e soprattutto i suoi difetti; si parla di politica, dunque, di controllo della società, di argomenti tabù in gran parte del mondo arabo come l’omosessualità o i matrimoni tra persone di confessioni diverse.

E a ben vedere i Mashrou’ Leila non danno solamente voce a questi temi ma ne sono anche degli esempi: hanno diverse origini, hanno fedi diverse e il cantante ha dichiarato apertamente la sua omosessualità.

L’album omonimo con il quale debuttano nel 2009, tratta in maniera arguta tali tematiche, soffermandosi soprattutto sulle relazioni tra lo stesso sesso e i matrimoni ostacolati.

Nel 2011 esce ElHalRomancy, che continua attraverso sei canzoni la lotta contro l’oppressione del governo libanese, e nel 2013 Raasuk. Quest’ultimo album ha una storia particolare rispetto ai precedenti (e rispetto a come ci immaginiamo nascano degli album in generale); infatti la sua nascita è stata possibile grazie al contributo dei fan tramite Zoompal. Si tratta della prima piattaforma di crowdfunding del mondo arabo tramite la quale i Mashrou’ Leila hanno chiesto aiuto ai loro fan: un contributo di qualsiasi entità per realizzare un album ma soprattutto per dare la possibilità di continuare a diffondere il loro messaggio e più in generale supportare la scena musicale indipendente mediorientale. L’appello, come si legge sul sito, è infatti quello di aiutarli a chiedere una diversa rappresentazione dello sviluppo culturale arabo, di aiutarli a forzare l’industria musicale all’ascolto dei bisogni delle persone, di aiutarli a migliorare la scena artistica. Grazie poi al social network Twitter si sono fatti pubblicità, con l’hashtag #occupyarabpop, forte presa di posizione contro la cultura pop stereotipata, raccogliendo in poche settimane 66.000 dollari.

Oggi i Mashrou’ Leila hanno moltissimi fan in tutto il mondo, non solo in quello arabo (dove non sempre, tra l’altro, hanno la possibilità di esibirsi liberamente) con la pagina Facebook che conta più di 180000 like e canali Youtube e Twitter seguitissimi, e un tour europeo tutto esaurito.

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GUANO PADANO

(…) Le chitarre sembra di averle già sentite, ma in verità sono cavalcate elettriche uniche, unite dal filo della memoria. Le canzoni pure, ma se le ascolti bene hanno qualcosa di strano, di diverso, un finale inaspettato che ti lascia senza fiato, e ti fa venire voglia di continuare. Sono strade che pensavi di aver già percorso mille volte, ma una volta dentro quel reticolo nuovo, sei perso, fottuto: batti il piede e non riesci a stare fermo, e la gente in paese ti vede passare mentre muovi le mani mimando il tema trascinante della ballata western-surf “Pian della Tortilla” dedicata proprio a John Steinbeck.

Ancora non ho capito bene come fanno questi tre, ma riescono a farci stare chitarre elettriche di cartone e contrabbassi fumanti, tamburi dispari e piatti spazzolati, e armoniche polverose e lap steel che sanno di whiskey antico, e banjo di latta e drum machine di plastica, e tromboni e sax e altre diavolerie elettroniche.

“Americana” non è un disco come tutti gli altri. È un viaggio musicale che parte dalle nebbie della provincia italiana, vaga ubriaco per le inquietudini dell’Europa balcanica, varca l’oceano con un cappello a falde larghe, e approda in America. L’America di Vittorini, di Pavese, di Nanda Pivano, delle strade blu, del poeta mezzo-pellerossa William Least-Heat Moon, che carica tutto quello che ha su un furgoncino scassato e si riprende la sua vita, in strada. È l’America dei cuori solitari cantati da Hank Williams, dei cowboy metropolitani sconfitti di Sam Shepard, che fanno fagotto, abbandonano la propria donna e si ritirano in un pezzetto di deserto comprato con i pochi soldi che hanno in tasca. È l’America impulsiva e vorace descritta magicamente da John Fante, che, come racconta suo figlio Dan nella commovente “Dago Red”, scriveva come un ossesso ma era così povero da non avere nemmeno una “typewriter” per mandare i suoi racconti battuti a macchina agli editori. È l’America con la testa in paradiso e i piedi sprofondati all’inferno fino alle caviglie, sussurrata come una preghiera solenne da un Joey Burns dei Calexico che si cimenta raffinato poeta in “My Town”.

Le chitarre lancinanti di “El Toro”, “Cacti”, “White Giant” e “The Hushed Universe”, attraversano i deserti interiori abitati da poche case, sempre le stesse, ai margini di un mondo antico, fatto di tradizione e sperimentazione insieme. Le ritmiche sono spezzate, mai banali, prendono sempre in contropiede. I fiati (sax, trombone e tuba) riscaldano il cuore inseguendo nenie antiche dimenticate sotto la sabbia. Stratificazioni di memorie, disseppelliti da tre bravi ragazzi con la faccia da killer.

“Folk metropolitano”, mi verrebbe di chiamarlo, dove melodia e rumore, analogico e digitale, vuoto e pieno, uomini soli e donne fatali si versano l’ultimo bicchiere e poi sprofondano allegramente nello stesso letto disfatto fino a quando l’alba non li sorprenderà, nudi.

Vittorio Bongiorno

I Guano Padano sono: Alessandro “Asso” Stefana, Zeno Rossi (entrambi già al fianco di Vinicio Capossela) e Danilo Gallo. I tre esordiscono nel 2009 con il primo omonimo album, pubblicato per l’americana Important Records e in seguito in Italia per Tremoloa Records. Dopo una lunga serie di riconoscimenti il trio realizza il secondo disco, 2, lavoro realizzato in collaborazione con importantissimi nomi della musica internazionale, come Marc Ribot, Chris Speed e Mike Patton. Il nuovo disco, che si intitola Americana è un concept sul mondo a stelle e strisce e vede come ospiti speciali Joey Burns dei Calexico e Dan Fante (figlio del grande John)

 

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