Comune di Venezia-Assessorato alle Attività Culturali, Centro Culturale Candiani e Caligola Circolo Culturale

JAZZ GROOVE 2013
gennaio – marzo

MARC RIBOT CERAMIC DOG

Marc Ribot (chitarra elettrica, voce)
Shahzad Ismaily (basso elettrico, voce, elettronica)
Ches Smith (batteria, voce)

Domenica 17 Febbraio, inizio ore 18.00
Auditorium del Centro Culturale Candiani, Mestre (VE)

TUTTO ESAURITO! SOLD OUT!

Posto unico non numerato; biglietti interi euro 15, ridotti euro 12.

Riduzioni per possessori Candiani Card, Carta Cinemapiù, under 20 e studenti under 25.
Prevendite: presso la biglietteria del Centro Candiani (tel. 041.2386126) e on line sui siti http://candiani.comune.venezia.it/biglietto.it (diritto di prevendita 1 euro)
Informazioni: Centro Culturale Candiani, P.le Candiani 7, Mestre (Ve), tel. 041.2386126, fax 041.2386112,http://candiani.comune.venezia.it/Caligola Circolo Culturale, Via N.Sauro 1/B, Mestre (Ve), fax 041.962205, cell. 340.3829357.

Dopo il pianista Omar Sosa, che si esibirà in completa solitudine il 20 gennaio, la rassegna “Jazz Groove” gioca all’inizio di questo 2013, suo ottavo anno consecutivo di programmazione, un secondo asso, presentando all’Auditorium del Candiani un altro  musicista di caratura internazionale  – ancora di domenica pomeriggio, il 17 febbraio –  il versatile chitarrista americano Marc Ribot, alla testa del suo Ceramic Dog, che appare più simile ad un collettivo sperimentale che ad un vero e proprio gruppo di jazz. Nel trio, completato dal bassista Shahzad Ismaily e dal batterista Ches Smith, tutti  cantano e la musica, che sfugge ad una catalogazione di genere, rivela molteplici influenze, spaziando dal jazz al punk, dalla musica cubana al blues, dal funk all’improvvisazione più radicale, dal rock al klezmer, con autoironia e grande dose di divertimento. Ribot, musicista eclettico, icona della musica d’avanguardia contemporanea, si distingue anche in questo contesto per la cifra stilistica e per il suono inimitabile, diventati ormai un marchio di fabbrica. I suoni della sua chitarra sono talvolta estremamente cacofonici, ma talaltra danzano liquidi e swinganti. Meglio ancora, passano da un estremo all’altro senza quasi farsene accorgere, ostentando una blasfema continuità di sensazioni benché la musica sembri spesso diventare sempre più dissonante. Nonostante abbiano ormai quasi cinque anni consecutivi di attività, i Ceramic Dog hanno sin qui un solo disco all’attivo, l’apprezzato «Party Intellectuals», pubblicato nel 2008 dall’etichetta newyorkese Pi Recordings.

Nato a Newmark, New Jersey, nel 1954, di origini ebraiche, Marc Ribot inizia a suonare molto giovane, prendendo lezioni di chitarra classica dal compositore haitiano Frantz Casseus. Nel 1978 si trasferisce a New York, dove frequenta l’ambiente del blues e del soul, collaborando con musicisti del calibro di Wilson Pickett, Rufus Thomas e Solomon Burke. Nel 1984 entra a far parte dei leggendari Lounge Lizards, che contribuiscono ad aumentarne la popolarità,  fino a portarlo a collaborare con Elvis Costello, Marianne Faithfull e, soprattutto, Tom Waits (un sodalizio, il loro,  durato più di quindici anni). Ribot, pubblica il suo primo album da leader nel 1990, «Rootless cosmopolitans», seguito due anni dopo da «Requiem for what’s his name»,  primi di una lunga serie di lavori che lo vedono diventare, da un lato uno dei chitarristi più apprezzati e ricercati degli ultimi vent’anni, richiestissimo anche al di fuori del mondo del jazz (in aggiunta ai nomi già menzionati val la pena ancora di citare Elton John, Marisa Monte ed il cantautore Vinicio Capossela), dall’altro uno dei protagonisti della scena dell’avanguardia newyorchese, suonando soprattutto al fianco del sassofonista e compositore John Zorn, con cui fonda il movimento “Radical Jewish Culture”. Oltre a suonare regolarmente in gruppi zorniani come Bar Kokhba ed Electric Masada, il chitarrista del New Jersey ha affiancato molti altri artisti innovativi della scena americana, da Arto Lindsay a Don Byron, da Bill Frisell a Medeski Martin & Wood.

Nell’ultimo decennio Ribot, che si è sempre distinto per la cifra stilistica ed un suono inimitabile, riesce a tenere in vita contemporaneamente molti progetti originali ed interessati, fra cui il gruppo di free–jazz Spiritual Unity, dedicato ad Albert Ayler – con Roy Campbell, Henry Grimes e Chad Taylor –  i The Young Philadelphians, con Calvin Weston, Jamaaladeen Tacuma e Anthony Coleman, ma anche i divertenti Los Cubanos Postizos (i finti cubani), nati nel 1998 per un omaggio ad Arsenio Rodriguez, fra i più grandi musicisti cubani del ‘900, e diventati invece formazione stabile, con l’obiettivo di rileggere in modo aggiornato ma filologicamente corretto la musica popolare cubana di successo, a partire dagli anni ’40. Dal progetto ayleriano Spiritual Unity il chitarrista ha quindi ricavato un trio più classico, che porta il suo nome, in cui suona ancora al fianco di Henry Grimes e Chad Taylor, ed a cui, dal 2009, ha affiancato il più sperimentale Ceramic Dog – proprio quello che si esibirà il 17 febbraio al Candiani – trio dove il jazz lascia spesso il passo a forme più dirette, scarne, e gli aspetti ritmici appaiono più importanti di un’armonia ridotta invece ai minimi termini. Da ricordare infine che Marc Ribot, eccellente ed originale compositore, ha scritto anche la colonna sonora del film di Martin Scorsese  «The Departed».

Questo del trio di Ribot sarà l’unico concerto proposto in febbraio da “Jazz Groove”. Ma gli appassionati non dovranno aspettare molto ancora per poter gustare ancora del jazz di qualità, poiché giovedì 7 marzo (ore 21.30) la rassegna tornerà nell’Auditorium del Candiani per presentare il collaudato trio del pianista veneto Marcello Tonolo, con Marco Privato al contrabbasso e Jimmy Weinstein alla batteria, cui si aggiungerà nell’occasione un ospite davvero speciale, il tenorsassofonista americano Chris Cheek, messosi in luce molto giovane nei gruppi di Paul Motian, e successivamente quindi a fianco di Kurt Rosenwinkel, Brad Mehldau, confermandosi negli ultimi anni anche leader autorevole e personale. Il mese di marzo si chiuderà quindi domenica 24 (di nuovo il pomeriggio, alle 18.00) con il quintetto del giovane ma già affermato pianista umbro Giovanni Guidi – da qualche anno collaboratore stabile di Enrico Rava – una formazione assai interessante, completata da quattro giovani talenti del jazz americano come Shane Endsley, tromba, Dan Kinzelman, sax tenore, Thomas Morgan, contrabbasso, Gerald Cleaver, batteria.

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