Massimo De Mattia (flutes), Bruno Cesselli (piano),
Alessandro Turchet (double bass).

 1) Trilemma; 2) About nothing, with precision; 3) A separate reality;
4) Disamore; 5) Transcendence; 6) Rapid obsolescence; 7) Minotaur;
8) Soziale plastic; 9) Not to see, not to be seen; 10) Atlas of contempt; 11) Fission;
12) Lost God; 13) Confutation; 14) Abjuration; 15) Inert; 16) Trilemma.

 Recorded mixed and mastered in 2012 at Imputlevel Studio,
San Biagio di Callalta (Treviso), by Claudio Zambenedetti.

Siamo orgogliosi di poter finalmente annoverare nel nostro catalogo una produzione discografica di un musicista dello spessore di Massimo De Mattia, nato a Pordenone nel 1959, da oltre un ventennio originale ed autorevole protagonista del jazz italiano con uno strumento tra i meno frequentati nel nostro ambito musicale com’è il flauto. Sin dal suo primo disco da leader – il già notevole «Poésie pour Pasolini», del 1993 – De Mattia si è concentrato sull’idea di un piccolo gruppo con il quale lavorare in modo continuativo. Il tentativo è stato quello di riuscire a trovare un nucleo di musicisti e delle modalità di funzionamento che non fossero quelle codificate nel jazz mainstream o di matrice neo–boppistica. Dopo il riuscito «Black novel»(Rudi Records, 2012), registrato in quintetto, c’era la precisa volontà di ridurre ulteriormente l’organico, per mettere a punto una formazione dove i ruoli dei musicisti fossero ancor meno statici. Di quello splendido gruppo sono quindi rimasti, oltre al leader naturalmente, il fedele pianista Bruno Cesselli, attivo dal 1980 sulla scena jazzistica italiana, ed il più giovane ma già apprezzato contrabbassista Alessandro Turchet. A solo un anno di distanza dal precedente lavoro De Mattia ha quindi portato il trio così costituito in studio di registrazione ed il risultato, frutto di un ancor più fitto “interplay”, è tutto nei sedici brani racchiusi nei poco meno di quaranta minuti di «Trilemma» (il brano, che dà il titolo all’album, porta la firma di Cesselli), piccola luminosa gemma del jazz italiano di questo nuovo decennio. Citiamo, in conclusione, il critico musicale Alberto Bazzurro, che ha mostrato di apprezzare non poco la nuova incisione del flautista friulano: “…ci sono, così, frangenti decisamente più cameristici e altri quasi sfrontati, ripiegamenti sospesi e gorghi turbinosi, quasi magmatici, lirismo ed asciuttezza, cerebralità e abbandono…”. L’impresa, non certo facile, di coniugare fruibilità e tensione verso la ricerca, la non ovvietà, può quindi dirsi alla fine decisamente riuscita.

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Vi ricordiamo, il link al nostro shop: http://www.caligola.it/shop/#!/~/product/category=5785351&id=25091401

Il disco ha avuto un’ottima recensione nel mensile Musica Jazz del mese di agosto, una recensione che ci teniamo a postare qui!

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