in collaborazione con Centro Culturale Candiani Comune di Venezia, Assessorato alle Attività Culturali

“JAZZ GROOVE”
ottobre/dicembre 2012

PAOLO BOTTI QUARTET & BETTY GILMORE
“Slight imperfection”
Betty Gilmore (voce)
Paolo Botti (viola, banjo, chitarra dobro, armonica)
Dimitri Grechi Espinoza (sax contralto)
Tito Mangialajo Rantzer (contrabbasso)
Filippo Monico (batteria)

Domenica 25 Novembre, ore 18.00
MESTRE (VE), Auditorium del Centro Culturale Candiani (IV° piano)

Posto unico non numerato.
biglietti interi euro 8, ridotti euro 5.
Riduzioni per possessori Candiani Card, Carta Cinemapiù, under 25.
Prevendite: biglietti in vendita alla biglietteria del Centro Candiani (tel. 041.2386126)  e on line sui siti http://candiani.comune.venezia.it/ e www.biglietto.it  (diritto di prevendita 1 euro)

Informazioni: Centro Culturale Candiani, Piazzale Candiani, Mestre (Ve), tel. 041.2386126, http://candiani.comune.venezia.it/; Caligola Circolo Culturale, Via N.Sauro 1/B, Mestre (Ve), fax 041.962205, cell. 340.3829357.

Il quarto appuntamento con la stagione autunnale di “Jazz Groove”, programmato ancora di domenica pomeriggio, presenta l’ultima originale produzione del quartetto di Paolo Botti, virtuoso della viola, ma capace di suonare con altrettanta efficacia banjo, chitarra dobro ed armonica a bocca. E’ un jazz contemporaneo che vira decisamente verso il blues quello proposto dal suo quartetto, completato da Dimitri Grechi Espinoza, sax contralto, Tito Mangialajo Rantzer, contrabbasso, Filippo Monico, batteria. Lo è tanto di più quando presenta, come ospite speciale, la voce suggestiva e profondamente nera di Betty Gilmore, americana trapiantata da tempo nel nostro paese, presente anche nell’ultimo album di Botti, «Slight imperfection» (Caligola 2155), il cui repertorio verrà presentato proprio nel concerto del Candiani. Due anni dopo «Angels & ghosts» (Caligola 2133), il jazzista nato a  Roma ma ormai milanese d’adozione, marca la sua appartenenza a tutta la storia del jazz, partendo da Jelly Roll Morton e Fats Waller per arrivare ad Ornette Coleman ed Albert Ayler. Una scelta, questa, che lo rende diverso da gran parte dei suoi coetanei, più interessati invece a rileggere gli anni ‘50 e ‘60, in territori musicali che si muovono tra hard–bop e jazz modale. In quest’originale e coraggioso viaggio Paolo Botti  è ben assecondato dai suoi tre collaudati compagni,  con lui da almeno cinque anni, ma anche dalla settantenne performer americana, i cui testi dolorosi e fiammeggianti aggiungono copiose stille di verità al jazz–blues selvatico, dolce e avveniristico del leader. Ci fa piacere ricordare che questo viaggio è iniziato nel 2008 con l’album «Looking back» (Caligola 2100), registrato dal vivo proprio nell’auditorium mestrino.

***

“Ancient to the future”, era uno dei più celebri slogan dell’Art Ensemble of Chicago. Che l’avanguardia per sapersi rinnovare non debba dimenticare le sue radici, deve essere anche una ferma convinzione di Paolo Botti, che giunge con questo al sesto album inciso per la nostra etichetta, il secondo di quello che è diventato ormai il suo quartetto stabile, quasi quattro anni dopo il sorprendente «Looking back», accomunato a «Slight imperfection» dal dichiarato amore verso il blues e più in generale il jazz delle origini, senza mai dimenticare per questo l’avanguardia. Non è mutata la composizione del Paolo Botti Quartet, ma sono aumentati invece gli strumenti suonati dal leader. Si aggiunge in quest’occasione al gruppo, quasi a rendere più intensi gli aromi blues della musica, la profonda voce nera di Betty Gilmore, cresciuta in California ma da molti anni residente a Milano. Emblematica a questo proposito è la scelta effettuata da Botti di aprire e chiudere il disco con due brevi quanto riuscite rivisitazioni di brani tradizionali, Ain’t misbehavin’ e Wild man blues, affrontati entrambi in completa solitudine con il suo principale strumento, la viola. Una scelta di campo certo, ma anche un chiaro collegamento all’album precedente, ovvero la splendida parentesi solitaria del 2010 rappresentata dal sentito omaggio ad Ayler di «Angels & ghosts». Della Gilmore meritano di venire ricordate, in «Slight imperfection», almeno il bell’omaggio a Miriam Makeba ed il blues quasi “sudato” di Storm: di entrambi i brani ha scritto i testi.

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Caligola Records ha pubblicato sinora tre album di Paolo Botti; vi proponiamo qui un link per gli ascolti da I-Tunes, cui è possibile collegarsi per acquistare anche gli album. Tutte le info utili sono reperibili nella sezione del nostro sito dedicata alle pubblicazioni discografiche.

http://itunes.apple.com/it/album/looking-back/id298003332

http://itunes.apple.com/it/album/angels-ghosts/id402276123

http://itunes.apple.com/it/album/angels-ghosts/id402276123

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