Associazione Culturale Buon Vento e Circolo Culturale Caligola
Libreria Mondadori Mirano e Banca di Credito Cooperativo Santo Stefano
con il Patrocinio del Comune di Mirano

MIRANO OLTRE
libri & musica 2014
VI^ edizione

Martedì 1° Luglio
Giardino di Villa Belvedere
dedicato al SALENTO
Omaggio a VITTORIO BODINI letture di Gianni Moi
OFFICINA ZOE’ pizzica e taranta

CINZIA MARZO: voce, flauti, tamburello.
DONATELLO PISANELLO: organetto diatonico, chitarra, mandola, armonica a bocca.
LAMBERTO PROBO: tamburello, tamborra, percussioni salentine varie.
SILVIA GALLONE: tamburello, voce
GIORGIO DOVERI: violino, mandola.
LUIGI PANICO: chitarra, mandola, armonica a bocca.

*

MIRANO (VE)
inizio spettacoli ore 21.15
ingresso libero e gratuito; in caso di pioggia presso il Teatro di Villa Belvedere

*

Sarà il primo tra gli appuntamenti della sesta edizione di Mirano Oltre quello di martedì 1 luglio presso il Giardino di Villa Belvedere (via Belvedere, ore 21.15): protagonisti Officina ZOE´e la poesia di Vittorio Bodini, letta dall’attore Gianni Moi. Un omaggio al Salento e alla Puglia con la pizzica tarantata di una tra le più importanti formazioni che si occupano, da quasi trent’anni, di questa tradizione, e che incontra la propria terra d’origine nei versi del poeta Bodini. Nato a Bari ma cresciuto a Lecce, voce del Sud tra le più importanti del Novecento, Bodini sarà ricordato in occasione del centenario della sua nascita.

Officina Zoè nasce nei primi anni Novanta da una feconda idea di Lamberto Probo, Donatello Pisanello e Cinzia Marzo (ancora oggi, nucleo storico) e diviene subito forza motrice ed autentico fermento del movimento di riscoperta della Pizzica-Pizzica, antica e travolgente forma di ritmo e danza popolare salentina. Il gruppo ha avuto un grande riscontro a seguito dei riconoscimenti ottenuti dai film del regista salentino Edoardo Winspeare, “Sangue Vivo” (2000) e “Il Miracolo” (2003), a cui ha prestato alcuni suoi componenti in veste sia di attori (lo stesso Probo) sia di autori delle colonne sonore originali (Pisanello e Marzo), ricevendo, soprattutto per “Sangue Vivo”, il prestigioso premio della Grolla d’Oro al Festival di Saint Vincent nonché la nomination al Nastro d’Argento. Officina ZOE´ vanta oggi la partecipazione ai più importanti appuntamenti nazionali ed internazionali di musica, quali il Womex a Berlino, il Festival di Villa Ada a Roma, il Premio Tenco a Sanremo, il Womad di Peter Gabriel a Palermo, il Festival “I suoni delle Dolomiti” in Trentino, la rassegna “Voix de femmes” a Bruxelles, e molti altri.
Grazie a questo progetto la Pizzica è approdata, fin da tempi non sospetti in tutte le capitali europee e anche oltre le frontiere dell’Unione, sbarcando negli Stati Uniti (Los Angeles, 1998) e perfino in Corea (tournée 2006 a Seul e dintorni) e in Giappone. Officina ZOE’, inoltre, ha collezionato numerose collaborazioni anche in campo teatrale e musicale, con Ominostanco (manipolatore di suoni), Don Moye (celebre esponente dell’afrojazz e virtuoso batterista degli Art Ensemble of Chicago) e Baba Sissoko, polistrumentista di fama internazionale, oltre che rappresentante di punta della musica del Mali.
L’aspetto più interessante del lavoro degli artisti coinvolti in questo progetto è la riproposizione ma soprattutto il rinnovamento del repertorio della Pizzica, attraverso composizioni originali che rispettano lo spirito e la tradizione; perciò i musicisti possono dirsi “portatori sani” di una cultura antica ma ancora viva e in costante trasformazione, e restituiscono un connubio indissolubile di suggestioni della contemporaneità e richiami della tradizione ugualmente sentite e radicate nel profondo dell’animo di chi esegue.

Così la poesia di Vittorio Bodini (Bari, 6 gennaio 1914 – Roma, 19 dicembre 1970) da giovanissimo ed entusiasta futuri­sta passato attraverso l’ermetismo di scuola fiorentina, dopo aver scartato anche la poesia neorealista, riconosce il proprio respiro peculiare in quel Sud da cui, per lunghi anni, si allontanò spesso (visse l’ultima parte della sua vita a Roma, dove morì). Il ‘Sud’ nei suoi versi – così come anche in quelli dei coevi Leonardo Sinisgalli e Rocco Scotellaro – è identificato in una puntuale nota di Antonio Mangione, critico che assieme a Oreste Macrì si occupò della poetica bodiniana. Mangione sostiene che il testo che apre la prima raccolta La luna dei Borboni (Milano, Edizioni della Meridiana, 1952) esprima proprio l’«iperonimo del Salento»: «Tu non conosci il Sud, le case di calce/ da cui uscivamo al sole come numeri/ dalla faccia d’un dado» e sia perciò «foriero di un processo di identificazione ed espansione che travalica la sola dimensione regionale», nelle parole critiche di Fabio Michieli, il quale aggiunge: «in questo apprendistato è come se il poeta avesse bruciato rapidamente un’intera tradizione, anche recente, a lui contemporanea intendo, con l’intento di trovare la propria voce» autentica e unica.

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