in collaborazione con Comune di Venezia, Assessorato alle Attività Culturali e Centro Culturale Candiani

DUDU MANHENGA & Color Blu
Dudu Manhenga, voce
Nicholas Nare, tastiere
Reason Cheteni, basso
Thamsanqa Gordon Bimha, batteria
Othnel Moyo, percussioni

Mercoledì 18 aprile, inizio ore 21.30
MESTRE (VE), Auditorium Centro Culturale Candiani (IV° piano)
Biglietto con posto unico: intero € 15, ridotto € 12 (giovani under 20, studenti under 25, titolari Candiani Card e Carta Cinemapiù); prevendite c/o la Biglietteria del Centro Candiani (041.2386126) e on-line sui siti www.centroculturalecandiani.it e www.biglietto.it (diritto prevendita Euro 1); informazioni Caligola cell. 340.3829357/335.6428695, fax 041.962205.

***

Dopo il sorprendente tour italiano della scorsa estate, in cui si sono avvicendati in veste di ospiti due jazzisti del calibro di Max de Aloe, armonica, e Raffaele Casarano, sax, Dudu Manhenga può già vantare, poco più che trentenne (è nata il 6 gennaio 1981 a Makokoba, nello Zimbabwe), ampi e sorprendenti riscontri di critica e di pubblico. Artista di spicco nel suo paese d’origine, ma non solo, anche in molti stati dell’Africa sub-equatoriale, torna quindi in Italia a distanza di meno di un anno dalla prima e fortunata tournée, a testimonianza di quanto la sua arte musicale sia magnetica ed affascinante, capace di catturare come poche altre il pubblico che la incontra in concerto.
Impegnata sul fronte anti–violenza contro le donne, e paladina dei loro diritti, ha preso parte al documentario “Why the women count”, diffuso in dvd in 41 nazioni africane, ed è attivista di organizzazioni che lottano per l’emancipazione femminile, come l’”Association for Women in Performing Arts” ed il “Female Literary Arts Music Enterprise”, convinta com’è del potere di emancipazione dell’istruzione e dell’arte. “Una delle grandi piaghe dell’Africa” – ha spesso dichiarato – “è l’analfabetizzazione”. E’ stata recentemente nominata consigliere nel Ministero dell’Educazione, Sport, Arti e Culture del National Arts Council dello Zimbabwe, nonché Ambasciatrice della Croce Rossa.
Dudu Manhenga muove i primi passi nella musica molto giovane, come cantante di jazz e gospel nella sua città natale, per poi trasferirsi ad Harare, dove corona il suo sogno e fa la corista a tempo pieno, venendo sempre più richiesta, fino a guadagnarsi il privilegio di diventare voce solista e potersi esibire a fianco di vere e proprie leggende della musica africana, come Oliver Mtukudzi, Steve Dyer, Louis Mhlanga, Tanga Wekwa Sando e Dumi Ngulube. La giovane vocalist africana non trascura gli studi, completandoli allo Zimbabwe College of Music di Harare, e nel 2001 sposa il batterista Blessing Muparutsa, insieme a cui costituisce il gruppo “Color Blu”, che ancor oggi dirige, band in grado come poche altre di sposare in modo originale e suggestivo la musica “afro” con il jazz contemporaneo, il gospel e soul, la tradizione musicale della sua terra.
Dudu è solare, dotata di notevole estensione vocale, ma soprattutto capace di creare una grande empatia con il pubblico, ovunque si esibisca. Dal punto di vista musicale, più che Miriam Makeba – cui invece si avvicina molto per l’impegno politico e sociale – ricorda un’altra giovane diva del vicino Sudafrica, la straordinaria Simphiwe Dana. Stesso portamento regale, medesima vocalità raffinata, elegante, forse il timbro un po’ più acidulo ed asciutto, ma identiche le miscele “afro–jazz–soul” proposte, efficaci perché forti di un unico comun denominatore: le radici poliritmiche dell’Africa sub–equatoriale.
L’ultimo dei quattro dischi sin qui registrati come leader è “Ngangiwe (I’ve been embraced)”, pubblicato la scorsa estate, e costituirà senza dubbio gran parte del repertorio di questa nuova tournée europea, anche se certamente non mancheranno delle novità. L’album, che ha avuto i più ampi riconoscimenti di pubblico e critica, è stato registrato a Makokoba, sua città natale, dove vive ancor oggi, madre felice di quattro figli, con il marito Blessing Muparutsa che – pochi lo sanno – appartiene ad un etnia Bantu diversa (gli Shona, di tipo patriarcale) rispetto a quella di Dudu, che è invece una Bantu Ndebele, in cui al contrario è centrale il ruolo della donna. “Non è stato facile all’inizio” – ha confessato in una recente intervista la cantante – “ma il nostro amore dimostra come sia sempre possibile cambiare, se lo si vuole davvero”.


Share this article